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CIRCOLO ACLI NOSTRA SIGNORA DELL’ASSUNTA DI MOLASSANA (GENOVA). LA FORZA TRAINANTE DEL GIOCO DELLE BOCCE E IL SOGNO DELLA BIBLIOTECA DI QUARTIERE: UNA SOLIDA PRESENZA PER I CITTADINI DELL’ALTA VALBISAGNO.

Enrico Poggi, presidente dall’inizio del 2024 del Circolo Acli Nostra Signora Assunta, altrimenti conosciuto come Società Operaia Cattolica N.S. Assunta 1909, sebbene eletto di recente, è all’interno delle Acli da circa venti anni, dove nel Circolo ha ricoperto il ruolo di segretario.

Condivide qualche ricordo del passato del Circolo:

il Circolo nasce l’8 luglio del 1909, come società di mutuo soccorso, poi si trasforma in società operaia cattolica, costituendo ai tempi una valida tutela per i lavoratori in campo previdenziale, sanitario e mutualistico, una tradizione ligure. Uno degli aspetti di maggiore impegno è stato collocarsi al confine tra chiesa e mondo del lavoro. I soci si occupavano anche di interventi di sistemazione e ristrutturazione per ciò che era necessario in paese.

La prima collocazione naturale è stata dentro la parrocchia, fin quando non c’è stato l’acquisto del terreno per costruire un edificio, che diventasse lo spazio ideale per il futuro Circolo, sempre vicino alla parrocchia. Durante la guerra è stato deciso di donare la struttura alla chiesa, mossi dal timore che lo stabile venisse sottratto. Offrirlo alla chiesa è stato il modo per metterlo al sicuro e garantirsi la disponibilità di usarlo, anche dopo la guerra. Nei fatti è andata così, ad oggi siamo nello stesso posto.

Tornando più vicino ai giorni nostri, quali sono le attività prevalenti del Circolo?

Fino a 20 anni fa eravamo circa 400 soci, adesso siamo circa 200, ma si vede del movimento, un po' di rinnovamento, abbiamo trascorso periodi difficili. Siamo affiliati alla società italiana bocce con circa 40 iscritti, dal momento che abbiamo un campo di bocce e ci è possibile organizzare delle gare, sebbene non ai massimi livelli, piuttosto paragonabile ad una terza categoria del gioco del calcio. Questa attività è, a tutti gli effetti, la forza trainante del Circolo. Ogni tanto organizziamo qualche gara di carte e alcuni eventi musicali, poi abbiamo organizzato una festa solidale con l’obiettivo di raccogliere fondi per una Onlus che si occupa di ricerca riguardo una malattia rara.

Siamo a Genova nell’immediata periferia, a Molassana alta, quartiere dell'alta Valbisagno, non facilmente accessibile con la rete dei trasporti pubblici di Genova. Devi avere l’automobile se vuoi spostarti agilmente. Noi abbiamo due locali con il bar e la sala biliardo, con otto campi da bocce, metà coperti ed il resto all’esterno: la copertura esterna è una struttura con dei teloni costruita venticinque anni fa grazie ai contributi di un fondo del CONI. Si tratta di un ambiente che è possibile riscaldare e, quindi, si gioca anche d’inverno. Disponiamo di un bar che apriamo solo il pomeriggio, diventato un gruppo di ritrovo per gli anziani soprattutto. Organizziamo feste, alle volte con temi particolari.

Anche le gite sono un nostro punto forte, riempiamo i pullman, però le facciamo solo di un giorno, in modo da consentire agli anziani di partecipare senza grande dispendio di energie.

Riuscite a collaborare con altre realtà territoriali, avete creato delle reti?

Direi di sì, niente di complesso, ma ad esempio, l’ultima festa dello scorso maggio che si è ispirata a Masterchef, ha visto la collaborazione di altre cinque realtà del territorio; ciascuno ha portato un piatto da presentare ed una giuria dei presenti ha valutato il migliore. Si chiamano le Olimpiadi gastronomiche” della vallata: Valbychef. Le associazioni e realtà coinvolte sono state la Gau, la parrocchia di San Siro di Struppa, la parrocchia di San Cosimo di Struppa, e noi, la Nostra signora dell’Assunta di Molassana e la Società amatori cani da ferma di Sant’Eusebio. L’evento è stato patrocinato dal Comune di Genova e realizzato in collaborazione con Confesercenti e il Civ Il Girasole. La manifestazione è stata realizzata a titolo di raccolta fondi, per finanziare le attività delle associazioni. L’impegno è stato enorme e l’abbiamo realizzata alla sede della Gau. Noi abbiamo strutture che prestiamo ad altri per organizzare gli eventi, tutto a titolo gratuito.

Riguardo il legame con gli altri circoli Acli del territorio, si parla della possibilità di creare una rete e provare a fare delle iniziative comuni, ma ancora non siamo inseriti in un gruppo wa dove poter comunicare direttamente anche con gli altri. Questa è un’idea su cui punterei tanto, credo sia indispensabile, unendo le forze, creando un gruppo si otterrebbe molto.

Avete qualche progetto in cantiere, da sviluppare nel prossimo futuro?

Dopo il libro pubblicato per i 100 anni e una mostra di quadri, avrei in cantiere l’idea di mettere su una Biblioteca di quartiere, sto cercando di recupere dei libri e possiamo provare a partire.

CIRCOLO DI CORNALETO (CREMONA). LA LUDOTECA PER I BAMBINI DOVE CREARE UN AMBIENTE FAMILIARE E MULTUETNICO, IN UN TERRITORIO AGRICOLO A RISCHIO DI SPOPOLAMENTO

Il Circolo di Cornaleto si trova nei locali della parrocchia e ospita un bar gestito dai volontari. Da qualche anno, ha avviato una bellissima esperienza, singolare in provincia di Cremona, ovvero la gestione di una ludoteca, che si trova nella sala adiacente al bar. Vincenzo Iacchetti è presidente di questo Circolo, una realtà attiva con 83 tesserati, collocata in un piccolo paesino di neanche 300 abitanti, compresi una trentina di immigrati marocchini ed indiani, che hanno trovato un’occupazione in agricoltura.

Il vostro, Vincenzo, è un Circolo, con una tradizione piuttosto lunga. Come avete sviluppato questa realtà?

Il nostro Circolo è nato del 1945, infatti, abbiamo una bella targa che ricorda il cinquantesimo e il prossimo anno siamo arrivati a quota “ottanta”, un bel record. Da quello che io conosco, i primi anni il Circolo non era inserito nell’ambiente parrocchiale, esisteva già un bar, esterno alla parrocchia e con una gestione indipendente. Intorno agli anni Sessanta si è trasferito nei locali della parrocchia dove è attualmente.

Adesso abbiamo un locale bar e uno spazio saloncino dedicato alla nostra ludoteca rivolta ai bambini. Con la società sportiva, che fa capo alla parrocchia, gestiamo, in stretta collaborazione, delle attività sportive, tra le quali tornei di calcio, poi due tornei solo per bambini e ancora un torneo di calcio a dodici squadre. Insieme a queste iniziative organizziamo anche cene, grigliate e altro per coinvolgere anche le famiglie. La prima domenica di luglio, di solito i primi due week end, prepariamo la sagra del paese, dove allestiamo con altalene e giochi per ragazzi, saltarelli e tappeti elastici.

Siamo molto attenti ai bambini e la ludoteca è il cuore di questo nostro impegno. Mia moglie Daniela è la mente e io sono il braccio operativo di questo progetto. Nello spazio dedicato si ritrovano i bambini, accompagnati dai genitori e dai nonni, dopo la scuola, per svolgere i compiti e trascorrere il pomeriggio. Oppure spesso organizziamo serate, spettacoli, feste come quella di carnevale, di Santa Lucia, Halloween, poi facciamo il presepe, la casa id Babbo natale, con il supporto di mia moglie che è coreografa, un’artista. Sono iniziative molto partecipate e i bambini aumentano perché vengono anche dai paesi limitrofi. Siamo un paese di festaioli facciamo delle cene per la Festa della Mamma, per Ferragosto con delle tombolate, lotterie e pesche benefiche, così per animare il paese. La ludoteca è stata inaugurata nel 2017, grazie anche all’impegno di un gruppo di mamme e di mia moglie che tutti conoscono come nonna Luna. E’ uno spazio colorato con giochi e libri, per sperimentare lavori creativi e momenti di gioco condiviso. Le feste sono anche occasione per raccogliere qualche contributo in denaro da reinvestire nell’acquisto di libri, giochi e strutture utili alla ludoteca. In questo luogo oltre ad insegnare il rispetto e la tolleranza ai bambini, si creano occasioni di scambio e di confronto fra le mamme, anche mamme di cultura e religione diversa.

Ad impegnarsi nel Circolo c’è mio fratello, oltre ad una Signora che fa parte del gruppo Aval, a cui spetta il compito di raccogliere le pratiche per il servizio 730, rivolto alle persone anziane che non si possono spostare e non possono andare a Pizzighettone alla sede del CAF. Offriamo anche questo servizio. Intorno non c’è nulla, l’unica realtà siamo noi, poi c’è un’enoteca, ma è uno spazio privato e non ha niente a che vedere con quello che facciamo noi. Essendo un piccolo paese, anche al nostro bar non c’è più molta affluenza; infatti, adesso lo teniamo aperto solo quattro giorni la settimana e nel pomeriggio vengono le mamme con i bambini, così riusciamo ad accogliere i figli degli indiani che lavorano qui vicino, nelle aziende agricole del paese e qualche marocchino. Sebbene il nostro è un paese sperduto nelle campagne, con il tempo siamo diventati un centro multietnico. Sono circa una decina di anni che queste famiglie hanno iniziato ad arrivare da noi, per lavorare i campi, oppure gli uomini vengono impiegati nelle stalle; stanno integrandosi pian piano e noi cerchiamo di dare un contributo a questo processo attraverso i bambini. I loro figli vanno qui a scuola e partecipano alle nostre feste, alcuni di loro sono nati qui, noi cerchiamo di creare spazi dove farli incontrare tra di loro e con noi, che abitiamo in questi luoghi da tanto. Sono per lo più marocchini, egiziani e indiani, dei cinesi sono venuti e poi sono andati via. Questo è un veicolo di crescita importante della popolazione in un contesto come il nostro, dove molte persone vanno via, si sposano e si trasferiscono, e il rischio di spopolamento è molto elevato.

Siamo entrati a far parte della comunità pastorale di San Bassano, l’unico parroco è Don Daniele Rossi che gestisce le parrocchie di San Bassano, Cornaleto, Formigara, Gombito, San Latino ecc., coadiuvato da altri due sacerdoti e, a luglio, organizzano il Gres nell’oratorio di San Bassano; quindi, tutti i nostri bambini frequentano questo Gres. Mentre nel mese di agosto organizzano qui da noi un mini-Grest, al mattino per i bambini più piccoli, fino alle elementari. Si utilizzano i nostri locali, all’interno, se è brutto tempo e all’esterno nel giardino, quando è possibile. Le mamme si organizzano e i bambini vengono da noi.

In seguito alle vicende del Covid, abbiamo dato avvio al Progetto farmaci. Abbiamo ottenuto dalla fondazione comunitaria europea, due contributi nel 2020 e 2021, destinati alle famiglie bisognose del paese come gli anziani e, in collaborazione con l’Aval, sono stati acquistati dei farmaci per distribuirli ad opera dei volontari, grazie anche al contributo aggiuntivo da parte della farmacia di Formigara. Il covid è stata un’esperienza pesante per noi, ci ha tagliato le gambe come Circolo e siamo stati chiusi per parecchi mesi.

Cosa vi caratterizza come Circolo Acli oggi?

Penso che ci accomuni alle Acli “il darsi da fare”. Noi siamo soprattutto orientati nell’offrire ai bambini spazi e occasioni di incontro, per creare legami, supportare le famiglie e stare attenti alle loro necessità. Organizziamo iniziative ed eventi per questo, perché è quello che manca al nostro paese. In questo siamo attenti alle necessità e non essendoci la parrocchia, noi fungiamo da oratorio e come Circolo pensiamo di essere un po' diversi. A parte che di Circoli attivi come il nostro, nei dintorni, è difficile trovarli. Siamo un punto di riferimento fondamentale per la nostra comunità, sul piano culturale siamo meno attivi, ma in campo educativo e ludico per i bambini ci sappiamo distinguere. Collaboriamo molto con il provinciale, con Carlotta abbiamo molti scambi e il Presidente abita in un paese vicino a noi, quindi c’è un buon rapporto. Il supporto non manca, facendosi sentire la loro presenza in modo forte. Come adesso in occasione della sagra di paese, dove stiamo organizzando la pesca di beneficenza e Carlotta ci aiuta in tutto.

CIRCOLO - CORO ACLI 2000 PADRE UGOLINO (CHIETI). LA MUSICA E IL CANTO SONO UN VEICOLO DI SCAMBIO CULTURALE E OCCASIONE D’INCONTRO TRA LE PERSONE

Anche a Chieti, come in altre parti d'Italia, primeggia un coro, un gruppo di soci interessati al canto che girano la regione e oltre per diffondere e valorizzare la cultura e la tradizione popolare d’Abruzzo, attraverso il canto. Pietro Figurilli il presidente del Circolo Acli 2000 Padre Ugolino, ci racconta la nascita di questa realtà e l’avvio del coro:

siamo nati per volontà di mio fratello che adesso è in cielo, mancavano le opportunità di stare insieme nel nostro territorio e abbiamo deciso di investire nell’apertura del Circolo. In quel periodo mi ero operato alle corde vocali e non ero in grado di parlare, ma mio fratello ha insistito molto affinché mi eleggessero presidente del Circolo, per poter affrontare questo incarico ho intrapreso un percorso di logopedia che mi consentisse di tornare a parlare. Era il 18 ottobre 1999 e abbiamo intitolato il Circolo ad un frate a noi molto caro “Padre Ugolino Frasca”, storico assistente spirituale delle Acli, che aveva collaborato all’istituzione della Via Crucis dei lavoratori, da sempre, vicino ai più giovani.

Inoltre, ci avevano dato i locali della Chiesa del Sacro Cuore, altro aspetto importante. L’inizio ha visto l’iscrizione di quaranta, cinquanta persone e nell’arco del tempo siamo arrivati anche a 150 iscritti.

Da subito ci siamo attivati per organizzare delle gite e poi i pranzi e le cene con i soci, per cercare di mettere insieme le persone, per aggregare, poi i corsi di pittura e gli immancabili tornei di briscola. Io sono davvero dinamico e non sto fermo e abbiamo proseguito, ma nel tempo la popolazione anziana è aumentata di molto e tante persone ci hanno lasciato.

C’è stata una fase particolare del Circolo in cui avete dato vita ad un gruppo speciale. Giusto?

Nel 2006-2007 abbiamo fondato quello che oggi è il nostro fiore all’occhiello: il Coro Acli 2000 Padre Ugolino di Chieti, formato da voci miste e caratterizzato da un repertorio di musica popolare.

La prima trasferta del coro si è tenuta in Croazia, a Rovigno (Rovinj), per un concorso organizzato dall’Associazione di Chieti che si chiama “Cori d’Abruzzo Chorus Inside”, impegnata nella realizzazione di manifestazioni ed eventi corali, anche a livello internazionale. Sono stati anni difficili ma siamo andati avanti. Il coro è composto da 35-36 persone e si muove spessissimo in Abruzzo, ma siamo stati anche in Francia, in Ungheria, ad esempio. La frequentazione del Circolo era superiore in passato, se confrontata con quella di oggi. Il 18 dicembre tradizionalmente noi organizzavamo per i soci una festa prima di Natale, dove si esibiva il coro; la nostra particolarità sono diventati i canti della passione di Gesù, una performance che ci distingue e ci caratterizza nel territorio. Prima, in Abruzzo, si erano formati dei gruppi che giravano cantando la passione di Gesù, questa tradizione era andata spegnendosi e non si ascoltavano più, così mi venne in mente che con il coro avremmo potuto recuperare questi canti, contribuendo a celebrare un momento tanto importante. Iniziata un po' per caso, siamo arrivati alla ventitreesima edizione, prendiamo parte alla storica Via Crucis, siamo piuttosto conosciuti e collaboriamo con la parrocchia.

Le Cattedrali d’Abruzzo le abbiamo girate tutte e nel periodo della Pasqua organizziamo la bellezza di 14 concerti. Anche a Natale ci siamo assicurati delle esibizioni, con i canti di Natale e ci esibiamo anche nei canti tradizionali abruzzesi. Inoltre, il nostro coro si è esibito per due volte al Pantheon e abbiamo vinto molti concorsi.

Io sono vicepresidente nazionale dell’Associazione Chorus Inside e questo coro nasce in concomitanza con il concorso che ci ha visti partecipi in Croazia. Nella nostra associazione c’erano coristi provenienti da altri cori e ci siamo detti: “perché non facciamo qualcosa insieme?” Quando andammo in Croazia ci unimmo ad un altro coro che è delle nostre parti, qui vicino, insomma componemmo un gruppo misto, ed è stato molto bello. Ogni volta andiamo e, da quando ci siamo costituiti, siamo arrivati alla diciannovesima edizione.

Cerchiamo di partecipare a diverse manifestazioni anche per riuscire a ottenere un minimo di contributi da reinvestire in altre attività del Circolo, sempre di natura aggregativa per i soci. Adesso ci siamo un po' fermati nelle nostre iniziative, sono io che spingo per i concerti e abbiamo in programma Ferrara e altre città. Ma non è semplice.

CIRCOLO ACLI BIBLIOTECA SOCIALE ROBERTA VENTURINI (PARMA). UN DESIDERIO PRENDE VITA IN UNO SPAZIO CULTURALE E DI ASCOLTO/SUPPORTO DELLE FAMIGLIE, DOVE SI ACCOLGONO LE ESIGENZE DI CURA E APPRENDIMENTO DEI PIU’ PICCOLI

Il presidente del Circolo Acli “Biblioteca sociale Roberta Venturini”, Pasquale Leone Galimi, sceglie di dedicare questa realtà a sua moglie ed è proprio in memoria di Roberta che viene costruito uno spazio culturale al servizio della comunità. Dal 2020 diventa Circolo ACLI, garantendo così diversi servizi e iniziative per il quartiere, rivolti a chiunque ne sentisse la necessità, anche solo per incontrarsi e rinsaldare legami. 

Pasquale inizia a narrare la storia della Biblioteca e quello che ne è scaturito…..

Il progetto della Biblioteca sociale nasce da un’idea e un desiderio di mia moglie Roberta, che intendeva aprire uno spazio culturale biblioteca, qui a Parma, nel quartiere San Leonardo-Cortile San Martino. Ci eravamo ripromessi che alla pensione l’avremmo realizzata, ma purtroppo lei è venuta a mancare prima del previsto e ho voluto realizzarla io al suo posto, dedicando la Biblioteca al suo nome, nel 2018. Una piccola goccia nell’oceano. Inoltre, Roberta aveva un'altra spinta, ovvero creare un centro di ascolto per le famiglie e io ho voluto dare vita anche a questa aspirazione. Con “Intesa San Martino” di Parma, associazione di promozione sociale, è stato creato un centro nell’ambito del progetto “Consultami SpazioInDifesa”, spazio dedicato alla consulenza psicologica e legale. Non è un circolo Acli, almeno non ancora, sebbene venga promosso e sostenuto dalle Acli. Parlo di queste due realtà insieme perché sono intrecciate e si sostengono vicendevolmente.

Gli scaffali della biblioteca vengono riempiti grazie ai libri donati dai cittadini non solo del quartiere, ma anche della città e della provincia. In principio io ho messo a disposizione libri presenti nella biblioteca mia e di mia moglie, è nata un po' così. Poi si è sparsa la voce e, nonostante credessi fosse più difficile mettere in piedi una biblioteca, sono arrivati valanghe di testi e ancora adesso vengono ad offrircene altri. Ad oggi contiene circa 7000 volumi, di autori vari, che spaziano su diversi generi, dalla letteratura per ragazzi, fino ai grandi classici. Gli utenti della libreria variano da 120 a 140 che non sono moltissimi, io mi sarei aspettato maggiore frequentazione. Sono per lo più del quartiere, San Leonardo è il più grande, mentre Cortile San Martino è il più periferico, però è quello in cui è nata mia moglie. Per questo ci interessiamo anche a questa zona, nonostante gli abitanti non sono molti e sia un quartiere prettamente agricolo.

La biblioteca è punto d’incontro e ospita presentazioni di libri, conferenze, mostre ed eventi culturali. Offre uno spazio in cui potersi ritrovare immergendosi nella magia dei libri e attorno a questo obiettivo sono state realizzate una serie di attività a supporto, interamente gratuite, basta essere socio Acli. In uno spazio all’interno della struttura della biblioteca c’è un punto di patronato, che non esisteva in questo quartiere, che si trova appena fuori dal centro storico. Altro servizio di rilievo è “Consultami, laboratorio per gli apprendimenti”. Si tratta di un laboratorio per l’accompagnamento e aiuto compiti e doposcuola specialistico, rivolto a bambini dai sei ai 13 anni. Questa esperienza nasce dalle esigenze raccolte attraverso il centro ascolto famiglie e attraverso il supporto di psicologhe volontarie, si occupa anche del potenziamento delle abilità scolastiche e delle problematiche di apprendimento legate ai DSA. Le famiglie non potevano permettersi di sostenere costi importanti per il sostegno scolastico dei propri figli. Abbiamo provato a dare delle risposte.

Abbiamo anche un “circolo di lettura” di donne in particolare, volontarie e non volontarie, dove a turno si propone un libro, almeno una volta al mese, si legge e poi se ne discute insieme.

La biblioteca è sempre aperta, possiamo contare su un sostegno attivo di molti volontari, soprattutto di nonne in pensione e di uomini che danno una mano anche per i lavori di fatica. Quindi i bambini del doposcuola si possono fermare e fare merenda. Abbiamo acquistato un programma adatto alle biblioteche e, attraverso questo utile strumento, stiamo attivando una sinergia con un’altra biblioteca del quartiere gestita da una parrocchia vicina. Rispetto alla quantità di proposte editoriali noi abbiamo una capienza limitata che ci porta a cercare altri generi e, comunque, alcuni dei testi presenti non vengono consultati, ad esempio testi religiosi oppure che riguardano i monumenti. Quindi, siamo intenzionati ad offrire questi volumi alla parrocchia, che ha spazio libero e noi creeremo spazio per dei libri di maggiore interesse. Ad esempio, ci siamo resi conto che i libri per i ragazzi sono molto richiesti. Ci dobbiamo attrezzare meglio e fare spazio.

Noi siamo molto soddisfatti e credo che mia moglie sarebbe davvero felice, poi si potrebbe sempre far di più.

All’esterno degli spazi della biblioteca, avete organizzato, magari con altre realtà del territorio, iniziative, eventi culturali, o altro?

Spesso organizziamo degli eventi sempre in collaborazione con Intesa San Martino e con le psicologhe di Consultami. Aderiamo alle diverse manifestazioni di quartiere, con delle bancarelle di libri, dépliant, ecc. Appena usciti dalla parentesi del covid, abbiamo organizzato anche delle letture esterne, aperte alla cittadinanza, con delle maestre volontarie che proponevano delle letture con le giuste tonalità, con la corretta dizione. In Biblioteca ci siamo occupati di presentazioni di libri invitando autori parmigiani, ma anche altri. Adesso questa attività di promozione di iniziative esterne un poco si è affievolita, perché è piuttosto pressante la necessità di gestione dei ragazzi del gruppo del doposcuola, per lo più provenienti da famiglie immigrate, di cui la maggior parte non parla italiano e ha serie difficoltà.

Molti di questi bambini hanno necessità impellenti e il presidente provinciale ci segue con grande sensibilità e attenzione. Io personalmente tengo dei contatti significativi con gli altri circoli Acli del territorio: vado a Buscetto, oppure al circolo di Zibello, paese importante e noto per il culatello, oppure al circolo di Fornovo, porto dei libri dando l’opportunità di far creare loro delle biblioteche nel loro territorio, poi ci sono le occasioni di scambio quando la presidenza provinciale riunisce i circoli. Siamo molto in sintonia sui bisogni che ci sono con le Acli, c’è un interscambio con circoli che, seppur non sono molti, ci sono. Il presidente gira come una trottola e credo sia capace di creare legami importanti, questo impegno può dare un senso vero all’essere Acli. Ora bisognerebbe trovare dei giovani disposti a portare aventi questa esperienza, considerato che l’età media dei volontari è molto alta. Un gruppo giovani Acli sembra stia crescendo, speriamo in bene.

Poco dopo la vostra nascita vi siete affiliati alle Acli, in particolare cosa sentite di condividere con il mondo Acli, oltre a quello a cui accennavi prima?

Le Acli a Parma devo essere sincero non le conoscevo, poi degli amici erano dentro a questo mondo, persone molto rispettabili e questo per me è stato un motivo per avvicinarmi. Io lavoravo ero molto impegnato ma grazie a loro mi sono avvicinato alle Acli. Guardando loro ho pensato che le Acli dovessero essere la famiglia giusta. Ci sono molte idee ed è democratica, ciascuno può liberamente esprimere il suo pensiero, questa non è una cosa da poco. Ai tempi ho voluto testare anche il lavoro dei servizi ed è per questo che ho chiesto l’apertura del punto di patronato nella biblioteca: c’è molta serietà.

Io ho preso una stanza autonoma solo per i giovani e vedrai che riuscirò a coinvolgerli, vogliamo mettere una targa dove scrivere “gruppo giovani Acli”, del resto quando si è giovani si ha bisogno di un posto proprio e di autonomia. Sta crescendo questo gruppo, dei ragazzi interessanti ci sono bisogna coltivarli.

Il sogno nel cassetto?

Trasferire la biblioteca, di fronte, non molto distante da dove si trova adesso, ma in uno spazio più visibile e promuovere mostre fotografiche, ampliando l’offerta culturale, sempre con la presenza di un punto di patronato, perché l’associazione deve stare al fianco dei servizi e viceversa. Stiamo lavorando da due anni nel tentativo di disporre di questo locale. Il problema del locale è un bagno esterno e dobbiamo capire come sistemare questa cosa. Un piccolo sogno è questo, ma vale tanto.

CIRCOLO ACLI JESUS CHRIST GOSPEL MINISTRY – ANAGNI (FROSINONE). UNA COMUNITA’ BATTISTA, DI MIGRANTI AFRICANI, CHE CON IL SUO GOSPEL COSTRUISCE RELAZIONI DI AIUTO, FACENDOSI CARICO DELLE NECESSITA’ E DEL PERCORSO DI INTEGRAZIONE.

A Frosinone sono radicate nel territorio realtà associative come il Jesus Christ Gospel Ministry Aps di Anagni, divenuto Circolo Acli, le cui attività si concentrano prevalentemente sull’apprendimento dell’italiano, l’inserimento lavorativo, le pratiche religiose e il mutuo aiuto tra connazionali migranti. Siamo di fronte ad un impegno attivo degli africani che abitano il frusinate, che sono stati in grado di costruire relazioni di aiuto e di supporto, agendo una presa in carico delle necessità del gruppo dei propri connazionali, valorizzandoli come cittadini e come risorsa per il territorio.

Sebbene con radici cattoliche, le ACLI sono aperte e collaborano con altre confessioni cristiane (protestanti, ortodosse) ed il Circolo Acli Jesus Christ Gospel Ministry Aps ne è una evidente testimonianza. Obi, il pastore della Chiesa e riferimento del gruppo Gospel nato al suo interno, ci racconta, con un italiano ancora incerto, la nascita e gli obiettivi del Circolo:

Ci siamo messi insieme come gruppo di africani il 10 gennaio 2016, fondando la nostra Chiesa indipendente. Dopo un anno, ci siamo affiliati alle Acli, costituendo formalmente la Chiesa e istituendo il Jesus Christ Gospel Ministry Aps. Abbiamo cercato di dare una risposta alle esigenze prioritarie delle persone africane di questo territorio, che iniziavano un percorso di inserimento nella nuova realtà del frusinate. La lingua può rappresentare il principale ostacolo, per tale ragione abbiamo da subito attivato dei corsi di italiano, mettendo anche a disposizione un accompagnamento per la regolarizzazione dei documenti: due aspetti importanti per rendere possibile il processo di integrazione sociale e lavorativa. Non sono mancati i corsi di informatica e quelli rivolti a colf e badanti con l’obiettivo di favorire la creazione di nuove opportunità di lavoro.

Le Acli sono state un riferimento importante per coloro che erano alla ricerca di occasioni per migliorare le condizioni di vita delle proprie famiglie e volevano inserirsi, con gli altri, in una comunità accogliente. Quando si giunge in un paese nuovo la conoscenza di come muoversi, avere le informazioni e poter contare su qualcuno che ti aiuta sono mezzi essenziali per ricominciare. Alcuni ragazzi, grazie a noi e alle Acli, hanno potuto seguire un corso che gli ha permesso di ottenere il patentino per guidare “il muletto” in fabbrica, i cosiddetti carrelli elevatori. Questa abilitazione ha permesso l’inserimento in azienda di alcuni come operai magazzinieri, mentre altri sono stati coinvolti nella ristorazione.

Nel tempo abbiamo osservato come la nostra Chiesa abbia celebrato un gran numero di matrimoni e di battesimi, un segno evidente di un processo di integrazione in atto, che sta avvenendo anche nei paesi vicini al nostro. Questo impegno vuole consegnare un messaggio fondamentale, mettendo in discussione il senso comune che vede il migrante per lo più come una persona spesso fragile e solo bisognosa di aiuto. Questo non è sbagliato di per sé, ma noi siamo anche portatori di idee e proposte attive che ci vedono coinvolti nella società, per dare il nostro contributo alla vita comune. Alcuni di noi partecipano ai corsi di apicultura promossi dalle Acli di Frosinone, per cercare di inserirsi in un’attività professionale che guarda all’agricoltura e allo sviluppo del territorio, alimentando inclusione.

Questa riflessione vi ha portato a farvi promotori di una iniziativa importante sul territorio?

Dal 2024 abbiamo incoraggiato la nascita del “Punto Famiglia Acli, un luogo di ritrovo, un punto di riferimento rivolto agli italiani e agli stranieri, insieme, che abitano il territorio e necessitano di supporti per le loro famiglie; un centro di informazione per la comunità.

All’interno della Chiesa è stato creato un gruppo gospel per diffondere la cultura africana, che si è esibito a Frosinone e a Roma. I canti vengono svolti in inglese e in italiano.

CIRCOLO ACLI CASSINO D’ALBERI (LODI). L’ANIMA CRITICA DEL PAESE HA MESSO RADICI: IL CIRCOLO COME PERNO CHE TIENE INSIEME LE PERSONE CON LA SOLIDARIETA’ E L’AGGREGAZIONE.

Cassino D’Alberi è un piccolo borgo agricolo del comune di Mulazzano, dove sorge il Circolo Acli che porta lo stesso nome. Dinamici e orgogliosi gli abitanti di questi luoghi hanno trovato una propria espressione attraverso la nascita di questa realtà di lunga data.  

Paolo Galimberti non ricorda molto delle origini, ma ci delinea gli aspetti principali che hanno reso questo Circolo un luogo, speciale, apprezzato, un riferimento per una comunità poco numerosa:

il Circolo nasce tra il 1948 e il 1951, questo possiamo vedere dagli archivi parrocchiali, in particolare la prima riunione del Circolo è stata registrata nel 1951. Io non riesco a ricordare di più, però sono stato sempre molto legato al Circolo, avendo frequentato anche i percorsi di formazione che ha organizzato nel tempo. Poi, intorno agli anni ’80, noi del mio gruppo, abbiamo preso in mano le redini e seppur lentamente abbiamo cercato di costruire una realtà sempre più attiva e radicata.

Principalmente organizziamo delle serate, coinvolgendo altre organizzazioni benefiche o che hanno necessità di raccogliere fondi per le loro finalità sociali e noi cuciniamo, ci occupiamo della gestione. Abbiamo un bar e quindi la mescita, un’attività che ha diverse ricadute. Soprattutto, per capirci, ci attiviamo per raccogliere denaro da devolvere a cause significative per la nostra comunità, in ambiti come l’handicap e altro, grazie alle serate. Ad esempio, dal 1993 siamo entrati in contatto con un’organizzazione attraverso la quale abbiamo fatto un’adozione a distanza di un bambino brasiliano, per seguirlo e sostenerlo nella sua crescita e nello studio. Prima organizzavamo anche il carnevale ma ora non più. Bisogna aiutare chi ha meno di noi e sappiamo qual è la rete delle associazioni che hanno necessità e ci supportiamo. Lo scopo principale del nostro Circolo e fare della solidarietà. Le persone lo apprezzano e fanno la tessera con noi. Non è un Circolo grande, ma riesce a muovere diverse cose. Io sono felice di esserci.

Offriamo anche la disponibilità della sala che abbiamo per le riunioni di condominio, stando all’interno dei locali della parrocchia. Siamo dei cattolici e andiamo d’accordo con la parrocchia, organizziamo anche delle attività insieme. Ci siamo adoperati per la costruzione di una cappellina dedicata alla Madonna, nel 2016, un’opera davvero molto bella, di cui siamo davvero soddisfatti, perché si trova qui a Cassino in una zona di passaggio, un luogo dove circolano per andare a fare ginnastica.

In passato, vi siete distinti per la vostra vivacità giusto?

Siamo un piccolo paese intorno ai 1000 abitanti e noi del Circolo siamo di fatto ancora un po' l’anima critica. Il Circolo è un pezzo della nostra quotidianità, adesso io vado ad aprire e dalle 14.00 alle 18.00 sono lì e poi dalle 20.00 fino alle 23.00, alternandomi con altri, lo gestiamo interamente noi. Questo è uno spazio importante di aggregazione per il paese. La parte critica della nostra presenza qui risale al ’74, quando ci siamo fatti promotori dell’occupazione degli uffici comunali. Siamo particolari in effetti. Abbiamo occupato il Consiglio Comunale di Mulazzano per due sere, in testa ad una battaglia per far sentire la nostra voce ed avanzare delle richieste per il paese. All’epoca avevamo un’amministrazione della DC e il sindaco era una brava persona. Il nostro è stato uno spirito di contestazione, ma anche di dialogo. Hanno chiamato i carabinieri, ma poi ci siamo seduti tutti attorno al tavolo e abbiamo ragionato insieme. Il nostro essere un po' il perno del paese non deriva soltanto dall’essere battaglieri e vigili, ma per il nostro lavoro a sostegno di ogni categoria, anziani in particolare, prima ci impegnavamo anche per i cacciatori e i pescatori, ciascuno sa che su di noi si può contare. Venendo da noi qui in paese trovavi di tutto. Negli anni Settanta abbiamo fatto costruire anche un campo sportivo qui. Le Acli sono una casa per tutti, purché si creda in quello che si fa e i risultati arrivano.

CIRCOLO ACLI COLOGNA (TERAMO). CORSI DI POTATURA DEGLI ULIVI E ATTENZIONE ALL’INFANZIA

La Presidente del Circolo Acli di Cologna Sandra Di Giacomantonio è anche un’operatrice di patronato. Ha aderito ad un progetto di servizio civile in precedenza e per lungo tempo ha svolto attività di volontariato in carcere. Ci racconta di Cologna Paese, un borgo millenario, che si trova sul colle che sovrasta la vallata del fiume Tordino, ed è una frazione di Roseto degli Abruzzi, nella provincia di Teramo.

Sandra ci ricorda che “alla sede di Cologna Paese c’era il Patronato inizialmente. Il Circolo è nato attorno al 2019 e poi con il covid ci siamo fermati del tutto. Il nostro è davvero una piccola realtà, pochi abitanti e tanti ulivi. In passato ci siamo attivati per dei corsi di potatura, organizzati da noi direttamente, perché abitando un territorio dove abbondano gli ulivi, questa iniziativa poteva risultare di interesse e di grande utilità. Così ci è stato proposto di aprire un Circolo Acli, per collaborare insieme alla Pro Loco Cologna Paese, moto attiva, recuperando le lezioni pratiche di potatura degli ulivi. Ci sono anche delle aziende agricole che ci sostengono, consentendo la totale gratuità dei corsi, in un territorio dove ciascuno possiede un appezzamento di terreno e coltiva ulivi, in sostituzione della vite; quindi, è molto apprezzato. Per l’anno venturo però abbiamo immaginato di inserire una quota simbolica per la partecipazione ai corsi, un contributo sostenibile.

L’attività nuova che stiamo provando a lanciare è in collaborazione con un’associazione di volontariato delle nostre parti, che si chiama “I doni del vicinato”, che raccoglie abbigliamento e attrezzatura per l’infanzia, mettendo a disposizione una pagina dove gestire la donazione e la destinazione di questi prodotti. Noi ci attiviamo per fare delle consegne e lo facciamo anche a livello provinciale. Siamo una piccola realtà e queste sono le principali attività che ci vedono impegnati. Non riusciamo a afre molto di più considerate le nostre forze, ma anche la dimensione del borgo.

L’intenzione o il progetto futuro, se vogliamo chiamarlo così, è di lavorare sulla presentazione di libri, organizzando un evento insieme ad una scrittrice locale. L’altra cosa che ci era venuta in mente è la realizzazione di corsi di cucina tipica del territorio, insieme ad alcune signore del paese, rivolti ai ragazzi. La proloco ha una ex scuola a disposizione, dotata di cucina, e intendevamo appoggiarci a loro. Tutto è ad uno stato embrionale, ci stiamo riprendendo anche dall’esperienza del covid. Non è facile, ma ce la mettiamo tutta, abbiamo la voglia di crescere un po'.

CIRCOLO ACLI GIOVANNI PAOLO II DI SAVA (TARANTO). IL CONTRIBUTO OFFERTO AL TERRITORIO NELLA PROTEZIONE DALLE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI: FORMAZIONE, ASSISTENZA. UNA FUNZIONE SOCIALE IMPORTANTE NELLA PROVINCIA DI TARANTO.

Il Circolo delle Acli di Sava coincide un po' con le vicende personali di un decano delle Acli, il signor Mimmo Lomartire, che vanta una esperienza pluriennale anche come ex Direttore di Patronato. La Presidente del Circolo è la signora Cannizzaro Enza, sua moglie, ma in più di 70 anni di attività Mimmo è stato ed è ancora il cuore pulsante di questo Circolo.

“Erano gli anni 1963”, racconta Mimmo, “e le Acli qui a Sava c’erano già, ho visto la scritta su un palazzo”. Mi sono avvicinato a questo mondo, con una passione per le macchine da scrivere, per le pratiche, ed essendo disponibile mi sono offerto per dare una mano. Nel 1965, sono emigrato in Svizzera e per sei anni ho lavorato in alcune fabbriche, studiando per il diploma. Per puro caso incontrai il Direttore di Patronato di Zurigo, in un piccolo paese. Eravamo stati chiamati entrambi in consiglio comunale a rappresentare la componente italiana di quel piccolo paese. Mi disse di andare a lavorare con loro e la mia aspirazione era stata sempre quella di scrivere e partecipare, così andai a Zurigo nell’ufficio Acli. Capitai a Roma per lavoro e andai alla sede nazionale per sostenere un colloquio, al fine di capire se potessi entrare nelle Acli: così nel 1973 iniziai a lavorare a Zurigo, nella speranza di poter tornare in Italia, poi diventai Direttore di Patronato. Una volta tornato a Taranto mi sono fermato, fino a quando non fui trasferito per un po' a Palermo: le Acli da allora non le ho lasciate più.

Ho iniziato il mio percorso a Sava, con il Circolo che è diventato un punto di riferimento per l'intero territorio "orientale" della provincia jonica, in funzione dei servizi che offre, ma anche per il notevole contributo che fornisce al contesto sociale nel quale è collocato, oltre ad avere una lunga storia alle spalle. Un Circolo deve poter allargare gli orizzonti, quindi oltre alle attività di patrocinio che ho ritenuto sempre importanti, abbiamo allargato la collaborazione con il comune e l’ufficio degli assistenti sociali, avvicinandoci alle associazioni del territorio impegnate nel sociale. In particolare, collaboriamo molto con l’Avis, e da questo legame è scaturito il progetto “Ribatti”, attraverso il quale abbiamo dotato tutta la provincia di Taranto, Sava compresa, di defibrillatori; ci siamo adoperati per la formazione a tutela delle persone, per poter garantire la cardio protezione all’interno di quanti più comuni possibili. Questo ha comportato, e comporta tuttora, la prosecuzione con l’aggiornamento dei corsi di formazione e la manutenzione dello strumento, di cui noi abbiamo la responsabilità.

Qui da noi a Sava abbiamo un’associazione che si chiama “Chiara Melle” a cui ci siamo avvicinati, promossa dai genitori di una ragazza che è stata uccisa nel nostro territorio circa quindici anni fa, che ha come principio ispiratore la volontà di promuovere la cultura dell’impegno sociale e solidale. Questa organizzazione mette a disposizione delle borse di studio nell’ambito di un progetto denominato “Piccoli talenti crescono”. Un alunno delle classi primarie e secondarie viene premiato, scelto dai propri compagni, per sostenere il percorso di studi che lo attende. Iniziativa alla quale noi aderiamo. Ci siamo dati da fare con il Comune per aprire la biblioteca comunale e poi lavoriamo con l’ANFFAS, con l’associazione “Disabili insieme”. Inoltre, abbiamo i nonni vigili, gli anziani che mettono a disposizione il loro tempo per supportare i ragazzi che vanno a scuola per la strada, oppure durante le manifestazioni pubbliche, sono nostri soci.

Partecipiamo al mantenimento e alla cura della cultura nel territorio, perché abbiamo fondato un museo cittadino per le attività produttive e c’è un museo orientale-biblioteca che è al convento, gestito un tempo da Padre Giocondo, che è stato nostro assistente spirituale, per quarant’anni. Lui volle fortemente che il Circolo fosse impegnato in queste attività con il museo. Solo un aneddoto per ricordare come è ripartito il nostro Circolo: all’inizio lui Padre Giocondo mi chiamò e mi disse: ora sei tu qui a Sava che stai facendo le Acli? Gli risposi affermativamente e mi porto da lui, aprì una cassapanca dove dentro c’era una bandiera piegata orlata in oro, che si può vedere in fotografia, con il simbolo delle Acli. Questa è l’immagine della nostra rinascita, io la conservo ancora qui.

La storia del Circolo di Sava è legata ad una chiesetta, La Madonna di Pasano, il luogo del prodigioso masso. Nei fatti si racconta che qui sia avvenuto il miracolo della "caduta del masso dall'alto" che liberò lo schiavo. Quest’ultimo era stato incatenato dal suo proprietario e pregò la Madonna di essere liberato, in cambio offrì la sua disponibilità a convertirsi. In quel momento, da non si sa dove, un masso cadde dal cielo e lo liberò. Ricorre una manifestazione in memoria di questo evento significativo e noi la gestiamo insieme alla proloco.

Quale rapporto c’è con le Acli qui nel territorio?

Le Acli qui sono tra le poche associazioni che hanno le idee chiare, pur mantenendo una propria autonomia. Io mi riconosco in questo. Le Acli mi hanno dato molto e credo di aver restituito tanto. E’ stato importante stare vicino alle Acli nei momenti di difficoltà. Sono vicepresidente vicario delle Acli di Taranto quindi il mio contributo non si esaurisce con il Circolo. Essere nelle Acli è fondamentale.

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