La prima riunione del nuovo Consiglio Provinciale eletto nel corso dell’ultimo congresso ha confermato Luigi Scatizzi presidente delle Acli di Arezzo.
E’entrato nelle ACLI aretine nel 1985 (Presidente Provinciale Giuseppe Giorgi) con Gioventù Aclista, poi Segretario Provinciale di GA, Consigliere di Circoscrizione nel 1985 e nel 1990 Consigliere Comunale di Arezzo nella DC, poi Segretario Provinciale del PPI (1994 - 1997), Consigliere Comunale nuovamente nel 2011.
QD di Banca MPS, come l’attività lavorativa. Sposato due figli, membro del terzo ordine secolare dei Cappuccini presso il Convento di Arezzo. E’ Laureato in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale all'Università di Firenze dopo aver frequentato il Liceo Scientifico "Francesco Redi" di Arezzo. Non ama molto apparire.
Ritiene che una democrazia sia tale, non solo se ha una buona e bella Costituzione, ma soprattutto se ha un sistema politico che vive in modo democratico e si alimenta attraverso percorsi di formazione anche di esperienze di crescita individuale e socio politica. Diversamente la democrazia e la costituzione sono solo esercizi letterari.
Il presidente Scatizzi ha fornito la disponibilità a continuare un servizio avviato nel 2020 e sarà affiancato dai due Vice Presidenti Valentian Matteini e Sergio Grazzini, dal Segretario allo Sviluppo Associativo, Riccardo Sestini, dal Segretario Amministrativo, Roberto Poledrini. Inoltre è stato eletto come rappresentante in Consiglio Regionale, Stefano Mannelli e Francesca Raffaelli Spertilli, come Organo monocratico di controllo di Bilancio. Queste nomine verranno ora seguite dalla definizione del Consiglio di Presidenza, l’organo esecutivo e amministrativo che dirige le attività della struttura aclista per attuare gli obiettivi stabiliti dal congresso e dal Consiglio Provinciale.
Tra questi rientrano, ad esempio, il sostegno alle attività dei circoli, la formazione dei giovani per un ricambio generazionale, l’attivazione di nuovi servizi per rispondere ai bisogni emergenti sui territori e la costituzione di Gioventù Aclista e Coordinamento Donne per aumentare il coinvolgimento nelle attività associative.
Il completamento del Consiglio di Presidenza è previsto successivamente al congresso regionale e al congresso nazionale, due momenti di democrazia e confronto che serviranno per definire l’azione aclista in Toscana e in Italia.
Lo abbiamo intervistato:
Quale è lo spirito che hai ora nel rivestire questo ruolo rispetto a quando hai iniziato il primo mandato?
Lo spirito è sempre lo stesso, quello di responsabilità per condurre l'Associazione in tempi nuovi e complessi, sia per le attività del volontariato sociale che per i servizi tradizionali e nuovi offerti ai cittadini.
Rispetto al precedente mandato sento sicuramente una migliore e maggiore percezione della realtà dell'Associazione nella sua complessità strutturale, proprio per questo il secondo mandato consente di completare e consolidare le esperienze e le attività che risultano utili e abbandonare quelle che non hanno prodotto risultati o che, comunque, sono risultate non appropriate per la realtà in cui viviamo.
Inoltre ho potuto consolidare le relazioni anche quelle di causa effetto tra le varie strutture del Sistema ACLI e i loro Referenti (rapporti anche personali conoscendone le specifiche soggettività caratteriali e culturali / professionali), consentendo una migliore e più efficace azione di convincimento e di maggiore autorevolezza nell'indicare e far applicare soluzioni.
Quale è il compito delle Acli nel tuo territorio in questa fase? E in futuro?
A mio avviso le priorità su cui operare sono tre:
Supportare i circoli a riorganizzare la propria presenza in un tempo completamente mutato rispetto a quello in cui si sono costituiti e in cui hanno navigato. In molti casi sono arrivati in questa epoca, tra l'altro repentinamente mutata dopo il Covid, per forza di inerzia e con ricambi generazionali e di genere molto limitati, quando ci sono stati, anche sofferti e che hanno lasciato delle lacerazioni. Quello che mi sembra importante, forse non sarebbe male un'analisi scientifica delle condizioni e delle differenziazioni delle tipologie di Circolo a cura anche di una Funzione di riassetto nazionale, valutare i vari cluster di tipizzazione dei nostri circoli e capire, in base alle loro peculiarità territoriali e di socialità proposta (a titolo di esempio non esaustivo, mescite, piuttosto che presidi di servizi tradizionali, supporto ai cittadini per altri aspetti, etc ..) gli aspetti da supportare per un cambiamento verso tempi nuovi e generazioni nuove. Per questo servirebbe anche una specie di Fondo di sostegno per riconvertire le tradizionali mescite in ambienti tecnologici adatti anche ai più giovani. Per agevolare questo processo, senza il quale in pochi anni, a mio avviso, rischiamo la chiusura di molti circoli, serve il rafforzamento della figura professionalizzata dello Sviluppo Associativo e integrazione di Sistema, che deve essere definita, skillata, formata e professionalizzata e, ovviamente pagata. Ritengo che il dimensionamento possa essere in base a parametri quali numero di circoli, numero di associati e tipologia di attività dei circoli e che abbia una filiera Funzionale dalla Sede Nazionale (Responsabile con specifica) a quella Regionale.
Integrazione di Sistema, cercando di scovare e recuperare ambiti interni al Sistema che sfuggono ad un efficiente ed efficace recupero di risorse disperse. Da una analisi si osserva come solo il 15% dei Soci si serva della Struttura del CAF ACLI. Solo questo aspetto, se creiamo delle migliori sinergie e con poche ma mirate attività di comunicazione interna, possono portare ricchezza a costo zero. A volte disperdiamo risorse e tempo nel cercare nuovi ambiti e bacini di attività ed utenti esternamente ma ci perdiamo una prateria che abbiamo dentro casa.
Sviluppare ulteriormente lo Sportello Famiglia integrandolo anche con servizi come doposcuola e assistenza e supporto alla persona dall'anziano alle molte solitudini del nostro tempo. Anche qui possiamo attingere a risorse che sono presenti con Bandi pubblici e di Fondazioni private. In questo sviluppando anche collaborazioni con mondo associativo del terzo settore con particolare attenzione a quello di matrice cattolica.
Quale sarà la priorità del tuo mandato?
Le priorità saranno indirizzate nel consolidare i Circoli e i Servizi. Inoltre consolidare molte cose già avviate in modo da strutturarle e lasciarle come continuità a chi arriverà tra poco. Non sarebbe un buon servizio se le cose avviate e sviluppate finissero con la fine del mandato di un presidente. Avrebbe un significato non positivo. Tuttavia un altro aspetto prioritario proseguire la crescita della nuova classe dirigente, un aspetto a cui tengo molto e che sto perseguendo con una certa ostinazione.
Comunque ho 60 anni, e come dice il Santo Padre, dobbiamo avere la percezione di individuare con saggezza il momento in cui lasciare gli impegni ai più giovani. Spero quindi, se tutto procede per il meglio di poter prendere con saggezza questa decisione anche con tempi non necessariamente statutari (insomma prima della scadenza dei 4 anni).