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CIRCOLO ACLI ARANCO DI BORGOSESIA (VERCELLI). IL CENTRO AGGREGATIVO PER I RAGAZZI, LA SALA LETTURA, IL CAMPO DI CALCIO: SPECCHIO CHE RIFLETTE L’IMPEGNO PER L’INTEGRAZIONE E LA CRESCITA DEI GIOVANI.

La struttura del Circolo di Aranco, a Borgosesia, provincia di Vercelli, ha oltre sessanta anni di storia e fonda le sue radici nell’intuizione dell’indimenticato parroco don Mario Lorenzini, che voleva dotare il quartiere borgosesiano di un centro aggregativo come punto di riferimento per i lavoratori, le loro famiglie e i giovani. Cristian Belotti, attivo già da anni con innumerevoli iniziative di aggregazione e attività sportive sul territorio valsesiano, è l’attuale presidente del Circolo. Volitivo e dotato di grande spirito di iniziativa, Cristian si sofferma sulle vicissitudini che, nel tempo, hanno portato questa esperienza a diventare come la conosciamo oggi.

Il primo incontro con il Circolo di Aranco, Cristian, come te lo ricordi?

Dobbiamo a Don Mario la spinta alla nascita di questa realtà nelle Acli, nella struttura della Curia che esisteva ancor prima di quella del Circolo. Nel 1991 fu capace di renderlo partecipativo e coinvolgente. Mio padre è stato presidente dell’Associazione bocciofila che risiedeva nel Circolo, vivendo un momento tra i più vitali, considerando che il gioco delle bocce, in quegli anni, era una straordinaria opportunità per incontrarsi, stare insieme e aggregare le persone. Successivamente, come è immaginabile, questo sport ha iniziato a perdere la sua attrattiva. Il Circolo è passato attraverso varie fasi, ma ha sempre conservato il suo legame con le Acli e con la chiesa locale, nel tentativo di offrire occasioni significative per la crescita sociale e culturale di questa comunità. Ad un certo punto, è andato attraversando un periodo che potremmo definire un poco oscuro e anonimo: si faceva fatica a gestire il Circolo e la frequentazione era scemata, aveva perso la su attrattiva.

Io arrivai alle Acli nel 2018, quasi per caso, da un paese limitrofo, volendo creare un centro sportivo con diversi ragazzi che erano di Borgosesia: a quel punto abbiamo trovato nel Circolo Acli di Aranco la collocazione ideale. Forte di una precedente esperienza associativa, ho proposto di ampliare l’offerta del Circolo, in collaborazione con la parrocchia, allestendo, con l’arrivo dell’estate, negli spazi interni ed esterni a disposizione, una sorta di centro estivo, per coinvolgere i ragazzi. Mi sembra fosse intorno al 2019 e realizzammo un’attività educativa fondata sul gioco, sullo sport e sulla condivisione, a cui volemmo dare il nome di “Parcobaleno”. Fu un grande successo e questa esperienza segnò una fase di rilancio e rinnovamento della nostra realtà. Il clima positivo ha rimesso in circolo un certo fermento e il lavoro svolto ha iniziato ad avvicinare energie nuove.

Con queste premesse, quali sviluppi ha conosciuto in seguito il vostro Circolo?

Sono una persona che è solita affrontare delle sfide importanti e non mi sottraggo. Avevo molti progetti nella testa, ma anche la consapevolezza che il loro sviluppo avrebbe richiesto un impegno per costruire collaborazione tra i diversi soggetti e le realtà presenti nel territorio. Non soltanto l’appoggio del Consiglio direttivo e dei gestori del Circolo, fondamentale per lavorare insieme, ma anche la parrocchia, le associazioni e i gruppi che fanno riferimento alla nostra struttura, senza i quali non sarebbe stato possibile dare vita ad un Circolo in cui i nostri soci potessero sentirsi a casa, in un ambiente accogliente e ricco di proposte culturali e aggregative. Il centro estivo era stato il segnale che si poteva riuscire e da lì siamo stati in grado di realizzare una sorta di oratorio con i ragazzi di sedici e diciassette anni. Voevamo accogliere tutti, creando un contesto multietnico per i giovani e le loro famiglie.

Non sempre tutto volge al meglio e qualche ostacolo lo abbiamo incontrato nel vicinato. C’è stata pressione affinché si tornasse a popolare il Circolo di soli anziani, dal momento che i bambini venivano considerati fonte di disturbo, al punto che seppi di una raccolta firme organizzata perché ci imputavano un eccesso di rumore con la presenza dei ragazzi. I genitori dei nostri giovani partecipanti ci hanno sostenuto nel progetto di un centro di aggregazione continuativo, che offrisse una stabilità alle iniziative intraprese fino a quel momento. Quando nel 2020 presi io la guida del Circolo, diventandone presidente, iniziai una raccolta fondi rivolta a privati, organizzando cene e altre attività. Grazie ad un consistente ricavato, potemmo investire sul sogno del centro aggregativo e il progetto si estese oltre le iniziali aspettative.

Qualche anno dopo abbiamo iniziato a lavorare in modo particolare sull’adattamento delle strutture esterne (il vecchio campo da bocce e il vicino campo di calcio), strumenti fondamentali per lo svolgimento delle attività rivolte ai ragazzi, in particolare la scuola calcio presso il Circolo. Il campo di bocce è stato riconvertito in campetto da calcio, rinnovato in erba sintetica: abbiamo attrezzato molto bene questo spazio, rendendo l’area gratuita ai soci, permettendoci di creare un ambiente di cambio tra etnie diverse. Questo investimento, compresi i costi di manutenzione, rappresenta una spesa consistente per il Circolo, che non è possibile far gravare su chi frequenta. In ragione di questo, è stata attivata nel 2021, una raccolta fondi chiamando all’appello persone stimate della città. Questa iniziativa ha trovato supporto e riconoscimento da parte di Alessandro Orsi, personalità stimata di Borgosesia e vicino al nostro Circolo, e grazie a questo legame abbiamo dato il via a diversi eventi di carattere culturale, tra cui un tributo a Fabrizio De Andrè. Inoltre, abbiamo avuto il supporto del ciclista Alessandro Marchini e il parroco Don Luigi Cerutti, nonché Paolo Urban, l’assessore alle associazioni di Borgosesia. I fondi raccolti e le donazioni spontanee ci hanno permesso di porre le basi per realizzare un vero e proprio campionato di calcio tra ragazzi.

Sono orgoglioso di quanto stiamo facendo, con il direttivo composto da sette persone, siamo diventati una squadra, che condivide valori ed obiettivi.

Con il tempo il Circolo è tornato ad essere un punto di riferimento per il paese. Avete coinvolto le famiglie con il centro di aggregazione per i ragazzi. Su quale altro fronte vi state muovendo?

Il Circolo è in autogestione. Abbiamo sia la mescita, che la ristorazione, quindi ci siamo attrezzati per organizzare dei pasti per i ragazzi delle scuole. I genitori mi chiamano, esprimendo le proprie necessità, e io mi attivo: in quindici giorni abbiamo dato vita ad un piedibus per accompagnare i ragazzi della frazione che vanno a scuola. Prendiamo i bambini da scuola per portarli da noi a consumare il pasto e, dopo aver giocato un po', tornano a scuola. Abbiamo richiesto un contributo minimo per questo servizio necessario, affinché tutti possano permettersi di far venire i figli da noi. Questo aspetto ha fatto la differenza, noi abbiamo cercato di dare risposta immediata ad un bisogno emergente. Una simile attenzione è rivolta anche ai ragazzi che frequentano il centro: ospitiamo ragazzi provenienti da case-famiglia e con diversi disagi. Teniamo conto di tariffe agevolate, se non addirittura la completa gratuità, valutando caso per caso. Molti fanno un percorso con noi e si cresce insieme, la nostra è una scelta molto chiara in questo senso, tutti devono poter partecipare.

Poi organizziamo laboratori, tornei di cacio balilla, di carte e di ping-pong, per tenere viva la partecipazione, ritrovarci e stare insieme. Le persone sanno che possono contare sulla nostra presenza, sanno che noi ci siamo. Di solito a Natale, qui da noi, in collaborazione con il Comune, mettiamo in piedi un grande momento insieme e, per merito del sostegno di un benefattore, riusciamo ad offrire da mangiare a numerose famiglie in condizioni di difficoltà, che vengono invitate. Un gesto significativo e un impegno da parte nostra per contrastare la solitudine di molte persone durante il giorno di Natale. Prepariamo anche dei regali per i più piccoli.

Con l’intento di aggregare e far socializzare le persone in un’ambiente accogliente, magari sorseggiando un buon caffè in compagnia e scambiando opinioni sulle questioni di attualità, è nata l’idea di costituire una “sala letteraria”, trasformando una stanza non utilizzata del Circolo per le attività con i ragazzi del doposcuola. L’abbiamo inaugurata nel 2021, potendo contare su più di duecento volumi donati dai cittadini: è stato un momento di festa e, per l’occasione, è stata organizzata una presentazione di libri. Questo progetto è nato durante il covid e rappresenta qualcosa di unico per il nostro paese, anche perché non è una biblioteca in senso stretto.

Cosa c’è nel cuore di questa esperienza, cosa vi spinge verso questo impegno?

Mi piacerebbe dire che, personalmente, sono spinto dal ricordo di quando ero piccolo. Alla fine degli anni ‘70 non c’era attenzione agli aspetti emotivi dei giovani, dei bambini, ai loro desideri, alle loro potenzialità di sviluppo, alla varietà dei modi con cui apprendono e vedono il mondo. Ci si concentrava sulle necessità fisiologiche e su quelle materiali. Io ero sensibile e avevo dei disagi con la scuola. Ho capito molte cose e oggi, con quello che facciamo qui al Circolo, io sogno di lasciare una traccia in ognuno di questi ragazzi. Ho coinvolto mio figlio in questo progetto, mi è venuto in aiuto e con lui, anche osservandolo, abbiamo adeguato le attività alle diverse necessità dei ragazzi.

In che modo le Acli sono significative per voi?

Con le Acli di Vercelli abbiamo buoni rapporti, lo stesso vale con US Acli di Vercelli, ci capita di organizzare anche delle attività comuni. Noi stiamo crescendo e comprendiamo che deve farlo anche il mondo delle Acli su molti aspetti. La nostra esperienza, la volontà e la determinazione della nostra provincia, ci aiutano a trovare ciò che c’è di buono in ciascuno di noi, reciprocamente. Possiamo crescere insieme, imparando gli uni dagli altri.

Attenzioniamo meno la dimensione del lavoro, cara alle Acli, proviamo a lavorare a valle con i ragazzi, riconoscendoci nei principi di uguaglianza e di integrazione. Per questo, qui da noi sono tutti accolti allo stesso modo e promuoviamo lo scambio multietnico (anche nel direttivo). Tali principi sono gli stessi a cui si ispirava Don Ezio. Lui è stato il mio sostegno e la mia presidenza alla fine è stata un passaggio naturale, per continuare la sua opera. Alle volte bisognerebbe non dichiararli questi valori, riempirsi la bocca con le parole, piuttosto è necessario testimoniarli e trasmetterli.