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Il circolo Acli Insieme per Paganica (L'Aquila). Sensibilità ambientale, spirito aggregativo al crocevia tra tre frazioni di Montereale

Punto di incontro di tre frazioni nel Comune di Paganica di Montereale, in provincia de L’Aquila, il Circolo Acli “Insieme per Paganica” mostra nel nome la volontà di riunire le persone, di farle sentire parte di un territorio fatto di relazioni e spazi di comunanza. Un’esperienza relativamente giovane quella del Circolo aquilano, così ce la descrive Fabio Guarnieri, forza trainante del Circolo: 

“eravamo riuniti in associazione già nel 2013 e poi, nel 2014, ci siamo affiliati alle Acli. Potremmo dire in effetti che nasciamo nel 2014 e ormai, da circa dieci anni, siamo con le Acli, rinsaldando una collaborazione produttiva. Ci siamo avvicinati per via di alcune conoscenze nel direttivo, perché ritenevamo fosse il momento di strutturarci meglio, nei confronti dei soci, per il tesseramento, ecc. Nelle nostre intenzioni c’era anche quella di aprire un bar con mescita, su cui stiamo ancora lavorando, per una questione di permessi. 

Quale è la configurazione territoriale dove il Circolo svolge le sue attività, quali caratteristiche ha?

La nostra è una particolare collocazione. All’interno del vasto comune di Paganica di Montereale ci troviamo al crocevia di tre frazioni denominate Colle Paganica, Castel Paganica e San Giovanni Paganica. Il Comune è vasto e piuttosto dispersivo, comprende se non sbaglio più di 26 frazioni. Ad esclusione dei grandi eventi, che organizziamo qui da noi, per i quali le persone si spostano, arrivando anche da molto lontano, dovevamo ragionare sulle frazioni a noi vicine, attivando iniziative per aggregare le persone intorno; quindi, le tre fazioni a cui accennavo. Per fare un esempio, la festa dei nonni che, di solito, realizziamo a fine anno ha coinvolto una cinquantina di anziani e noi abbiamo pensato a questa attività nella consapevolezza di poter raggiungere le nostre tre frazioni, anzi è rivolta esclusivamente a loro. Mentre per la degustazione della matriciana, realizzata in prossimità dell’estate, in collaborazione con un’Associazione di Amatrice che viene sul posto, si raccolgono partecipanti da tutti i paesi e anche dall’Aquila. Il Comune di Montereale non è un corpo unico, ci saranno circa 20 associazioni attive sul territorio. 

Con quali finalità nasce l’idea di questo Circolo?

Il nostro è stato da subito un bisogno aggregativo, mettendo in piedi delle iniziative, o piccole attività che potessero rappresentare una risposta sociale alle necessità della collettività, in particolare quella di ritrovarsi.

Il Comune ci ha messo a disposizione i locali di una ex scuola, con annesso giardino esterno. Stiamo rinnovando il contratto che prevedeva, fino ad ora, il pagamento di un affitto; ora questa quota viene scomputata dal costo delle pulizie che svolgiamo nelle piazze delle tre frazioni in cui ci troviamo, in occasione di feste o manifestazioni di paese, ecc. A breve, nel piazzale antistante al Circolo dovremmo riuscire ad aprire un parco giochi destinato a tutti i bambini della zona. Dovevamo partire per l’estate, anche con la mescita, ma il comune proroga il rinnovo del contratto per questioni burocratiche e quindi non possiamo neanche avviare il parco giochi. L’iniziativa del parco è partita da noi, nel momento in cui questa necessità è stata espressa da tutte e tre le frazioni a cui facciamo riferimento, ma non si riusciva a trovare uno spazio dove collocarlo. Noi con l’associazione abbiamo i servizi igienici, abbiamo tutto a norma e un piazzale molto grande di circa 200 mq; quindi, abbiamo messo a disposizione gratuitamente lo spazio, con l’accordo che i paesi potessero poi rifornirlo di giochi. Si parlava di questo bisogno da più di dieci anni e noi volevamo intervenire per la realizzazione di un bene a vantaggio di tutta la collettività.

Eravamo partiti anche con i servizi di Caf e Patronato, ma nel tempo per via dei nostri impegni non siamo riusciti a consolidare, ma ancora ci occupiamo della raccolta pratiche, che poi consegniamo al provinciale per la lavorazione.

Parlavi di un certo numero di realtà associative presenti nel vostro territorio, avete dei legami delle collaborazioni stabili?

Sì, infatti, non sono poche per un Comune come il nostro e ciascuna però opera per la propria frazione, ogni festività è curata individualmente. Non posso dire ci sia uno spirito di stretta collaborazione, se escludi i grandi eventi, per cui ci accorda e si trova un modo per lavorare in comune. Qui nel nostro territorio funziona un po' così. Qualche anno fa abbiamo dato avvio ad un concorso con le scuole per delle borse di studio, in collaborazione con altre associazioni, ma per una iniziativa molto grande. Un percorso piuttosto importante che ci ha visti coinvolti con altri, sebbene queste occasioni siano sporadiche. Si tratta del progetto “Mi sento bene nella mia terra”, frutto della collaborazione tra il Circolo ACLI “Insieme per Paganica”, l’associazione “Il cenacolo degli angeli” (soggetto capofila), l’associazione Co.me.te., l’Istituto Comprensivo “Don L. Milani” di Pizzoli, l’Università di Pisa – Dipartimento di Scienze Politiche. Un progetto a sostegno delle aree colpite dal sisma in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per il potenziamento delle abilità di apprendimento dei ragazzi delle scuole. Quindi è partito il corso di scacchi e altro.

Quali altre attività svolgete?

Di frequente organizziamo delle giornate ecologiche e stiamo lavorando con il Comune ad un progetto sulla struttura per avviare un impianto fotovoltaico. In nostri sono paesi di montagna e siamo molto sensibili alla tematica ambientale. I lavori dovrebbero partire il prossimo anno, vediamo. A breve dovrebbe uscire un bando regionale, dove proveremo a proporre la realizzazione di un cappotto termico in modo da sostenere parte della copertura delle spese. Con il progetto delle Acli nazionali “Effetto moltiplicatore” abbiamo preso una stufa a pellet. La nostra sede è una ex scuola, quindi abbiamo delle stanze che sono delle aule, che siamo riusciti a riscaldare grazie a questa stufa, una in ogni aula. Da noi fa davvero molto freddo. Pensare però di accedere a qualche fondo e ristrutturare la sede in modo da renderla più sostenibile per l’ambiente ci sembra l’idea migliore, ma da vedere se si riesce. 

Siamo nel Direttivo circa 9 persone, ma sempre gli stessi dal 2014. Abbiamo competenze varie da giocare nel Circolo, quando si presenta la necessità. Quello che ci caratterizza è l’età media: intorno ai 50 anni, nessun pensionato e io che sono il più giovane che ho 38 anni. Da un lato è un aspetto interessante, ma anche difficoltoso perché lavoriamo tutti e il tempo da dedicare non è moltissimo. Mentre i Circoli dalla parte di Scanno sono pensionati.

Questa estate, presso la nostra sede, abbiamo attivato il Centro estivo, ce lo hanno richiesto con forza e considera che è un bel impegno in termini di energie e tempo. I genitori ci chiedono un supporto e noi cerchiamo di risponde per quello che possiamo alle necessità e questa volta mettiamo un contributo economico noi per famiglia, in modo che la retta sia accessibile a tutte le famiglie. Siamo qui per questo. Lavoriamo molto con le famiglie, con i bambini, organizzando la festa di Pasqua, poi raccontavo della festa dei nonni.

Cerchiamo di muoverci su più fasce di età perché in collaborazione con le Acli de L’Aquila abbiamo anche attivato degli screening medici. 

Dal 2014 ad oggi, quali problemi avete incontrato e ci sono state fasi difficili?

Penso che al momento la fase davvero drammatica che abbiamo attraversato è stata quella della pandemia. Per due anni non ci siamo mossi. Abbiamo pensato che davvero non ci saremmo più ripresi, ci ha sfiorato l’idea di chiudere, ma siamo consapevoli che se veniamo meno noi in questa realtà non resta niente e non possiamo permetterci di mollare tutto così. 

Il terremoto ci ha coinvolto, a più livelli ed ha scosso tutti emotivamente, ma la nostra struttura ad un piano ha tenuto, non ha avuto danni. L’impatto maggiore lo abbiamo avvertito soprattutto con il sisma del 2016 che ha influito sul turismo estivo, i nostri paesi sono popolati da turisti romani che hanno le case o i parenti qui. Tutti se ne sono andati. Economicamente è stato un grande danno, ma come Circolo non siamo riusciti ad attivarci in nessun modo. Noi collaboriamo con la proloco di Amatrice e la sera del terremoto non siamo andati alla loro manifestazione solo per caso. Dobbiamo affrontare le criticità e procedere oltre per i nostri paesi.

CIRCOLO ACLI MANDAS (CAGLIARI). UN PROGETTO DI INCLUSIONE AL FEMMINILE RIVOLTO A TUTTI, CHE RIMETTE IN MOTO UN PAESE ATTRAVERSO IL RECUPERO DELLE TRADIZIONI CULINARIE, L’ATTENZIONE ALLA SALUTE E LA FORZA DELLA PRESENZA

Nell’agosto del 2009, il Circolo Acli Mandas nasce, sul territorio cagliaritano, affiliandosi alle Acli dopo l’esperienza dell’associazione di promozione sociale che rischiava di chiudere le porte a tutti.

Rosy Dessì la sua energica presidente lo sottolinea: avevamo bisogno di avvicinarci ad una associazione seria con la quale collaborare e poter condividere le nostre idee di volontariato e del mettersi a disposizione delle persone. Per questo abbiamo dato vita ad uno spazio delle Acli. Il nostro desiderio era semplicemente fare qualcosa per il territorio e renderci disponibili, soprattutto per la categoria di persone più fragili, con un’attenzione particolare: in una realtà piccola come la nostra, che non conta più di mille e ottocento abitanti, i servizi e le opportunità rappresentano un bene prezioso, perché si sconta una grave carenza. In seguito, sono nate alcune associazioni sportive qui, ma quando abbiamo deciso di impegnarci con le Acli non c’era nulla, e quindi sentiamo di aver creato qualcosa in più. Volevamo lavorare per i bisogni dei giovani, dei bambini e degli anziani, fasce che ritenevamo trascurate.

Da cosa avene iniziato?

Ci siamo voluti lanciare nel recupero delle tradizioni antiche. Nel nostro paese abbiamo avuto un certo numero di giovani in passato, ma contando chi è andato a lavorare o a studiare fuori, di fatto quello su cui abbiamo deciso di investire è un gruppo di donne, perché le donne sono u gruppo numeroso qui, disponibili e attive. Abbiamo avuto, prima di affiliarci, un settore dei giovani che alla fine si è sciolto. Con l’aiuto di queste donne invece abbiamo creato un percorso per diffondere le ricette originali tipiche delle nostre zone, i sapori di una volta… come si dice, che sta funzionando benissimo. Il territorio offre molto dal punto di vista dell’agricoltura, della pastorizia e il recupero delle ricette è anche un modo per valorizzare i frutti della terra. Lo abbiamo pensato come un progetto di animazione aperto a tutto il paese, dal titolo “I sapori di una volta”, dove alcune donne liberamente hanno iniziato a raccontare le ricette tradizionali, recuperate dai ricordi o dalle esperienze di donne più anziane, e dopo, una volta apprese le ricette, c’è stato modo di sperimentarsi direttamente in cucina. Questa iniziativa ha avuto così successo che da un paio di anni riproponiamo lo stesso progetto e ci ha contattato anche l’istituto alberghiero. Poi ci ha coinvolto “Sardegna verde” con interviste, perché considera che le donne si cimentano in lavori di pasta fresca con il grano senatore Cappelli prodotto nei nostri luoghi, macinato con un mulino a freddo qui vicino, una perla della nostra tradizione culinaria. Bisognerebbe sentire il gusto di queste pietanze una volta preparate, l’odore del grano, è spettacolare. Con questa attività stiamo riavvicinando i giovani perché, attraverso la scuola alberghiera, abbiamo avuto molte soddisfazioni: abbiamo proposto la fregola, il pane pintau (pane artistico sardo), pietanze che ci rappresentano. Le nostre socie sono così brave e si dedicano anima e corpo a questa attività, tanto che abbiamo pensato di realizzare un video ed un reportage fotografico, per diffondere la conoscenza di quello che si fa qui e del suo valore. Le nostre proposte sul territorio sono a costo zero, i laboratori che facciamo per chi ce lo chiede sono gratuiti. Ogni richiesta viene accolta e noi andiamo sempre senza chiedere contributi, ci fa piacere venga riconosciuto a queste donne il giusto merito e il fatto che ci coinvolgano nel territorio è un segnale importante.

Quali altre attività vi caratterizzano Rosy?

La promozione della salute è un altro ambito dove ci spendiamo parecchio, attraverso lo strumento dei convegni per informare le persone e approfondire temi differenti ogni volta. Abbiamo iniziato con un incontro con l’AIRC, per i tumori, poi sulle malattie reumatiche e autoimmuni; fibromialgie e tumori al seno nello specifico. Ogni anno proponiamo argomenti diversi, con relatori di fama internazionale che vengono a parlare gratuitamente. Un contesto come il nostro è ristretto e spesso non si sa come potersi muovere quando si ha a che fare con una questione delicata come la salute, c’è disinformazione, e per questo abbiamo scelto un taglio che ci permette di rivolgerci non solo all’anziano, ma a diverse fasce di età. La salute è un bene di tutti e la disinformazione più essere un grave problema. La partecipazione è davvero numerosa: quando si ha una diagnosi di una malattia per una famiglia si apre il baratro. Una volta abbiamo fatto un incontro su leucemie e linfomi ed è stato con noi il prof. La Nasa e dopo due giorni si ammala la mamma di una nostra socia che mi contatta. Il professore ha potuto riceverla subito e il percorso da fare le era chiaro perché aveva seguito il nostro convegno. Per le fibromialgie è venuto il preside della facoltà di medicina di Cagliari. A settembre lo faremo sulle cure palliative con una sfilata di donne pazienti oncologiche in cura con questo approccio. Noi vogliamo informare su tutte le opportunità.

Ti dicevo all’inizio che anche gli anziani per noi sono un centro di interesse importante, perché qui non si fa mai niente per loro. Così abbiamo pensato di andare alle case di riposo. Facciamo la festa di fine estate dai vecchietti alla Casa di riposo con la carne arrostita alla brace, i malloreddus alla salsiccia, poi lo ripetiamo a Natale e a Carnevale. Ci chiedono anche a Pasqua, perché ci aspettano tutti gli anni come un momento fantastico. Magari sembra poca cosa, ma per loro è una straordinaria occasione per stare insieme e vivere in modo diverso un momento di gioia e allegria.

Da una serie di anni abbiamo anche la giornata dedicata ai bambini, verso gennaio organizziamo Henry Potter. Prendiamo una “location” enorme e molto bella, e poi invitiamo gli animatori che si travestono tutti dai personaggi del film. Allestiamo tutto come in una fiaba, con le pozioni magiche e il resto e ci divertiamo anche noi. Si organizzano dei giochi a squadre e alla fine ci si mette alla prova nella caccia al tesoro. Lo scopo è tenere vivo il paese, guardando a tutti. Anche la parrocchia ci ha chiesto aiuto e diamo una mano per allestire la festa padronale insieme ad altre organizzazioni. Io sono la presidente con il Circolo e il vicepresidente della festa è della proloco.

Lo spirito che anima il nostro Circolo è quello di andare in supporto di chiunque abbia necessità dal Comune, ad una associazione, al singolo, ma è un approccio a cui si è arrivati con fatica, per nulla scontato. La mentalità da noi è molto chiusa ed il Circolo a lungo è stato vissuto come una cosa propria, tendendo a restare chiuso. I soci non accettavano di buon grado di collaborare con chiunque, ma hanno dovuto capire che facciamo quello che facciamo per il paese, non per chi ci sta simpatico o antipatico. L’inclusione è il nostro obiettivo. Io sono presidente ininterrottamente dal 2009, ed è piuttosto pesante. Siamo circa una ventina a collaborare ma siamo tutte donne e inoltre c’è molta competizione tra loro: questo non sempre aiuta, qualche volta allontana le persone. Io cerco di valorizzarle, gratificandole assegnando loro ogni volta una cosa diversa da fare in modo che non si mettano l’una contro l’altra, ma possano sentirsi utili e importanti nel fare la loro parte, senza guardare a quella delle altre.

Hai raccontato poco dell’inizio della vostra esperienza, prima del 2009 quando eravate associazione, parlavi anche di un gruppo di giovani, che cosa è successo?

All’inizio abbiamo avvicinato i giovani insieme al supporto dei miei figli, in particolare due ragazzi che avevano un’associazione sportiva e una scuola di ballo. Ci hanno chiesto di usare gli spazi che avevamo. Qualcuno diceva sono piccoli cerchiamo di tenerli a freno, manifestando le consuete resistenze. Facevamo le tessere alle persone che venivano alla scuola di ballo. Questo gruppo di giovani è stato ingestibile, ogni giorno ne combinavano una nuova, fino a procurarci dei danni seri, che abbiamo dovuto risolvere con esborsi economici nostri. Una volta ci hanno consegnato la sede nuova con le scrivanie e le sedie, tutto ristrutturato; loro avevano le chiavi gli avevamo dato fiducia, entravano e giocavano con le sedie, non so come hanno bucato tutte le porte nuove, forse molta immaturità. Il locale era del Comune ed una stanza era stata messa a disposizione a noi del Circolo e i ragazzi hanno pensato bene di aprire sei estintori per gioco e la struttura era diventata un disastro. La questione è diventata seria perché noi ci dovevamo occupare della sistemazione, spendendo soldi per ripulire, oltre al tempo e alla fatica personale che tutto questo ci scostava. Ormai non mi fidavo più, quindi un po' li controllavo, portavano dentro persone non tesserate, facevano un po' di testa loro, senza curarsi delle conseguenze. Avevamo una scorta di bevande per le feste e gli eventi, siamo andati a vedere un giorno scoprendo che avevano consumato tutto, forse invitando altre persone, facendo salotto, una festa non sappiamo. Però a quel punto si sono fatti avanti tutti i soci, che già erano contrari dall’inizio e siamo stati costretti ad allontanarli.

A parte questa difficile esperienza trascorsa, quali sono le principali difficoltà che il vostro Circolo deve affrontare, nella quotidianità?

La prima in assoluto riguarda il ricambio alla guida del Circolo. Io sono presidente da sempre e faccio molta fatica, ma non riesco a trovare qualcuno disposto ad assumere questo impegno. Inoltre, tutti gli aspetti burocratici appesantiscono di molto la gestione delle attività, scoraggiando anche altri a farsene carico.

Con la Parrocchia abbiamo un buon rapporto, ma non ci possono sostenere economicamente e il Provinciale delle Acli ci aiuta, soprattutto se siamo in difficoltà; nelle Acli ci troviamo molto bene, ma le difficoltà quotidiane non sono poche. C’è molta solidarietà da parte di tutto il Paese, il legame è forte, perché se, ad esempio, organizziamo il convegno e dobbiamo far pernottare il relatore non ci fanno pagare la stanza; il pastore ci regala le pecore; oppure le magliette che stiamo prendendo per il comitato non ce le fanno pagare. Io dico sempre ai soci che il bene fatto torna sempre indietro, lavorare senza aspettarsi nulla in cambio: questo è un valore aggiunto.

Di recente è morta di tumore una nostra socia, che preparava la fregola per noi, e abbiamo riflettuto su cosa potessimo fare per lei, per ricordarla, con un gesto che avrebbe apprezzato. Così si è deciso di donare un televisore al Day Hospital dell’Oncologia di Isili, un modo per essere vicini ai pazienti in cura al San Giuseppe e allo stesso tempo onorare la memoria della nostra Mariella Tola, che prima di morire è stata seguita proprio dal servizio Oncologia. Su questo gesto è stato pubblicato un articolo sull’Unione Sarda, un quotidiano locale. Tutto ciò ha fatto bene ai soci, al paese e alla famiglia della nostra socia. Noi siamo felici di fare quello che facciamo e se ci chiamano anche da fuori Sardegna per fare laboratori noi andiamo. Sarebbe bello poterci contaminare con altri Circoli di altre Provincie Acli, conoscere e far conoscere le nostre potenzialità, scambiare patrimoni e tradizioni, nello spirito di accoglienza delle persone che ci contraddistingue, anche per il fatto di essere Acli.

CIRCOLO ACLI SANT’AGOSTINO NARO (AGRIGENTO). PRESIDIO AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITA’, CHE PROMUOVE INCLUSIONE E FORMAZIONE SOCIALE, NELLA SCUOLA E NEL MONDO DEL LAVORO.

Il borgo di Naro, adagiato sul pendio del colle, è un vero gioiello medievale e barocco vicino la Valle dei Templi: è il contesto per la nascita del Circolo Acli Sant’Agostino Naro, in provincia di Agrigento. Vincenzo Palmeri ci parla delle origini del Circolo e del suo impegno in una realtà come quella agrigentina.

Il Circolo di Sant’Agostino Naro è abbastanza giovane, nasce nel 2018, mentre con mio fratello abbiamo un altro Circolo a Canicattì, sempre nella provincia di Agrigento. Ci troviamo in un territorio a vocazione prettamente agricola e nasciamo come un gruppo di persone che, incontrando le Acli, decidono di porsi al servizio della collettività. Guardando alle necessità di questo contesto, ci siamo da subito spesi per dare supporto alle richieste degli agricoltori, vicini al lavoro e alle battaglie del territorio. Eravamo in prima fila durante una serie di manifestazioni in favore dell’agricoltura, in particolare durante la fase di incremento del costo del gasolio, che ha reso proibitivo l’uso dei trattori. Per far sentire la voce delle Acli in proposito siamo arrivati anche a Roma ed a Palermo.

Abbiamo ottenuto la realizzazione dell’impianto idrico per irrigare i vigneti e i campi coltivati. Per promuovere una agricoltura fiorente e moderna, nel comune di Naro e nei comuni limitrofi è stato costruito il bacino artificiale del lago di San Giovanni di Naro. Quindi tramite la canalizzazione delle acque siamo riusciti come Circolo Acli all’interno di un progetto Nazionale, a garantire l’irrigazione per le necessità dell’agricoltura.

Insieme ad altre organizzazioni non profit, siamo presenti nel sociale attraverso la realizzazione del Grest estivo con i ragazzi, appoggiandoci ad una casa contemplativa, cioè uno spazio messo a disposizione dal comune, per questo scopo. Il nostro è un impegno del tutto volontario, svolgendo attività di accompagnamento con circa 200 ragazzi. Li intratteniamo con iniziative ludiche, poi li seguiamo nella lettura del vangelo, inserendo nella giornata il vangelo per avvicinarli alla parola di Gesù; inoltre, prevediamo iniziative culturali e li aiutiamo nella didattica.

Grazie anche alla presenza della Fap, riusciamo ad avvicinare alcuni anziani. Nel Circolo è presente un centro ricreativo dove l’inverno alcuni di loro vengono a giocare a carte per trascorrere del tempo e ritrovarsi insieme. Abbiamo messo la televisione e il gioco delle freccette. In cambio gli anziani che vengono ad offrire un supporto volontario durante il periodo della dichiarazione dei redditi. Con i servizi c’è molta affluenza e loro aiutano ad intrattenere le persone, portano dei documenti, si mettono a disposizione insomma. A livello di Patronato in particolare, siamo molto presenti e abbracciamo vaste aree di bisogno. Ci occupiamo delle pratiche per le disoccupazioni agricole, siamo presenti per l’Ispettorato agrario, per i premi Agea; quindi, nasciamo come Circolo abbracciando varie categorie di persone e accompagnando a 360 gradi, chiunque ci presenti problemi da risolvere. Questo è lo spirito delle nostre Acli, accogliere le persone e supportarle in ogni necessità.

Quindi i servizi sono una componente importante nel vostro Circolo? Vi siete cimentati anche in attività formative?

Sì di risposta ai bisogni. Io sono docente nella scuola e ho portato le Acli nel mondo della scuola. Ho fatto conoscere le opportunità di accedere ai nostri servizi con alcune tipologie di pratiche specifiche. Ma non solo, approfittando del mio profilo personale perché sono un ingegnere, ci siamo cimentato anche in percorsi formativi sulla sicurezza nel mondo del lavoro, in particolare quello edile. Io insegno in un istituto tecnico per geometri e nel nostro territorio la tragica realtà delle morti sul lavoro è molto diffusa, evidenziando la mancanza di una cultura della tutela e del rispetto della dignità del lavoro. Abbiamo spiegato che saper usare uno strumento non è sufficiente e che l’impiego di sistemi di sicurezza e protezione sono fondamentali per assicurare lo svolgimento delle attività tutelandosi. E’ necessario un cambio di mentalità. Questi corsi sono stati rivolti sia ai giovani dai 14 ai 18 anni, sia ai docenti. Sono corsi sulla sicurezza non solo relativi al lavoro, ma anche sul cyber web, sul bullismo in rete, sulle frodi informatiche. Cerchiamo di essere presenti anche sul piano culturale nelle scuole: abbiamo promosso un corso sull’evoluzione della storia politica in Italia, spiegando la configurazione del governo, i processi politici del passato.

Siamo in contatto anche con l’istituto agrario e facciamo formazione lì, poi facciamo formazione extra scolastica nell’oratorio. Dei docenti si sono messi a disposizione per il supporto dei ragazzi che hanno maggiore necessità attivando una sorta di doposcuola negli oratori, andando incontro alle famiglie in difficoltà economica, che non erano in grado di provvedere ad alcun investimento per il supporto scolastico dei figli. Tutto questo con l’obiettivo di rinforzare l’apprendimento di alcune materie per i ragazzi che restano indietro. Questa attività rientra in un progetto del 2022.

Abbiamo anche investito in un progetto che si chiama “Il lavoro dopo la scuola”. L’idea è stata quella di impegnare il tempo dei ragazzi durante l’estate, in assenza della scuola, in attività di accompagnamento all’interno delle officine, mostrando loro il mestiere di meccanico, saldatore e altri impieghi specializzati. Sperimentandosi in questi affiancamenti i giovani hanno avuto l’opportunità di guardare, operare e di fare curriculum.

Ci rivolgiamo anche agli anziani e al loro tempo libero organizzando delle gite a loro dedicate, almeno un paio di volte al mese, per far conoscere anche il patrimonio artistico e culturale del territorio.

Nella realizzazione di queste attività in che modo vi interfacciate con la rete Acli? Cosa vi lega a questo mondo?

Il nostro è un Circolo dove la presenza di Acliterra, Us Acli e la Fap sono determinati: come se fossero tre figli di uno stesso genitore, che collaborano insieme e sostengono il nostro Circolo. Il mondo Acli cerchiamo di coinvolgerlo in generale, anche con il presidente provinciale Urso e le Acli provinciali ci siamo impegnati per la realizzazione delle maratone per i ragazzi con disabilità. Nelle manifestazioni siamo presenti nella totalità dell’essere Acli.

La sede del Circolo è una casa di mia proprietà. Alle Acli ci legano due cose principali e penso di parlare per me e per i soci che hanno costituito il Circolo insieme a me: il fatto che siamo cattolici praticanti e lo sentiamo in prima persona; quindi, le Acli sono la casa in cui ci riconosciamo nello spirito dei valori. Poi perché siamo a servizio del popolo, non sentiamo l’esigenza di raggiungere dei numeri o di svolgere attività lucrative o di produzione. Essere al servizio del cittadino è l’obiettivo che ci consente di riconoscersi nella mission aclista. La capacità di portare a termine un progetto riconoscendone il valore e l’utilità per le persone, anche se questo richiede sacrificio personale e, a volte, esborso economico. Questo è il nostro punto di vista.

CIRCOLO ACLI CASTELNUOVO – RECANATI (MACERATA). IL LEGAME INTERGENERAZIONALE TROVA NUOVA LINFA NELLE ATTIVITA’ RIVOLTE A NONNI E BAMBINI, MENTRE LE TRADIZIONI POPOLARI SI ANIMANO IN “DUE PASSI NEL FOLK”

Alessandro Poeta diventa presidente del Circolo Acli Castelnuovo-aps di Recanati, in provincia di Macerata, nel 2018, e racconta del Circolo, già attivo nel territorio nel primo dopoguerra, intorno al 1947.

“Il Circolo ha una storia lunga”, spiega Alessandro “e nasce dall’esigenza, forse in quella fase un po' diffusa a livello nazionale, di volersi ritrovare insieme, parlare, divertirsi (ma anche costruire), per affrontare e superare le difficoltà, che si erano presentate fino a quel momento. Il Circolo è stato a lungo un punto di riferimento per il quartiere, un luogo di incontro quotidiano, animato da persone di tutte le età. Oggi invece il ruolo del Circolo è cambiato: ha mantenuto la sua la dimensione ludica e ricreativa, ma è sempre più orientato verso obiettivi di carattere culturale e sociale e la realizzazione di attività che rispondano ai bisogni delle persone a noi vicine. O almeno, ci proviamo.

A fare da stimolo, quali sono le principali attività che avete realizzato?

Ci stiamo impegnando a portare avanti le tradizionali feste del nostro Circolo. Ogni anno organizziamo “Acli in festa”, una cena conviviale che vuole tenere vivo il desiderio di stare insieme, di condivisione e di fare comunità. Poi, con il tempo, abbiamo inserito delle nuove attività più vicine agli interessi dei nostri soci e ai bisogni del territorio. Un progetto che ci impegna tutto l’anno, fra organizzazione ed eventi collaterali riguarda il festival “Due passi nel Folk”: si tratta, appunto, di un festival di musica e ballo che intende riscoprire le tradizioni popolari, valorizzare l’arte, la cultura e l’artigianato del nostro territorio. Un’importante bottega di organetti è presente proprio nel nostro quartiere e siamo felici di esserne stati “contaminati”. Rimanendo nel tema culturale, abbiamo organizzato nel tempo diverse presentazioni di libri, soprattutto di autori e autrici locali, mostre d’arte e incontri tematici su argomenti per noi importanti, come l’accoglienza delle persone migranti.

Attività che invece hanno più una natura sociale sono quelle del “Nonni Cafè e del Centro Estivo Intergenerazionale”. Il primo nasce un po’ per caso. Abbiamo accolto l’invito dell’amministrazione comunale a rispondere alle esigenze di alcune famiglie che convivono con l’Alzheimer, in difficoltà dopo le restrizioni imposte dalla pandemia. Il servizio, ancora in funzione, offre supporto alle famiglie che hanno un loro caro con diagnosi di demenza (e non solo): un gruppo di professionisti e volontari si occupa di organizzare le attività ricreative e motorie per i nostri ospiti (3 pomeriggi a settimana) e il gruppo di muto-aiuto di supporto psicologico per i loro familiari (una volta al mese). Sulla scia di questo progetto e di altre iniziative dedicate alle persone anziane, come “La festa dei nonni”, è nato anche “Insieme Senza Tempo”, un centro estivo Intergenerazionale che, per tre edizioni ha unito bambini, bambine e persone anziane nei mesi estivi. Entrambe le generazioni si sono messe in gioco e in dialogo reciproco: i più anziani hanno messo a disposizione i loro talenti per insegnare qualcosa di nuovo ai bambini (ad esempio il cucito, la falegnameria o la cucina); i più giovani sono stati in ascolto, hanno trasmesso la loro freschezza e vivacizzato le mattinate dei nonni del centro estivo.

Cosa vi lega alle Acli?

Molti di noi sono attivi anche nella comunità parrocchiale e questo ci rende vicini anche alle Acli, perché ne condividiamo i valori. Il rispetto e l’attenzione per il prossimo ci portano a mettere al centro la persona, essere prossimi alla comunità ed a collaborare con chi ci è vicino, dal socio che vuole proporre un’iniziativa, alle altre realtà associative che desiderano fare rete.

Progetti per il futuro ne avete?

Al momento vorremmo consolidare i progetti già in corso e migliorare i locali per rendere il Circolo più accogliente e attento alle esigenze di tutti. C’è qualche novità in mente, ma è solo in fase embrionale. Ci auguriamo che sia qualcosa di bello e che ne sentirete parlare in futuro.

CIRCOLO ACLI SAN GIUSEPPE LAVORATORE - ROCCASECCA DEI VOLSCI (LATINA). LA RESISTENZA DI UN CIRCOLO, PROVATO DAL COVID, IN UNA PICCOLA REALTA’, DOVE LA TRADIZIONE E LO SPIRITO POPOLARE RIVIVONO GRAZIE ALLA VOLONTA’ DELLE PERSONE.

Dal 1995, in provincia di Latina, il Circolo San Giuseppe Lavoratore delle Acli, affonda le proprie radici nel territorio di Roccasecca dei Volsci, per volontà dell’allora parroco Don Giuseppe de Nardis e di Eligio Marroni, lo zio dell’attuale presidente. Insieme ad altri intendevano dare alla luce un centro ricreativo, un luogo riconoscibile dove le persone potessero ritrovarsi e trascorrere del tempo insieme. Nel DNA del Circolo riconosciamo una tradizione familiare che, ancora oggi, ne rappresenta le fondamenta. Con la fondazione del Circolo si rispondeva all’esigenza di mettere insieme i membri della comunità, per giocare a carte, per ritrovarsi attorno ad una birra o ad un caffè, in modo spontaneo e familiare. Dal 2016, diventa presidente Cinzia Marroni, che aveva visto precederle il marito alla guida del Circolo: “mio marito – racconta Cinzia - riconfermato presidente, decise di provare a gestire dei campi sportivi di basket; parliamo della fine degli anni Novanta, un periodo in cui veniva ad allenarsi la squadra giovanile di basket di Latina, per una settimana. Durante questa occasione, il Circolo, che aveva sempre avuto una intesa importante con il Comune, riesce ad avere a disposizione una struttura attrezzata con i campi di basket e anche la piscina, in modo da far trascorrere, a questi ragazzi, una settimana intensa, svolgendo attività diverse. Lo gestivamo noi solo per quella settimana, questo era l’accordo con il Comune. Per un po' di anni ci siamo occupati di questo.

Successivamente si è attivato il coinvolgimento nell’organizzazione del pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Civita ad Itri, di cui ci occupiamo ogni anno durante il periodo dell’ascensione, a maggio. Questa ricorrenza e il pellegrinaggio è un qualcosa che io mi porto dentro dai tempi di mio nonno, responsabile allora dell’organizzazione; adesso un nostro associato che partecipava e che si era incaricato di organizzare ogni cosa ha lasciato il compito a noi: io ed una mia amica ce ne siamo fatte carico. Questa è un’attività che svolgiamo ancora come Circolo Acli. Queste iniziative le abbiamo portate avanti senza avere una sede a cui poter fare riferimento.

Dal 1995, quindi non avete una sede fisica a cui appoggiarvi?

Sì, ma adesso dal 2021 abbiamo firmato un protocollo d’intesa con il comune di Roccasecca e alla presenza di Nicola Tavoletta delle Acli di Latina, ci hanno consegnato le chiavi della sede di un ambulatorio polifunzionale, dedicato alla memoria di “Luciana Casconi”, una cara amica che è venuta a mancare, troppo presto. Luciana era un’attivista infaticabile che è stata di grande supporto per me e per tutti gli altri. Questo protocollo d’intesa con il comune trova origine nella nostra precedente attività di assistenza medica volontaria, in particolare rivolta agli anziani. Potevamo contare sulla collaborazione e l’impegno di infermieri professionisti, grazie ai quali, nel 2007 abbiamo stretto un rapporto con la asl, firmando un accordo, per poter eseguire prelievi ematici in sede, per coloro, anziani e tesserati, che non potevano recarsi in ospedale a Priverno, a causa della distanza o del disagio fisico che non aiuta la mobilità. Purtroppo, il covid ci ha impedito di proseguire questa iniziativa su cui avevamo molto investito, non ci hanno rinnovato il permesso, e insieme a questo dobbiamo considerare che, sempre a causa della pandemia, abbiamo perso molti anziani. Spesso ci recavamo anche a domicilio, portavamo i risultati degli esami. Non riuscire più in questa attività ci ha un po' spenti. Quindi, il fatto di averci assegnato come sede il vecchio poliambulatorio, ha una continuità con il nostro impegno e, in qualche modo, riaccende la speranza di poter proseguire un servizio alla collettività di cui si avverte il bisogno e che ci qualificava notevolmente.

Adesso che questa attività è venuta a mancare, su cosa vi state concentrando?

Puntiamo sulle iniziative sociali, culturali ed aggregative, come da tradizione, ma a dire il vero le principali ormai sono il pellegrinaggio e la classica polentata dell’8 dicembre, per la quale cuciniamo noi. In totale siamo in 12 ad essere coinvolti in questo Circolo, diciamo i più attivi, ma io quando faccio le riunioni invito tutti, anche quando il direttivo è composto da due persone, per me il contributo è quello di tutti. In passato grandiose erano anche le feste del 1° maggio di cui ci occupavamo, ma il covid ha segnato una frattura difficile da sanare. Dopo questa esperienza ne siamo usciti compromessi e fatichiamo a riprenderci. Per poter rendere il poliambulatorio operativo ci sono spese da affrontare, per le quali non disponiamo le somme di denaro necessarie: come, ad esempio, per coinvolgere i medici per gli screening, ecc. Siamo una realtà molto piccola di mille persone e non riusciamo a ripartire. Siamo un po' fermi. Questo è triste, se pensiamo al 2017, momento a cui io tengo molto, quando c’è stata donata una targa a testimonianza del nostro impegno come Circolo dal Vescovo Mons. Crociata. Per noi è un motivo di orgoglio senza precedenti.

In realtà ci siamo attivati anche molto con la asl, chiedendo supporto al provinciale, ma stiamo ancora attendendo risposte. Resta il fatto che il nostro Sindaco è molto attento e ci coinvolge su ogni iniziativa. Abbiamo pensato anche di partire con un momento di ascolto per cercare di capire le esigenze; volevo parlare anche con l’assessore ai servizi sociali, per capire se ci sono spazi per noi, anche se il Comune offre un servizio simile. Riguardo le associazioni del territorio, a parte un centro anziani che con il covid non è più operante, non c’è molto altro. Le idee non mancano, anche quando ci incontriamo le proposte sono diverse, diventa difficile tradurle nel concreto e devi saperti muovere in queste realtà. Ci conosciamo un po' tutti. La nostra è una speranza quella di rialzarci e riprendere le iniziative di un tempo.

CIRCOLO ACLI GIOVANNI PAOLO II (COSENZA). UNA SARTORIA SOCIALE DALLA PARTE DELLE DONNE, PER CONTRASTARE LA VIOLENZA DI GENERE E COSTRUIRE SOLUZIONI CONCRETE PER IL FUTURO DELLE VITTIME

Il Circolo ufficialmente è nato il 22 maggio del 2010, così come indica la data di registrazione del nostro statuto. Io sono la presidente e ne sono stata fortemente promotrice, racconta Maria Donato: l’ho voluto io, venendo da esperienze di associazionismo di lunga data. Da piccola ho frequentato l’Azione cattolica e poi avevamo fondato un gruppo ispirato ai focolari. Poi in età adulta è maturata l’esigenza di avere un’associazione dietro le spalle, con una certa solidità, che mi consentisse di svolgere ancora attività benefiche. Allo stesso tempo, questa idea nasce da ragioni legate al mio lavoro. Io sono avvocato ed insieme alla collega Santina Bruno intendevamo mettere a servizio la nostra professionalità. Questo poteva avvenire anche grazie ai contatti che si creano con i servizi delle Acli.

Al tempo parlai di questa mia idea all’allora Vescovo di San Marco Argentano Scalea, Monsignore Domenico Crusco che conoscevo bene, avevo seguito un percorso e lui era in contatto con le Acli, pertanto ne fu molto felice. Mi propose di intercedere in prima persona, contattando le Acli provinciali, per l’apertura di un Circolo Acli in diocesi, dove ancora non era presente un circolo. A Belvedere marittimo. Chiamammo la diocesi: nella provincia di Cosenza abbracciamo tre diocesi e si aggiunge la quarta includendo la comunità ortodossa. La mia diocesi affaccia sul tirreno e alla fine a Belvedere Marittimo, fu proprio Mons. Crusco che inaugurò il nostro Circolo, alla presenza di Saverio Sergi, che era Presidente regionale e gli altri amici delle Acli.

Cosa ha significato per voi l’apertura del Circolo?

Come avvocati trattiamo il gratuito patrocinio ed il Circolo è stato un modo per essere più vicini alle persone, potendo mettere a frutto le mie competenze, quelle acquisiste nel mio mestiere, potendo, senza corrispettivo di pagamento, attivare prestazioni necessarie per le persone. Ho fatto anche richiesta per il banco alimentare e ci occupiamo della distribuzione degli alimenti. In queste attività collaboriamo molto con la parrocchia e con la stessa Diocesi. Siamo una realtà tenuta in debito conto nel territorio e io come presidente del Circolo sono entrata a far parte della consulta diocesana e delle associazioni laicali, per volere dell’attuale Vescovo. Inoltre, dal 2017 al 2019, ho sospeso un momento per ricoprire il ruolo di amministratore comunale e questo ha permesso di costruire un ottimo rapporto con il Comune. Ad esempio, anche nelle manifestazioni che promuoviamo possiamo contare sempre su una discreta presenza di figure istituzionali di un certo rilievo.

Con la parrocchia, vorremmo riprendere perché ci siamo fermati a causa del Covid, ma abbiamo sempre organizzato la festa del ringraziamento nel mese di novembre, la prima settimana. C’è una messa che coinvolge gli agricoltori, che ringraziano per i frutti della terra messi a loro disposizione, a cui segue il pranzo con tutto il mondo agricolo. Questo è un momento di grande significato che però ha incontrato delle battute di arresto.

Un’attività che, negli anni, si è consolidata e la fiera delle eccellenze calabresi. Si tratta di una iniziativa che organizziamo in collaborazione con Acliterra, i primi week end di agosto, per la promozione delle eccellenze del nostro territorio. Realizziamo convegni a cui prendono parte nutrizionisti, ed anche un professore in pensione, che da Roma ci viene a trovare perché si è appassionato alla fiera. Invitiamo gli agricoltori e le aziende che in Calabria si distinguono per la produzione di prodotti di alta qualità del territorio.

Ci siamo occupati della presentazione di libri con particolare valore sociale. Siamo in contatto con il Procuratore capo della procura di Avellino Dr. Domenico Airoma, che è anche il vicepresidente del Centro studi Livatino. Questo incontro ci ha offerto l’occasione, insieme alla parrocchia, di organizzare incontri e convegni sulla storia del giudice santo.

Cosa vi caratterizza in particolare come Circolo Acli? Con quale rete di soggetti collaborate nel territorio?

Ci sta molto a cuore un tema che stiamo affrontando da qualche tempo, che è quello della violenza di genere. In questo ambito, più che in altri, riusciamo a mettere a servizio la nostra professione tramite l’istituto del gratuito patrocinio, a cui le donne vittime di violenza hanno diritto. Ci siamo adoperati per l’organizzazione di alcune presentazioni di libri, con l’intenzione di alimentare il dibattito. Poi con il Coordinamento donne regionale delle Acli abbiamo costruito un progetto che si chiama “Sunflower” con l’intento di offrire aiuto e supporto alle donne che subiscono violenza e atti persecutori. All’interno di questa iniziativa progettuale siamo riusciti come Circolo, insieme ad Acli colf (io sono anche la responsabile provinciale di Acli colf) e alla mia collega Santina Bruno (responsabile provinciale di Acliterra), lo scorso ottobre, a realizzare un momento alla presenza del Presidente Manfredonia e Chiara Volpato responsabile del Coordinamento donne, per inaugurare la sartoria sociale. In un borgo della provincia, mi sembra Santa Domenica Talao, abbiamo attivato la sartoria sociale, impiegando macchinari che come avvocati abbiamo pignorato, dove un gruppo di signore, circa venti donne, si impegnano nella lavorazione di bomboniere solidali, il cui ricavato sostiene concretamente alcune donne vittime di violenza. Nonostante il breve periodo di attività, tra Natale e Pasqua siamo riusciti a pagare degli affitti a delle donne che hanno denunciato i mariti e non riescono ad avere una indipendenza economica. Poi all’interno della sartoria, alcune di queste donne si prestano ad insegnare l’arte del cucito e del ricamo ad altre donne, con l’obiettivo di riuscire ad insegnare un mestiere e rendere un minimo indipendenti dal punto di vista economico. L’impossibilità di guadagnare, questo è il nodo e la ragione per cui spesso le donne rinunciano alla denuncia e continuano a vivere in una condizione di abusi e violenza.

Cerchiamo di lavorare in questo modo, riuscendo ad integrare, valorizzandole, tutte le leve dele Acli, per poter poi mettere a frutto idee e iniziative come questa, perché l’interesse per la questione di genere e la violenza sule donne ci interroga molto ed il nostro tema centrale.

Siamo fortunati anche perché abbiamo degli istituti comprensivi interessati, dei licei e, in collaborazione con loro abbiamo presentato la ricerca IREF sulla disparità di genere nel mondo del lavoro, con Chiara Volpato e Federica Volpi. Volevamo sensibilizzare i ragazzi su questo tema ed è stata un’occasione importante perché abbiamo invitato il giudice tutelare. Ciò è stato possibile anche perché ci occupiamo noi da vicino di famiglie, nel nostro ruolo di avvocati: agiamo come aclisti e come professionisti insieme.

Lo zoccolo duro su cui si regge il Circolo è composto di una decina di persone, poi come iscritti saremo circa 50, 60. Non sono moltissimi, ma siamo molto presenti nel territorio e poi l’impegno di fare la tessera è un impegno un po' più difficile da concretizzare. Siamo in rete con molte altre organizzazioni cattoliche, Azione Cattolica in primis, poi con l’Agesci e, inoltre, con la Caritas; poi con associazioni che si occupano di disabili, con i quali condividiamo dei progetti.

La nostra sede è in un appartamento di proprietà della mia collega, dove ci incontriamo, ma anche nel nostro studio raccogliamo molte persone, perché lo studio si trova vicino alla sede del Circolo e questo ci agevola.

Le Acli sono quindi una leva importante nel vostro lavoro quotidiano. Che significato attribuite a questa presenza e quali relazioni vi legano alle Acli provinciali?

Collaboriamo molto con le Acli provinciali, siamo il Circolo della provincia più attivo nella realizzazione delle manifestazioni con le Acli. Come dicevo è tutto integrato nella nostra visione, quindi qui al Circolo promuoviamo anche i servizi delle Acli: funzioniamo da centro per la raccolta delle pratiche di Caf e di Patronato, che poi mandiamo a Cosenza per la lavorazione. I nostri iscritti al Circolo sono anche utenti dei servizi, che hanno un ruolo importante, perché attraverso questo strumento di sostegno riusciamo a far sedere le persone e, ascoltandole, riusciamo a cogliere la situazione complessiva che portano. Magari vengono per un’attività specifica, poi capiamo che c’è un contesto di povertà e attiviamo il pacco alimentare; oppure c’è una forma di disagio che richiede un altro intervento. Facciamo un ascolto a 360 gradi. Questa è la nostra vocazione; questo significa essere Acli.

Le Acli ci hanno permesso di fare volontariato, potendo mettere a frutto un mestiere che ha una sua utilità per le persone in difficoltà. Io sono sempre stata coinvolta nel volontariato di stampo cattolico e c’erano diverse opportunità in cui potersi riconoscere e collocare. Con le Acli c’è stata da subito una condivisione di valori. Nel tempo ho anche fatto la catechista, però poi con l’associazionismo mi sono un po' fermata. Andavo alla ricerca di un luogo in cui sentirmi a casa, in cui potermi collocare come persona adulta, matura e capace di offrire opportunità a partire dalle proprie competenze. Mi rifaccio sempre a San Paolo: abbiamo dei carismi e se riusciamo a realizzare anche solo parte di questi carismi siamo avanti nel nostro progetto di vita. Le Acli sono arrivate in questo quadro, nella nostra ricerca nel mondo cattolico, con cui condividere valori e sensibilità. Ci siamo avvicinati anche al mondo agricolo per via della vocazione agricola del nostro territorio: è la parte del mondo del lavoro a cui teniamo di più. Siamo nell’albo dei curatori e degli amministratori di sostegno per tutelare le persone fragili, lavorando in collaborazione con il giudice tutelare. Con le Acli possiamo offrire alle persone delle opportunità che in altri casi non potremmo fare.

Avete messo in cantiere dei progetti futuri da sviluppare?

Per il momento abbiamo una serie di iniziative che sono storicizzate, come la fiera delle eccellenze e molte energie dobbiamo investire nella sartoria sociale che ha necessità, perché nata ad ottobre 2023, è giovanissima. Stiamo facendo le prime commesse di bomboniere e dobbiamo seguire questo processo. Ah ecco, da circa 4, 5 anni facciamo dei corsi per colf e badanti e abbiamo una rete in questo senso. Dal momento che siamo amministratori di sostegno, in contatto con persone che hanno bisogno di particolare cura e di persone che cercano lavoro come colf e badanti, possiamo lavorare per integrare le necessità. Ogni anno ai corsi abbiamo almeno 15 iscritte e, in particolare nel nostro Circolo, queste donne sono italiane, non straniere, fanno questo lavoro e hanno necessità di fare formazione. L’ultimo lo abbiamo svolto proprio nella sartoria, per supportare le donne che sono lì, alcune delle quali fanno le badanti come mestiere.

Stiamo lavorando per creare una rete con i vari centri antiviolenza, vorremmo essere di supporto sul piano materiale, ma anche sul piano formativo per aiutare le donne ad imparare un mestiere. Ci siamo resi conto che l’approccio è giusto: abbiamo avuto molte commesse, perché il prodotto fatto a mano ha un mercato. In occasione delle cresime e dei matrimoni  le signore hanno fatto anche le borse.

Adesso vorremmo consolidare quello che abbiamo messo in piedi e recuperare la festa del ringraziamento, perché coinvolge molto le persone, con il parroco e gli agricoltori. Siamo un piccolo Circolo, ma abbiamo fatto già tanto. Il legame con le scuole è una priorità, per organizzare degli eventi sulla violenza di genere.

Forse quello che stiamo pensando e manca è occuparci degli anziani, in un contesto territoriale con la popolazione che invecchia. Io sono anche nella presidenza provinciale Acli dove si sta parlando e facendo per gli anziani e vorrei come Circolo, occuparmi anche di loro. Tengo molto al fatto che, attraverso il nostro Punto famiglia, lavoriamo molto con le famiglie e l’ascolto diventa determinante, perché chi gravita intorno a noi sono principalmente i nuclei familiari che necessitano di supporto e di risposte.

CIRCOLO ACLI MOVI – MOVIMENTO GIOVANI DI CENTALLO (CUNEO). LA FORZA DELLE NUOVE GENERAZIONI CHE SI CONTAMINA CON ALTRE REALTA' DEL TERRITORIO, SPERIMENTANDO PERCORSI CHE COINVOLGONO UN'INTERA

Stefano Giolitti è il giovane presidente del MOVI (Movimento giovani), Circolo Acli di Centallo a Cuneo, che raccoglie un gruppo di giovani del territorio con esperienze di volontariato alle spalle, con l’obiettivo di guardare al futuro e alle nuove generazioni.

Allora Stefano, qual è il percorso che ha portato te e gli altri ragazzi del consiglio alla guida del Circolo Acli di Centallo?

La nostra è un'associazione che nasce qualche anno fa, quando il parroco di Centallo di quel tempo, qui a Cuneo, parliamo degli anni ’90, aveva già speso praticamente tutti fondi della cassa della parrocchia per la costruzione di un di un oratorio, conforme alla pratica di attività sportive e ideale per gli scambi e le interazioni sociali. In pratica sono stati ripristinati gli spazi per creare una specie di centro sportivo. A Centallo non c’era niente di simile prima, quindi lui aveva pensato di riprendere in mano la vecchia struttura già esistente organizzando campi da calcio, da basket, poi il tennis, campi di pallavolo ecc., aggiungendo uno spazio di ritrovo con il bar. Nei fatti un Circolo. Però ci si rende subito conto che la gestione in mano alla parrocchia sarebbe stata complessa, per questo hanno deciso di affidare il tutto alle ACLI. Si sono susseguiti diversi direttivi che hanno dibattuto sulla necessità di rivolgersi ai giovani, peccato che poi la composizione stessa del direttivo non prevedeva il coinvolgimento di figure propriamente giovani, ecco!

Invece una svolta in questo senso c’è stata proprio circa tre anni fa, quando l’allora presidente uscente, di 55 anni, ha voluto lasciare il testimone ai giovani, sostenendo che un Circolo per i giovani deve essere guidato da giovani, capaci di intercettare i bisogni e le esigenze del territorio, quando si tratta dei propri coetanei. Noi siamo sempre stati nel Circolo, ma non facevamo parte del direttivo; attivi dal punto di vista dell’impegno volontario, in attività sportive o parallele, svolte all’interno del Circolo, però diciamocelo…. Non avevamo mai preso nessuna decisione!

Adesso il cambio di rotta, ed eccoci qua, catapultati in una sfida che all’inizio pensavamo più grande di noi: ci siamo assunti l’onere nella totale ignoranza dal punto di vista della gestione, non avevamo alcuna preparazione in merito e tanto meno esperienze. Non avevamo mai provato neanche a fare delle proposte da soli, che non fossero accompagnate dalla figura di un adulto. Ma non ci siamo tirati indietro, abbiamo iniziato e, in pochi anni, abbiamo provato, noi con le poche forze a nostra disposizione, a comprendere le diverse esigenze provenienti dalla comunità, per offrire delle risposte un po' diverse dalla semplice festa di paese. A Centallo abbiamo una festa paesana, dove comunque mancavano impulsi di aggregazione, soprattutto per la fascia dei giovani. Non abbiamo da subito immaginato un programma di attività, siamo andati per tentativi, con delle proposte pensate da sperimentare. Ora stiamo cercando di crescere, di migliorarci e cambiare, provando anche ad andare in direzioni diverse se necessario, aprendoci ad esigenze e target variegati. Vorremmo arrivare a tutti!

Quando vi siete trovati con in mano il Circolo, con questa nuova responsabilità, cosa vi siete detti? Da che parte avete iniziato?

Guarda vorrei spiegarlo con un aneddoto, ci tengo. Inizialmente hanno chiesto a me se fossi disposto a prendere in mano le redini di questo gruppo, portando avanti il Circolo ed io ho pensato subito: “ma perché lo chiedete proprio a me, potevano benissimo rivolgersi a qualcun altro”? Del resto, non avevo mai avuto un ruolo centrale. A mia insaputa, il presidente di un’associazione che lavora all’interno di questo grande mondo di organizzazioni sportive che, in rete, collaborano con il Circolo, ma che svolgono iniziative anche indipendenti sul territorio, mi aveva segnalato. Ho incrociato il presidente Davide Mana per la prima volta nel mondo dell’Azione Cattolica, da cui anche io provengo, e lui ha avuto un ruolo importante nella fondazione del MOVI, poi è venuto a mancare ancora molto giovane, un padre di famiglia, e dopo mi hanno comunicato che lui aveva fatto il mio nome per portare avanti questa esperienza a Centallo. Tale consapevolezza mi ha riempito di commozione ed è stata la spinta ad accettare l’incarico. Se qualcuno aveva creduto tanto in me, qualcuno come Davide che stimavo e rappresentava uno dei grandi pilastri della vita che hai la fortuna di conoscere, potevo farcela, potevo anche io credere in me, sebbene consapevole di non essere pronto al compito. Ho guardato avanti!

Gli altri li ho coinvolti a partire da una considerazione semplice: se davvero avessimo voluto fare qualcosa di diverso per la comunità con un impatto, avremmo dovuto coinvolgere i giovani andando ad intercettare negli altri ambiti, nei mondi diversi dal nostro, aprire, diversificare. Così abbiamo cercato nell’Azione Cattolica, quindi la parte di oratorio che è molto forte da noi; siamo entrati in contatto con le diverse associazioni sportive di basket, pallavolo, ecc.; poi siamo andati alla ricerca di chi poteva portare un contributo nuovo, attingendo al mondo delle Proloco e delle Frazioni. Insieme potevamo capire cosa mancasse nel territorio, su cosa potevamo fare la differenza. I ragazzi erano spaventati, è stato difficile, perché io avevo 25 anni all’epoca, ma ero il più vecchio; loro tutti avevano intono ai 20, 22 anni, ancora più insicuri e impreparati. Puntare sulla partecipazione di un universo ampio di organizzazioni ha funzionato, aiutandoci a mettere a fuoco le esigenze dei giovani nei diversi ambiti. Negli anni abbiamo conosciuto anche altri circoli, siamo stati molto a contatto con la sede provinciale e altre realtà del territorio, e posso dire che la nostra particolarità sta nell’essere uno spazio unico nel suo genere, un punto di riferimento importante per la comunità del Paese.

In questi ultimi due/tre anni da quando avete preso le redini del MOVI, che cosa avete realizzato? Quali iniziative ritieni siano state più significative?

All’inizio abbiamo svolto attività ordinarie per i tesserati. Poi ho spinto per uscire dal seminato, con l’obiettivo di attrarre di più e non trattenere chi già c’è. Così siamo partiti con alcuni tornei su delle discipline sportive, di pallavolo ad esempio, ma anche di palla prigioniera, un’attività molto giocata che è stata particolarmente apprezzata. Poi un piccolo concerto con degli artisti locali di musica indi, gruppi emergenti che potessero proporre la loro musica e anche questo è stato un successo. Dall’esterno ci era arrivato l’input di costruire uno spazio come aula studio, dove poter avere occasione di studiare in tranquillità, considerando gli orari improponibili della biblioteca; allora, abbiamo messo a disposizione un salone, coordinandoci nei pomeriggi per tenere aperta questa aula studio. A seguire, ci siamo messi in testa di organizzare un evento grande sul tema della sostenibilità, partendo dalla considerazione che ne parlano in molti, ma sempre con un taglio molto “alto”, non sempre afferrabile per tutti. Partendo dall’idea di come ciascuno, il singolo, può contribuire in modo semplice ma fattivo alla sostenibilità ambientale, abbiamo sviluppato un progetto-evento su questo: un altro incredibile successo.

Il progetto più ambito riguarda l’organizzazione del torneo dei Rioni o Cantoni cittadini con il coinvolgimento di tutta la comunità, più di 150 persone, sfidando i partecipanti delle diverse squadre a misurarsi all’interno di una manifestazione che vuole essere più di aggregazione che sportiva. La realizzazione di questo evento è stata possibile grazie al coinvolgimento delle tre proloco locali, all’Avis, alla sezione della Croce Rossa, all’Associazione Centallo Viva, un’associazione culturale, e poi alla Caritas e altri. Ci sono state squadre con 65 persone dentro. Ha funzionato così bene che dovremo riproporlo ancora. Il veicolo sportivo sta funzionando molto come aggregante, qui a Centallo anche tra generazioni diverse. Non possiamo poi trascurare anche il gradimento ricevuto dalla Cena al buio, grazie alla collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Un’esperienza così forte e per certi versi inedita, al punto che ci siamo spinti fino all’organizzazione della quarta edizione, a grande richiesta.

I corsi che abbiamo realizzato sono un’altra componente importante. Ad esempio, il corso di fotografia analogica e sviluppo del rullino, iniziativa di nicchia, che però ha registrato una presenza inaspettata. Poi un corso di cucina per bambini delle elementari, contando sul fatto che ne sarebbero venuti due, invece nel giro di due giorni, abbiamo riempito l’intero corso con 20 bambini e ci hanno chiesto di rifarlo, ci hanno contattato circa 70 persone interessate, una cosa inaudita. Tra l’altro realizzato con l’aiuto di un ex cuoco disponibile sempre gratuitamente e la collaborazione della scuola di Centallo. A parte i bambini contenti, è stato un vero punto di convergenza e aggregazione con i genitori, un modo per coinvolgere le famiglie. Insomma, spinti dal brivido del rischio, ci incamminiamo sulla strada del corso di cucito, un’idea rivolta ad un target ristretto, pensando alla partecipazione di qualche signora interessata…. Non entravamo più nel salone, pieno di giovani dai 17 ai 20 anni di età ad apprendere i segreti dell’uncinetto e dovremo riproporre a settembre, sempre grazie al contributo di alcune signore esperte che si offrono volontarie per insegnare.

Che cosa significa per voi stare nel mondo Acli? Quali riferimenti, quali relazioni?

Personalmente ho vissuto in modo profondo l’esperienza in Azione Cattolica per circa dieci anni, ero inserito bene anche negli ambiti diocesani, l’universo Acli era più lontano per me, non lo conoscevo bene, dico la verità. Più che altro l’impressione era di un mondo non vicino ai giovani, uno spazio dove si riunivano gli anziani per giocare a carte o a bocce. Poi quando siamo entrati il primo rapporto con la sede provinciale è stato fantastico, abbiamo trovato un livello di competenza e preparazione altissimo, sul piano tecnico, e una grande voglia di collaborazione. Cooperiamo a dei progetti con loro. Elio Lingua, attuale presidente provinciali di Cuneo, negli anni ’90 è stato presidente del MOVI e questo aggancio è importante, abbiamo trovato molto supporto.

Ci siamo avvicinati anche al mondo di GA Acli, abbiamo partecipato alla 3gg sulla sostenibilità e abbiamo scoperto una realtà incredibile, con grande forza di coinvolgimento dei giovani.

Prova a soffermarti su quella che pensi sia stata una delle principali difficoltà incontrate, cosa diresti?

Allora, dobbiamo mettere in conto che siamo un Circolo e lo spazio in cui lavoriamo non è quello comunale, ma è lo spazio parrocchiale, cioè di proprietà della parrocchia. Facciamo fatica a superare una serie di scogli per l’approvazione dei progetti ai bandi pubblici, pur tentando più volte, alcuni progetti non sono andati a buon fine. C’è da faticare molto, però provando a lavorare in rete con altre organizzazioni abbiamo potuto superare le difficoltà. La capacità di fare rete è determinante. Per noi, come per molti circoli, gli aspetti economici non sono indifferenti. Ad esempio, per delle ristrutturazioni di cui avremmo bisogno non possiamo fare tutto con i volontari. Abbiamo il bar, ma prima che arrivassimo noi era stata data in gestione a privati, anche se siamo noi a definire i rapporti e le linee guida, non ce ne occupiamo direttamente.

Qualche proposito per il futuro?

Incrementare sicuro i punti di contatto tra noi e altre organizzazioni; forse, provare a diventare un punto di riferimento sempre più consolidato per i giovani qui a Centallo. Un grande sogno è di allargare i nostri progetti, i nostri eventi, non solo corsi o cose piccole, ma eventi di grande portata. Ad esempio, non ci stiamo ancora pensando a livello tecnico, però ci interesserebbe realizzare un concerto. Qualcosa con una grande diffusione e partecipazione.

CIRCOLO ACLI HAMARTIA (TERNI). UN CENTRO D’ARTE CHE UNISCE CANTO, DANZA E TEATRO, MOTORE DI OPPORTUNITA’ DI INCLUSIONE E CRESCITA, LIBERTA’ DI ESPRESSIONE PER I RAGAZZI

Emanuela Gussetti ci racconta del Circolo Acli Hamartia di Terni, nato da un’idea e, in un certo senso, da quello che possiamo chiamare un vero impegno “familiare”. Il marito di Emanuela è il Presidente del Circolo Acli, mentre lei, insegnante di teatro è una socia volontaria, ma nei fatti insieme al resto della sua famiglia, si occupa degli aspetti burocratici e ricopre il ruolo di direttrice artistica che coordina le attività teatrali. La passione per questa attività e l’affetto che nutre per i “suoi ragazzi” del Circolo alimentano progetti e speranze.

“Da tempo sono impegnata in un’altra associazione di cui sono presidente”, dice Emanuela. “proprio all’interno di questa realtà nasce un centro giovanile “al Palazzone”, per organizzare attività post scolastiche per i più giovani, in grado di mettere in moto passioni e creatività”. Abbiamo bambini dalla prima elementare fino alle superiori. Ci troviamo in un quartiere semiperiferico di Terni e la condizione sociale di molti giovani richiedeva la nascita di uno spazio dedicato, che si rivolgesse a loro. Si è presentato il bisogno di farli sentire inclusi, parte di una comunità, di un gruppo in cui intrecciare legami, che per loro rappresentino un punto di riferimento. Ed è proprio tutto questo che porta poi alla fondazione di Hamartia. Nel tempo nasce la necessità di impegnare i ragazzi del centro una volta cresciuti in progetti di crescita che gli consentano di mettere a frutto quanto appreso al centro, di coltivare sogni. Dovevamo trovare il modo per non lasciarli andare, coinvolgendoli in attività che per loro avessero un significato, un valore. Soprattutto meritavano un’opportunità per investire e proseguire il percorso iniziato. In questo modo, li abbiamo attivati come insegnanti su corsi che abbiamo appositamente pensato per bambini più piccoli, nella disciplina che i più grandi stavano studiando, in collaborazione con le scuole. Ad esempio, una ragazza che si dedicava al canto da molti anni, ha insegnato in corsi di canto che abbiamo organizzato rivolti ai più piccoli. Lo stesso è avvenuto per la danza, anche grazie alla collaborazione di mio figlio, o con la pittura. Così si crea un gruppetto di ragazzi che dai 15 anni man mano arrivano ai 20 anni. Stavamo costruendo occasioni più strutturate cercando di imprimere una identità all’impegno di questi ragazzi.

Da questa esperienza nasce il Circolo Acli Hamartya?

Sì, perché noi, la nostra famiglia, e le persone che frequentano la mia associazione, da sempre siamo vicini alle Acli, e nel 2012 capiamo che il gruppo di ragazzi del centro giovanile, ormai cresciuti, ha bisogno di uno spazio diverso, di una realtà che possa offrire dei percorsi inediti da quelli fino ad ora sperimentati, riconoscendogli meriti e competenze. Un luogo in cui raccogliere tutti i loro hobbies, le loro passioni, per costruire occasioni di sviluppo di questi interessi generati nel tempo. Il Circolo Acli HamartIa quindi nasce proprio nel 2012 come associazione culturale grazie al coinvolgimento di Acli Arte e Spettacolo, e i filoni di attività riguardano gli ambiti della danza, della musica e del teatro. Il gruppo di ragazzi che partecipano, vengono coinvolti subito nella realizzazione di piccoli laboratori nelle scuole. La nostra sede è a Via di Porta San Giovanni, un locale di una vecchia scuola, palestra, nella città di Terni, una zona direi semi centrale, andando verso la periferia. Si è trasformato in un luogo di incontro e di ritrovo, dove aspettare gli amici, i genitori; un porto sicuro sul quale non solo gli adolescenti ma gli stessi adulti hanno iniziato a fare affidamento.

Con il passare del tempo il Circolo estende il proprio raggio di azione, e nel 2017, si sviluppa l’idea di dar vista ad una scuola di danza e teatro, con caratteristiche proprie, per la quale diamo vita ad un’altra associazione che affiliamo ad US Acli, a cui diamo il nome di Hamartia per rimarcare il collegamento con l’esperienza che c’è dietro, in questo caso siamo nell’ambito dello sport dilettantistico. La scelta del nome è significativa, frutto di una serie di ricerche svolte dai ragazzi che, fin dagli inizi, sono sempre stati il cuore e l’anima dell’associazione. “L’hamartia, secondo la poetica aristotelica rappresenta l’errore inconsapevole che compie l’eroe e dal quale deriva tutta la tragedia. Il senso, però, andava oltre indicando l’errore nel suo insieme. Nel tirare con l’arco, ad esempio, si presuppone che tu non prenda solo la mira, ma valuti la direzione, la tensione dell’arco e il vento. Secondo questa lettura l’hamartia è, quindi, l’errore ponderabile, con margini di aggiustamento, attraverso il quale apprendere per migliorare. Alla base l’idea che proprio “sbagliando si impara”, un’affermazione che riflette pienamente lo spirito del lavoro che si fa nell’associazione.

Tutto questo percorso come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi non era stato immaginato a tavolino, nessuna premeditazione e nessun progetto. Inizia tutto un po' per gioco e per volontà, senza intenzioni specifiche, animati da una spinta forte nel voler coinvolgere questi giovani, in un quartiere a rischio, per offrirgli delle opportunità. Così è stato. Le loro passioni, mentre diventavano grandi, crescevano con loro, iniziando a diventare un’opportunità per uno sviluppo professionale. All’interno del Circolo proponiamo anche laboratori per gli adulti, pensiamo sempre a cose nuove. Siamo partiti occupandoci dei giovani poi abbiamo rivolto l’attenzione a diverse fasce di età.

Vorrei ricordare anche che abbiamo intrapreso delle collaborazioni con il Comune per svolgere delle attività di socialità e di animazione, non ci siamo dedicati solo alla musica, alla danza e al teatro. I ragazzi sono stati coinvolti in queste iniziative legate a progetti come, ad esempio, il progetto “Generazioni X” che richiedeva interventi di animazione nelle strade. Oppure abbiamo svolto attività per San Valentino; Natale ed Halloween. Le Acli, il Comune, piuttosto che altre associazioni ci coinvolgono per introdurre queste attività di animazione molto carine, perché noi utilizziamo giochi vecchi da fare anche in gruppo, trasformandoli in formato maxi. Ad esempio, giochi a tema in base al contesto in cui ci si trovava, come il tiro alla fune, di dimensioni superiori, dove però c’erano dei ragni se si trattava di Halloween, apportando modifiche ai giochi in base al tema dell’iniziativa. Riproponiamo questi giochi, laddove ci chiamano. Siamo sempre andati gratuitamente, per noi è il nostro modo di contribuire ad attività che hanno un valore sociale.

Riuscite a procurarvi delle entrate anche minime per sostenere tutte le vostre attività? E in quanti siete ad organizzare tutte queste attività?

La pandemia ha creato uno strappo forte e stiamo cercando di riprenderci. A parte la quota dei soci non vediamo altri fondi e non abbiamo la capacità per poter partecipare a bandi di qualche tipo. Siamo persone che credono molto in questo progetto e lo viviamo così. L’Associazione con il Centro giovanile esiste ancora e da quel bacino veniamo a contatto con un gran numero di giovani che, per ragioni economiche e culturali, non avrebbero mai alcuna possibilità di avvicinarsi altrove ad attività come quelle che facciamo noi (danza, musica, tetro, ecc.). Quindi il nostro primo contatto è il Centro giovanile, poi ci conoscono e li portiamo al Circolo Acli per provare a fare un lavoro di inclusione e rendere possibile la fruizione di molte attività a ragazzi in difficoltà. Questo è il nostro obiettivo. La maggior parte dei giovani che accogliamo non sono in grado di pagare niente; quindi, lo spirito da parte nostra è notevole, ma le difficoltà economiche si sentono.

Le persone che supportano questo progetto e lo alimentano con le proprie energie sono intanto almeno sei: ovvero i membri della mia famiglia, tra figli, marito, fidanzate dei figli. Una decina in tutto alla fine, con qualche altro supporto. Poi riconosco che siamo fortunati perché abbiamo una cerchia di ragazzi, tra quelli che hanno frequentato il Circolo, che gravitano intorno e ci danno una mano, sono rimasti in buoni rapporti, si creano dei legami. Facciamo anche video clip e video musicali, cose anche un po' più complicate e un aiuto diventa importante, anche per l’apporto di qualche competenza tecnica.

Come soci, devo dire, dopo la pandemia la situazione si è aggravata. Adesso cominciamo a rivedere la luce. Era diffuso un atteggiamento sospettoso. Ci vuole del tempo.

Quali sono le caratteristiche che riconoscete più di valore nell’attività che svolgete nel Circolo?

Siamo consapevoli che la nostra missione va ben oltre la nostra immaginazione e la rete che abbiamo creato offre supporti importanti. Adesso abbiamo due ragazzine musulmane che vengono da noi, e abbiamo scoperto nel tempo, che i genitori non sono propensi per ragioni culturali, religiose e altro a far frequentare le figlie. Ma noi stiamo dando un’occasione a queste ragazze per esprimersi e per conoscere le proprie potenzialità malgrado le difficoltà. Le famiglie alla fine ci hanno dato fiducia, ma noi cerchiamo di fare attenzione alle coreografie, agli abiti che proponiamo, per consentire le esibizioni senza offendere nessuno e nel pieno rispetto delle credenze altrui. Abbiamo anche delle bambine ucraine che non parlano italiano, arrivate da poco, inserite subito da noi. Ci sono state mandate da un’altra realtà. Sul territorio tra associazioni ci si conosce e si riesce a fare questo lavoro di collegamento e di reindirizzamento, consigliando l’associazione più adatta alle esigenze di chi ci contatta.

Si lavora sull’integrazione e sull’offrire ai ragazzi un luogo fisico in cui ritrovarsi, facendo qualcosa di bello insieme, in modo che il pomeriggio non vadano altrove, come in strada, oppure in compagnia di gruppi poco raccomandabili. Il Centro giovanile si occupa dopo scuola dell’aiuto compiti, ma al Circolo Acli, anche per i più grandi svolgiamo queste attività anche noi. Supportiamo nei compiti i ragazzi se sappiamo che non li hanno completati, se hanno avuto delle difficoltà. Può avvenire che i ragazzi, in modo superficiale, trascurino gli studi motivando questo comportamento con il fatto che hanno avuto lezione di teatro o altro. Per noi non è accettabile, l’investimento è sull’istruzione come sulle attività extrascolastiche; pertanto, alle volte ci organizziamo noi per il supporto compiti. Il nostro è un lavoro a tutto tondo sul ragazzo, orientato alla sua crescita, al suo sviluppo nell’insieme. Non si tratta solo di insegnare ai ragazzi a cantare o ballare, si tratta di prepararli per la vita da adulti, gettando basi solide, valori legati alla famiglia, alla condivisione e alla solidarietà: il teatro e l’arte come mezzo per arrivare ad altri obiettivi. Non proponiamo sogni di fama, ma l’opportunità di diventare se stessi, esprimendo le proprie potenzialità e talenti nel rispetto di un equilibrio complessivo dello sviluppo.

L’idea è stata dall’inizio quella di creare un centro d’arte a tutto tondo, dove le varie discipline potessero lavorare insieme a progetti sempre nuovi e stimolanti. Collegare la musica alla danza e al canto, e queste ultime al teatro ad esempio, rimanendo sempre aperti a nuove proposte – ne sono un esempio il corso di kpop o la collaborazione con dei giovani fotografi ternani – lo scopo finale era (ed è rimasto) quello di valorizzare l’arte in ogni suo aspetto.

Tutti i nostri spettacoli sono ad ingresso libero. Solo qualche volta, prima della pandemia, abbiamo organizzato spettacoli per beneficenza, e in questo caso abbiamo chiesto un contributo poi devoluto ad altre realtà. Si è trattato di uno spettacolo eccezionale, che ci ha unito molto. Diversamente dai saggi che facciamo per i parenti, questa volta abbiamo selezionato alcuni, tra allievi e insegnanti, per realizzarlo ed è stata un’esperienza magnifica. Vorremmo riproporlo ma economicamente è un impegno grosso. Lavoriamo affinché ogni sogno diventi una concreta realtà.

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