TORINO: MASSIMO CANDELA ELETTO PRESIDENTE PROVINCIALE DELLE ACLI
Il 28 ottobre scorso, nel primo Consiglio Provinciale dopo il Congresso, Massimo Candela è stato eletto Presidente delle ACLI CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO APS.
Nato a Roma, cresciuto a Torino, 50 anni appena compiuti, papà di due ragazzi esuberanti e molto dinamici; diploma di liceo scientifico e laurea in Scienze Politiche, indirizzo storico-politico, diverse esperienze giovanili come volontario, educatore e di Servizio Civile con ragazzi adolescenti fragili e in situazioni difficili.
Un’esperienza ventennale nell’area delle Risorse Umane ed Organizzazione prima nel settore automotive e poi nel settore delle biotecnologie e della diagnostica. Da gennaio 2022 impegnato nelle ACLI di Torino come responsabile Risorse Umane e Organizzazione. In questi anni oltre ad occuparsi della gestione, dello sviluppo e della formazione del personale, ha supportato i responsabili del Sistema ACLI di Torino nella definizione e implementazione di strategie e azioni per il raggiungimento e il miglioramento degli obiettivi e delle attività.
Questa esperienza a servizio delle persone che lavorano, collaborano o svolgono servizio volontario nelle ACLI con competenza, passione, attenzione verso le persone più fragili ed emarginate, è stato elemento costitutivo e fondante di una conoscenza a 360 gradi del mondo ACLI e della sua presenza articolata su un territorio complesso.
Lo abbiamo intervistato:
Perché hai dato la disponibilità a fare il presidente? Come sei arrivato a questo ruolo?
Ho iniziato la mia esperienza nelle Acli di Torino circa 3 anni fa, ho trovato un ambiente accogliente, disponibile e positivo fin dal primo momento, ho incontrato tante persone che lavorano, collaborano o svolgono servizio come volontari con passione e attenzione verso gli altri, verso i più fragili. Per queste ragioni mi sono sentito di dare la mia disponibilità per svolgere il compito di presidente per la provincia di Torino nel momento in cui è emerso il bisogno di cambiare e rinnovare la dirigenza dell’associazione.
Quale pensi sia il mestiere delle Acli a Torino oggi?
Il nostro mestiere è continuare ad essere:
- un’associazione di promozione sociale, fortemente impegnata su più fronti al fine di costruire una realtà e una cittadinanza più democratiche con una ampia partecipazione di tante persone
- un’associazione di lavoratrici e lavoratori che ha sempre uno sguardo verso le persone più fragili, le situazioni più disagiate, gli “ultimi”, ma che ha la capacità, la forza, e direi soprattutto la passione di progettare e realizzare azioni e interventi concreti per migliorare il presente e il futuro della società in cui viviamo, per difendere e garantire i diritti costituzionali, per educare i cittadini a conoscere e tutelare i propri diritti, tutto questo anche in unione con altre realtà e partner
- un’associazione cristiana, guidata dallo spirito evangelico, dalla Parola, dai messaggi e insegnamenti di Papa Francesco; in questo mi ritrovo e condivido l’idea di rappresentare un modello di cattolicesimo “sociale e democratico”, che guarda alla dimensione pubblica e politica del proprio impegno, in cui, riprendendo un’espressione che ho raccolto ultimamente, la “C” di Acli può e vuole essere la bussola che orienta verso il Vangelo e la Costituzione
- Interroghiamoci costantemente sul “senso di fare le Acli”, ma anche sul gusto e il piacere di farle; interroghiamoci sullo “stile di fare le Acli”, cosa significa per noi che le viviamo all’interno e cosa può significare per chi le vive dall’esterno; interroghiamoci sul “per chi facciamo le Acli”, riflessione che ci aiuta ad andare alle radici del senso del nostro impegno e dei valori dell’Associazione, ma anche sulle modalità e sulla capacità di coinvolgere e di partecipare a questo impegno
Questo può essere un tema e un compito su cui riflettere e lavorare con il nuovo Consiglio provinciale e all’interno dei nostri circoli, in linea con lo spirito della formazione nazionale svolta a Subiaco e con l’incontro a livello Regionale che abbiamo avuto a metà settembre.
Quale è la priorità del tuo mandato?
- Lavoro: uno dei temi che mi sta più a cuore è quello del Lavoro, tema che mi ha interessato e ha caratterizzato la mia esperienza professionale precedente e la caratterizza tutt’ora. Oggi sappiamo che il lavoro non è più solo ed esclusivamente il mezzo per guadagnare da vivere, ma è la realizzazione della persona e di noi stessi, è ciò che ci rappresenta, è il modo di relazionarsi con gli altri. Il lavoro e sul lavoro si generano però molte disuguaglianze e situazioni critiche, come hanno evidenziato, ad esempio, le due indagini condotte dalle Acli a livello nazionale sul tema della disparità salariale di genere (Lavorare dis/pari) e le proposte sul lavoro tra impoverimento e dignità (Lavorare pari). Inoltre ritengo fondamentale interrogarsi sul concetto di lavoro visto dalle nuove generazioni, l’importanza che essi danno e chiedono ad un sano bilanciamento tra vita lavorativa e vita personale, agli spazi, luoghi e modalità differenti in cui svolgere l’attività lavorativa, tutti concetti che portano al tema del welfare aziendale. Potrebbe essere interessante coinvolgere su questo i nostri dipendenti, una sorta di ricerca-azione, su come viene percepito oggi il mondo del lavoro, anche per capire se c’è una aspirazione comune a vedere nel lavoro uno spazio di senso. E da qui sperimentare spazi di partecipazione dei lavoratori.
- Ripartire dalla Via Maestra: proseguire l’impegno in difesa dei diritti fondamentali sanciti nella nostra Costituzione, lavoro, scuola, diritto alla salute, diritto alla casa. Le disuguaglianze sono uno scandalo nella nostra società, uno schiaffo a quei diritti fondamentali racchiusi nell’articolo 3 che parla di “rimuovere gli ostacoli (…) che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono (…) l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
- Prendersi Cura, Tenere insieme, Formazione: mettere al centro la cura come tratto distintivo del nostro essere e fare associazione. Cura verso le persone, verso la comunità e verso l’ambiente in cui operiamo ogni giorno. Cura è anche saper donare il proprio tempo, le proprie energie e le proprie competenze, saper entrare in relazione e in fratellanza con il prossimo. Questo richiede anche attenzione e cura delle relazioni al nostro interno, per tenere insieme la pluralità degli sguardi, a partire dal gruppo dirigente e da chi opera nella nostra organizzazione che non è solo luogo di lavoro, ma anche spazio di senso, di realizzazione della persona, di costruzione della propria identità. Occorre prendersi cura, con percorsi formativi e di crescita, di questo tesoro fatto delle persone che costituiscono il nostro patrimonio, il nostro dna associativo.
- Associazionismo e sviluppo associativo: So che alcuni dei nostri circoli hanno fatto o stanno facendo più fatica a garantire la continuità delle loro attività, ma in questo ultimo periodo abbiamo visto che il rinnovamento è possibile e sarà una sfida per i prossimi anni. Occorre trovare strumenti e canali adeguati alle diverse tipologie dei nostri circoli e delle nostre associazioni, da quelli più orientati allo sviluppo e valorizzazione del proprio territorio e delle realtà locali, ai circoli sociali, culturali, educativi, aggregativi, a quelli orientati alla promozione dei diritti. Anche modalità di azione sociale nuove, da affiancare al sostegno dei circoli più storici. Inoltre, nell’ottica di proseguire la promozione e il lavoro dello sviluppo associativo, sarà fondamentale proporsi ad associazioni nuove esterne che si riconoscano nei nostri principi e valori, come soggetto di riferimento provinciale, per consentire loro di accedere e beneficiare delle agevolazioni come ente di Terzo Settore.
- Attenzione al mondo giovanile: garantire una costante apertura verso i giovani, creare spazi ed opportunità di sperimentarsi, accompagnare e attivare l’emersione di nuove responsabilità, in una prospettiva di rigenerazione dell’associazione.
A tal proposito ritengo strategica l’avvenuta costituzione di G.A. a Torino, è un patrimonio importante e mi auguro che questo gruppo di giovani non si chiuda in sé stesso ma sappia promuovere la partecipazione attiva di altri giovani che si vogliano aggregare al gruppo che si è già formato. Bisognerà aiutarli e sostenerli.
- I Servizi: va ulteriormente perseguita la strada dell’integrazione e della vicinanza tra Servizi (Patronato, Caf, Aclinform) e Associazione; non vedo e non ritengo sia ipotizzabile pensare alle Acli senza i Servizi e viceversa.
Anche i Servizi sono luoghi generativi, luoghi di senso in cui le persone crescono, qui i cittadini trovano gentilezza e risposte; per questo i Servizi non possono essere tenuti separati. È importante promuovere un’azione comune per la presenza nel territorio, attività nei recapiti, pensiamo a sperimentazioni di attività all’interno dei circoli.
Membri Presidenza (con diritto di voto):
Massimo Candela (Presidente, con delega in particolare a Rapporti istituzionali e di rete, Formazione, Sostenibilità economica dei progetti)
Giangi Santo (Vicepresidente vicario, Nuove progettualità di Sistema ACLI)
Matteo Lucà (Vicepresidente, Modelli strategici per i servizi)
Roberta Mastromauro (Vicepresidente, Sviluppo Associativo)
Liliana Magliano (Amministrazione)
Giovanna Ribet (Legalità, Campagne e presidi)
Vittorio Saraco (Cooperazione sociale e Amministrazione condivisa)
Carlo Zummo (Promozione associazioni culturali, Comunicazione, Utopica)
Francesco Laterza (Messa in rete dei Circoli)
Glenda delle Noci (Volontariato giovanile)
Membri Presidenza (senza diritto di voto):
Isabella Drocco (Coordinatore provinciale Giovani delle ACLI)
Ivo Girardis (Segretario provinciale della FAP ACLI)
Cristina Perina (Presidente provinciale dell’Unione Sportiva ACLI)
Invitati in Presidenza:
don Marco Ghiazza (accompagnatore spirituale)
Raffaella Dispenza (consolidamento immagine dell’Associazione nelle reti e nei rapporti con l’esterno)
Laura Malanca (Responsabile Provinciale delle ACLI Colf)
