CIRCOLO ACLI SALVATERRA (REGGIO EMILIA). IL SALVATERRA ROCK: UNIRE LE FORZE PER PROMUOVERE CON LA MUSICA I TEMI DELLA PACE E DEL LAVORO.
In provincia di Reggio Emilia c’è una terra che, in origine, si racconta sia stata risparmiata da qualche calamità naturale: da qui il nome Salvaterra, una località del comune di Casalgrande, situata a ridosso del confine con la provincia di Modena, ed è attraversata dal fiume Secchia. Da oltre Settant’anni, con i suoi alti e bassi, il territorio ha accolto il Circolo Acli, legato alla parrocchia da sempre e alla sua gente. La famiglia di Marino Mammi, uno degli attuali consiglieri del Circolo di Salvaterra, nonché ex presidente, ha attraversato la storia di questa realtà, che è diventata uno spazio significativo e riconosciuto da tutta la popolazione della piccola frazione.
Marino, parlaci degli albori del Circolo di Salvaterra.
Il nostro è probabilmente uno dei Circoli più vecchi della provincia. Abbiamo compiuto settant’anni da poco. Venne fondato intorno al 1954 da un gruppo di giovani di “quarant’anni”, ammesso possano chiamarsi giovani, tra cui mio nonno, che portava il mio stesso nome. Erano cinque amici che, nel cortile della canonica, presumo non vorrei dire inesattezze, si erano messi a vendere caramelle, con l’intenzione di cominciare ad incontrarsi e stabilire un luogo di ritrovo per tutti in un periodo difficile come era quello del dopoguerra. Questo è l’inizio della storia. Poi, pian piano il successo dell’iniziativa ha favorito lo sviluppo di ambienti (che prima di allora ospitavano una stalla), verso la metà degli anni ’70, che ospitavano un bar e al piano di sopra, aveva delle stanze messe a disposizione per coloro che ne avevano bisogno. In Circolo gestiva il bar direttamente e, se non ricordo male, negli anni ‘80 anche una biblioteca.
Il bar del Circolo era diventato il principale centro di ritrovo dei giovani del paese che, fino a circa gli anni Novanta, poteva contare ottocento abitanti. Altri bar in zona esistevano, ma non riuscivano ad attrarre ragazzi come le Acli. A gestirlo i soci del Circolo, tra cui mio papà, e la nostra famiglia ha da sempre vissuto questo spazio, maturando un legame affettivo con tale realtà Acli sul territorio.
Nei primi anni 2000, a causa di una evoluzione non troppo felice e gestioni discutibili, la parrocchia ha scelto di vendere lo stabile, cogliendo però l’occasione di allargare gli spazi per il catechismo, per mettere in piedi l’oratorio, esigenze che, da tempo, si erano fortemente manifestate. L’edificio, comunque di proprietà della parrocchia stessa, fu venduto e, successivamente, venne alla luce l’oratorio. Questa è stata una fase di passaggio difficile per il Circolo, perché abbiamo dovuto metterci di fronte alla realtà, capendo se esistessero le condizioni per tenere aperto, oppure chiudere. Così, decidemmo, io, mio cugino e altri giovani, di prenderlo in mano, alternandoci nella presidenza e, in questo modo, siamo arrivati fino ad oggi.
Nel 2004 abbiamo festeggiato i Cinquant’anni però, come dicevo all’inizio, non ho prove, documenti o testimonianze precise sulla data di origine del Circolo.
Quale impulso tu e tuo cugino avete dato a questo Circolo? Come è cresciuto, quali battute di arresto ha incontrato?
Insieme abbiamo lavorato all’organizzazione di alcuni eventi, tra i quali quello di una festa denominata Salvaterra Rock, uno degli eventi ormai più attesi della provincia. Dal 1986 il circolo ACLI ha animato questa giornata all’insegna della musica, cercando fin dalle prime edizioni di valorizzare le giovani rock band del paese, per trasmettere un messaggio capace di destare l’attenzione riguardo temi importanti come la pace e il lavoro, prima di tutto. Questa manifestazione è stata gestita in autonomia dal Circolo fino all’anno della pandemia, poi questa parentesi ci ha tagliato le gambe, rendendoci impossibile ripartire da soli. Per tali ragioni ci siamo affidati alla collaborazione con una realtà della nostra zona, che gestisce il parco, una cooperativa. Nonostante una gestione oculata, una capacità di iniziativa sul territorio importante, al punto da poterci definire un Circolo sano, il Covid, anche sotto il profilo motivazionale ci ha penalizzato fortemente.
In questa fase ero io il presidente e devo dire di aver attraversato un momento personale difficile, non mi sentivo nelle condizioni di proseguire con il mio incarico e ho lasciato. La gestione burocratica del circolo cominciava ad essere un po’ troppo complessa. Dopo qualche anno un po’ apatico, adesso abbiamo un presidente nuovo e siamo qui pronti a ripartire con una nuova energia. Ci siamo coinvolti in alcuni incontri costruttivi a cui hanno partecipato dei giovani e abbiamo anche cambiato il parroco già entrato in contatto con altre realtà Acli della nostra provincia. L’insieme di questi cambiamenti ci sta riportando sulla strada giusta.
In passato abbiamo organizzato dei corsi come quello di fotografia e di boogie, per coinvolgere le realtà del paese e dare un sostegno alle strutture della parrocchia, per animarle, renderle più vive e partecipate. Questo al momento riteniamo possa essere il nostro scopo più alto, anche a fronte delle vicissitudini che ci hanno interessato fino a qui. Non sono mancate le collaborazioni con il comune a favore dei migranti. Una cooperativa di accoglienza di Reggio Emilia aveva accolto dei migranti in alcuni appartamenti nel paese e noi ci eravamo occupati di mettere in piedi delle attività destinate a loro. Avevamo messo a disposizione dei tutor che seguivano i migranti per delle iniziative legate alle pulizie delle strade, persone motivate con tanta voglia di fare ed entusiasmo. Ciascuno voleva rendersi utile e il progetto ha avuto una durata di un anno, attorno al 2017, ma alcuni di loro hanno continuato a seguirci, a partecipare alle altre attività del Circolo. Poi abbiamo la fortuna di abitare in un paese, non molto grande, ma dove la risposta di partecipazione alle proposte che facciamo è sempre piuttosto alta. Per il tesseramento, siamo riusciti anche a fare qualche tessera nuova: insomma molto bello.
Al momento il volontariato sta subendo un momento di crisi. Abbiamo imbastito un progetto da mettere in pratica all’interno dell’oratorio per ricreare quello che era una volta il famoso bar, da gestire solo con il volontariato. Al momento della presentazione i parroci del tempo non lo avevano ritenuto attuabile, ma adesso vorremmo ripulirlo dalla polvere e riproporlo. Ci siamo detti disponibili a rimescolare le carte in tavola, rimodulandolo e vedremo se sarà possibile attuarlo. Eppure, si fa fatica a trovare le persone disponibili a prendersi un impegno duraturo, fosse anche un solo giorno per tutto l’anno però.
Unire le forze con un’altra realtà del paese, come è avvenuto per la festa Rock, dimostra apertura, non è facile misurarsi con le altre persone, significa doversi mettere in gioco. Di questo vado fiero, abbiamo dialogato, intrattenuto rapporti, relazioni, azioni che ci hanno condotto a risalire la china. Sarebbe stato un peccato perdere la festa e rischiare di rinunciare al Circolo. Era il nostro evento di punta. Durante un simile momento si respira un’atmosfera che non so spiegare, qualcosa di magico, forse siamo noi, forse le radici, non so. Sta di fatto che perderla sarebbe stato un grosso errore. Quindi abbiamo deciso non da soli: facendola con altri abbiamo potuto ampliarla, coinvolgere più persone, comunque ci sono state discussioni accese all’interno del Circolo, tra chi era a favore e chi non lo era. Alla fine, questi sono confronti che fanno crescere tutti.
I rapporti con le Acli, con i circoli limitrofi, con il provinciale come sono?
Il provinciale all’inizio è stato un po' come la nostra intelligenza artificiale, quel punto di riferimento al quale rivolgi ogni domanda possibile sulle attività che ti vengono in mente da realizzare, oppure sul tesseramento, sulle convenzioni ecc. Sono entrato nel consiglio provinciale in un momento un po’ delicato, occorreva cercare nuovi percorsi e mi chiesero questo impegno. Adesso sono in ottimi rapporti con la nuova presidente provinciale. Ci sono stati alcuni tentativi, anni fa, di condividere le iniziative, una bozza di progetto che prevedeva una stretta collaborazione, però ha fatto fatica a decollare. Noi siamo nella pianura. La maggioranza dei circoli Acli sono nella zona montana e sono particolarmente attivi durante l’estate.
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