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CIRCOLO ACLI GIOVANNI BIANCHI DI CHIARAMONTE GULFI (RAGUSA). I BISOGNI DELLE FAMIGLIE AL CENTRO: IL SOSTEGNO AI BAMBINI E AGLI ANZIANI.

Antonella Occhipinti è presidente del Circolo “Giovanni Bianchi” di Ragusa dal 2012, ma conosce questa realtà e le Acli da tempo, visto che il papà e alcuni componenti della sua famiglia hanno fatto parte del Circolo.

Così ce ne parla Antonella:

Le attività che ha portato avanti questo Circolo sono state sostenute dai contributi del cinque per mille, che ci hanno permesso di rivolgerci sia ai bambini, che agli anziani. Per affrontare il tema della frattura digitale, ci siamo attivati organizzando dei corsi di computer destinati alla popolazione meno giovane, diciamo. Mentre per i ragazzi, ci siamo occupati di realizzare un servizio di ludoteca, anche di doposcuola. Il centro della nostra attenzione sono le famiglie, in particolare quelle che si trovano in situazioni più disagiate. Attraverso questo impegno siamo un po' cresciuti. Del resto, la nostra è una posizione fisica abbastanza favorevole; siamo centrali e trovandoci vicino la piazza ci conoscono in molti. In un piccolo paese come il nostro, Chiaramonte Gulfi, la piazza è davvero il cuore pulsante, dove le persone si ritrovano ed il fatto di essere collocati qui ci ha favorito.

Abbiamo partecipato a delle manifestazioni locali e questo ci ha permesso di imprimere maggiore visibilità alla nostra associazione, dando un contributo importante anche all’attività del paese. Ci siamo orientati su alcune necessità che abbiamo cercato di rilevare nel territorio, per questo abbiamo scelto di lavorare su specifici bisogni delle famiglie. Nel tempo è stato costruito un rapporto con l’assessorato ai servizi sociali di Chiaramonte, in questo modo, nel rispetto della privacy, riusciamo a raggiungere famiglie in condizioni di fragilità. Ad esempio, siamo riusciti ad intercettare un insieme di richieste legate ai bisogni educativi speciali dei bambini e durante l’anno scolastico ci siamo adoperati in un’attività di supporto compiti, con un accompagnamento mirato.

Come Patronato, inoltre, ci impegniamo a raccogliere le pratiche e le necessità delle persone: poi le pratiche le portiamo in sede Provinciale per la lavorazione. Pensavamo che un servizio simile potesse contribuire a sostenere la famiglia nelle sue necessità, così abbiamo tentato di mantenerlo.

In collaborazione con la parrocchia abbiamo ritenuto utile lavorare anche nella raccolta di generi alimentari destinata alle famiglie in difficoltà e, quando ci è stato chiesto supporto, siamo stati pronti ad offrire il nostro contributo. Siamo nel contesto di un piccolo comune di 8.000 abitanti, non sono presenti molte realtà diverse con cui instaurare legami e sinergie, se non con il comune e la parrocchia. Una volta però abbiamo intrattenuto una importante collaborazione con lo SPRAR locale e con la cooperativa che si occupa dell’accoglienza degli immigrati. Il nostro supporto ha riguardato l’attivazione di un percorso di accompagnamento dei ragazzi che arrivavano nel nostro paese, per la ricerca del lavoro e abbiamo fornito assistenza di vario genere.

Oltre a me, un gruppo di sei e sette persone intervengono attivamente nell’attività del Circolo.  

Riguardo i progetti per il futuro, con un’altra associazione che si occupa di bambini, stiamo pensando di mettere in piedi un’attività ludica strutturata, in cui coinvolgere i piccoli, tutte le mattine. Questo durante i periodi estivi forse è più facile, però non possiamo immaginare di usare i locali del Circolo, perché troppo piccoli per questo genere di iniziativa; quindi, si potrebbe allestire nei locali della parrocchia. Si tratterebbe di ampliare un servizio che già svolgiamo, ma che possiamo rivolgere ad un massimo di ventidue bambini adesso per come è configurato. Unendo le forze e trovando spazi adeguati sarebbe possibile rivolgerci ad un numero superiore di famiglie con figli. Tale progetto non è stato messo nero su bianco, è ancora in forma di idea, ma ci stiamo ragionando.

CIRCOLI ACLI GIOVANNI XXIII e SAN MARTINO (AOSTA). TESSERE RELAZIONI E CONTRASTARE LA SOLITUDINE TRA LABORATORI DI CITTADINANZA ATTIVA E IL GRUPPO DELLA MAGLIA

Maria Carrozzino, presidente del Circolo Giovanni XXIII, con il suo racconto, presta la voce a due delle realtà Acli che, nel territorio valdostano, offrono il proprio contributo al fianco delle persone. Si tratta del suo Circolo e di quello di San Martino, di cui il presidente è lo stesso parroco della Chiesa in cui si trova il Circolo, Don Nicola Corigliano.  

Maria inizia a raccontare del Circolo Giovanni XXIII:

il Circolo nasce nel 2003/2004, all’interno della sede delle Acli Regionali, in principio per l’esigenza di chi usufruiva dei servizi o degli stessi dipendenti dei servizi, per creare qualcosa, delle iniziative che avessero dei risvolti di promozione sociale; quindi, nasce con l’obiettivo di ritrovarsi e incentivare lo sviluppo di attività sociali da affiancare ai servizi, in linea con lo spirito e la mission delle Acli. Il nostro presidente storico è stato Roberto De Vecchi, che ci ha lasciato lo scorso anno, lo ricordiamo tra i fondatori delle Acli valdostane e come stimolo fecondo che ha impresso una caratteristica importante a questo Circolo, ovvero quella in cui si esprime la necessità di sviluppare pensiero. Seguendo questo insegnamento, una delle principali attività a cui ci siamo dedicati è stata quella del percorso formativo curato dalla professionista dell’organizzazione dott.ssa Antonella Morlini, noi del Circolo insieme al regionale. Lo sviluppo di questo percorso ha attivato dei laboratori di politica. Si è trattato di un laboratorio della durata di tre anni, centrato sulla sensibilizzazione alla cittadinanza attiva. Questa attività ci ha tenuti impegnati e ci ha offerto dei riscontri positivi: alcuni tra i partecipanti sono rimasti con noi alle Acli e qualcuno si è inserito nel percorso del servizio civile, insomma un bel ritorno sul territorio.

Il nostro è un contesto piuttosto piccolo, ma abbastanza prolifico, nel senso che presenta tante attività sociali messe in campo da numerose realtà attive, diverse dalle Acli, e, per tali motivazioni, diventa difficoltoso fare delle proposte di carattere ricreativo o culturale gratuite, quando l’offerta è così ampia, anche a livello regionale. Avevamo comunque l’idea di attivare percorsi di sviluppo della cittadinanza attiva. Con le Acli regionali, infatti, grazie al sostegno di Libera Valle d’Aosta, abbiamo promosso iniziative sul tema della legalità, degli incontri pubblici volti a sensibilizzare la comunità sull’importanza di adottare comportamenti legalmente accettabili. Sono stati invitati degli esperti e abbiamo dato vita a dei confronti. Poi l’attività si è un po' arenata, in particolare, a causa della difficoltà ad incontrarsi.

Esiste un’attività che vi sta a cuore e che resiste all’andamento del tempo?

L’iniziativa d lunga durata che resiste e prospera, nonostante i problemi, ancora dopo 15 anni, è il corso di maglia. Malgrado possa sembrare, ad un primo sguardo, un’attività leggera e secondaria, la sua peculiarità è il radicamento, oltre alla longevità: un gruppo di donne, da ottobre a giugno, sistematicamente ogni anno, si incontra al Circolo, per sviluppare le proprie capacità, ma non solo: oltre che per produrre borse e altri manufatti nuovi imparando, questo si è trasformato in un luogo di incontro e di scambio. Donne che insegnano ad altre donne e promuovono aggregazione sociale, crescita delle relazioni, creando amicizie che si consolidano. Il nostro Circolo è uno spazio neutro, differente dall’ambiente domestico, così queste donne, possono vivere una dimensione collettiva nuova, imparare l’arte del confronto e dello stare insieme, sostenendosi.

Tra le altre attività, in passato abbiamo realizzato un piccolo cineforum, sebbene non ci sia stata l’opportunità di tenerlo in piedi per lungo tempo. Ora stiamo progettando le attività future, riproponendo ancora la formula del corso di maglia, cercando di aggregare i soci attorno ad un interesse comune. Più la proposta è concreta, più ha una ricaduta pratica e più le persone si ingaggiano; a partire da lì costruisci qualcosa. Da noi la relazione fisica, il contatto è un aspetto determinante, forse più che in altri luoghi, considerando che, nel nostro contesto territoriale regionale, si patisce la solitudine tra le persone e la prova evidente è l’elevato tasso di suicidi che registriamo, negli ultimi anni, anche in una fascia piuttosto giovane. Per queste motivazioni, riteniamo che uno dei nostri compiti sia quello di affrontare questa situazione, cercando di non lasciare sole le persone: il gruppo della maglia che sviluppa senso di appartenenza ha, in questo senso, una funzione preziosa.

Cosa puoi raccontare, Maria, del Circolo di San Martino?

Per quanto riguarda il Circolo San Martino, devo riconoscere che la gestazione è stata piuttosto complicata. In parrocchia esisteva già un’altra realtà denominata “il circolino”, un’altra associazione che poi è stata chiusa. Nasce l’esigenza, da parte della parrocchia, di permettere alle persone di aggregarsi, di svolgere attività e, non per ultimo, di avere un pasto caldo, in una zona della città con un numero sostenuto di persone anziane sole. Su queste basi nasce il nostro “Circolino” a febbraio del 2020, con l’apporto di una cooperativa sociale legata alle Acli, che somministra con un catering dei pasti. Eppure, poco dopo, questa realtà viene chiusa, attorno al mese di marzo e, fino ad ottobre, non è stato possibile riaprirlo. Questo è accaduto anche a causa del periodo storico che abbiamo vissuto, quello della pandemia.

Attualmente, siamo giunti ad un momento importante, perché grazie al CTA, che ora ha uno spazio nel Circolo, abbiamo attivato delle iniziative dalle gite, alla ginnastica dolce. Inoltre, la struttura può vantare uno spazio tale da accogliere più associazioni presenti nel territorio. Il legame con la parrocchia ci aiuta ad avere uno sguardo più ampio sui bisogni della comunità. Siamo riusciti, pian piano, a ripartire anche con un’altra attività: un centro di ascolto, a cui si dedica una nostra volontaria, in modo gratuito, con la funzione di counselor, a disposizione per accompagnare e sostenere le persone che manifestano la necessità di avere un confronto o un accompagnamento in una fase delicata nel proprio percorso di vita. Tale iniziativa è partita appena adesso ed è importante ora diffonderla e farla conoscere. Il circolo si trova in un locale in comodato uso donatoci dalla parrocchia, ubicato sotto la parrocchia, e qui abbiamo celebrato il nostro congresso regionale.

CIRCOLO ACLI DI PATERNO’ “S. FRANCESCO D’ASSISI” (CATANIA). “LAVORI IN COMUNE” ED ESPERIENZE DI CITTADINANZA FRA I GIOVANI: LA SFIDA DEL CIRCOLO CATANESE.

Paternò, affianco a Caltagirone e Acireale, è uno dei tre comuni più grandi della provincia di Catania, che conta quasi cinquantamila abitanti. Per Vincenzo Coppola, presidente del Circolo Acli di Paternò e impegnato anche nell’ambito dei progetti giovanili, la realtà Acli S. Francesco D’Assisi è una presenza che, nell’ottica della collaborazione con altre realtà del territorio, ha costruito alcune iniziative importanti per la comunità, dove prima del 2014 le Acli non c’erano.

“Avevo diciannove anni nel 2014”, ricorda Vincenzo: “quando insieme ad altri ragazzi più o meno della stessa età abbiamo costituito questo Circolo, con l’intenzione di creare una realtà giovanile capace di dare risposte diverse al territorio. La sede del Circolo è nei pressi della Parrocchia di San Francesco, dei frati Cappuccini, e per questa ragione abbiamo voluto dedicare il nostro spazio al Santo, nominando il Circolo in questo modo. Il prete che ha inaugurato il Circolo alla sua nascita, purtroppo deceduto nel periodo della pandemia, ha avuto il compito di assistente spirituale delle Acli nel ’48, quindi una figura di spicco nella tradizione delle Acli a Catania. I nostri propositi all’inizio sono stati quelli di provare a dare un impulso alla collettività, mediante iniziative di carattere culturale e interventi sociali; non intendevamo fermarci al solo contributo, seppure utile, dei servizi. Nascevamo come gruppo giovani e successivamente io sono diventato il Coordinatore dei Giovani delle Acli Catania e Gianluca Castelli, attuale vicepresidente, lo è diventato adesso il coordinatore di Ga Catania; sentivamo una responsabilità e ci interessava fare la differenza nel territorio. Il nostro è un paese “di mezzo”, perché è uno snodo importante, ma non si trova sul mare: è collinare ed il lavoro agricolo ha un ruolo decisivo.

Di cosa vi siete occupati come Circolo, rispetto alla prospettiva che avevate delineato?

Posso raccontare alcune delle attività prevalenti svolte dal 2015 al 2020 circa. Una delle prime attività ha riguardato un convegno di sensibilizzazione, che ha coinvolto oltre duecento persone, relativo ai contenuti del referendum costituzionale del 2016, al quale abbiamo invitato numerosi docenti ed esperti. Poi ci siamo ripromessi di organizzarne uno all’anno. Inoltre, ci siamo dedicati al tema della “digital divide”, con un incontro dedicato essenzialmente agli anziani e alle loro difficoltà in materia digitale. In seguito, con un progetto pilota del Provinciale chiamato “Anziani in circolo” abbiamo attivato dei corsi rivolti agli anziani sull’uso del computer (social, oppure posta elettronica) tenuti da noi ragazzi. Alla fine, questa iniziativa ha avuto successo al punto che l’abbiamo riproposta ogni anno, rinnovandola un poco.

Ci muoviamo in grande sinergia con le Acli provinciali e aderiamo a molte iniziative; poi ci attiviamo su interventi concreti come le raccolte alimentari con altre associazioni, con la parrocchia, ad esempio con i Lions, oppure l’Avis, ma ci ha coinvolto anche l’amministrazione comunale e le scuole. Le collette alimentari le facciamo perché, poi, sono inserite dentro la giornata nazionale, sono raccolte strutturate; mentre, in altri casi, sono le parrocchie ad indicarci il fabbisogno. Ogni anno, coordinando le raccolte sui diversi paesi, ci occupiamo della raccolta di giocattoli e quella delle uova di Pasqua, che abbiamo organizzato anche per l’ospedale in tempi di pandemia, rispettando i protocolli sanitari. Non mancano le raccolte dei libri insieme al Provinciale.

Con le scuole ci siamo impegnati sull’alfabetizzazione alimentare, organizzando delle degustazioni, in collaborazione con Acliterra, con un centinaio di ragazzi. Mentre con altre associazioni e il comune abbiamo aderito all’iniziativa “Accendiamo il Natale”, grazie alla quale abbiamo acquistato degli alberi di Natale, con il supporto anche degli sponsor, per collocarli in alcune piazze significative. In questo modo, si è cercato di coinvolgere i cittadini, stimolandone la partecipazione per gli allestimenti e le decorazioni.

Come vi siete riattivati nella fase della post-pandemia?

L’iniziativa più importante, attivata nel 2023, coincide un po' con la nostra ripresa, dopo l’esperienza buia della pandemia e riguarda un progetto che mira a far sperimentare concretamente alle ragazze e ai ragazzi l’idea di cittadinanza attiva e attivismo civico, fondamentali per la formazione completa della persona. Un avviso pubblico finanziato dalla Regione e dal Dipartimento del Servizio civile. Si tratta di “Lavori in Comune” del Circolo Acli Paternò San Francesco d’Assisi, che ha coinvolto attivamente i minori attraverso percorsi partecipati, facendo scoprire loro il significato delle parole diritto, dovere, partecipazione, protagonismo, cittadinanza attiva, bene comune, al fine di favorire la partecipazione democratica e un avvicinamento alle Istituzioni. L’iniziativa da noi proposta ha visto la creazione, all’interno di due scuole, dei Consigli comunali dei ragazzi (CCR), diventati ormai una componente importante nel panorama di iniziative che molte città e paesi italiani hanno assunto negli ultimi anni all’interno delle politiche giovanili. I destinatari del progetto sono stati gli studenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni delle scuole IPSSAT “Rocco Chinnici” di Nicolosi (alberghiero) e I.C.S. “Elio Vittorini” di San Pietro Clarenza, che hanno dato vita a Consigli comunali all’interno del Comune di Camporotondo Etneo, finalizzati a sperimentare in concreto l’attività politica. Sono state alternate lezioni pratiche a quelle teoriche, dove si impostava un seggio elettorale, si sperimentavano le funzioni dello scrutinatore o del presidente di seggio. Tanto per fare un esempio.

Questa esperienza si propone come “scuola di cittadinanza”, occasione formativa per mettere in pratica la progettazione partecipata e investire sulle competenze dei ragazzi, sulla loro capacità di progettazione e di cambiamento. CI è sembrato un modo interessante per avvicinare i giovani alle Istituzioni e sostenere la formazione civica nelle scuole. Il progetto ha coinvolto in modo significativo anche le famiglie dei ragazzi, per le quali sono stati individuati dei referenti. In tutto i beneficiari del progetto sono stati circa 215 ragazzi e il gruppo che abbiamo messo in piedi è stato piuttosto complesso. Siamo stati in grado di creare delle sinergie importanti che, forse, possono offrire prospettive di continuità. Dovremo presentare altri bandi, oppure costruire un gruppo diverso con le scuole.

Noi come Direttivo adesso siamo cinque persone: Gianluca io e altri 3; i soci sono 122.

CIRCOLO ACLI SANTO STEFANO (RAVENNA). L’AGGREGAZIONE SU DUE RUOTE: IL GRUPPO CICLISTICO COME ANIMA DEL CIRCOLO E LEVA PER LE INIZIATIVE.

Attorno agli anni Settanta, a Santo Stefano, frazione del comune di Ravenna di circa 1.500 abitanti, non esiste un luogo ricreativo, nessun contesto di riferimento della comunità nell’ambito del mondo cattolico. Diversi sono i circoli ARCI ed ENDAS nel territorio, così che, per volere dell’allora parroco Don Serafino, alcuni cattolici, grazie alla concessione di uno spazio e di un terreno da parte della parrocchia, iniziano a gettare le fondamenta per il futuro delle Acli in questo piccolo paese.

Walter Raspa dinamico presidente del Circolo di Santo Stefano ci racconta alcune tappe della storia e del percorso di questa realtà:

I nostri volontari della parrocchia, insieme però ad alcuni comunisti, repubblicani, socialisti, all’epoca anticlericali, ma allo stesso tempo molto legati al parroco Don Serafino, iniziarono a costruire.  Il parroco acquisto il materiale necessario e questa schiera di muratori, elettricisti e lavoratori di fatica unì le forze per realizzare un fabbricato, con annesso campo delle bocce al coperto, molto conosciuto in Romagna e apprezzato dagli anziani. Da subito si allestì lo spazio per il bar, gestito da alcuni volontari. L’attività del campo delle bocce si sviluppò rapidamente, la frequentazione diventò tale da rendere necessario l’affidamento della gestione ad una famiglia di volontari della parrocchia. Con il tempo, i soci del Circolo diventarono troppo anziani e non si riuscì a generare un ricambio. La nostra realtà però era piuttosto frequentata da comunisti e repubblicani che, sebbene fossero divisi politicamente, nel Circolo Acli trovavano una casa comune, mostrando grande solidarietà e partecipazione.

Quali sviluppi ha conosciuto successivamente il Circolo di Santo Stefano?

Ad un certo punto, si è deciso di costruire, all’interno della struttura, un caminetto piuttosto grande, attorno al quale la sera iniziarono a ritrovarsi le persone di una certa età, per incontrarsi e discutere. Divenne a tutti gli effetti un luogo di confronto, tra esponenti politici differenti, su temi variegati: dalle questioni dell’agricoltura, alla politica, ecc. A tale gruppo si affiancarono, man mano, alcuni ciclisti dilettanti: il ciclismo si stava affermando come sport di grande interesse. Tra questi, si manifestò la volontà di costituire un gruppo cicloturistico. Fu il punto in cui io arrivai al Circolo, nel ‘75 e con il mio fare vulcanico mi sperimentai nell’organizzazione delle prime iniziative del gruppo dei ciclisti. Era il Settantotto quando il gruppo si costituì effettivamente. La prima tappa, non a caso, prese le mosse da Santo Stefano per finire in Molise, nel paese dove io sono nato. Un percorso di circa quattrocento km con almeno tre stop, accompagnati da Don Serafino e dal “capo dei comunisti” e loro volevano dormire in camper. Si è trattato di un’esperienza bellissima e fu solo la prima. Negli anni successivi facemmo il giro della Toscana, dell’Umbria, arrivammo a San Giovanni Rotondo. Poi attorno al 2010, mi sembra di ricordare, abbiamo raccolto una sfida importante e non molti confidavano saremmo arrivati fino in fondo: un percorso di una settimana in biciletta verso Lourdes, con un pulmino di scorta nel quale avevamo conservato tutti i viveri per gli spostamenti. Ci fermavamo alle tappe prefissate e le persone ci salutavano, si informavano. Così abbiamo fatto anche in Francia e poi a Lourdes. Al ritorno siamo andati con il pulmino. Negli anni più importanti, abbiamo fatto il giro della Sicilia e della Sardegna e, prima del Covid, ci siamo spinti fino a Santiago De Compostela. Questo è per raccontare quello che maggiormente ha caratterizzato l’azione del nostro Circolo in questi ultimi anni.

A quali altre attività vi siete dedicati nel tempo?

Di sicuro abbiamo organizzato numerosi incontri e convegni sui temi della Chiesa e della politica, con esponenti politici di spicco. Con il Cardinal Tonini abbiamo avuto un rapporto un po' privilegiato, perché io lo conoscevo bene e lo portavo in giro in macchina. Tutte le volte cercavo di farlo venire qui a Santo Stefano. Al Circolo era di casa. Un’altra cosa è importante: abbiamo avuto da noi un presidente nazionale Acli, Domenico Rosati, in occasione della festa dell’Unità, che un tempo si organizzava qui nel nostro territorio e con lui c’era Claudio Sardo, però parliamo di più di trent’anni fa. Poi ne sono venuti altri qui da noi.

Gli ultimi trent’anni, le Acli S. Stefano si sono contraddistinte per i loro gesti di solidarietà, di pace, adoperandosi in iniziative specifiche: dai bambini della ex Jugoslavia, all’adozione a distanza, agli aiuti per il Burundi; per non parlare del crollo della scuola dei bambini a S. Giuliano di Puglia in Molise e dell’aiuto ai terremotati dell’Aquila e di Modena, oltre alle famiglie bisognose nel ravennate. Poi nel 2015, il Circolo Acli si è ulteriormente allargato con la nascita del Punto famiglia, per dare risposte a tutte le famiglie bisognose del territorio delle Ville unite (S. Stefano-Carraie-S. Pierino-Campiano-Osteria-S. Pietro in Vincoli) e offrire supporto concreto alle famiglie in difficoltà.

Il campo di bocce è rimasto alla fine, ma l’attività sportiva ha meno attrattiva di un tempo, non abbiamo più frequentatori anziani. Nei giovani non ha sortito interesse e, per queste ragioni, abbiamo provato a riconvertirne l’uso. Con un telo sistemato, usiamo lo spazio per delle tombolate d’inverno, una volta al mese, sempre con un target di soci anziani; però la tombola non prevede lo scambio di premi in denaro, ma in “natura”, cioè mettiamo a disposizione generi alimentari come le salsicce locali, distribuendo le quantità in base alla vincita; inoltre, a Natale offriamo i panettoni, così come le colombe a Pasqua. Lo scopo principale deve essere quello di divertirsi e trascorrere del tempo in compagnia. Tutte le nostre attività sono improntate sulle ricorrenze e riguardano l’organizzazione di cene con intenti ricreativi, per passare il tempo libero. In collaborazione con il Prefetto, che per la prima volta è entrato in una sede Acli, e l’arma dei carabinieri, abbiamo realizzato un incontro sulle truffe bancarie e telefoniche, che coinvolgono gli anziani.

Dipende dagli anni ma, come soci, ci aggiriamo intorno ai cento, centoventi (provenienti anche dai paesi vicini) e abbiamo un gruppo di una settantina di ciclisti, adesso è piuttosto grande. Il Circolo è gestito da tutti volontari, attualmente però, con il timore delle questioni burocratiche, non ci sono molti candidati alla successione della guida del Circolo. Anche il bar è sempre chiuso, riusciamo ad aprire la solo la sera con alcuni volontari che se ne occupano. Nonostante le difficoltà teniamo come Circolo, anche grazie al supporto e all’attività del gruppo ciclistico. Questo è in parte un sacrificio, ma è importante esserci in un contesto dove la comunità non avrebbe più nessun riferimento.

Con quali altre realtà territoriali collaborate?

Collaboriamo molto con l’ARCI, rappresentata qui nel nostro territorio. Con le altre associazioni presenti partecipiamo a delle attività, anche con il Comune. Diverse realtà territoriali hanno aperto la partita iva e sono diventate delle entità commerciali di fatto, quindi, non sempre si riescono a trovare iniziative comuni. Altri circoli Acli sono un po’ distanti.

CIRCOLO ACLI DON PLINIO BERGAMASCHI MONTAGNANA (PADOVA). INFORMAZIONE, SENSIBILIZZAZIONE E SEGRETARIATO SOCIALE: IL CUORE DELL’IMPEGNO SULL’AMBIENTE E IL GIOCO D’AZZARDO

I festeggiamenti per i 75 anni del Circolo Acli Don Plinio Bergamaschi di Montagnana, nel padovano, si sono tenuti di recente, un’occasione per valorizzare la memoria e premiare uno storico volontario, impegnato da circa cinquantacinque anni in questa realtà, dedicando il suo tempo alle persone.

Marco Ortoman è il Presidente del Circolo ed insieme alle voci di due altri consiglieri, ricostruisce le tappe di questo lungo percorso e le sfide che hanno attraversato negli anni:

Il Circolo Acli si costituisce a Montagnana nel 1945, all’interno delle Acli padovane, presenti già da qualche anno; tuttavia, si rappresenta l’esigenza di un circolo nel nostro territorio. Nasce grazie alla forza di un parroco, Don Plinio Bergamaschi, il cui nome è stato riportato in quello del Circolo, durante un incontro per la revisione dello statuto. Nel 1947, era stata istituita la “casa del lavoratore”, che sarebbe diventata poi la sede delle Acli, ma di proprietà della parrocchia. Il nostro Circolo oggi rappresenta un punto di riferimento importante, distinguendosi sul territorio per l’attività di “Segretariato del Popolo”. I volontari, attenti ai bisogni dei cittadini, si pongono in una dimensione di ascolto, di accompagnamento e di intervento, anche in collaborazione con Enti e Associazioni locali.

Promuoviamo i servizi di natura fiscale e previdenziale, ma non abbiamo una sede di Caf e Patronato da circa dodici anni. Ad un certo punto, siamo rientrati in un processo di suddivisione, per il quale nelle vicinanze ci sono i servizi, ma il Circolo non li ospita più e noi non abbiamo ostacolato questo indirizzo. Nonostante ciò, il supporto dei nostri volontari, che si occupavano anche di questa parte, non è cessato, sostenendo la cittadinanza nella preparazione della pratica. Il nostro lavoro è prettamente di accoglienza e presa in carico della complessità delle esigenze che si esprimono nel contesto della lavorazione della pratica. Ascoltiamo le persone e ci mettiamo a disposizione anche per il dopo, offrendo l’opportunità di manifestare bisogni specifici, quindi non solo un sostegno finalizzato alla pratica in sé. Le persone e i soggetti fragili si affidano e scoprono un’attenzione e uno spazio che fanno fatica a trovare in altri ambienti diversi dal nostro Circolo, contingentati e impostati su obiettivi quantitativi. Noi siamo in grado di offrire questo stile ed è molto apprezzato.

Verso quali direzioni il Circolo è evoluto nel tempo? Su quali attività si sofferma?

Nell'ambito delle attività messe in campo dal Circolo, negli ultimi anni si è sviluppata la necessità di affiancare le persone nel proprio ruolo di beneficiari o utilizzatori finali di servizi e beni di consumo; laddove questi assumono il valore e la dignità di bene comune, il Circolo si impegna a promuovere azioni per tutelare quella che possiamo considerare una “proprietà condivisa”. Molte delle azioni si sono indirizzate verso la tutela e la salvaguardia del territorio. Ad esempio, è stata affrontata la questione dell’irrigazione e dell’inquinamento nel montagnanese sin dal 1972, con una comunicazione inviata agli organi competenti per segnalare le problematiche individuate. In tempi successivi, tuttavia, la situazione non è migliorata: con la scoperta dei FAS, microparticelle inquinanti, di cui il nostro territorio è ricco si è aperto per noi uno spazio di intervento ampio. Su questo c’è stata un’attenzione da parte nostra molto alta. Claudio che è qui, un nostro consigliere, si è occupato di raccogliere dati presso gli istituti certificati e testimonianze in merito all’emergenza ambientale, così da poter segnalare il problema in modo documentato. Con lui nasce una sorta di “sportello ambiente”.

In particolare, Claudio di cosa ti occupi nel Circolo?

Abbiamo contribuito ad orientare scelte amministrative da parte della Regione che, di conseguenza ha applicato dei filtri agli acquedotti delle nostre zone, incrementato i controlli, perché in questa questione dell’inquinamento, una fra le più gravi in Europa, sono coinvolti circa trecentocinquantamila persone, effetto anche delle politiche non efficaci delle diverse amministrazioni che si sono susseguite nel nostro territorio. Ci siamo cimentati in azioni concrete, analizzando tra i trecento e i trecentocinquanta campioni di acqua, tra privati e istituti scolastici pubblici, con un contributo alla diffusione della conoscenza del tema. L’acquedotto nostro di Montagnana superava di gran lunga limiti già fissati al rialzo. Ci siamo occupati essenzialmente di attività informative, organizzando incontri e convegni sul tema, coinvolgendo professionisti del settore (medici, politici, ecc..). La consapevolezza della comunità resta al centro del nostro impegno su questo fronte. Inoltre, in epoca recente, ad esempio, è fallita una banca locale, una banca cooperativa che aveva moltissimi soci anche tra i nostri iscritti, così le quote di partecipazione sono andate in fumo e alcune persone hanno subito molte perdite. Il nostro Circolo non ha direttamente messo in piedi azioni legali, ma ha accompagnato le persone, rispondendo alle domande e indicando le strade possibili da perseguire nell’ambito di una situazione simile, per poter ottenere un ristoro, attraverso il fondo di garanzia per i risparmiatori.

La vostra attività ha una forte centratura sulle campagne informative e di sensibilizzazione, su quali altri temi vi siete concentrati?

Altre campagne informative rilevanti, che stiamo conducendo, riguardano la fine del mercato tutelato, nell’ambito dell’energia: non rispettare il rinnovo di un contratto, ritrovarsi delle sanzioni pesanti, spesso crea un dissesto nell’economia familiare, su cui è necessario intervenire con l’informazione e la prevenzione. Interveniamo anche su questo, sostenendo le persone.

Dall’ultimo anno ci siamo impegnati anche sulla questione del gioco d’azzardo. La consistenza del fenomeno è sotto gli occhi di tutti: è visibile attraverso l’uso delle macchinette nei bar e, inoltre, ci è arrivata anche qualche segnalazione da parte di genitori, a causa delle conseguenze dei giochi online che prevedono la possibilità di programmare il pagamento ricorrente anche con carta di credito. Questo è un aspetto tra i più pericolosi, diffuso su tutta la rete. La nostra zona è in linea con il dato nazionale, quindi sono dati allarmanti. Stiamo cercando di monitorare anche tutte le possibili conseguenze del fenomeno sulla famiglia, sugli episodi di usura, ecc.

Per quanto riguarda il fronte della formazione, faccio una premessa: io vengo da una esperienza nei Giovani delle Acli a livello nazionale e successivamente, grazie a questa esperienza abbiamo portato i Giovani delle Acli qui a Montagnana. Per alcuni anni, sempre sotto il profilo formativo, abbiamo organizzato una sorta di “scuola socio-politica”: eravamo ragazzi dell’università e conoscevamo docenti e altre figure di spicco che potevano essere coinvolte nella scuola, offrendoci l’opportunità di una formazione di alto livello. I contenuti riguardavano il lavoro, l’integrazione, le relazioni interpersonali. Riguardo l’integrazione, a breve, riproporremo una iniziativa che, puntando sul fattore cibo, possa promuovere lo scambio ed il confronto fra popolazioni diverse, considerando che qui da noi l’emigrazione sta aumentando, in particolare quella proveniente da alcuni paesi.

Il target dei giovani è un vostro punto di riflessione vero?

I giovani come sappiamo sono una fascia d’età non sempre semplice da intercettare, ma in base a quelle che sono le nostre osservazioni, ci sembra utile tentare la strada finalizzata a soddisfare alcuni interessi specifici dei ragazzi. Da noi tali interessi rientrano nella sfera lavorativa: vengono per avere informazioni sul curriculum, su alcune forme di contratto e altro. Pensiamo attraverso questo canale di riuscire a coinvolgerne alcuni, per poi provare a farli gravitare un po' attorno al Circolo. Per questo ci è venuto in mente di realizzare incontri su questo versante, per poterli avvicinare. Recentemente abbiamo pensato ad un coinvolgimento nell’ambito della scuola diocesana di formazione politica di Padova, che è tenuta dalla diocesi e ha trent’anni di storia. Noi abbiamo costituito un bel gruppo territoriale delle Acli Montagnana che partecipa, ma la carenza dei giovani è evidente; così in modo discreto, abbiamo cercato di far trapelare anche l’eventualità di sostenere noi come Circolo i costi della scuola per i giovani, pensando che la poca adesione fosse legata a questioni economiche. Eppure, non siamo riusciti nell’intento, giungendo alla conclusione che, purtroppo, in parte scontiamo la difficoltà di non essere riusciti a trovare ancora la strada giusta. Forse le nostre proposte sembrano interessanti ai nostri occhi, ma non lo sono dal loro punto di vista. Ora proveremo con la leva del lavoro.

Qui da noi di recente abbiamo perso una ragazza di sedici anni morta suicida e ci siamo resi conto di quanto non sappiamo sulle loro fragilità, sui loro bisogni e questo ci rende deficitari, anche quando si tratta di carpire la loro attenzione, fungere da stimolo. Questa è’ una strada difficile, ma ci proviamo.

Quali realtà sono presenti nel territorio e con chi siete riusciti a fare rete?

Io sono stato nominato coordinatore locale dell’Associazione nazionale “Mettiamoci in gioco”, promuove l’educazione sul problema del gioco d’azzardo. Da soli non si fa niente e riusciamo a collaborare con alcuni circoli Acli, sebbene i km di distanza siano molti ed il territorio non aiuta. Un Circolo a Borgo San Marco è in una frazione di Montagnana rappresenta una comunità, molto radicato e fanno tante attività. Poi ce n’è un altro a Merlara. Quando si organizzano le iniziative ci si scambiano le locandine e se è utile qualcosa si chiede agli altri. Poi comunichiamo anche al Provinciale.

ASSOCIAZIONE ACLI SAN PIERO A GRADO (PISA). LE ATTIVITA’ CON LA PARROCCHIA E IL GRUPPO LETTERARIO ALIMENTANO LO SPIRITO AGGREGATIVO DELLE ACLI DI SAN PIERO A GRADO

Quattro peculiarità sono rintracciabili nell'Associazione ACLI di San Piero a Grado,
fondata nel lontano 1947 negli spazi della così detta “Segheria”: la spinta ad aggregarsi per finalità comuni; l’essere seguaci e discepoli di Cristo; la dedizione nello svolgere attività manuali o intellettuali a titolo gratuito; il rappresentarsi come popolo aperto, espansivo accogliente e solare. Nel tempo alcune trasformazioni hanno interessato questa realtà sul territorio di Pisa che, ancora oggi, si adopera in sinergia con le varie esperienze territoriali vicine alla Parrocchia.

Luca Bravetti è il presidente dell’Associazione San Piero a Grado, mentre a raccontarci dell’Associazione è Monica Nannoni, facente parte del Consiglio direttivo e fautrice di una specifica iniziativa che ha visto da poco la luce.

In origine era un Circolo, luogo principale di ritrovo fra i soci, con il bar e la mescita, con anche il ristorante, gestito, fino al 2013, dalla famiglia Lelli, soci fondatori, e hanno portato avanti l’attività con la ristorazione. Dal 1955-1956, questa realtà ha proseguito la propria opera in una nuova sede, che è stata costruita dagli stessi aclisti, impegnandosi sia manualmente che economicamente, rispettando il concetto di aggregazione, di lavoro, con spirito cristiano. Poi nel 2013 la svolta: il ristorante è stato dissociato dal Circolo, parola che dalle nostre parti tradizionalmente si riferisce alla struttura con la mescita, e il nostro gruppo si è trasformato in Associazione Acli.

Operiamo all’interno del Parco parrocchiale “Don Mario Stefanini”, nei locali della parrocchia, dato in gestione a noi dell’associazione. Quindi a disposizione abbiamo un capannone e una tensostruttura che utilizziamo per l’organizzazione delle feste o degli eventi; in caso lo affittiamo anche per i compleanni, se qualcuno lo chiede, una modalità per contribuire alla vita parrocchiale e, allo stesso tempo, per avere a disposizione dei contributi da reinvestire nelle nostre attività. Naturalmente c’è una cucina e un locale adiacente, inoltre, anche quella che noi chiamiamo la “stanzina soci”, uno spazio, seppur piccolo, dedicato al ritrovo e ai nostri incontri. Il parco circostante, con annesso parco giochi per bambini, è un altro luogo a cui teniamo e che usiamo. Raggiungiamo un numero di soci superiore ai cento e collaboriamo con tutte le altre associazioni e le realtà del territorio con cui interagisce la parrocchia, disponibili a supportare qualunque genere di iniziativa. Numerose attività parrocchiali vengono realizzate in questa area territoriale, dalla festa di inizio catechismo, ai più recenti festeggiamenti per i dieci anni di sacerdozio del nostro attuale parroco, cambiato di recente. Anche la Caritas, a volte, allestisce iniziative alle quali noi prendiamo parte attraverso un supporto. Spaziamo dalle iniziative a carattere culturale a quelle ludiche e aggregative.

Per raccontare di alcune di queste attività, di recente, il 31 di ottobre, abbiamo accompagnato la realizzazione dell’iniziativa “Castagnoween”, rivolta alle famiglie, una festa che si ispira alla ricorrenza di Halloween, ma con una veste differente, associata alla castagna, nella quale abbiamo previsto anche l’animazione per bambini. L’adesione media a questa iniziativa ogni anno è di circa duecento persone e il ricavato è stato devoluto a sostegno dell’asilo parrocchiale. Oppure ci occupiamo di organizzare la biciclettata.

L’anno scorso, insieme a tutte le associazioni della parrocchia, abbiamo organizzato, la festa intitolata “Aspettando il Natale”, in concomitanza con l’apertura delle scuole, collegata anche all’asilo, che è della parrocchia, e alla scuola nei pressi dell’associazione. Si è svolta nell’arco di due giorni. Quest’anno intendiamo riproporla, aprendo con una visione di un film, tratto da un libro, in un orario tale da consentire la partecipazione dei bambini. Poi il sabato e la domenica pomeriggio, vogliamo attivare il parco, tutte le strutture parrocchiali; poi come gruppo letterario, dopo aver organizzato la presentazione del libro “Il bambino che sapeva volare” di Carla Falchetti, siamo rimasti in contatto con l’autrice e, con il suo supporto, e l’aiuto della coordinatrice della scuola, intendiamo riproporre la presentazione anche ai bambini. L’obiettivo è di entrare in contatto con le famiglie e con i loro figli.

Dietro a questo fermento c’è anche il sostegno di un nuovo parroco. Quanto incide sul coinvolgimento e le attività?

La figura del nostro Parroco è determinante in questa fase, si tratta di un trascinatore con un grande carisma, in grado di coinvolgimento tanto nelle persone anziane, quanto nei giovani. Lui è una calamita, con grande capacità di attrazione, le proposte non modificano, è la sua presenza a incidere sulla partecipazione, dai gruppi del catechismo a quelli della cresima. Grazie a lui, come parrocchia, da questa estate, è stato riattivato il campo scuola, con animatori nuovi coinvolti dal parroco. Eravamo un po' addormentati, nonostante persone attive ci fossero, ma la spinta che fornisce il parroco e la fiducia che genera non sono sostituibili. L’impronta che lui sta lasciando è tutto.

Le iniziative di sensibilizzazione e approfondimento le curiamo più in collaborazione con le Acli provinciali, molto presenti e stimolanti.

Affianco alle iniziative parrocchiali che sostenete come Associazione Acli, è recente l’avvio di un progetto a cui tu, in particolare, Monica credi molto. Di cosa si tratta?

All’ingresso del parco, da maggio, su mia iniziativa è stato dato avvio al gruppo letterario “Libri in circolo”, dislocando una “bibliocabina”, uno spazio non molto grande con la tettoia e vicino una panchina e un tavolino, il tutto destinato allo scambio permanente di libri: un vero book crossing, destinato a promuovere la lettura e a costruire attorno comunità. Prima nel 2020 nella stanza dei soci avevo io collocato uno spazio per lo scambio dei libri, poi con la pandemia si è fermato tutto.

I membri del Consiglio dell’Associazione Acli San Piero a Grado, composto da una decina di persone, si alternano nella gestione, anche per quel che riguarda le pulizie del prato e del tendone. Questo gruppetto nasce con la collaborazione di Barbara Milani, di Gabriele Burchi, Daniela Del Corso, Beatrice Iacopucci, Carla Falchetti, Arianna Bulleri. Volevamo creare uno luogo nell’associazione dedicato alla cultura e allo scambio. Lo scorso maggio abbiamo proposto “Racconta il tuo libro”, un modo per incontrarsi e scambiarsi opinioni su testi diversi da suggerire, per ampliare le conoscenze degli altri, o ancora abbiamo realizzato delle presentazioni di libri. Ci scambiamo idee, ad esempio per fare un incontro con le donne del gruppo di Barbiana. Come gruppo letterario avevamo dislocato una minicabina nel bagno d’estate, ma l’abbiamo tolta e adesso vorremmo provare a metterla in sede alle Acli e farla gestire in collaborazione con i ragazzi del servizio civile. Può essere una cosa nuova capace di creare una rete di scambio di libri anche con altri circoli.

Abbiamo aperto un canale instagram “libri in circolo Acli Pisa e Lucca” e pagina Facebook, per pubblicizzare le nostre attività, già seguite da diversi follower, soprattutto il canale Instagram. 

CIRCOLO ACLI MONS. F. RUSCONI DI MONTECELIO (ROMA). LA FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE E IL MUSEO ALLA MEMORIA: L’EREDITA’ DI UN PRESIDENTE E LA VALORIZZAZIONE DELLE TRADIZIONI

Marco Stazi è il presidente del Circolo Acli di Montecelio Mons. F. Rusconi, una presenza radicata e diffusa nel territorio.

Marco puoi raccontare la nascita del circolo, le motivazioni, i suoi primi sviluppi?

 Il Circolo ACLI di Montecelio nasce come circolo ACLI Sant'Antonino, in quanto voluto dal Parroco di questa Chiesa, situata all'interno del borgo di Montecelio. Fu proprio Mons. Francesco Rusconi, nell'immediato dopoguerra a volerlo costituire, come associazione cristiana di lavoratori, per contribuire in uno spirito evangelico alla ricostruzione del paese. Fu eletto quasi da subito, quale presidente, il Cav. Giovanni Stazi che ha guidato il Circolo dagli albori fino alla sua morte, avvenuta nel 2017, divenendo un punto di riferimento per la comunità e le istituzioni.

Le attività del primo periodo sono state le più svariate: dall'avvio al mondo del lavoro, a corsi di formazione e specializzazione, per una aderenza migliore alle richieste che provenivano dalle imprese e dalla Pubblica Amministrazione. Si stipulavano convenzioni per l’acquisto di macchinari agricoli volti a favorire la modernizzazione delle imprese agricole, solitamente carattere familiare. Negli anni '60 del secolo scorso, quando l’automobile da bene di lusso riservato ai più abbienti diviene accessibile alla massa, il Circolo ACLI di Montecelio organizza corsi di scuola guida per il rilascio della patente. Inoltre, è stato pensato di organizzare la distribuzione di beni di prima necessità, a lunga conservazione (pasta, legumi, e altro), praticando prezzi vantaggiosi a favore dei soci, nell’ottica di contribuire al sostegno dell'economia familiare, in un paese che all’epoca ancora scontava gli effetti della trascorsa guerra.

Per quanto riguarda le attività prevalenti e le collaborazioni con il territorio?

Il Circolo ACLI di Montecelio, pur non essendo mai entrato direttamente nelle competizioni politiche locali e nazionali, comunque interagiva con i candidati, che prendevano parte al confronto elettorale, appoggiando coloro che dichiaravano di sostenere i progetti cari allo spirito delle ACLI. Inoltre, in collaborazione con la locale Parrocchia di San Giovanni Evangelista, sono stati realizzati, per diversi anni, i festeggiamenti annuali in onore di Maria SS.ma Immacolata e di San Michele Arcangelo, che si tengono rispettivamente l’ultima domenica di agosto e di settembre. In particolare, durante la festa di San Michele Arcangelo del 1985, le ACLI di Montecelio hanno donato alla comunità la fusione in bronzo della statua del Santo che, ancora oggi, accompagna la sfilata delle “vunnelle' e dei "butteri", costumi tradizionali del paese, a cui si dedica ancora oggi molta cura, nel rispetto della tradizione.

L'impegno del circolo ACLI di Montecelio, che dalla morte di Mons. Francesco Rusconi, avvenuta nel 1974, porta il suo nome, è stato costante e sistematico, spesso attivando iniziative modeste, ma frequenti, caratterizzate da alcuni eventi che hanno segnato il paese in maniera indelebile.

Nel 1999, d'intesa con il Parroco di Montecelio, P. Antonio Rencricca, il nostro Circolo Acli ha ri-organizzato la festa di Sant'Antonio Abate, con la benedizione degli animali e la sfilata dei cavalieri. Questa festa era per il paese un lontano ricordo, conclusa all'inizio degli anni '60 del secolo scorso. Con la soppressione della festa era andata in rovina anche la chiesa dedicata al Santo, le cui origini risalgono al XIV secolo, con gli affreschi della scuola di Antoniazzo Romano, raffiguranti la Vergine SS.ma con il Bambino tra le sante martiri Caterina, Liberata, Lucia e Cecilia. A partire da quell'anno, le ACLI hanno organizzato la ricorrenza annuale del santo, dando vita ad una giornata di festa nella domenica più prossima al 17 gennaio e sollecitando la cittadinanza e le istituzioni riguardo la necessaria manutenzione della chiesa. Da abile artigiano quale era il presidente Stazi, lui stesso ha forgiato con le sue mani, nella sua storica officina, tutti gli accessori in ferro: dalla porta d'ingresso, all'altare, fino alla lampada votiva e all’incastellatura della campana. Nello spazio adiacente la Cappella delle ACLI, nel 2013, è collocato un monumento moderno dedicato a Gesù Eucaristico. L'11 giugno 2006, in un contesto di festa solenne, il Card. Agostino Cacciavillan, ha consacrato la cappella, alla presenza di numerosi invitati, celebrando una preghiera per la pace.

Nello stesso anno le ACLI di Montecelio hanno organizzato la festa d'Agosto, l’ultima domenica di questo mese dedicato dalla tradizione locale alla ricorrenza della Madonna. Per lasciare un segno tangibile dell’evento, il sabato della festa, è stata collocata nella zona di recente urbanizzazione una statua della Madonna. Il presidente del Circolo Giovanni Stazi terminati i festeggiamenti, propose una sottoscrizione

collettiva per porre al riparo la statua, realizzando un luogo di culto in questa zona. Viene realizzato un primo progetto che, modificato dal presidente del Circolo, è presentato al Comune di Guidonia Montecelio che ha disposto l'approvazione ed un parziale finanziamento. La modesta costruzione progettata dall’Arch. Annalisa Rendine e dall’Ingegnere Ugo Rendine si intona al contesto paesaggistico de monti cornicolani, con un panorama incontaminato che spazia da Tivoli a Palombara Sabina. La dedica di questa Cappella è voluta fortemente da Giovanni Stazi ed in qualche modo sintetizza i suoi profondi valori cristiani e umani. E’ dedicata alla Madonna della Pace per ricordare che "l'umanità deve perseguire sempre il bene irrinunciabile della pace, affidandola alla intercessione della Madre del Signore”. Inoltre, è dedicata anche a San Giuseppe lavoratore, patrono delle ACLI, perché esprime lo spirito cristiano del

lavoro, rimarcando la devozione al patrono dell’Associazione.

Nel 2018, il Circolo ACLI di Montecelio si è fatto promotore del rispristino dell'orologio pubblico, posto in uno dei campanili della Parrocchiale. Con i fondi raccolti dal cinque per mille delle ACLI e dalla cittadinanza si è data nuova voce all’orologio che, nella piazza centrale, scandisce il tempo. Dunque, è stato installato un nuovo meccanismo, completamente automatizzato. L’iniziativa ha riscosso un grande

successo, con l'attivazione dell’orologio avvenuta a conclusione della Festa di S. Antonio con la presenza congiunta della Presidente Provinciale delle ACLI di Roma e del Sindaco della città di Guidonia Montecelio.

Quali sono i progetti futuri del Circolo di Montecelio?

 

Con la morte del Presidente del Circolo di Montecelio si è tentato di non disperdere il patrimonio morale e sociale costruito nel lungo servizio di militanza nelle ACLI, tra le tante passioni del Presidente che andavano valorizzate vi era il museo realizzato in forma privata, presso un locale adiacente la propria abitazione in Via della Ferrata, 16. Non appena insediato il nuovo direttivo si è posta immediatamente la questione del museo da intitolare a Giovanni Stazi, per evitare la dispersione degli oggetti collezionati, che rappresentano la società e la vita di questi luoghi da fine Ottocento, fino all'immediato dopoguerra. Il progetto, presentato dal Circolo ACLI, ha riguardato la sistemazione della collezione museale di Giovanni Stazi, presso i locali comunali posti in Via degli Scacchi, nel cuore del borgo medioevale di Montecelio. La ex casa delle suore costituisce un luogo nevralgico della memoria collettiva ed il costituendo museo è destinato a fornire visibilità alle ACLI, coniugando la presenza storica nel territorio, con il servizio alla cittadinanza.

Si stanno portando avanti nuovi progetti nel circolo soprattutto riguardo alle attività sociali. In primo luogo, s’intende valorizzare la formazione di attività artigianali tradizionali, quali, ad esempio, la composizione di cesti, ma anche un corso di indottrinamento informatico, per consentire ai soci un migliore l’utilizzo delle moderne apparecchiature, informatiche sia per i pc, che per i telefoni cellulari.

Il ripristino della festa, di cui dicevo prima, ha segnato profondamente la storia locale, infatti, qualche anno dopo, il Comune di Guidonia Montecelio ha provveduto ad effettuare i lavori di rifacimento esterno della chiesa con le nuove coperture, che impediscono ulteriori deterioramenti dell'edificio ed il restauro della facciata, tornata all'antico splendore. Durante il periodo di abbandono della Chiesa di Sant'Antonio erano state trafugate le campane, e nel 2016, d'intesa con le ACLI Provinciali di Roma, sono state commissionate le nuove campane benedette da Mons, Mauro Parmeggiani Vescovo di Tivoli, ricollocandole all’interno del campanile. Le fusioni sono dedicate a due santi monticellesi. Una campana è dedicata a San Giovanni da Triora e riporta il nominativo di Giovani Stazi, il presidente del Circolo ACLI di Montecelio. La seconda campana è dedicata a Santa Maria De Mattias, fondatrice delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo nel centosessantesimo anniversario dell'apertura della prima scuola pubblica del paese. In quest'ultima è riportato il nome di Luigi Sartori, attivista delle ACLI e presidente del settore equestre.

L'iniziativa legata al ripristino della festa di S. Antonio ha avuto ulteriori sviluppi, in quanto nel 2016, con le Acli Provinciali e la parrocchia di Montecelio si è pensato di dedicare una giornata, il 4 ottobre, all’approfondimento delle tematiche ambientali trattate da Papa Francesco nella "Laudato sii". Per l’occasione sono stati invitati i bambini della scuola primaria del paese, presso lo spazio adiacente la chiesa di Sant'Antonio, dove era ubicata la vecchia discarica. In quella stessa mattinata, i bambini hanno piantato diversi alberi di alloro con il loro nome, trasformando in questo modo la discarica in un parco pubblico.

CIRCOLO ACLI “I VIANDANTI DI MONTEVERGINE” (AVELLINO). COSTRUIRE UN CAMMINO COMUNE: DANZE MEDIEVALI E RINASCIMENTALI AL SERVIZIO DEL BELLO E DELLA COMUNITA’.

Il gruppo dei Viandanti di Montevergine nasce per permettere a chiunque voglia condividere e diffondere felicità, bellezza e libertà tramite la danza, di incontrarsi in uno spazio laboratoriale dove ognuno è membro attivo. Ilaria Di Gaeta, diventata amministratore locale, è attualmente vicepresidente del Circolo Acli. Già presidente di questo gruppo, è colei che ha dato impulso alla sua nascita e lo ha guidato dal 2019 ad oggi.

Ilaria inizia così:

Nel 2019 abbiamo formato un gruppo che, nel 2020, si apprestava a diventare Circolo Acli, interrotto dalle vicissitudini della pandemia; un’esperienza diffusa che, considerata la natura del nostro collettivo, ha imposto una pratica diversa delle attività, con la sperimentazione di altre forme e modalità di incontro, tali da non contemplare il contatto. La fuoriuscita dal Covid ci ha permesso di formalizzare la situazione, potendoci trasformare in un Circolo Acli e non in altro, ci tengo a ribadirlo. Il progetto nasce nel solco dei “cristiani in cammino” e comunque, ciascuno di noi, anche chi non è cristiano, riconoscendosi nei valori promossi dalle Acli e condividendo il nostro percorso, ha trovato in questa organizzazione lo spirto e l’accompagnamento, cercato da tutti, in armonia con un orizzonte di valori capace di ispirare l’intero collettivo.

Questo gruppo si mette insieme con l’intenzione di condividere la passione per la danza, in primis. Inoltre, io mi occupavo già di arteterapia e la danza la inserivo all’interno dei corsi che organizzavo, come opportunità di lavoro su sé stessi e sulle proprie emozioni: si trattava comunque di danze popolari. In seguito, come insieme di amici che per un lungo periodo hanno condiviso lo studio e la passione per la danza, si genera la volontà di andare oltre, di cercare e procedere alla scoperta di qualcosa di più profondo. Volevamo mettere al centro il bello, inteso come buono, alla ricerca di ciò che ci permette di condividere e di ampliare l’orizzonte, attraverso la creazione di storie comuni, di un vissuto collettivo costruttore di avventure, mettendoci in gioco, offrendoci spazi di arricchimento personale e di gruppo. A partire da tali riflessioni, io ho proposto di lavorare sulle danze medievali e rinascimentali, in un approccio laboratoriale, nell’ottica di un gruppo che costruisce insieme e gratuitamente offre opportunità per la comunità. Il percorso si fonda sulla virtù della temperanza, una virtù cristiana ben definita, in grado di accompagnare un lavoro sulla mediazione, sulla grazia e sulla gentilezza, strettamente legate al concetto di pace. Operare su questa virtù, attraverso il corpo, significa andare oltre la questione teologica, o verbale e concettuale, ma incarnarla; quindi, esprimerne i principi mediante l’uso del gesto, del movimento gentile, adottando coreografie ambientate nel medioevo, ispirate a virtù e valori cristiani. Appellarsi alla coreutica, ovvero l’arte della danza, che si esprime nel tempo, nella postura, nella grazia, nella gentilezza, è stato motivo per noi di ricerca, di intrapresa di un percorso. Abbiamo iniziato a promuovere spettacoli in giro, dandoci l’opportunità di ricevere erogazioni liberali o sostegno dagli associati; in questo modo, non abbiamo rinunciato alla formazione, coinvolgendo esperti di danza a livello nazionale, e abbiamo potuto sostenere i costi per esibirci nei castelli, nei borghi.

 Nelle nostre rievocazioni ci proponiamo come dei pellegrini in cammino, da qui il nome del Circolo Acli “I viandanti di Montevergine”; pellegrini che nascono idealmente nel 1124, quando Guglielmo da Vercelli, originariamente un pellegrino, ha fondato la chiesa di Montevergine e quello che poi diventerà l’ordine dei Benedettini. Suggeriamo di incamminarci come se fossimo su una macchina del tempo, adattando l’abbigliamento, che riprende le caratteristiche dei pellegrini dell’epoca, con la lanterna, la bisaccia, ecc. Poi abbiamo anche i costumi del 1400, quando ci chiamano per rievocazioni storiche differenti e questo ci offre l’occasione di girare e continuare a portare il nostro messaggio: la ricerca della bellezza, della semplicità e della magnificenza divina, che si manifesta nelle piccole cose. Portiamo anche la condivisione di cibo e bevande e il ringraziamento di quello che ci viene offerto, per contrastare la meschinità della vita. Avevamo bisogno di ricordare il bello, di testimoniarlo quando si manifesta nella relazione.

L’associazione è un modo per continuare a viaggiare in questo senso.

In cosa consistono i laboratori formativi che proponete?

Ci occupiamo dello studio delle danze medievali e rinascimentali, oltre alla produzione di spettacoli e di rievocazioni storiche; i laboratori portati avanti dal nostro Circolo rappresentano un’opportunità di sviluppo di strategie inclusive, il cui obiettivo è la centralità dell'individuo, la sua umanità. Siamo una ventina di persone iscritte all’associazione. Questo gruppo frequenta, danzando, oppure attraverso un supporto agli allestimenti degli spettacoli, però tutti partecipiamo ai laboratori e, quando ci vediamo, condividiamo solo quello che fa parte di questa costruzione, nel rispetto delle difficoltà che ciascuno di noi ha nella vita. Perché c’è stata una fase in cui diversi di noi, nel gruppo, riportavano il proprio malumore, dovuto a problematiche personali. Man mano, lavorando su di noi, abbiamo capito che c’era necessità di uno spazio altro, diverso dai laboratori, quello in cui poter condividere emozioni, pensieri sull’altro, affinché il momento del laboratorio potesse essere vissuto da tutti come un’opportunità di ricaricarsi, di rigenerarsi.

I laboratori sono gratuiti ed aperti a tutti da sempre, senza limiti di età, ci sono persone fino a 76 anni. Ci sono danze davvero molto semplici, che posso essere apprese da chiunque, in uno spirito di condivisione. La costruzione del gruppo, per vivere avventure comuni, ci serve, è funzionale al nostro progetto, però poi la partecipazione ai laboratori è libera: puoi venire una volta, guardare e poi andare via, oppure stare per un periodo circoscritto. C’è un nucleo che cambia, avviene un ricambio, ma quel che resta, che ci dà forza è la storia che attraversiamo insieme, che consolida il gruppo attraverso lo spirito di avventura. Dormiamo insieme nelle palestre, nei castelli, mangiando insieme ovunque, conoscendo persone e luoghi: ogni tanto abbiamo avuto qualche esperienza negativa, ma non volendo ripiegare sulla meschinità della vita, dovevamo costruire qualcosa di bello da metter in comune, anche con gli altri. Questa esperienza sta crescendo, certo mi farebbe piacere una maggiore partecipazione, in particolare da parte dei giovani, che di solito hanno maggiore disponibilità a sperimentare avventure fuori dal proprio paese o città. La tipologia di contenuto che proponiamo, ci rendiamo conto che, non è largamente diffusa e che, forse, potrebbe essere meno attrattiva per i più giovani.

Progetti per il futuro?

Quello a cui si pensava, per avvicinare la fascia dei più giovani, era la possibilità di portare i nostri laboratori nelle scuole. Ma non credo di riuscire a tenere fede ad un simile impegno, sento che il tempo mi sfugge e ne ho davvero poco. Per il momento non c’è ancora nessuno di noi che potrebbe portare avanti questo progetto. Forse c’è chi poteva farlo, ma avuto problemi di salute, adesso deve occuparsi di sé. Il rapporto con gli altri Circoli può essere una strada interessante: abbiamo chiesto al Circolo di San Donato, vicino a noi, di sperimentare un laboratorio di danze. Ci hanno anche detto che, in occasione del loro Cinquantesimo anno, per i festeggiamenti vorrebbero realizzare uno spettacolo. Questa circolarità ci va molto bene, ci piace. Anche in questo caso però la fascia d’età è molto alta. Comunque, da queste collaborazioni può nascere sempre qualcosa di molto produttivo.

Come Viandanti abbiamo stretto un'alleanza con il MID - Coordinamento Regionale della Campania, volta a promuovere un progetto storico e culturale fondato sull'inclusione.

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