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CIRCOLO ACLI DI LUGLIANO, BAGNI DI LUCCA (LUCCA). NELL’EDIFICIO DELLA EX SCUOLA RINASCE LO STORICO BORGO TOSCANO, AFFIDATO ALLA CURA E AL CORAGGIO DELLA COMUNITA’ LOCALE

Il Circolo di Lugliano, a Lucca, conosciuto anche come “Circolino”, rinasce dopo alcuni anni per restituire al Paese un presidio attivo, un riferimento per promuovere aggregazione e convivialità, attraverso il bar e delle iniziative socioculturali. Lugliano è un paese di 170 anime, una frazione del comune di Bagni di Lucca, con lo sguardo verso l’Appennino. Risorgere dall’oblio è un sogno che diventa realtà grazie alla tenacia e alla passione di un pugno di cittadini residenti e non che, costituiti in comitato spontaneo, si sono battuti per ottenere la gestione di uno spazio. A raccontarlo è Dalida Antonini: una ex insegnante in pensione, un concentrato di carisma ed energia, che non aspetta la nostra domanda……

“”Tutto è iniziato nel 2023”, ricorda Dalida, in occasione della festa per la Befana che, tradizionalmente nel nostro paese, come nella zona della Garfagnana e della Valle del Serchio, veniva prima di Babbo Natale e portava doni semplici ad una popolazione povera, qualche mandarino o fichi secchi, doni preziosi per i bambini. Abbiamo voluto far rivivere questa storica manifestazione, riproponendo ad oggi il canto antico del Paese sulla Befana tramandato da generazioni, coinvolgendo adulti e bambini per le strade; facendo in modo che bussando alle porte delle case potessero raccogliere i doni offerti (spumante, cibi di ogni genere, ecc.). Le offerte, messe in comune, sono state poi consumate dalle persone insieme, per creare un’occasione di convivialità. Questo momento di vicinanza tra le persone ha fatto scattare l’idea, maturata da un desiderio profondo: “perché non riapriamo il Circolo di Lugliano, della ex scuola elementare, chiuso nel 2017? Non abbiamo nessuno spazio di incontro e socializzazione”. Intendevamo restituire ad un paese che sta morendo, con la chiusura di negozi di generi alimentari, bar e anche un albergo che avevamo, un luogo di incontro e di socialità, affermando che era possibile trovare nuova linfa. Il Covid ha rappresentato un duro colpo per noi, ma anche un’opportunità di riflessione e forse il modo in cui abbiamo reagito, cantando insieme all’aperto, ci aiutato a migliorare, ad elaborare questo pensiero ed il bisogno di ritrovarci nel nostro paese. Insomma, le idee di cosa fare con il Circolo erano tante, si rincorrevano.

L’edificio era stato vandalizzato e versava in pessime condizioni da quando era stato abbandonato, così ci riunimmo più volte in assemblea paesana, formata da circa una settantina di persone che avevano espresso il forte desiderio di riaprire il Circolo. Da settanta siamo poi rimasti in undici, che sono diventati a tutti gli effetti i soci fondatori. Abbiamo preso dei contatti con le Acli di Pisa che ora sono di Pisa-Lucca, il nostro riferimento. Nello stesso momento abbiamo cercato un dialogo con il Comune che aveva messo l’edificio tra i beni alienabili. Parlando con il sindaco e gli assessori è stata richiesta la convocazione di un consiglio comunale, dove si potesse prendere atto della nostra richiesta. Ci siamo mossi per una raccolta firme (146 firme su una popolazione di 170 abitanti!) con la quale chiedevamo che la ex scuola non fosse venduta, ma restituita al paese, possibilmente con un comodato d’uso gratuito. Esito del primo consiglio: l’edificio poteva tornare al paese, ma sul comodato d’uso gratuito la risposta è stata no. Quindi, abbiamo elaborato un progetto, partecipando al bando dell’Amministrazione comunale per l’affido in concessione. Ci hanno riconosciuto un contratto, che io definisco capestro da sempre, con una somma mensile a scomputo delle somme spese per i lavori di ristrutturazione necessari a rendere agibile l’edificio. Ad agosto abbiamo ottenuto le chiavi, e iniziato i lavori. Sono partite le pulizie, con il supporto anche di altre persone oltre ai soci, all’inizio anche con molto entusiasmo. I bagni sono stati rifatti con accessibilità per tutti e abbiamo iniziato a fare le tessere. Il primo anno solo 40 tesserati. A febbraio il contratto e l’inaugurazione, a maggio del 2024 nasce la nostra associazione e ad oggi siamo 103 tesserati e nessuno credeva che avremmo potuto farcela.

Facendo un breve passo indietro, ancor prima di entrare in possesso delle chiavi del Circolo, il vostro gruppo era già attivo e costituito in associazione, a cui però mancava una sede?

Sì, sì eravamo già Aps, intanto, siamo partiti dal 18 maggio del 2023, spinti dal desiderio di fare qualcosa per il Paese e quando siamo arrivati all’inaugurazione eravamo già pronti. In questa fase, ha visto la luce un percorso di arte terapia, dove tutti hanno dipinto e poi fatto merenda con il pane e il nostro olio di oliva; poi è partita la biblioteca itinerante con letture vicino alla sede del Circolo, sotto il Tiglio e il Bagolaro, all’aperto, promuovendo la creazione di manufatti da parte dei bimbi. Successivamente, non appena ristrutturato e aperta la sede, siamo partiti con una serie di eventi, di cui uno in particolare mi rende orgogliosa: il concerto di un coro gospel diretto da un amico di mio figlio nella chiesa. Un evento molto partecipato, anche da persone che sono arrivate da fuori e che abbiamo concluso con una apericena. Poi abbiamo organizzato diverse cene tra soci per raccogliere fondi e abbiamo ottenuto anche varie donazioni, perché le persone non ci hanno mai abbandonato. Quando si parla del Circolo ne riconoscono il valore. Inoltre, facciamo le pizzate estive e ci siamo organizzati anche per le colazioni della domenica mattina, una iniziativa davvero molto apprezzata. Facciamo i caffè e i cappuccini, e con le paste che facciamo venire da Bagni di Lucca, si mangia in comune nella sala del bar. L’inaugurazione del Circolo ha coinciso con l’attivazione del bar, riuscendo ad aprire solo domenica e sabato mattina, alternandoci. Qualche aiuto c’è e per ora vogliamo mantenere così, una gestione in team, finché riusciamo. Poi ci siamo iscritti al Runts, insomma, è parecchio impegnativo, ma siamo molto contenti.

Per coinvolgere i bambini dai 3 anni ai 13 anni, la domenica ci siamo inventati “l’Orto dei semplici”, un’attività in comune per far piantare ai più piccoli le erbe aromatiche che usiamo per la cucina o per gli aperitivi. Penso sia importante per questi piccoli, occuparsi della loro pianta, dargli l’acqua, vederla crescere. Questa esperienza l’abbiamo iniziata con Gilberto ed Antonella che hanno creato da anni il “luogo dei ragazzi” a Bagni di Lucca, una realtà tramite la quale i ragazzi vengono in contatto con la natura, parlano delle api; inoltre, hanno ideato delle aule all’aperto nella scuola dove io ho insegnato in passato e poi un giardino dedicato alla memoria di una comune amica che ci ha lasciato, interamente realizzato dai bimbi e dai ragazzi nella scuola e un percorso sensoriale con i sassi di fiume.

Invece, come avete incrociato le Acli, come siete stati accolti in questa “casa”?

Come dicevo eravamo un’associazione ma non ci sentivamo tranquilli nell’affrontare gli aspetti burocratici che questo compito richiede e una ragazza del consiglio propose di rivolgersi alle Acli come era già avvenuto in passato. Nel frattempo, le Acli di Lucca erano andate incontro ad una trasformazione, quindi dovevamo fare riferimento alle Acli di Pisa, che avevo assunto la responsabilità dei circoli di Lucca. Ci hanno fornito il nominativo di Rachele e abbiamo preso parte ad una riunione nella canonica della chiesa anche con gli altri, perché non avevamo ancora un luogo fisico dove poterli accogliere. Ci sono subito piaciuti e hanno avuto la nostra fiducia. Ci hanno dato supporto, dei consigli e ci siamo sentiti accolti e accompagnati. Ci hanno conquistato e hanno anche preso parte all’inaugurazione. Per condividere il nostro lavoro c’è Giulia, la nostra animatrice, che subito ci ha proposto e poi sostenuto in una progettualità con il bando Cesvot per le piccole realtà come la nostra. Noi eravamo scettici, non ci davamo abbastanza fiducia… invece ora progetto vinto e approvato: c’è da lavorare con il progetto “Ri-scopriamo Lugliano”! L’idea è quella di creare dei cartelli di alluminio da mettere nei punti panoramici del paese e nelle zone caratteristiche, contenenti tutte le informazioni culturali, storiche e di riferimento del territorio, in due lingue. Al termine di una sorta di passeggiata, anche con le Joëlette, biciclette per disabilità grave, come quelle di mio figlio grande, dopo essere andati alla scoperta delle bellezze del territorio, facciamo una cena per stare tutti insieme.

Per questa iniziativa progettuale, Dalila come vi è venuta l’idea della passeggiata con le Joëlette?

Sono io ad avere un certo pallino per l’accessibilità ai disabili, per ragioni familiari. Mio figlio Davide, che ora ha 37 anni, dalla nascita ha sperimentato delle difficoltà. Grazie a quello che io e la mia famiglia abbiamo appreso, un approccio per garantirgli la massima autonomia considerate le condizioni di partenza, posso dire che mio figlio è stato un vincente. Nei fatti con gli strumenti giusti si può riapprendere a vivere in modo diverso. Noi eravamo nel CAI in precedenza e adesso, amando la montagna, siamo tornati a questa esperienza. Insieme a dei nostri amici del gruppo Pegaso (escursionisti) e forti del vissuto con nostro figlio, abbiamo pensato alla possibilità di usare questa bicicletta per portare in vetta i ragazzi con delle difficoltà. Con questi gruppi abbiamo dato vita al progetto “Montagna per tutti”, perché abbiamo sperimentato in prima persona che è possibile, e vogliamo portare questo messaggio ovunque andiamo. Siamo in contatto anche con molti circoli di zona, uno di questi è di Montefegatesi, dove a giugno abbiamo replicato le esperienze del progetto della montagna e a chi ne fa richiesta. Questo anno si sono uniti anche i giovani dell’Angsa regionale delle famiglie con ragazzi autistici. Un percorso di speranza e tenacia: è un percorso meraviglioso!

Siete ri-nati da poco e pieni di energie: progetti per il futuro?

Oh! Sì, sì certo che ne abbiamo. Qui sul territorio siamo attentissimi e sul pezzo, come si suol dire, quindi, abbiamo messo in cantiere almeno due iniziative. In accordo con Pietro Marri, un mio amico ingegnere in pensione, vogliamo, anche per Lugliano, ripristinare gli antichi sentieri che collegano il paese a Bagni di Lucca, alla Garfagnana, fino all’altopiano del Pizzorno, dove c’era un antico romitorio, un ospedale e altro. Prima i percorsi non seguivano i fiumi come oggi, un tempo si attraversavano i valichi in montagna. Questi antichi sentieri sono il nostro obiettivo, vogliamo ripulirli e poi fare in autonomia la manutenzione. In questo quadro di intenzioni, il progetto futuro per il Circolo è fare in modo che diventi una delle tappe di questi percors ritrovati: così potremo essere un riferimento sia per gli escursionisti che arrivano a piedi, sia per gli amici bikers, offrendo l’opportunità attraverso il Circolo di chi vuole scoprire concretamente il territorio.

Un'altra iniziativa in cantiere è legata ad un bando con la fondazione Cassa di risparmio di Lucca, dal titolo “Call for ideas”, destinato ai giovani dai 18 a 30 anni, per dare voce alle loro idee. Ad esempio, una delle proposte dei ragazzi è valorizzare il luogo dove avevamo svolto l’arteterapia e la biblioteca errante e dotare gli spazi esterni di panchine, come spazio di ritrovo per i ragazzi, e di giochi per i giovanissimi. Vogliono aggiungere una tettoia anche per chi arriverà con i percorsi alternativi che vogliamo ripristinare, in modo da collegare le due iniziative.

A questo va aggiunto che la Fondazione Cassa di risparmio ha apprezzato moltissimo l’idea di fondo che ha animato la rinascita del nostro Circolo, far rivivere un paese morente, ed erano presenti anche all’inaugurazione. In fase di primi lavori loro ci hanno appoggiato molto, attraverso un finanziamento di 3.000 euro, ribadendo, per voce del vicepresidente, l’intenzione di sostenerci in futuro. Questo ci rende molto orgogliosi e la fondazione è molto attiva qui a Lucca, dove hanno sostenuto progetti culturali di grande spessore, quindi, poter rientrare fra le piccole realtà apprezzate da loro, è una cosa importante. Inoltre, abbiamo attivato un contatto anche con la Fondazione per la coesione sociale, governata da donne combattenti, a tutti i livelli, per cui ci si capisce e si può dialogare. C’è intesa sui temi.

Stiamo cercando di ampliare la rete, per questo siamo entrati in relazione anche con il Circolo Acli di Vitiana, del piccolo borgo montano del comune di Coreglia, qui vicino a noi, ma molto più piccolo, per raccontargli la nostra esperienza e segnalargli la realtà delle Acli provinciali e di come hanno aiutato noi. Dobbiamo iniziare a stringere legami anche all’interno del mondo Acli per poter investire in un lavoro in comune, in prospettiva.

LA BOTTEGA DELLE PAROLE APS (NAPOLI). NON SOLO UNA LIBRERIA, MA UN PARCO LETTERARIO, UN LUOGO DI APPARTENENZA, DOVE CULTURA E SOCIALITA’ GUARDANO ANCHE AI BAMBINI.

A Napoli esiste un luogo e delle persone che, con tenacia e in controtendenza, affrontano il segno dei tempi, alimentando lo spirito della comunità con la lettura, promuovendo quella dimensione culturale capace di legare assieme le persone. Myriam Gison, la presidente de “La bottega delle parole”, Circolo Acli di Napoli, spiega perché e come, nel 2011, un gruppo ristretto di persone decide di dare vita ad un progetto di editoria alternativa, che li conduce ad aprire una libreria, ma non proprio una libreria qualunque.

Così ricorda Myriam: “io insieme ad altri tre, in seguito ai percorsi lavorativi intrapresi, per troppo tempo abbiamo incrociato numerose realtà editoriali i cui i progetti di scrittura avevano mere finalità commerciali, nessun interesse e cura per la diffusione della lettura. Nasciamo come associazione di stampo editoriale nel 2011, nel tentativo di promuovere un approccio alternativo, un impulso che si trasforma in un vero obiettivo di promozione culturale sul territorio e si orienta, specializzandosi, verso la lettura ad alta voce con i bambini, per incoraggiare un avvicinamento positivo alla lettura fin da piccoli e creare occasioni di incontro.

Nel 2014, come esito quasi naturale di questo progetto, si sviluppa l’idea di aprire una libreria: esistevano diverse attività svincolate nel territorio, ma a mancare era un luogo fisico in cui vivere insieme una quotidianità, uno spazio dove costruire una comunità nel vero senso della parola. Così abbiamo fatto, ma quello che definiamo “lo spirito di comunità” che anima e sostiene il nostro lavoro si consolida successivamente, quando, nel 2018, vinciamo un bando di assegnazione per occupare un locale all’interno di un parco pubblico. Ci siamo trasferiti, raccogliendo l’esperienza di ciò che avevamo costruito fino a quel momento, ed è arrivato il riconoscimento e il supporto della comunità. Considera che qualche anno prima abbiamo rischiato anche di chiudere: la vicinanza è arrivata dalle persone, dal territorio, attraverso strategie di finanziamento come il crowdfunding e altro; insomma, in questa circostanza abbiamo compreso che il nostro non era un sogno di tre persone, ma una realtà condivisa da preservare. Questa consapevolezza, nel 2018, ci spinge a ri-orientare l’obiettivo e, a fianco della promozione culturale, cerchiamo di sperimentare attività che consentissero di vivere la libreria come un luogo di appartenenza. Non ci siamo risparmiati: abbiamo organizzato qualsiasi genere di evento di carattere musicale, di animazione con i bambini. Il fatto di essere collocati nel parco ci ha permesso anche di organizzare piccole feste, fino a quando per le persone questa non è diventata sempre più “casa”.

Quando avviene l’incontro con le Acli e cosa ha significato per voi?

Ecco quello è stato un momento importante e come si dice a Napoli noi “trasì e mett' 'o chiatto”, ci siamo affacciati in punta di piedi, con un approccio dapprima per la realizzazione di un baretto associativo all’interno del parco e poi stanno nascendo altre cose. Come per gli altri percorsi che abbiamo incrociato in modo fortuito, io personalmente nelle Acli ci sono un po' inciampata.  Credevo di essere ai margini, cioè non lontana, ma non in totale sintonia. Dopo mi sono riconosciuta in questo magnifico spirito di progettazione e apertura ai bisogni che nascono dalla condivisione, di cui le Acli sono capaci. Questo mi ha fatto “essere parte”, mi ha fatto sentire dentro alle Acli: il cercare di capire su cosa è importante concentrarsi, indirizzarsi e affrontarlo come un problema comune. Si è attivato un circolo di “burrAcli”, poi abbiamo ospitato nel parco, a ottobre dello scorso anno, una manifestazione grande, insomma sono tutti punti di contatto, per i quali siamo sostenuti dalle Acli.

Stiamo lavorando, anche ad una manifestazione rilevante, ovvero un concorso di corti rivolto alle scuole, sul tema della differenza di genere. In noi è nata la spinta di avvicinare i ragazzi all’educazione di genere, di cui si parla molto e poi in concreto si fa molto poco; questa esigenza, che si è tradotta in un concorso di scrittura in virtù della mia esperienza nel campo. Dopo però ci siamo posti una domanda: “ma forse i ragazzi vedono molti video?” ci siamo reindirizzati, progettando seguendo questa nuova idea, più in sintonia con i bisogni dei giovani. In questo agire, ritrovo molto lo stile delle Acli. In sostanza, le Acli per noi sono il tassello che mancava, quella componente che ci ha aiutato a strutturarci, offrendosi come punto di riferimento su molti fronti.

Quali sono le forze, le energie che vi sostengono? In quanti siete attivamente coinvolti in questo progetto?

Siamo partiti che eravamo in tre e siamo diventati un’infinità. Due di noi sono rimasti a pieno regime, il terzo socio per ragioni lavorative c’è, ma è meno presente. Siamo molti tenendo conto anche di chi ci supporta quotidianamente. Ora possiamo contare su una persona che abbiamo assunto con contratto, da quando abbiamo ottenuto la gestione dei servizi bibliotecari del Comune di Sangiorgio, però gli operativi, soci volontari sono circa, 22, 23. Inoltre, occupandoci di attività di animazione culturale, del bar e di iniziative nel parco, le persone che partecipano sono associate. Alcuni di loro sono venuti a donare delle piante di pomodoro da mettere a dimora. Quando abbiamo iniziato questo percorso, ci ha stupito la grande dotazione di capitale umano che gravita attorno a noi, non avremo il capitale finanziario, ma quello umano non manca. In questa realtà, chiunque viene si offre per dare una mano e alcuni hanno proseguito la strada con noi, si sono affiliati e hanno avuto anche un ruolo lavorativamente parlando.  Basta anche l’aiuto per cose semplici, come spostare le sedie, occuparsi dei cestini del pane, fino all’organizzazione di grandi eventi. Non abbiamo una strutturazione gerarchica così definita, giusto un minimo, ma chiunque supporta, mentre nelle altre associazioni che conosciamo, i ruoli sono molto più inquadrati, i confini meno permeabili. Faccio un esempio, abbiamo organizzato un festival per la letteratura dedicata all’infanzia e volevano tutti aiutarci a spostare le sedie. Vengono e dicono: “mio nipote si occupa di musica classica” ed a partire da questi input nascono manifestazioni incredibili, come una sessione di musica classica al pianoforte, nel parco. Anche l’idea del bar è nata dall’esigenza delle persone che frequentavano i nostri spazi, noi non avevamo quest’area di competenza diciamo; lo stesso vale per la musica, non sapevamo niente. Ogni estate portiamo avanti una rassegna che si chiama giovani in musica chiediamo ai ragazzi se vogliono esibirsi e mettiamo a disposizione lo spazio: come fanno gli artisti di strada, per far esibire i giovani che vogliono, per mettersi in gioco da parte delle persone. Le idee non si sviluppano a partire da decisioni preconfezionate di pochi, ma nascono come bisogni emergenti condivisi e poi trovano una strada per realizzarsi, con l’apporto di tutti.

Nel direttivo siamo nove e capisco che dovremmo avere un calendario degli eventi e delle proposte che intendiamo realizzare, ma grazie all’attività di front office con la libreria, siamo in contatto diretto con le persone dalle quali raccogliamo le proposte e poi man mano cerchiamo di attivarle. Così sta per nascere un orto da realizzare nel parco (esisteva prima del covid, poi non abbiamo potuto più portarlo avanti).

Siamo partiti con l’idea della libreria e ci siamo trasformati in Parco letterario, quando abbiamo vinto il bando CEPELL (Centro per il libro e la lettura), partecipando insieme ad una rete di associazioni con cui collaboriamo da anni, potendo contare ora di un impianto di filodiffusione per riprodurre la lettura delle storie: a breve, parteciperanno alla lettura anche i bambini. Su questo bando ci puntavamo e avevamo provato più volte, perché riguardava le letture dagli zero ai sei anni, quello in cui ci siamo specializzati, ma non eravamo mai riusciti. Poi un altro bando importante è con il ministero con i fondi PNNR, una nebulosa però, quindi vedremo. Invece con una cordata di associazioni (di cui parte di quelle con cui è stato vinto il bando CEPELL) abbiamo vinto un altro finanziamento, con l’intento di realizzare un ologramma di Carlo di Borbone che racconti la storia del “Miglio D’oro”, e su questo aspetto lavoriamo per dedicarci alle persone con problemi uditivi. Ci aspettiamo anche molta formazione del personale per l’accoglienza. Entri in un modo e poi ne esci attraverso un altro… la vita è così. Abbiamo delle opportunità interessanti con i bandi regionali e qui assieme al mondo Acli.

Il fatto di esservi orientati verso il mondo dell’infanzia è una scelta precisa? Questo è il vostro punto di forza o vene riconoscete altri?

La specializzazione verso il mondo bambini è stata un caso ed una folgorazione al tempo stesso. Quando ci hanno chiamato a fare lettura nelle scuole abbiamo compreso come esista un serio problema di educazione alla lettura, che parte proprio dalla dimensione scolastica. Leggere è uno sforzo che, se non adeguatamente accompagnato, può ledere il piacere che si prova leggendo. In una scuola ho promosso un percorso dal titolo “l’ora di lettura”, che ha modificato radicalmente la propensione dei bambini alla lettura, adesso sono giovani universitari che leggono i grandi classici. Eppure, costringere i ragazzi ad impegnarsi in letture faticose e vincolanti, non adatte a loro in una fase dell’età in cui non sono pronti, fa perdere solo lettori per strada. Quindi può essere utile fare un percorso inverso e poi non si possono eliminare tutti i cellulari del mondo, questo dobbiamo dircelo e dobbiamo tenerne conto. Quindi è necessario trovare un aggancio con i giovani e capire che siamo noi a doverci adeguare ad un linguaggio diverso, più vicino al loro sentire. Ora ci stiamo coinvolgendo anche nella formazione agli insegnanti, che continuano ad assegnare testi che non parlano più ai ragazzi. Noi che nascevamo per altro abbiamo intrapreso la strada dei bambini e dei ragazzi! Eppure, gli insegnanti continuano a non affidarsi a noi, alla nostra esperienza, malgrado poi siamo proprio noi ad incontrare gli stessi ragazzi delle loro classi nella libreria, impariamo a conoscerli e a comprendere i loro interessi di lettura. Quello che consigliamo loro è apprezzato perché dopo ritornano, ti raccontano cosa hanno letto e chiedono altro: per ciascuno qui è una grande soddisfazione.

Il più grande punto di forza crediamo è di aver immaginato il nostro come un progetto collettivo, anche se una tale apertura alla partecipazione predispone ad un livello di rischio più alto del fallimento. Ci siamo affidati, sperimentando in ciò che non era propriamente la nostra area di competenza. Abbiamo preso forma dando seguito alle richieste, ci siamo plasmati grazie al coinvolgimento degli altri. Mentre, la forza di quello che facciamo, che proponiamo è data dalla capacità di inserire i libri anche in percorsi ludici. Faccio un esempio: vieni al parco per portare i bambini alle giostre? Ti trovi una presentazione, un banchetto, un incontro… Facciamo in modo che le persone inciampino nei libri. Stiamo promuovendo un’altra iniziativa molto carina che si chiama “All you can read”, dove mettiamo in vendita libri usati a sostegno delle attività delle associazioni, al Kg o al metro. Se vieni al parco trovi tutto questo. Quindi anche lo spazio direi che è un nostro punto di forza. Lo spazio deve essere esterno, a contatto con gli altri, un luogo diffuso.

Stiamo proponendo anche dei campi estivi per ragazzi e adulti e da questa esperienza apprendiamo molto sulle nuove generazioni. Alcuni ragazzi che ci frequentano, che sono fruitori, già oggi vediamo in alcuni di loro la possibilità di diventare dei futuri librai, quelli che potrebbero seguire le nostre orme. Questo è meraviglioso.

Se ti dicessi Myriam, progetti per il futuro?

In una realtà come la nostra speranza e futuro sono la stessa parola. Lo abbiamo il progetto e, a dire il vero, è anche molto ambizioso: vorremmo creare un’esperienza culturale, editoriale di qualità aperta alle donne e, in particolare, alle donne madri. Il concetto che si cela dietro la nostra utopia è tanto evidente quanto tralasciato: sul fronte occupazionale la rinuncia delle donne madri appare come un destino già scritto. Se lavori in libreria, seppure per pochi spiccioli, puoi portare i figli con te, non devi scegliere tra l’uno o l’altro, puoi investire in cultura senza dover rinunciare, senza sensi di colpa. Il progetto ambizioso quindi parte dalla volontà di trasformare questa realtà in una fonte di lavoro e reddito soprattutto per donne, affinché si trasformi in una impresa culturale. Siamo stati per anni allevati con l’idea che con la cultura e l’arte non si mangia, per questo ti devi snaturare, oppure te ne vai da questo Paese. Noi rispondiamo diversamente: costruire qualcosa di diverso sul territorio, in particolare qui a Napoli, significa anche creare un’opportunità di occupazione. Utopico certo, ma intanto è importante gettare un seme. A Napoli erano sparite le fiere e noi ci siamo proposti per questa avventura organizzandone una dal titolo “Ricomincio dai libri”, pensando al fatto che compiamo quest’anno dieci anni e all’inizio nessuno credeva saremmo arrivati fino a qui. Proviamo e vediamo fin dove possiamo spingere questa utopia, non tutta insieme proviamo a realizzare “pezzi di utopia”. Quando parti se vedi la scala fino in cima sembra complicata, ma se inizi da un piccolo pezzo e poi ne aggiungi un altro, arrivi da qualche parte: la generatività è questo.

CIRCOLO ACLI GAMESHIP DI COMASINA (MILANO). L’AGGREGAZIONE DEI GIOVANI ADULTI CON I GIOCHI DA TAVOLO: SPAZIO DI RELAZIONE E UN PRESIDIO PER IL QUARTIERE

Andrea Perrone, il presidente del Circolo Acli Gameship, del quartiere Comasina a Milano, nella vita fa l’educatore ed è nato e cresciuto nel quartiere. “Non c’è un ospedale alla Comasina”, ci racconta Andrea, “per cui non è letteralmente vero che sono nato qui, ma parlo così perché essere di questo posto richiama un legame identitario forte, che ha portato delle persone e dei gruppi di associazioni ad avere la spinta giusta per “occuparsi” di questo luogo e della sua gente”.

Ad un certo punto ci siamo trovati, come gruppo di giovani che decidono di darsi un nome: “Aggratis” e lo fanno per fare cose per il quartiere, in modo gratuito e volontario. Poi passa il tempo, la gente cresce e il gruppo “Aggratis” si sfalda, perché ognuno prende la sua strada. Però è un primo tentativo di coinvolgimento.

L’avventura del Circolo Acli, qui a Comasina, come prende il via?

Il nostro Circolo nasce nel 2023 come aps dopo due anni di sperimentazione. Una realtà che è stata il frutto dell’impegno di un gruppo di ragazzi che, provenienti da diverse realtà lavorative come operatori dentro “Comasina Centro, si sono messi insieme, con un obiettivo ed una passione comuni. All’interno di questa esperienza territoriale del Comasina Centro, una sorta di luogo polifunzionale, che nel tempo si è proposto come spazio di incontro delle realtà associative ed enti del quartiere, operavano anche referenti della Fondazione Aquilone, come Giulia, e Tommaso, che lavorava nell’Associazione “Contatto”. Io ho la passione per i giochi da tavolo, che incontra l’interesse degli altri, a cui mi legava già l’attività lavorativa. Troviamo che possa essere un utile strumento quello dei giochi per stare insieme e, di comune accordo, scegliamo di aprire uno spazio ludico in un quartiere dove non c’è nulla. Uno spazio in cui i giovani potessero incontrarsi, con l’occasione di uscire da casa per andare verso qualcosa di riconoscibile, di interessante. Ritenevamo utile creare una realtà che potesse essere sostenibile, tenersi in piedi con le proprie gambe, questo ci pareva importante.

Iniziamo a fare delle serate, per agganciare i giovani, portare una proposta nel territorio, essere presenti in piazza. Un presidio per la piazza che è anche luogo di spaccio la sera. L’idea è che se alle 20.30 noi ci mettiamo qui, con le luci accese, in qualche modo stiamo implicitamente dicendo: “se non vuoi stare fuori, puoi stare dentro”. Un anno e mezzo dopo la sperimentazione si aggiunge al gruppo Fabrizio, un attore importante, portando il contributo di una serie di competenze artistiche come la pittura in miniatura, il modellismo, i giochi da tavolo nuovi; ha condiviso la nostra idea di fondo.

Nel mezzo di questa avventura, verso l’aprile del 2022, abbiamo partecipato all’avviso pubblico della scuola dei quartieri del comune di Milano, occasione importante per mettere nero su bianco l’idea, focalizzando meglio chi eravamo, cosa facevamo, e alcuni enti ci hanno offerto una partnership. Ci eravamo posizionati bene, ma per esaurimento dei contributi non siamo stati ammessi. Si è trattato di un duro colpo, volevamo usare i fondi per avviarci come associazione, ma è stata comunque una grande opportunità per chiarirci meglio, per capire cosa essere e cosa potevamo diventare, decidendo di non mollare. Volevamo dar vita a quella idea, quindi abbiamo coinvolto amici e chi ci è stato accanto in questi anni, fino ad accogliere 18 soci, costruendo con un fondo un budget iniziale. Siamo andati avanti per due anni, restando una sorta di gruppo informale. Poi è arrivato il momento di darci una forma un po' più strutturata. Ci interessava puntare sulla trasparenza e darci l’opportunità di accedere a dei contributi, facendo tutto fatto bene. Per mettere su un’associazione ci sono tanti adempimenti e noi non sapevamo bene da che parte iniziare, siamo andati in cerca di aiuto. Allora un po’ per conoscenza, un po’ per relazione, un po’ per storia, un po’ perché sapevamo che a livello di impegno e valori ci corrispondevamo, le Acli ci sono sembrate il luogo più adatto a cui avvicinarci.

La comunità delle associazioni della zona ci ha dato un sostegno basilare, ci ha spronato, anche dal punto di vista degli spazi, non ci hanno chiesto nulla e hanno apprezzato l’idea, supportandola come si fa con una start-up. Carla Valenti è la presidente del circolo Acli Comasina ed è partita da lei la proposta di diventare un circolo Acli. Condividiamo lo spazio fisico di “Comasina centro” (luogo dove si incontrano molte realtà del quartiere e della piazza) con una libreria con ante dove conserviamo i giochi.  L’anta di sinistra è lasciata più libera e magari è incasinata, perché in autogestione, ci sono i giochi a cui possono accedere tutti. L’altra anta è chiusa a chiave, i giochi si possono prendere ma c’è una sorta di rito a cui ci si deve sottoporre: il gioco si chiede, si pensa con cura. Il messaggio dell’anta chiusa a chiave è proprio quello di far capire che c’è una cura e un lavoro di rete dietro; quindi, bisogna rispettare e imparare il modo in cui condividere. D’estate tendiamo ad uscire, ad abitare la piazza.

Qual è la vostra idea del fare animazione per la comunità? Il modo stare dentro questo quartiere?

Il Comasina centro incarna la mia idea della comunità, un’idea che non è uguale per tutti e che io vivo in un certo modo perché sono di qui, inoltre sto spendendo molta della mia professionalità in questo posto. Intanto per me è stato prendere parte ad un luogo fisico che si vede, poter creare uno spazio concreto, dove poter far convergere forze diverse, in cui ciascuno è portatore di risorse, passioni e capacità di fare cose diverse, che possono essere messe in rete. Il senso del fare insieme: dove uno si ferma dove non riesce subentra l’altro. Significa mettere in comune storie, esperienze, competenze, il proprio vissuto. Creare movimento insieme, l’intenzione di “far circolare” sono concetti alla base di questa idea di comunità che sto cercando di condividere con gli altri, che non sono di questo posto. Pur consapevoli delle difficoltà, perché ciascuno ha la sua identità, anche un certo bisogno di emergere, però lo spirito di stare insieme è forte e le persone che sono di qui condividono questo spirito. Chi non ha vissuto qui fa molta fatica a comprendere tutti i meccanismi della comunità perché sono complessi, per quanto siamo tutti molto affascinati e stimolati., anche se non vedono tutto il processo che riusciamo a compiere con il nostro operato. Il nostro è un continuo apprendere. Spesso le comunità sono percepite come un’accozzaglia di realtà, a volte messe insieme su fogli di carta, ma se poi non interagiscono, non ha senso. Serve un coordinamento, chi tiene le fila, agevolare la comunicazione, operare un monitoraggio continuo e un presidio fisico, che viene visto. Questo agevola il cammino della comunità stessa. Poi ci deve essere impegno personale, tanto, e lo sguardo: ci sono persone che qui sono tesserate a 4/5 enti diversi (alle Acli, alla ludoteca, al comitato di quartiere, ecc.) per manifestare il proprio impegno a tutto tondo e su più fronti.

L’intenzione da parte nostra all’inizio è stata quella di portare nel quartiere l’aggregazione dei giovani adulti, ma in un clima familiare ed inclusivo, non un luogo con aspetti commerciali, ma una ludoteca rivolta alla famiglia. Allo stesso modo ci interessava essere un presidio, un luogo di scambio per i giovani della piazza. Sicuramente ci siamo per dare delle risposte ad un contesto locale che presenta problemi di criminalità e con una forte dimensione interculturale, dove far dialogare i popoli, come di suol dire, e questo diventa sempre più difficile. Da anni lottiamo affinché la piazza, non sia associata ad una immagine di illegalità, con le Acli non ci siamo tirati indietro, abbiamo lavorato molto su questo. Siamo uno spazio, quello di Comasina, in cui tutti convergono ed è stato determinante l’apporto di tutti, in particolare delle Acli.

Molte sono le realtà che operano a sostegno di Comasina, perché dal vostro punto di vista, c’era il bisogno di dare vita a “Gameship” per il quartiere?

Ah questa è facile! (Andrea sorride). La nostra passione per i giochi da tavolo è stata già citata e questa è di sicuro una delle ragioni. Nel quartiere prima di noi non era presente alcuna proposta per i giovani, almeno per il target di cui ci occupiamo noi, ovvero i giovani adulti. Questo tradotto per noi significa i ragazzi dalle scuole superiori in su, ma per ora ci siamo concentrati su giovani dai 18 anni in poi. Ad esempio, madri o padri di famiglia: per queste persone non c’è nulla. Questa riflessione è frutto di una consapevolezza sperimentata da me in prima persona. Alle volte pensavo: “ma io vorrei poter uscire e fare qualcosa nel mio quartiere; altrove le cose ci sono e perché Comasina è dimenticata dal mondo?”. Quando mi sono occupato dei ragazzi più piccoli con l’oratorio, anche per andare a mangiare un gelato dovevi andare in luoghi vicini, attraversare il ponte che abbiamo qui. Quindi, volevamo portare qualcosa di diverso e inedito, che non si era mai visto, una proposta ludica di sicuro che potesse essere fruita con facilità, senza troppe complicazioni e in grado di abbattere alcune barriere tra le persone. L’idea era di mettere insieme le persone con il gioco, ma allo stesso tempo chiedere alle persone di mettersi in gioco. Questa esperienza nasce da un sentimento comune, in un preciso momento storico, e da un incrocio di motivazioni, idee, impegno, e fatta da un’altra parte non potrebbe mai avere le stesse caratteristiche.

Dalla sperimentazione, alla costituzione siete diventati una realtà un poco più consolidata. Avete qualche progetto in cantiere, idee per il futuro, altri obiettivi da raggiungere?

Proprio di recente, in occasione del bilancio, verso aprile, abbiamo scritto una relazione, individuando, con l’occasione degli obiettivi futuri che abbiamo condiviso. Come prima intenzione vogliamo investire su un’idea che si è sviluppata nel tempo, ovvero coinvolgere i ragazzi al di sotto dei 18 anni, quelli delle superiori. Prima eravamo scettici, poi quest’anno ci siamo inventati una nuova formula per il target dei membri che chiamiamo “junior”. Gli facciamo fare la tessera per questioni assicurative, poi però per le serate che organizziamo non versano alcun contributo, vengono gratuitamente. Non era produttivo per il Circolo economicamente, ma volevamo seminare a tutti gli effetti, cioè far crescere i ragazzi per poi coinvolgerli di più, provare a chiedere un impegno maggiore; inoltre direi che tengono botta con i più grandi, sanno giocare alla pari sugli stessi livelli. Quindi è fattibile. Al momento sono solo 5, ma nei progetti c’è di incrementare il numero.

La seconda prospettiva di cui abbiamo parlato riguarda la partecipazione ai bandi, qualora ci fossero, per disporre di un budget un po' più consistente, ma anche organizzare degli eventi insieme ad altri enti, come ad esempio la festa di quartiere dove siamo molto attivi, con un torneo anche con i più piccoli; facendo questi eventi animiamo la piazza, usciamo anche da Comasina centro. Un’altra idea è il corso di pittura in miniatura che vorremmo fare.

L’aspetto della comunicazione e pubblicizzazione del Circolo dovremmo curarla di più. Ci siamo ripromessi di incentivare l’attività di pubblicità, attaccando dei volantini nelle biblioteche, incrementando la nostra presenza sui social, per permettere alle persone di avvicinarsi di più. Non è la solita ludoteca ma dietro c’è un pensiero, dei contenuti che vanno narrati per coinvolgere e per fare in modo che qualcuno sia stimolato a fare in prima persona.

CIRCOLO DI BORGOROSE (RIETI). UN CIRCOLO TIRA L’ALTRO: DA BORGOROSE A CIVITELLA, I SERVIZI E LE ATTIVITA’ AGGREGATIVE PER LE PERSONE SI ESTENDONO NELLA REALTA’ DEL CICOLANO.

Questo Circolo nasce dal bisogno di associazionismo che credo ciascuno di noi, seppur in concentrazioni diverse, ha in testa. Poi ci si scontra con la realtà e si comprende che non è possibile fare tutto, ma qualcosa è nel nostro potere. Esordisce così Michele Biscaini presidente del Circolo di Borgorose.

Siamo in provincia di Rieti, a 30 km dall’Aquila e precisamente a 50 km da Rieti. Prendendo l’autostrada A24 raggiungiamo il casello “Valle del salto”. Una bella realtà qui del Cicolano, intendo la zona storico geografica in provincia di Rieti chiamata così; probabilmente è la più grande della zona con 1800 abitanti, una metropoli diremmo con una battuta. L’attivismo non manca ed è diffuso in molti campi, dallo sport ad altro. Conosco questa dimensione perché sono stato sempre impegnato nell’associazionismo, sono un attivista da sempre però, con il tempo, ho preso le distanze dalle altre associazioni che ho incontrato. Quando si è in troppi ad essere protagonisti si rischia di non realizzare nulla di concreto. Il rischio di dividersi è più alto delle possibilità di azione.

Come nasce l’idea del Circolo?

Personalmente ho avuto delle attività in proprio, di somministrazione, bar, e poi un internet point e ho chiuso perché non c’erano i numeri per proseguire. Diciamo che ho fatto fatica a reinserirmi nel mondo del lavoro. Era il 2006 ho provato a guardarmi intorno e poi nel 2011 non ho cercato più altro. Piuttosto ho provato a capire come il mio tempo e la mia disponibilità potevano essere investiti a supporto degli altri. Mi sono imbattuto nelle Acli e ho conosciuto Capitani del provinciale di Rieti, iniziando a fare un lavoro di raccolta delle pratiche sul territorio per poi portarle a Rieti, dove venivano lavorate dai servizi competenti. Era il 2017, se non sbaglio. Non avevo un vincolo di nessun tipo, ho iniziato per piacere e per provare. Ho avuto occasione di muovermi tra la gente, ampliando i miei contatti, potevo parlare con le persone, farmi raccontare dei loro problemi e sono tornato a sentirmi vivo finalmente. Ho potuto conoscere meglio il territorio, anche se io sono stato sempre coinvolto dal di dentro, con altre realtà associative, però a differenza del passato non mi butto più a capofitto nelle cose per provarle, ho i piedi per terra. Per questo ho scelto di occuparmi dei servizi, perché c’è una grande necessità qui da noi e non ho interesse per la somministrazione o simili. Mi occupo di servizi per le persone e sono diventato una punta avanzata per la gestione dello spid anche rispetto alle poste; poi sono passato all’assistenza per il ricevimento delle mail, alla gestione delle PEC, passando per l’assistenza alle domande scolastiche ATA3. Le strutture tecnologiche per svolgere i servizi le avevo già, perché ho messo a disposizione uno spazio a casa mia, attrezzato come ufficio, mettendo tutto a disposizione per la gente che mi chiede e ha bisogno del mio supporto. Ho ampliato le attività di assistenza per Patronato e Caf e poi ho un giorno fisso in cui vado a Rieti a consegnare le pratiche, che poi vanno lavorate. Di solito il martedì mattina.

Ad un certo punto la nostra zona è rimasta sprovvista di altri servizi, hanno chiuso le scuole guida, gli uffici che si occupavano di pratiche automobilistiche, le visite medico legali per la patente non si sapeva più dove farle, allora io mi sono allargato. Ho creato dei contatti con l’Aci di Rieti, assicurandomi una scontistica sulle pratiche per i soci acli. Mi sono cimentato nella raccolta delle pratiche del rinnovo delle patenti e su questo lavoro, soltanto, ricavo un piccolo margine con il quale copro tutte le spese e i costi delle altre attività. Io non ho bisogno di molto. Me la cavo e non sono sposato. Quello che è importante per me è pagare la bolletta quando arriva, riuscire a tenere in equilibrio i costi.

Questa attività ti ha consentito di allargare lo sguardo e di creare altri legami sul territorio? E di che tipo?

Questo modo di fare mi ha offerto l’opportunità di andare in giro anche per altri paesi o frazioni vicine, come quella di Civitella di Pescorocchiano qui nel Cicolano, dove sta nascendo un circolo Acli con un numero di tesserati davvero consistente. Noi a Borgorose ne abbiamo 65 di tesserati, che raccogliamo attraverso la gestione delle pratiche. Ma a Civitella hanno un circolo un po' diverso, anche rispetto alla tipologia di iniziative. Adesso ci sono delle persone che mi supportano e dal nostro circolo ci siamo allargati verso Civitella li accompagniamo un po’ e organizziamo insieme le attività, per lo più rivolte agli anziani. Ad esempio, insieme abbiamo messo in piedi un taxi sociale per portare gli anziani alla asl, che è collocata in cima alla collina, un punto difficile da raggiungere. Questa attività la facevo già io per le persone di Borgorose, quando dovevano sottoporsi ad una visita medica o fare un prelievo di sangue, usando direttamente la mia auto. A partire da questa idea, con Civitella abbiamo acquistato un pulmino di 4-5 posti. Collaboriamo moltissimo e ci scambiamo le esperienze, anche se noi siamo più orientati sul versante dei servizi e loro si dedicano di più alle iniziative di supporto sociale e ricreativo per gli anziani, attraverso anche la somministrazione, perché organizzano delle serate.

Siamo due circoli che nascono dalla stessa radice. Due Comuni differenti che confinano e l’esperienza del nostro Circolo, parlando, raccontando di Acli e di quello che facevamo ha dato l’impulso per la nascita del Circolo di Civitella, con dei giovani. Lo scambio attraverso la parola ha un potere enorme per appassionare le persone sul fare. Sono un po' come una nostra costola e ancora non hanno una sede per le attività, ma sono andati avanti, si sono organizzati e questo non li ha fermati. Ci compensiamo e pensiamo a delle attività insieme. Questo modo di fare è paragonabile ad un metodo che ha esiti inaspettati. Per dirla tutta, qui vicino c’è un altro paesino che non conterà più di venti anime ed una ragazza di origini romane, molto attiva sul piano associativo. Con il nostro approccio l’abbiamo avvicinata, parlando, e adesso vuole aderire alle Acli. I circoli nascono parlandosi.

La raccolta delle pratiche fra le persone, vi offre anche l’opportunità di ascoltare esigenze e bisogni che altrimenti non si esprimerebbero?

Hai colto nel segno: quello che facciamo è anche ascolto delle persone. Considera che i servizi sociali del Comune mi detestano. Magari non proprio, però gli pongo dei problemi e delle realtà sociali di famiglie del territorio che loro neanche conoscono. La nostra è una piccola realtà, dove è necessario offrire un servizio a 360 gradi, non puoi settorializzare, le necessità sono tante e connesse fra loro, a fronte di una totale carenza di punti di riferimento, risposte e accompagnamento per ogni tipo di pratica.

Avere un colloquio diretto con la persona per la pratica è già un modo per comprendere i bisogni altri. Di attività aggregative non ne organizziamo molte. Avremmo modo di lavorare con la parrocchia, ma i rapporti non sono facilitati dal parroco che c’è adesso. Non che ci siano brutti rapporti, ma non è di grande iniziativa e non riesce ad andare oltre. Anche la visita dal Papa dello scorso giugno, con un contributo delle spese, la abbiamo organizzata noi da soli senza collaborazione, e ci siamo resi conto che quel momento era molto atteso, anche come occasione per ritrovarsi. Questo mi ha fatto pensare che, forse, dovremmo investire più energie in iniziative aggregative un po' diverse. Ma con la parrocchia è davvero complicato. Dalle parti di Civitella con il parroco c’è addirittura un conflitto. Non è semplice.

In proposito ho un’idea in testa da tanto tempo e sto cercando di capire se è realizzabile. Vicino abbiamo un’area ambientale che si chiama riserva montagne della Duchessa, dei monti al confine tra Lazio e Abruzzo e noi siamo sul versante laziale. Quest’area è accessibile da due punti, di cui uno è quello di Corvaro (la frazione più popolosa del Comune di Borgorose), che non è mai stato sviluppato, perché è in prossimità della Valle del Salto, dove c’è la galleria. Come impatto non è piacevole guardare alla galleria e pensare che lì c’è la riserva, però è uno spettacolo in realtà. Ci sono dei progetti di cui si parla per ripercorrere le vie della transumanza, oppure per organizzare altre camminate, con l’intento di risvegliare l’area dal nostro lato. Così noi potremmo pensare a qualche iniziativa aggregativa che possa valorizzare questa bellezza naturale, coinvolgendo i nostri soci e le Acli. Abbiamo anche delle grotte meravigliose e potremmo proporre dei percorsi, delle camminate per i soci. Puntare agli aspetti naturalistici del territorio per tenere insieme le persone, non disperdere un patrimonio. Qualcosa abbiamo già provato con il CTA. Nei nostri sogni magari questa attività, un domani, potrebbe tramutarsi anche in una opportunità occupazionale per qualcuno della nostra zona. Niente di trascendentale, ma vorremmo immaginare un progetto che, a partire dalle esperienze concrete, dall’incontro delle persone in un contesto con un valore storico-naturale, possa generare anche alcune opportunità di tipo lavorativo, per il nostro territorio.

CIRCOLO ACLI “MONS. FRANCESCO PLET” STARANZANO (GORIZIA). DA UN SEME NASCE UN ALBERO DOVE CRESCERE INSIEME E GENERARE LEGAMI NEL TERRITORIO

«Da quel seme gettato da pochi uomini di buona volontà, oggi è cresciuto un albero». Così, nei festeggiamenti del suo venticinquesimo anno di età si ricorda la nascita del Circolo Acli “Mons. Francesco Plet” di Staranzano a Gorizia. “Per l’occasione abbiamo preparato una pubblicazione” racconta Davide Ronca, Presidente del Circolo riconfermato al terzo mandato per via straordinaria.

Ripercorriamo un po' questa storia nei suoi passaggi principali. Quando e come nasce il Circolo di Staranzano?

Parliamo del 1959, quando le Acli rappresentano nel Paese e nella nostra regione una realtà consolidata e nel paese si raccolgono un centinaio di simpatizzanti. Grande impulso alla nascita del Circolo viene dato da Francesco Plet per tutti “Don Cesco”, rimasto a Staranzano per circa 19 anni, e questo mette in luce una caratteristica storica importante del Circolo, ovvero lo stretto rapporto intrattenuto con la parrocchia, che da sempre lo ospita nei locali di sua proprietà. Fino alla ristrutturazione dell’oratorio siamo rimasti nella struttura originaria. Un piccolo nucleo di aclisti staranzanesi frequentava da tempo il circolo di Monfalcone, attivo già dal 1947. Gli aclisti sono un supporto fondamentale per le diverse iniziative parrocchiali, nell’organizzazione delle processioni, delle feste e dei vari momenti di vita della comunità. Il sostegno e l’incoraggiamento di Don Cesco sono esemplari e grazie alla sua spinta il Circolo diventa un punto di riferimento per la collettività anche con gli operatori di Patronato e Caf. Il Patronato è attivo già un anno dopo la fondazione del Circolo e conta sul supporto di numerosi volontari, un concreto servizio offerto a tanti cittadini e lavoratori per superare gli scogli burocratici delle pratiche fondamentali. La gestione e la collocazione in locali adeguati del bar sociale è stata dall’inizio una delle preoccupazioni dei dirigenti del circolo Acli di Staranzano, assieme alla creazione di uno spazio per riunioni e incontri. Questa realtà si sviluppa nel rispetto della sua funzione aggregativa e di partecipazione, con la sistemazione del bar e della sala nello scantinato, in pratica il sottopalco della sala-teatro San Pio X, di proprietà della parrocchia, da tempo usato come deposito. Nell’arco di tempo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta partono i lavori di ristrutturazione, a cui i soci si dedicano con tempo e fatica, spendendosi gratuitamente in questo progetto di valore per tutti. C’è la possibilità di usufruire di uno spazio esterno.

Gli aclisti si sono pienamente inseriti nel tessuto vivo della comunità. I soci del Circolo sono stati negli anni impegnati per esempio nella commissione della biblioteca comunale, nella commissione per lo sport, negli organi collegiali della scuola, hanno collaborato con altre associazioni locali, senza distinzione di appartenenza, nell’organizzazione di manifestazioni sportive e ricreative, di sagre e feste paesane. Si giocava a tombola e si facevano partite di carte.

Cosa succede nel vostro territorio negli anni seguenti e quale ruolo ha assunto il Circolo?

Staranzano è un paese relativamente giovane. Si è staccato da Monfalcone conquistando una sua autonomia, con una popolazione, oggi di circa 7000 persone. Conosce una crescita importante dagli anni ’70 agli anni ’90, con una forte espansione urbanistica e demografica, valvola di sfogo della città di Monfalcone con i suoi cantieri navali. Il rischio in questa fase è che la nuova cittadina, cresciuta in modo troppo rapido, potesse ridursi ad un anonimo agglomerato urbano, una sorta di periferia-dormitorio di Monfalcone, perdendo la propria identità e il senso di comunità. Quindi, per evitare questa deriva il Circolo si impegna per ampliare i punti di riferimento e di attrazione e le occasioni di incontro. Assieme alle altre associazioni parrocchiali, promuoviamo la festa patronale dei Santi Pietro e Paolo (la prima edizione è del 1977) e partecipiamo da allora, con un nostro grande chiosco con cucina, alla storica Sagra de le Raze. Si riscopre lo spirito paesano e le tradizioni locali per includere i nuovi residenti e mantenere la coesione fra la gente. Non sono mancate le gite sociali, in Italia e all’estero, i corsi di ginnastica per adulti e per anziani (nella palestra messa a disposizione dal Comune), i soggiorni termali, i tornei di calcio e le gare di briscola, la Festa della Donna e la castagnata. Molte altre attività hanno contraddistinto il fermento di questo Circolo.

L’attenzione ai giovani è anche centrale negli anni. Negli archivi del Circolo si trovano con continuità, tracce di numerose iniziative pensate proprio per i giovani (cineforum, mostre di pittura e di fotografia, cacce al tesoro, gite in bicicletta, soggiorni estivi e invernali) e naturalmente lo sport: gare podistiche, tornei informali di calcio e basket in grado di attirare ragazzi che poi riempiono e animano così i campi sportivi della parrocchia. Le Acli hanno avuto anche un ruolo non secondario nella crescita del baseball a Staranzano, un’attività ormai tradizionale e ben radicata, che ha ottenuto importanti riconoscimenti nel 2019 dalla Proloco.

C’è un momento in cui affrontate una svolta, e anche le iniziative assumono un nuovo indirizzo?

Nel 2016, il direttivo uscente prende una decisione rilevante. Ormai composto da soci di un’età media intorno ai settant’anni, il direttivo si propone un rinnovo, chiedendo ad un piccolo gruppo di tre giovani di contribuire a sviluppare le attività del Circolo per sostenerlo e dare una mano. Alla fine, ci hanno offerto l’opportunità di entrare nel direttivo.  

La svolta c’è stata quando abbiamo iniziato a concentrarci sullo sviluppo di attività educative rivolte ai bambini e, di volta in volta, sempre più strutturate. Volevamo creare uno spazio di crescita per i giovani sin da piccoli e un supporto alle famiglie, un luogo dove ciascuno potesse esprimere il proprio potenziale e stare insieme agli altri. Siamo partiti con l’organizzazione dei centri estivi, con attività di gioco e animazione per i bambini e i ragazzi delle scuole elementari e medie, per poi passare al nostro ormai storico progetto “eSTAte in STAlle” (doposcuola, laboratori teatrali, centro e campo estivo, grazie al supporto di contributi pubblici e privati. Abbiamo coinvolto 190 bambini, raggiungendo il numero di 420 tesserati.

Eravamo partiti con i volontari che svolgevano le attività senza strutturare oltre le azioni. La prima iniziativa è stata avviata con 12 bambini e 4 operatori, provando a riproporre per tre settimane, e siamo arrivati a 40 bambini, chiedendo un contributo minimo per le spese. Intendevamo essere inclusivi e aperti anche ai contributi della Caritas e ai servizi sociali se fosse stato necessario. Poteva essere un aggancio per quando ci saremmo trovati di fronte a delle famiglie in difficoltà. I bambini che abbiamo coinvolto, negli anni, sono rimasti con noi, diventando volontari, a loro volta, e in continuità anche con l’opportunità del servizio civile. Li abbiamo inseriti in un percorso di crescita e autonomia.

Avete quindi progetti di servizio civile con i quali coinvolgete giovani volontari?

Progetti legati al servizio civile universale, ma abbiamo anche un progetto di servizio civile solidale che consente ai ragazzi di svolgere sei ore in più rispetto a quello universale. La proposta è di trascorrere un periodo estivo, collaborando con noi nella realizzazione di attività di socializzazione per ragazzi. In particolare, i volontari affiancano i nostri educatori e animatori nella realizzazione di attività di centro estivo, presso le Stalle Rosse di Staranzano e durante il periodo scolastico possono essere coinvolti nella realizzazione del "Non solo Doposcuola", con attività di supporto allo studio e non solo, rivolto a ragazzi, con l’accompagnamento di figure specializzate come psicologhe, educatrici, pedagogiste, ecc.

Con il tempo abbiamo aggiunto un servizio doposcuola rivolto ai bambini con specifiche fragilità o disagi, bambini DSA e spazi di dialogo e incontro dove i ragazzi possano avere l’opportunità di confrontarsi e discutere insieme. E’ stato un grande investimento il nostro, ma alle volte ci rimproverano perché sostengono che ci siamo dedicati molto ai bambini e a i ragazzi, trascurando le esigenze della terza età. Abbiamo pensato però ad una serie di iniziative di aggregazione e svago piuttosto partecipante anche dai più grandi, per così dire. Organizziamo balli di gruppo e registriamo la presenta di circa un’ottantina di persone ad ogni pranzo che realizziamo. Non mancano le attività di ginnastica posturale, rivolta soprattutto alla fascia d’età dei cinquantenni. Nell’oratorio c’è anche una cucina che viene aperta a pubblico durante il periodo della sagra di paese.

Inoltre, dal 2009 gestiamo una sala teatro, la San Pio X di Staranzano, che permette di accogliere 182 posti a sedere, dove è possibile rappresentare spettacoli teatrali, intrattenere conferenze, eseguire concerti musicali e corali, questo grazie a lunghi lavori di ristrutturazione iniziati nel 2004 il cui merito va all’interessamento dell’allora parroco Don Fulvio Ostroman. Presso il teatro il Circolo, in collaborazione con Pro Loco e MACC di Staranzano e l'associazione "L'ARMONIA" di Trieste, si organizza la rassegna teatrale "Star a Teatro", con molti appuntamenti da ottobre ad aprile in teatro dialettale. Ma rappresentiamo anche teatro in lingua italiana.

Insomma, riusciamo a mettere in piedi molte attività utili per il nostro paese, con la sola forza dell’azione volontaria e con il contributo di tanti soci che si sono spesi e tuttora si impegnano per rendere tutto questo possibile.

Qualche battuta di arresto o punti di debolezza?

Il Covid è stata un’esperienza faticosa e critica per tutti e anche per i circoli, ma per quanto ci riguarda non posso dire che sulla realtà del Circolo di Staranzano sia stato un ostacolo: abbiamo aperto per sei settimane consecutive, occupandoci di dare risposte a quei bambini che non andavano a scuola a causa dei lockdown; poi dal 2022 al 2023 sono state 12 le settimane in cui ci siamo presi cura dei ragazzi nel periodo dalla fine all’inizio della scuola

Riconosco che siamo più fragili su tutta la fascia dei genitori, magari per il servizio dei pranzi li coinvolgiamo e vengono con i bambini ad aiutarci per l’attività da svolgere, ma non abbiamo pensato a delle iniziative mirate.

In che modo siete, vi sentite Acli e come siete legati al mondo Acli?

Il senso della nostra azione e dell’essere Acli è mantenere uno stile volontario da ormai venti, trent’anni; operando nella gratuità e nell’essere vicini al prossimo perché ci piace farlo. Pensiamo a chi mancano le opportunità, a chi è povero di opportunità, possiamo riconoscerlo tra altri nel fare Acli come la facciamo oggi.

Grazie alla comunicazione, al gruppo GA, al lavoro della Provincia possiamo contare su un bacino numeroso di volontari. Curiamo noi la comunicazione attraverso facebook, instagram e affianco ad un sito più istituzionale, abbiamo un canale whatsapp. Il legame che abbiamo molto stretto e con Us Acli anche per via delle attività sportive che svolgiamo con i ragazzi. E’ un rapporto che nella sostanza ha molto valore per noi.

La questione rilevante riguarda però la necessità di trovare la giusta sinergia con le 70 associazioni iscritte all’albo comunale. Dobbiamo lavorare meglio insieme e forse la fatica maggiore è nella collaborazione e nella coordinazione che ha portato alla proposta di creare una consulta associazioni. La Consulta delle Associazioni è un organismo rappresentativo, uno strumento di partecipazione per favorire il rapporto tra l’amministrazione comunale ed il mondo associativo e tra le associazioni. 

Cosa ha il vostro Circolo che gli altri non hanno?

La capacità di non fermarsi al “si è sempre fatto così”; una via alternativa si può sempre trovare. Trovare la strada da percorrere senza arretrare di fronte alle difficoltà, grazie anche al supporto della creatività.

CIRCOLO ACLI DI RIVELLO (POTENZA). I RAGAZZI DEL BASEBALL: COLTIVARE RELAZIONI E OPPORTUNITA’ DI CRESCITA AL SUD

Nel 2016 a Rivello, centro collinare in provincia di Potenza, un gruppo di genitori e amici decide di attivarsi per sostenere le iniziative della parrocchia. Inizia con questo semplice gesto la storia del Circolo Acli Rivello, grazie allo spirito e all’intraprendenza di chi vuole mettersi in gioco per gli altri. Gustavo Savino presidente del Circolo Acli Rivello, presenta il Circolo partendo da qui.

Il vostro circolo possiede un tratto distintivo inconfondibile. Per cosa siete conosciuti in particolare nel vostro territorio?

Volevamo contribuire alla crescita dei ragazzi del nostro paese, dargli uno stimolo, coinvolgerli in un interesse che potesse incuriosirli e, allo stesso tempo, avvicinarli al circolo. Allora un giorno suggerisco la pratica di un nuovo sport e, per tentare qualcosa di diverso dal solito, propongo il baseball. Non si tratta esattamente di una pratica sportiva nota in Italia, viene giocato in qualche regione del Nord, ma al Sud è del tutto sconosciuto. Questo però non rappresentava un problema, se consideriamo che l’idea all’inizio è stata di organizzare una giornata per divertirsi e stare insieme, niente di più. Doveva nascere e finire così come era iniziata, nessuna continuità, solo una sperimentazione che aveva visto coinvolto lo stesso parroco, per divertirsi. Sorprendentemente non è andata così, l’interesse è cresciuto, i ragazzi si sono appassionati e abbiamo raggiunto traguardi importanti.

Il baseball si divide in tre diverse discipline: la specialità più conosciuta è quella praticata dai ragazzi, ovvero il baseball vero e proprio; poi c’è il softball, giocato invece dalle ragazze; infine abbiamo una terza disciplina, che sta diffondendosi negli ultimi anni, chiamata “Baseball5”, una versione “da strada” dei classici giochi del baseball e del softball. È uno sport veloce, giovane e dinamico, che segue gli stessi principi delle sue discipline madri e può essere giocato ovunque, necessita solamente di una pallina di gomma. In quest’ultimo, nello specifico, con una squadra di otto giocatori per metà maschi e metà femmine, stiamo ottenendo i migliori risultati e le più grandi soddisfazioni. In questa disciplina, quattro dei nostri ragazzi sono arrivati in Nazionale, due ragazze hanno già disputato due europei e un ragazzo più grande, avendo una laurea in scienze motorie, è riuscito ad inserirsi nello staff tecnico della Nazionale. Doveva concludersi tutto lo stesso giorno che è iniziato. Chiamammo la Federazione del baseball che lasciò un guantone ai ragazzi e loro, indipendentemente da noi, hanno deciso di riunirsi il sabato pomeriggio dopo il catechismo per giocare a baseball. Noi abbiamo solo dato un impulso… il resto lo hanno fatto loro. Il nostro territorio ha un nucleo centrale di Rivello e poi è comune molto sparso, con numerose contrade. Abbiamo un pulmino per andare a prendere i ragazzi, ma alle volte la distanza supera anche i 15, 20 km. Questa è una complicazione che dobbiamo gestire.

Abbiamo preso in gestione in campo del comune che era inutilizzato da tempo, capendo quanto può essere utile lo sport per i giovani, e dal baseball abbiamo spaziato verso l’atletica, il tennis, il calcio, ecc. che pratichiamo nel nuovo campo. Non tutti sono portati per uno sport, oppure hanno interessi diversi, così diamo diverse opportunità. Sono io che ho “la capa fresca” come si dice dalle mie parti, se mi viene in mente un’idea proviamo a realizzarla. Quindi, da circa un anno giochiamo anche a “curling”, un tipico sport invernale di squadra, praticato su ghiaccio con pesanti pietre di granito levigate, dette stone, dotate di un’impugnatura che permette di regolare forza ed effetto del colpo. Questa proposta è venuta dalla necessità di coinvolgere gli adulti e anche le persone più avanti con l’età. Le bocce sono fantastiche, ma ci piaceva provare una novità.

Il baseball è stata una proposta originale e apprezzata, ma vi ha anche dato la possibilità di esprimere dei valori per voi significativi?

In effetti è vero. I ragazzi che con gioia hanno aderito alla proposta del baseball si sono avvicinati anche perché scartati dalla pratica di altre attività sportive, magari a causa di qualche problematica fisica, oppure perché non interessati ad uniformarsi a quello che culturalmente ci si aspetta da loro nei gruppi dei pari. Siamo un piccolo paese, dove i ragazzi giocano a calcio, se ne sono capaci e vogliono, e allo stesso modo per le ragazze si aprono le porte del ballo, all’infuori di questo non resta altra occasione per praticare sport o altre attività ludiche e per stare insieme. Era necessario trovare veicoli alternativi di socialità e aggregazione per supportare i giovani nel loro percorso di crescita e maturità. Noi volevamo dare delle risposte ai ragazzi che si trovavano, per motivi diversi, tagliati fuori da questi due mondi. Ricordo una ragazza che ha subito un intervento alle ginocchia, per un problema alla cartilagine, che subito dopo l’operazione, appena rimessa in piedi, la prima cosa che ha fatto è stata venire la campo a giocare da noi. Una spinta incredibile, che dice molto sul valore di questa attività.

Inoltre, la decisione di investire sulla disciplina del Baseball5 ci ha offerto l’occasione di far vivere una esperienza sportiva e di socializzazione a maschi e femmine insieme, visto che da regolamento la squadra è composta da 4 e 4; un’esperienza formativa, in cui imparare a collaborare, a condividere e a conoscersi nel rispetto reciproco delle proprie identità. Questo ci sembra un valore importante, un lavoro verso l’unione e non la separazione. Inoltre, questa disciplina può essere praticata da un gruppo misto dal punto di vista dell’età, è possibile formare una squadra con un giovane di 13 anni e con un adulto di 40 che giocano insieme. Le potenzialità di questo sport per aggregare e tenere insieme le persone sono svariate, non essendo uno sport di contatto, si lancia la pallina e si corre. Lo possono fare tutti.

Pensate che lo scorso anno le mamme portavano i figli o venivano a vederli giocare e si sono appassionate allo sport: è bastata una battuta, da parte di una di loro del tipo “e noi quando giochiamo?”. “Nessun problema” ho risposto e dopo poco abbiamo composto la squadra delle mamme. Praticano un softball più lento, con basi vicine per avere maggiori possibilità nella corsa. Non dimentichiamo qual è la funzione di questo impegno, quindi con uno sport a livello amatoriale ci inventiamo le regole per offrire a tutti la possibilità di partecipare. Se una mamma non riesce, la battuta la fa con il figlio, oppure escogitiamo altri rimedi, purché non si dica a qualcuno di no. Il nostro compito è cercare di tenere insieme le persone e di sostenere lo sviluppo delle nuove generazioni. Di questo si occupa solo la nostra realtà, in questo territorio.

Le attività sportive, ben variate, sono il centro delle iniziative che realizzate. A fianco a questo avete pensato ad altro?

Per merito degli esiti positivi ottenuti con questo impegno, come Circolo, siamo riusciti ad entrare nelle scuole, a parte gli anni del covid, in cui abbiamo dovuto interrompere. Siamo diventati credibili attraverso lo sport, che è un veicolo potente di educazione e socialità, questo ci ha permesso di portare le Acli fra i giovani studenti, dentro le istituzioni scolastiche, di solito, poco permeabili. La scuola del nostro paese, che abbiamo seguito per un po', è diventata campione nazionale ai campionati studenteschi, con molta sorpresa da parte di tutti. Il frutto di questo lavoro è il coinvolgimento di una collettività, in un territorio di circa 2.500 persone, nelle nostre iniziative sportive.

Ci siamo attivati per far partire degli incontri con il supporto di professionisti psicologi, organizzando degli incontri di gruppo rivolti sia ai ragazzi, sia agli adulti, che variano in base alle necessità e allo specifico tema trattato: alimentazione sana, genitorialità, ecc. Sul fronte della prevenzione del bullismo siamo piuttosto impegnati, in collaborazione anche con l’arma dei carabinieri e la protezione civile, realizziamo dei percorsi. Il nostro è un paese tipico del Sud Italia, caratterizzato da una elevata presenza di persone anziane, per questo abbiamo pensato anche a delle iniziative di tutela e informazione sulle possibili frodi domestiche, il risparmio. Siamo in stretto contatto anche con l’Auser, per far in modo che queste persone imparino ad approcciare anche gli strumenti tecnologici, come lo smartphone, il computer, mediante dei corsi appropriati sul posto. Anche i nostri ragazzi del Circolo aiutano nella realizzazione di queste attività con gli anziani.

Naturalmente avevamo iniziato tutto con il supporto alla parrocchia e questo nostro coinvolgimento continua ad essere elevato per tutto quello che riguarda, ad esempio, il periodo del grest, che sta per partire, e da due settimane gestiamo un altro campo estivo, proseguendo per tutta l’estate.

Quando è arrivata l’affiliazione alle Acli? E quale legame oggi vi lega al mondo Acli?

Da subito, siamo nati con le Acli. Del resto, non poteva essere diversamente, perché il nostro paese ha una tradizione storica di vicinanza alle Acli. A Rivello, fino agli inizia degli anni Novanta, c’era la sede dell’Enaip, legata alle Acli, e anche le prime attività sindacali sono riconducibili all’impegno aclista in questo territorio. Tale presenza è evidente anche con l’US Acli e le prime iniziative sportive risalgono sempre fino agli anni Novanta. Dopo c’è stata una fase critica, di buio, dove nessuno si è assunto l’onere di portare avanti un’azione collettiva nel nome della tradizione Acli. Noi abbiamo deciso di dare un impulso diverso. Io ho trovato uno spazio per la nostra sede, al centro del paese, in un locale di mia proprietà, una sala per le riunioni e una stanza piccola adibita ad ufficio. Poi abbiamo il campo sportivo in gestione e per rimetterlo in sesto abbiamo investito economicamente tutti, anche con il lavoro manuale di ciascuno per la ristrutturazione e la manutenzione.

Siamo affiliati sia Acli, che Us Acli, per via delle attività sportive che promuoviamo. Con le Acli Provinciali di Potenza abbiamo un rapporto di scambio e collaborazione, organizziamo insieme anche delle attività; più difficile è la realtà UsAcli a Potenza, con la quale non abbiamo molti rapporti. Non siamo riusciti neanche a partecipare a “Sport in tour”, un evento molto grosso che si è tenuto qui in Basilicata. Non so da cosa dipenda. Nella zona come Circolo attivo ci siamo solo noi, però nella provincia qualche altro circolo c’è, e con loro qualche volta abbiamo degli scambi. Alcuni nostri ragazzi da noi sono anche andati a Bruxelles, per motivi di studio, trovando supporto ed accoglienza dalle Acli all’estero. Quando vai in giro per il mondo fa bene sapere che ovunque ci sono le Acli.

I giovani che riuscite a coinvolgere ed aggregare sono molti, non vi trovate ad affrontare un problema di ricambio generazionale per il vostro Circolo?

Siamo più o meno cento soci, fra questi siamo una decina di persone ad attivarsi nell’organizzazione di ogni iniziativa provenga dal Circolo e, a questi supporti, bisogna aggiungere il contributo di alcune mamme, che di volta in volta, in base alla necessità, ci aiutano. La questione del ricambio generazionale è più complessa: è vero che noi avviciniamo i giovani, abbiamo iniziato nel 2016 con ragazzi di 15/16 anni, che però una volta raggiunta la maggiore età iniziano traiettorie di vita diverse, vanno via dal paese per delle opportunità lavorative, oppure per frequentare l’università. Diventa difficile tenerli agganciati per lungo tempo, per prospettare un coinvolgimento maggiore nel Circolo ed una assunzione di responsabilità nel futuro. Nel direttivo ne avevamo una buona parte che sono andati via. La fortuna è avere l’università di Napoli abbastanza vicina, quindi alcuni ritornano e riescono a darci una mano, ma con un tempo ridotto.

Sogni nel cassetto?

Direi tanti, anche se siamo consapevoli che solo in parte saranno realizzabili, poi la realtà è un’altra cosa. Nel nostro paese mancano strutture sportive e interventi economici adeguati, per quello che c’è. Il nostro desiderio più grande è di prendere in gestione la piscina comunale chiusa dal periodo covid. Adesso stanno ristrutturando gli impianti e se riuscissimo a gestirla sarebbe nostra intenzione provare a creare qualche posto di lavoro per i nostri ragazzi, per riuscire a trattenerli nella nostra difficile realtà. Basterebbe creare qualche piccola occasione, nella nostra terra non serve molto per vivere, sentiremmo di aver dato un contributo. Poi l’altro sogno è costruire una squadra capace di competere a livelli internazionali, e dare la possibilità ai ragazzi di uscire da qui e vedere il mondo. Stiamo iniziando, vediamo dove tutto questo ci porterà.

CIRCOLO ACLI SAN GIUSEPPE DI BELLINZAGO (NOVARA): QUELLA FABBRICA DEI RICORDI CHE TRA LABORATORI E APERITIVI INCONTRA GIOVANI E FAMIGLIE

Il Circolo Acli nasce nel 1950, con annessa struttura bocciofila e il bar, e resta uno dei punti fermi della storia del comune di Bellinzago Novarese: un punto di ritrovo della comunità locale sebbene, per ragioni culturali, in quegli anni frequentato principalmente dal genere maschile. Negli anni, il genere di attività sportiva legata alle bocce resta una prerogativa degli anziani e, man mano, si spegne l’interesse e la partecipazione. Tuttavia, nell’immaginario collettivo della gente del posto, resta un legame forte tra il Circolo e l’esperienza della bocciofila.

Il percorso del Circolo, i cambiamenti e il suo impegno nel territorio emergono dal racconto a due voci con Gianluca Miglio ed Erica Verzotti, che hanno ricoperto la carica di presidenti in due momenti differenti della sua storia. Gianluca è presidente solo da alcuni mesi succeduto ad Erica: coinvolto dal gruppo per organizzare delle serate al Circolo, più o meno nel 2016 è entrato a far parte del consiglio, per poi assumere la carica di presidente. Erica ha un trascorso diverso: presidente dal 2022 al 2024, ha svolto il ruolo di gestore del bar ed è stata dietro al bancone per un po' di tempo, circa tre anni, ma ancora non faceva parte del consiglio. Prima ancora ha incontrato il Circolo nella veste che loro usano definire di “Aperitivista”, ragazzini giovani tra i 19 e i 22 che hanno il compito specifico di curare l’allestimento del buffet dell’aperitivo del sabato e della domenica. Quindi gestore, presidente del circolo e ora membro del consiglio provinciale delle Acli Novara, questo il cammino di Erica nelle Acli.

Raccontate un po’ del circolo attraverso i vostri punti di vista?

Erica ci spiega: negli ultimi venti, trenta anni dalla nascita, lo stile delle varie presidenze che si sono succedute è stato quello di coinvolgere le fasce di età dei più giovani, trasformando il Circolo in una sede di eventi, feste e manifestazioni culturali di varia natura, spaziando dal versante più ludico a quello più impegnato. Per fare un esempio, per la fascia dai 20 anni ai 40 anni le due feste principali organizzate erano quelle di Halloween, che richiedevano la disponibilità di locali ampi, il coinvolgimento del dj, il travestimento dei partecipanti, ecc. e veniva sfruttato lo spazio bocciofila. Quell’ambiente ha cambiato volto, adattandosi a nuove necessità. La sabbia è stata portata via, quindi non resta molto della vecchia bocciofila, se non uno spazio grande che allestiamo diversamente a seconda delle esigenze, festa piuttosto che mostra di fotografie, o mostra lego. Ci si ingegna per dare nuova vita e significato diverso allo spazio.

Sì infatti, continua Gianluca, da un poco più di due anni è stata montata una parete di arrampicata certificata, molto usata dai ragazzi il sabato pomeriggio, e in collaborazione con il CAI, ci muoviamo per organizzare passeggiate, camminate per far conoscere i sentieri e le zone limitrofe. I bambini e anche meno bambini la frequentano per allenarsi, potremmo dire che questa resta l’anima sportiva dello spazio bocciofila che non esiste più. Questo ha creato una bella varietà dal punto di vista dell’età delle persone che partecipano rendendolo un bel luogo di aggregazione. Poi in questi anni i giovani che frequentavano il Circolo sono cresciuti e sono diventati “delle famiglie”.

Quindi Erica come ha risposto il Circolo, cosa avete pensato in proposito?

Le proposte sono state indirizzate a tutta la fascia dei bambini per coinvolgere le famiglie, con attività strutturate e laboratoriali, insieme ad iniziative ludiche, come feste, il truccabimbi, collaborando anche con alcune professionalità che già lavoravano con i bambini, facendole diventare socie del circolo. Questo ci ha permesso di organizzare contesti ludici e di intrattenimento curati per i bimbi, contemporaneamente al momento aperitivo dei genitori, per lasciarli liberi di divertirsi, mentre i figli giocano in uno spazio protetto. Abbiamo allestito una vera e propria area bambini dedicata, con l’impiego di giochi riciclati per diffondere una cultura che contrasti lo spreco, donati da alcune famiglie; abbiamo allestito lo spazio giardino con dei laboratori, per far entrare i bambini in contatto con la terra, provare a piantare dei semi. Una iniziativa molto bella che, purtroppo, dopo il covid è andata un poco a spegnersi è la cosiddetta “Acli Cat race” la corsa del gatto, una caccia al tesoro in bicicletta in estate, fra le zone del paese, fra le cascine, essendo la nostra una zona rurale si prestava bene. Bello vedere un fiume di biciclette che si spostavano dal circolo per diffondersi nel paese, peccato non si riesca a riattivarla. Un’altra grande perdita, che bisognerà capire come compensare, è la serata del giovedì della gara di briscola, peculiare come attività, organizzata da un nostro caro socio, suo genero e da sua figlia. Ogni volta si incaricavano di recuperare dei premi dalle aziende locali per le coppie che partecipavano alla competizione. Purtroppo, questo signore, Gianbattista detto Gianni, figura storica e presidente del circolo in passato e della bocciofila, è venuto a mancare di recente; quindi, il destino di questa iniziativa è incerto.

Più di recente, osserva Gianluca, ci siamo messi in testa di organizzare delle degustazioni di birre per i più grandi e forse questa estate, se la pensiamo bene, realizziamo una “paellata” in stile spagnolo. Siamo anche in parte coinvolti nell’organizzazione del concerto dei Nomadi.

L’aperitivo del week end del Circolo di Bellinzago è una sorta di istituzione, un momento atteso che non può mancare. La “formula” degli Aperitivisti, se così si può chiamare, che abbiamo adottato, è un’interessante strategia per coinvolgere in modo più duraturo giovani che vengono tirati dentro per caso e poi, tramite l’attività operativa di gestione e organizzazione dell’aperitivo, scoprono il nostro mondo e si avvicinano. Sono magari giovani che inizialmente frequentano solo il bar. L’esperienza di Erica viene da lì.

Quali collaborazioni riuscite ad attivare con altre realtà territoriali?

Collaboriamo con un’associazione che si occupa di giochi da tavolo e ogni due tre mesi organizza la serata aperta a tutti dove fa sperimentare nuovi giochi da tavoli, o comunque di solito il giovedì o venerdì sera ci si riunisce per giocare di ruolo, o altro. Io la sera sono lì: dice Erica.

Io sono entrato a far parte del circolo proprio attraverso i giochi da tavolo, perché io faccio parte anche di una associazione di giochi in scatola, continua Gianluca. Ho trovato questo circolo interessante per le diverse età delle persone che gravitano intorno. Abbiamo anche una saletta musicale dove dei gruppi fanno delle prove e noi gli mettiamo a disposizione lo spazio. Alla fine, seppur con un po' di fatica, i giovani e gli anziani convivono all’interno di un luogo diversamente allestito. Anche se dopo il covid, la frequentazione degli anziani si è molto ridotta: alcuni sono stati vittima del covid, altri hanno timore ad uscire, insomma la configurazione del Circolo è un po' cambiata in questo senso.

Poi lavoriamo con un’altra realtà che si chiama “Amici del sabato”, che si propone di radunare ragazzi con difficoltà di ogni genere, problemi familiari, fisici, mentali ecc. a cui abbiamo dato uno spazio per realizzare delle iniziative, ad esempio una mostra fotografica. Non mancano le collaborazioni con il comune, favorite anche dalla piazza davanti al nostro Circolo, che viene usata spesso durante l’estate soprattutto. Viene impiegata per piccoli concerti, street food e altro, così noi ci inseriamo nel tema dell’evento, con quello che possiamo offrire, anche essere solo il riferimento dei bagni dell’evento. Quando è stata organizzata la Festa delle Donne con delle associazioni di Bellinzago noi abbiamo messo a disposizione uno spazio. Ci diamo da fare.

Gianluca spiega che le realtà sul territorio sono diverse. Facciamo con la Consulta delle Associazioni, alla quale prendiamo parte anche noi, una sorta di programma delle attività per non organizzare delle cose in contemporanea, ci coordiniamo e alcune iniziative sono svolte in comune. Facevamo in collaborazione “Camminan mangiando”, un’iniziativa nata per animare i diversi cortili del paese a cui si associava una pietanza e si mangiava camminando. Poi per ragioni burocratiche non è stato più possibile realizzarla in questa forma, allora facciamo una camminata al borgo antico, alla Badia, con le altre associazioni.

Dovendo dire cosa rappresenta il vostro circolo per il territorio cosa direste?

Il nostro è un Circolo che si propone di aggregare le persone, di creare spazi di socialità in cui trascorrere il tempo libero, rivolgendosi ai giovani ma aperto ad ogni fascia d’età, dice Erica: io vorrei aggiungere però così come io la vedo che il circolo per me è sempre stato un posto dove succedono le cose belle e si creano i ricordi. Se chiedi singolarmente a ciascuno qui, in modi diversi, ma insomma che possa dire io, tutti qui hanno almeno un ricordo, un momento, un significato legato la Circolo. In questo senso, credo che noi siamo presenti in questa comunità come: “una fabbrica di ricordi”.

Per me, dice Gianluca, è un porto quiete, un posto sicuro dove ritrovarmi con gli altri dove sentirmi a proprio agio perché è come essere in famiglia.

 Erica con la Parrocchia che rapporto avete?

I locali in cui siamo sono in comodato d’uso con la parrocchia e questo è un legame primario. Non riusciamo a collaborare in modo diretto almeno per ora. L’attuale parroco sostiene che in precedenza non si fosse creato un buon rapporto con le Acli e non manifesta molta fiducia. Oltre a questo, il parroco e giovane e molto attivo, stando vicino ai giovani dell’oratorio. Magari di fondo c’è un po' di competizione, il parroco teme che partecipando alle nostre iniziative i giovani non frequentino più l’oratorio, credo. Anche se quest’ultimo coinvolge giovani di età inferiore ai 25 anni, ma insomma, potrebbe trattarsi anche di una fase, il timore ci può anche stare, spiace non riuscire a trovare una strada per aumentare la collaborazione. Il consiglio parrocchiale è formato anche da altri preti e questo favorisce una vicinanza però, abbiamo potuto contribuire a delle cose: hanno fatto degli interventi alla caldaia senza problemi, oppure a settembre nella festa dell’oratorio con il palio dei rioni, noi andiamo con le nostre attrezzature per organizzare in modo volontario l’aperitivo; quindi, potrebbe essere più stretto il legame, ma va bene. Di recente il parroco dell’oratorio è dovuto andare via e aspettiamo l’arrivo di un parroco giovane. Vediamo che succede.

In che cosa vi riconoscete come Circolo Acli? Cosa vi lega alle Acli nell’oggi?

Siamo Acli nella misura in cui siamo un’associazione che mette al centro le persone e consente a tutti di aggregarsi, e di scambiare informazioni che portano ricordi, ma io dico anche competenze professionali. I contatti, le relazioni non sono funzionali solo sul piano aggregativo, ma anche lavorativo. Qui qualcuno ha avuto modo di conoscere persone con cui ha intrapreso dei rapporti di lavoro. Si ritrovano le famiglie e il valore dell’incontro assume un significato alla luce della dimensione Cristiana che accomuna tutti. La domenica dopo la messa molte persone vengono da noi.

Gianluca rafforza: il fatto di potersi esprimere indipendentemente da chi sei, la diversità è un valore accolto dalle Acli; poter condividere la propria idea, questo è il cuore dell’essere Acli per me.

Concludiamo con i progetti futuri? I ricordi che ciascuno porta con sé del Circolo avranno uno spazio all’interno di nuove iniziative?

Secondo la mia visione da ex presidente forse sarebbe interessante dare un’impronta culturale, curando più gli aspetti artistici, mostre con pittori locali, fotografia, spazio di video making, con workshop per approfondire da un punto di vista più formativo, sulle nuove tecnologie, in sostanza qualcosa di un po' diverso che va reso attuale. Mi piacerebbe anche una maggiore propositività da parte dei soci. In passato c’era maggiore chiusura nel gruppo complessivo. Nel 2023 abbiamo chiuso con 809 soci, il consiglio ha 4 membri, con 3 gestori che danno un riscontro al consiglio, poi gli aperitivisti sono adesso circa 5, tutti al di sotto dei 24 anni più o meno. Poi c’è un gruppo, che io chiamo di extra staff, che ha avuto un trascorso o un coinvolgimento con noi, ruota intorno al Circolo e si mette a disposizione quando serve per aiutare e supportare. Sono circa 20 persone che si alternano nei momenti di maggiore attività per dare una mano, ad esempio per il pranzo sociale nel giorno del 20 marzo per la giornata di San Giuseppe, molto sentita da noi. Questa è una bella eredità che arriva dagli anni passati, una vicinanza al Circolo che ha radici profonde. Ma sul versante delle idee ci vorrebbe più linfa e contributi.

Quello che attualmente vedo io, dice Gianluca, è una difficoltà nel generare un ricambio. Riuscire a coinvolgere i giovani nel consiglio non è più semplice come forse poteva essere prima. Adesso siamo in 3, 4 molto pochi. Questa attività richiede molto lavoro e i ragazzi non pensano ad impegnarsi, almeno non in questa fase, perché quelli che abbiamo agganciato al momento sono ancora molto giovani. Poi il Circolo, come struttura, avrebbe necessità anche di una serie di interventi di manutenzione (l’anno scorso un fulmine ha fatto numerosi danni), dovremmo rifare i bagni, c’è da rimboccarsi le maniche e avremmo bisogno anche di più persone per gestire. Io vorrei dire a questi ragazzi che l’impegno nel circolo non si limita alla conoscenza di gente nuova, la fatica è un investimento che metti al servizio degli altri e il vero ritorno è vedere la gioia negli occhi delle persone che coinvolgi.

CIRCOLO ACLI MARIO CIATTONI (PESCARA): IL CIRCOLO DELLA RIVIERA E IL PARCHEGGIO IN MEMORIA DEL PRESIDENTE CIATTONI, SNODO DELLA VITA AGGREGATIVA NEL TERRITORIO.

Antonio Iachini Vicepresidente delle Acli provinciali di Pescara e Presidente del Circolo Acli “Mario Ciattoni” ci racconta il percorso di questo circolo, situato nella zona nord di Pescara, sulla Riviera. “Il nostro Sindaco uscente”, dice Antonio, “volle istallare una targa a nome di questo importante personaggio di nome Mario Ciattoni”. Fu presidente provinciale delle Acli negli anni ’50, prematuramente scomparso il 15 novembre 1963 in un incidente stradale, nonché anche fondatore del centro di formazione professionale Enaip e della Città dei ragazzi. Un uomo straordinario impossibile da dimenticare.

Quanti siete Antonio e quali sono le attività del vostro Circolo?

Siamo circa 120 iscritti. Il trenta per cento frequenta abitualmente e si tratta soprattutto di persone anziane. Per il resto dipende dalle attività e dalla posizione in cui ci troviamo, vicino al mare; abbiamo un ampio parcheggio e nel periodo soprattutto estivo il circolo è frequentato da numerose famiglie che non sono però sempre della zona. Un gruppo di persone del circolo, che si occupano di altro nella vita, almeno una volta l’anno danno vita ad una manifestazione e degustazione di cucina importante, con l’utilizzo del barbecue e sistemi particolari per la cottura dei cibi. Nel 2021 abbiamo ospitato un evento per imparare a cucinare le gustose ricette abruzzesi, attraverso l'utilizzo del barbecue con Abruzzo BBQ, la prima barbecue Community 100% abruzzese. Questo è solo un esempio.

Organizziamo delle cene per ritrovarsi e giocare insieme, a scopo puramente ricreativo. Durante l’estate, ogni anno a luglio, prepariamo una festa storica chiamata “festa della Porchetta” invitando soci e famiglie per un totale di quasi 250 partecipanti. Io sono di Pescara e riesco a trovare anche nei luoghi circostanti dove trovare le materie prime di qualità per organizzare la festa. Nel paese di Colledara la loro economia è centrata sulla porchetta e mi rifornisco dalle aziende di queste zone. Mandiamo un invito anche alle autorità locali e ci occupiamo anche della musica.

Un’altra attività che non manca per inostri soci sono le gite, almeno due volte l’anno, che organizziamo al santuario a Caserta, oppure ad Assisi e dintorni o in alcune parti della Toscana.

Queste sono le principali attività del nostro circolo.

Mi parlavi di un parcheggio e quali altri spazi avete a disposizione per ritrovarvi?

Ci sono locali che a suo tempo costruì i locali dove siamo, quattro, cinque stanze. Abbiamo un piccolo bar dove non ci occupiamo della ristorazione vera e propria, facciamo il caffè, proponiamo il gelato o la birra, quello che serve per un consumo veloce. Nel dopoguerra, attorno agli anni ’60, Ciattoni si preoccupò di costruire le palazzine dell’ENAIP per l’istruzione professionale dei ragazzi e poi una palazzina al piano terra, di cui parlavo all’inizio, dove le stanze al piano terra vengono usate dalla Sede provinciale e nel resto ci siamo noi del Circolo.

Abbiamo anche un gruppo di ciclisti con noi si chiamano “Cicloamatori”, sono nostri soci, ma sono dei professionisti e loro ci aitano nell’organizzazione di tutte le iniziative che pensiamo: quando mettiamo in piedi l’evento arrosticini, fava e prosciutto; oppure a novembre quest’anno abbiamo voluto preparare la “Festa del Cornuto”. Lo so è bizzarro, ma si tratta di una ricorrenza storica da noi che si festeggia il 10 novembre ed è usanza consumare castagne essendo il periodo adatto. Siamo un Circolo storico e tradizionale, qui le persone hanno bisogno di ritrovarsi in spazi comuni, di parlare e di vivere esperienze piacevoli insieme. Noi cerchiamo di creare queste occasioni anche con le poche risorse che abbiamo a disposizione.

Durante il periodo della Pandemia, abbiamo fatto un po' di autofinanziamento, poi ho riunito il direttivo e con il denaro che siamo riusciti a raccogliere, grazie ai soci, abbiamo dato in beneficenza per il sostegno agli ucraini. Abbiamo anche contributi da parte di diversi sostenitori.

Voi vi caratterizzate per……

Di certo per la dimensione. Siamo tra i più grandi di Pescara e dintorni e abbiamo una posizione favorevole. Inoltre, collaboriamo in modo stretto e molto produttivo con il Provinciale di Pescara. Poi tra le cose più importanti è che siamo Associazioni Cristiane Lavoratori Italiane, questo è lo spirito che coinvolge tutti noi; le porte sono aperte a chiunque senza nessuna distinzione. Questo è il nostro essere Acli.

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