azsociale logo

azsociale logo

CIRCOLO ACLI VALGIOIE (TORINO). UNA COMUNITA’ APERTA E INTEGRATA TRA I RESIDENTI ANZIANI DELLA STRUTTURA E IL QUARTIERE, LUOGO DI VITA INCLUSIVO CON PROGETTI E INIZIATIVE LOCALI.

Il Circolo ACLI Valgioie nasce nel 2023, presso la Residenza Valgioie a Torino, per anziani autosufficienti e adulti fragili, come ad esempio persone che si trovano alla conclusione di un periodo di detenzione, oppure chi è in condizioni di sfratto abitativo o vive per strada. Si colloca nel quartiere Parella e si sviluppa come naturale evoluzione del progetto delle Acli “Cantieri di Socialità”, attivo dal 2016. Il progetto mira a costruire una comunità aperta e integrata tra i residenti e il quartiere, superando la visione tradizionale della residenza come luogo chiuso, connaturato da sofferenza e noia. L’obiettivo a lungo termine è che la Residenza Valgioie diventi un luogo inclusivo e vivibile per la comunità, capace di integrare persone, progetti e iniziative locali, in collaborazione con enti pubblici e privati.

Isabella Drocco subentra nelle attività della Residenza attorno al 2021, per rimanere fino ad oggi, diventando presidente del Circolo, e ci racconta l’evoluzione di questa progettualità, che ha portato alla nascita del Circolo Acli:

il Circolo Valgioie nasce in seno a questa progettualità, come esito di una visione e di uno stile di fare e di essere le Acli, non solo per le persone, ma con le persone, uscendo da una visione dell’altro che lo configura, troppo spesso, come un utente o come beneficiario di un servizio in ottica assistenziale. Le persone della comunità sono viste come portatrici di istanze, come soggetti proattivi, da valorizzare e da mettere in grado realmente di apportare un cambiamento alla realtà in cui vivono. Il progetto iniziale prevedeva interventi di azione su due filoni: quello più propriamente animativo, di cui si occupa un mio collega e poi un ambito, che forse potremmo definire più innovativo, sostenuto dall’intenzione di rendere questa struttura più permeabile all’esterno, trasformandosi in spazio di vita, in luogo in cui succedono delle cose. Chi abita il quartiere, quindi, pur non avendo alcuna implicazione con la struttura, può frequentare questi luoghi, mediante la partecipazione a corsi e ad iniziative pensate a questo scopo. La progettualità che sostiene e alimenta questa iniziativa, nell’intento di aprirsi al quartiere e trasformare la residenza in un polo comunitario, si propone di rendere gli spazi e i servizi proposti accessibili all’esterno, ospitando sempre più eventi comunitari e attori locali che possano utilizzare gli spazi per realizzare attività da loro proposte. Questo a beneficio dei residenti della struttura. Quindi, si è lavorato per favorire relazioni tra residenti, operatori e abitanti del quartiere, consolidando il tessuto sociale e rendere i residenti protagonisti delle attività, non solo come destinatari o utenti finali. L’impegno principale ha riguardato la proposta di una animazione variegata, proponendo attività diversificate, grazie alla collaborazione con volontari, enti locali e professionisti esterni. Una particolare attenzione è stata dedicata alla valorizzazione degli spazi esterni, nel promuovere attività outdoor per il benessere degli ospiti. Insomma, è un impianto che sta funzionando bene e che offre diverse opportunità.

L’idea di aprire un Circolo Acli in questo contesto come nasce e in seguito a quali ragionamenti?

L’intenzione di aprire un Circolo in questa realtà è apparsa un po' come il prodotto naturale di un lavoro intenso che ha tutte le caratteristiche e lo spirito delle Acli. Ciò che siamo stati in grado di realizzare, di cui le Acli sono parte attiva e determinante fin dall’inizio, ha la visione e l’impronta di uno stile Acli inconfondibile; per questo un Circolo Valgioie ci è sembrato un esito interessante per questa iniziativa. Soprattutto riteniamo fondamentale che, a prescindere da come nasca, un Circolo Acli debba essere uno snodo per diverse cose che accadono, per le attività che si attivano. Di certo ci troviamo di fronte ad una situazione particolare, mi viene da dire un po' a “scavalco”, perché non si tratta di un circolo classico che nasce in condizioni tradizionali, ma piuttosto prende vita insieme alla progettualità che lo precede. Il sostegno economico alle attività è molto legato all’organizzazione che gestisce la struttura e che ha creduto ed investito in questo progetto. L’ipotesi di creare un Circolo è stata condivisa con questa realtà, con la quale abbiamo costruito nel tempo un rapporto di fiducia, operando in stretta sinergia.

Inoltre, la presenza del Circolo ci permette di svolgere le nostre azioni anche grazie alla presentazione di alcuni progetti, per sostenere attività che esulano dalla progettualità iniziale. Ad esempio, come Circolo stiamo attualmente scrivendo un progetto, da presentare ad Intesa San Paolo, che possa permetterci di creare un’attività di bookcrossing territoriale, insieme all’associazione Arcobaleno, Circolo Acli che si occupa di salute mentale. L’iniziativa si inserisce perfettamente all’interno dell’ottica comunitaria che muove le attività del Circolo e che prevede il lavoro in partenariato con altre realtà del territorio e la realizzazione di attività culturali e di intrattenimento per i residenti della struttura, a beneficio della comunità esterna. Con questi contributi potremo realizzare il bookcrossing e affidarlo alla gestione degli ospiti della residenza, che sono soci del Circolo Acli Valgioie.

Da quando c’è il Circolo Acli, tra l’altro, raccogliamo e coordiniamo un maggiore apporto da parte di volontari esterni che vengono da noi e si propongono per delle attività a cui offrire il proprio contributo. Hanno del tempo da investire ed insieme a questi volontari, attorno alla loro volontà e capacità, costruiamo attività e servizi mirati, direi molto Acli, quindi, con una modalità che era giusto potesse avere una risonanza, un riconoscimento all’esterno, attraverso la forma del Circolo nel territorio.

In sostanza dentro questa realtà si muove il Circolo, in collaborazione con diversi enti territoriali o privati cittadini, come gli istituti scolastici, con cui sono state avviate delle progettualità per favorire l’aggregazione e lo scambio intergenerazionale tra anziani e bambini, con l’obiettivo di ritrovare quei legami famigliari che, troppo spesso in anzianità, diventano fragili e lacunosi. Lavoriamo anche con gli enti che operano all’interno per garantire del tempo di qualità agli ospiti della struttura/soci del Circolo, costruendo insieme laboratori e percorsi animativi.

Quali sono le attività e iniziative prevalenti che proponete agli ospiti della residenza e alla comunità?

All’interno della Valgioie succedono molte cose.

A partire dalle attività specifiche di “découpage” e manualità, poi i laboratori di scrittura creativa e le lezioni di ginnastica dolce, per il risveglio muscolare, la riflessologia plantare e l’attività delle bocce paraolimpiche. Non dobbiamo trascurare il Cineforum, i laboratori di cucina e le attività di stimolazione cognitiva.

Siamo giunti al sesto anno dell’Alzheimer café, con un ciclo di incontri mensili, aperto al territorio in cui i caregivers di persone affette da Alzheimer e demenza possono trovare confronto e conforto, in uno spazio accogliente, gestito da professionisti. Qui le famiglie possono condividere le difficoltà del percorso che stanno vivendo e ricevere indicazioni e supporto per gestire al meglio la malattia dei propri cari.

Disponiamo anche di una Biblioteca in aggiornamento costante, grazie alle donazioni di privati, i cui tomi sono stati archiviati e ordinati grazie al supporto degli ospiti stessi. Abbiamo creato anche un Orto estivo: durante l’estate sono stati coinvolti più ospiti, che si sono occupati di ripristinare l’orto nel giardino della struttura. Due di loro si sono poi impegnati nel mantenimento del verde, bagnando e curando le piante quotidianamente. Si è creata una sinergia con il laboratorio di cucina che ha utilizzato, più volte, i frutti dell’orto, per preparare i piatti cucinati e consumati dagli ospiti stessi. Affianco a questo, abbiamo il laboratorio di botanica, tenuto da un volontario del Circolo, docente all’UniTre di Torino.

Per intrattenere gli ospiti e favorirne la socializzazione, in collaborazione con un docente dell’università di Torino ed esperto della storia del capoluogo piemontese, dall’autunno 2023, è stata promossa l’iniziativa dei “Racconti di Torino” con approfondimenti culturali sulla Torino dei decenni passati. Inoltre, ci sono le letture ad alta voce, gestito dalle volontarie dell’associazione LaAV e le letture interpretative tramite “Il libro che parla”, gruppo di lettura interpretativa autogestito di persone in fragilità psichiatrica, afferente al circolo Acli Arcobaleno Onlus. Uno degli obiettivi del gruppo, in perfetta sintonia con i principi del progetto “Cantieri di socialità”, è quello di ribaltare l’opinione comune nei confronti della persona affetta da disturbo psichiatrico, vissuto come un ricevente di cure e privo di risorse, piuttosto che individuo capace di donare un apporto positivo alla comunità. L’intento è, quindi, quello di rendere queste persone protagoniste di momenti creativi e di conforto per gli ascoltatori.

La struttura si presta anche come luogo messo a disposizione per il festeggiamento dei compleanni: alla fine di ogni mese, vengono celebrati i compleanni degli ospiti. Le feste vengono organizzate spesso insieme a musicisti esterni e in collaborazione con l’associazione Edera, ente che si occupa di sostegno alla terza età e che porta con sé i frequentatori dello spazio anziani del quartiere.

Gli ospiti (così come gli esterni) possono partecipare anche ai corsi di Tai-Chi, disciplina orientale che ha come obiettivo il rafforzamento dell’equilibrio fisico e mentale, che si basa su movimenti dolci, consapevoli, abbinati alla respirazione, tali da favorire la circolazione dell’energia interna. Tale attività prevede un esercizio approfondito sulla respirazione che ossigena il corpo, aiuta a combattere rigidità e contratture, favorendo un maggiore equilibrio mentale e lucidità, grazie anche all’attivazione di sensazioni di intensa energia.

Adesso partirà un progetto in collaborazione con una scuola primaria, finalizzato a mettere in contatto i bambini e gli anziani, in uno scambio intergenerazionale; inoltre, si tratta di una scuola multiculturale di bambini, in alcuni casi, di terza generazione, che non hanno famiglia e neanche i nonni. In continuità con questa idea, abbiamo preso parte anche al progetto “Nipoti di babbo Natale”. Questa iniziativa ad ampio raggio prevede per molte strutture, come la nostra, la possibilità per gli ospiti di esprimere un desiderio, realizzato attraverso il contatto con un “nipote”, ovvero qualcuno che si rende disponibile a far vivere un Natale di gioia e relazione a queste persone anziane, spesso sole. In quanto Circolo Acli, abbiamo anche messo a disposizione una parte di Segretariato sociale, per cui all’interno sono presenti settimanalmente uno Sportello Caf, uno di patronato e lo Sportello di facilitazione digitale.

Avete immaginato anche delle attività all’esterno della struttura?

Ci siamo adoperati per promuovere delle uscite nel territorio. Fra le più caratteristiche ricordiamo l’Estate Tonolli: nelle vicinanze della Valgioie abbiamo uno spazio, oserei dire quasi rurale, chiamato “Officine Verdi Tonolli”, con cui la residenza ha una proficua collaborazione ormai da anni; è una realtà in cui operano molte associazioni, dagli orti urbani all’Agesci ecc., e noi come Acli facciamo parte di un tavolo che ci vede coinvolti insieme a queste organizzazioni. Loro hanno promosso un calendario estivo in cui ogni sabato, da giugno a ottobre, si sono susseguiti eventi, mostre, laboratori, merende e altro a cui gli ospiti della residenza hanno potuto liberamente prendere parte.

Poi c’è il teatro e il cinema. Ogni mese la compagna teatrale “Fabulos Company”, che utilizza gli spazi della struttura per fare le prove, permette agli ospiti di assistere gratuitamente ai loro spettacoli, donando i biglietti per il vicino “Teatro della Provvidenza”, in cui si esibiscono. Non mancano anche le gite nel quartiere e le visite a mostre e musei. Ci auguriamo che questa esperienza, nel tempo, possa crescere ulteriormente e rappresentare un volano per molte altre progettualità.

CIRCOLO ACLI PIO XII - URBANIA (PESARO URBINO): UNA PRESENZA QUOTIDIANA FATTA DI ATTENZIONI.

Il Circolo Acli Pio XII di Urbania, in provincia di Pesaro Urbino, orgoglioso delle proprie battaglie, rivive i lunghi anni di servizio nel territorio marchigiano, anni di formazione cristiana e sociale dei lavoratori, sin da quando, nel 1948, le Acli decidono di occupare due locali al piano terra del Palazzo Mattarozzi-Brancaleoni-Filippi e alcuni locali del primo piano del Palazzo Servigi, per dotare il Circolo di una sede.

La presidente, Nazzarena Saltarelli, è in carica da febbraio 2012 e, il suo arrivo coincide con una battuta di arresto che il Circolo sta affrontando; in quel momento, le iniziative ruotavano intorno alla mescita, all’attività del bar, e dei percorsi del passato restava poca traccia, ad esclusione dei tornei di briscola e di carte in generale, oppure di qualche convegno, organizzato in collaborazione con Don Pietro Pellegrini, il responsabile spirituale del Circolo. Con il suo arrivo la presidente prova ad imprimere un nuovo impulso, riconsegnando vitalità alle tradizionali iniziative del Circolo, per poi aggiungerne di altre, e tra queste le gite e i convegni sul tema della salute e del lavoro, cercando di garantire una continuità di azione e una diversificazione.

Dei trascorsi importanti per questo Circolo ci racconta Nazzarena, così da offrire una panoramica sul radicamento e il valore assunto nel territorio sin dalla sua nascita:

ci sono stati tempi in cui le esigenze materiali e le conquiste per la formazione degli operai, alla luce dei principi sociali cristiani, hanno rappresentato una priorità per il nostro territorio. Così, il Circolo Pio XII viene fondato nel 1945, e affidato all’assistente ecclesiastico Don Alessandro Fini, per ampliare il proprio raggio di azione e assumere un ruolo preminente in tutta la Provincia. I principali impegni presi dal Circolo di Urbania riguardavano lo svolgimento dell’attività formativa, ricreativa e sociale, nonché l’analisi dei problemi locali e delle questioni riguardanti le varie categorie di lavoratori vicini alle Acli. Durante il primo periodo, sono state realizzate gite sociali, pellegrinaggi e un gran numero di attività aggregative. Inoltre, non è mancato il sostegno ad un segretariato del popolo tra i più attivi della Provincia in quella fase. Gli anni gloriosi, in particolare, furono quelli attorno ai Cinquanta in cui si contavano circa 180 iscritti e si racconta di come Papa Pio XII avesse inviato una consistente somma di denaro a sostegno del Circolo, di cui parte fu investita nell’acquisto di una bicicletta da uomo, per lo svolgimento delle funzioni del Segretario o dei membri componenti del Consiglio Direttivo. Quel gesto ha attribuito un’importante significato alla nostra presenza e alla funzione che svolgevamo nel territorio.

Tra le attività più recenti, che tu hai contribuito a sviluppare Nazzarena, quali potresti citare?

Di sicuro l’iniziativa organizzata per diversi anni con la Coldiretti per il “ringraziamento dei frutti della terra”. Ora tante cose è difficile rammentarle, perché in effetti sono state numerose. Inoltre, ricordo la festa dei nonni organizzata da noi come Circolo, insieme alla Fap Acli Provinciale e all’oratorio San Domenico Savio di Urbania giunta alla 5^ edizione. In occasione della festa abbiamo sempre allestito presso la saletta Volponi una mostra di ricami della nonna e di oggetti della tradizione (lenzuola ricamate, foto d’epoca, oggetti della cucina), con l’intenzione di valorizzare i manufatti, ma anche le pratiche che le persone anziane, e i nonni nello specifico, sono in grado di condividere e tramandare. Non ci siamo fatti mancare anche le settimane in montagna, realizzate dal 2018 tutti gli anni, in Val di Fassa. Ricordiamo anche la Festa della Donna al Circolo e poi in pizzeria, anche la Festa della Mamma con la benedizione del nostro Assistente Spirituale e l’incontro organizzato sempre con la Fap Provinciale sulle “sculture di frutta”, per apprendere questa arte e creare un’occasione per stare insieme.

Collaboriamo con la parrocchia e per Natale abbiamo organizzato una serata sul tema della figura di San Giuseppe, con riferimenti a partire dalla famiglia di Nazaret,  per poi operare un confronto con i significati della figura del padre nella famiglia odierna. Con le Clarisse, le suore di clausura, ci siamo spostati dal paese, per una fiaccolata a favore della pace, presso il monastero. Queste sono le due iniziative di dicembre a carattere religioso su cui abbiamo investito. Siamo stati attivi negli anni passati anche nei pellegrinaggi come quello al Santuario della Madonna della Misericordia del Pelingo, ad Acqualagna.

Tra le iniziative più o meno ricorrenti di natura aggregativa, quindi improntate alla socialità e alla solidarietà, abbiamo le gare di briscola e le tombole, le Lotterie, che costituiscono ancora una proposta ben accolta dai soci (ci sono anche le gare di burraco). Abbiamo pensato anche ad una tombola di solidarietà il cui ricavato è stato devoluto ad una associazione di Bologna “Juri una vita che continua”, nata a seguito della morte di un figlio dei promotori, i cui organi sono stati donati ad altre dodici persone. Questa ci sembrava una causa importante, alla quale contribuire per curare questo aspetto. Successivamente agli eventi dell’alluvione ci siamo adoperati per organizzare una raccolta di beni da destinare alle famiglie dell’Emilia-Romagna che sono state vittime di questa tragedia. Ancor prima per la guerra in Ucraina, ci siamo occupati della raccolta di medicinali ed indumenti da mandare a Roma, alla chiesa di Santa Sofia. Abbiamo lavorato in più direzioni cercando di curare sia l’aspetto ricreativo, che culturale e religioso. Ultimamente ci siamo anche occupati degli addobbi in via delle Maioliche che costeggia la Chiesa di San Francesco nell’ambito della Infiorata del Corpus Domini.

 Sul piano della salute ci siamo impegnati nella realizzazione di alcuni incontri, anche in passato lo abbiamo fatto, ad esempio riguardo i fattori di rischio, la prevenzione e la cura della demenza senile e del morbo di Alzheimer. Per contribuire allo sviluppo culturale abbiamo pensato anche alla presentazione di libri, come ad esempio, quello di Domenico Aluigi, “La Bibbia che parla attraverso le donne”. Insieme all’arma dei carabinieri e alla polizia municipale abbiamo organizzato anche un incontro sul tema della sicurezza pubblica, della prevenzione verso le truffe agli anziani e dei reati contro il patrimonio.

Adesso vi trovate in una fase difficile. Che cosa succede?

Attualmente siamo in affitto nei locali di proprietà della parrocchia, in un palazzo nobile al piano terra, dove c’è anche il Patronato. C’è stato molto attivismo in passato per creare le condizioni necessarie ad avere una sede dove operare.  Eppure, il futuro è incerto e non sapremo cosa succederà. Ormai da troppi anni svolgo questo incarico di presidente e mi sono dimessa. Io sono una consulente del lavoro ancora in attività, inoltre aiuto il nostro Parroco nella gestione di una piccola Scuola Materna: temo di non riuscire ad arrivare sempre a tutto.  Di solito, fra le persone dalle nostre parti, ci si abitua all’idea che il presidente di un Circolo si debba occupare di tutto, tendendo a delegare ogni cosa, quando non ad appoggiarsi totalmente sulle sue spalle. Quindi è importante provare ad invertire una tendenza, promuovendo un maggiore ricambio. L’impegno di una sola persona non può rigenerare la presenza del nostro Circolo.

Prima avevamo un gestore per la mescita, ma dopo il Covid gestiamo direttamente con alcuni soci volontari che si alternano, ma tutto l’aspetto organizzativo che ruota intorno a questa attività ricade sul presidente. Dobbiamo incentivare un maggiore investimento di forze, anche se facciamo fatica a trovare un’alternativa. Forse una strada per un possibile passaggio del testimone si sta aprendo, anche se per un periodo breve, magari per favorire una transizione con esiti più duraturi. Staremo a vedere, la speranza è che si possa conservare una tradizione così importante.

CIRCOLO ACLI SALVATERRA (REGGIO EMILIA). IL SALVATERRA ROCK: UNIRE LE FORZE PER PROMUOVERE CON LA MUSICA I TEMI DELLA PACE E DEL LAVORO.

In provincia di Reggio Emilia c’è una terra che, in origine, si racconta sia stata risparmiata da qualche calamità naturale: da qui il nome Salvaterra, una località del comune di Casalgrande, situata a ridosso del confine con la provincia di Modena, ed è attraversata dal fiume Secchia. Da oltre Settant’anni, con i suoi alti e bassi, il territorio ha accolto il Circolo Acli, legato alla parrocchia da sempre e alla sua gente. La famiglia di Marino Mammi, uno degli attuali consiglieri del Circolo di Salvaterra, nonché ex presidente, ha attraversato la storia di questa realtà, che è diventata uno spazio significativo e riconosciuto da tutta la popolazione della piccola frazione.

Marino, parlaci degli albori del Circolo di Salvaterra.

Il nostro è probabilmente uno dei Circoli più vecchi della provincia. Abbiamo compiuto settant’anni da poco. Venne fondato intorno al 1954 da un gruppo di giovani di “quarant’anni”, ammesso possano chiamarsi giovani, tra cui mio nonno, che portava il mio stesso nome. Erano cinque amici che, nel cortile della canonica, presumo non vorrei dire inesattezze, si erano messi a vendere caramelle, con l’intenzione di cominciare ad incontrarsi e stabilire un luogo di ritrovo per tutti in un periodo difficile come era quello del dopoguerra. Questo è l’inizio della storia. Poi, pian piano il successo dell’iniziativa ha favorito lo sviluppo di ambienti (che prima di allora ospitavano una stalla), verso la metà degli anni ’70, che ospitavano un bar e al piano di sopra, aveva delle stanze messe a disposizione per coloro che ne avevano bisogno. In Circolo gestiva il bar direttamente e, se non ricordo male, negli anni ‘80 anche una biblioteca.

Il bar del Circolo era diventato il principale centro di ritrovo dei giovani del paese che, fino a circa gli anni Novanta, poteva contare ottocento abitanti. Altri bar in zona esistevano, ma non riuscivano ad attrarre ragazzi come le Acli. A gestirlo i soci del Circolo, tra cui mio papà, e la nostra famiglia ha da sempre vissuto questo spazio, maturando un legame affettivo con tale realtà Acli sul territorio.

Nei primi anni 2000, a causa di una evoluzione non troppo felice e gestioni discutibili, la parrocchia ha scelto di vendere lo stabile, cogliendo però l’occasione di allargare gli spazi per il catechismo, per mettere in piedi l’oratorio, esigenze che, da tempo, si erano fortemente manifestate. L’edificio, comunque di proprietà della parrocchia stessa, fu venduto e, successivamente, venne alla luce l’oratorio. Questa è stata una fase di passaggio difficile per il Circolo, perché abbiamo dovuto metterci di fronte alla realtà, capendo se esistessero le condizioni per tenere aperto, oppure chiudere. Così, decidemmo, io, mio cugino e altri giovani, di prenderlo in mano, alternandoci nella presidenza e, in questo modo, siamo arrivati fino ad oggi.

Nel 2004 abbiamo festeggiato i Cinquant’anni però, come dicevo all’inizio, non ho prove, documenti o testimonianze precise sulla data di origine del Circolo.

Quale impulso tu e tuo cugino avete dato a questo Circolo? Come è cresciuto, quali battute di arresto ha incontrato?

Insieme abbiamo lavorato all’organizzazione di alcuni eventi, tra i quali quello di una festa denominata Salvaterra Rock, uno degli eventi ormai più attesi della provincia. Dal 1986 il circolo ACLI ha animato questa giornata all’insegna della musica, cercando fin dalle prime edizioni di valorizzare le giovani rock band del paese, per trasmettere un messaggio capace di destare l’attenzione riguardo temi importanti come la pace e il lavoro, prima di tutto. Questa manifestazione è stata gestita in autonomia dal Circolo fino all’anno della pandemia, poi questa parentesi ci ha tagliato le gambe, rendendoci impossibile ripartire da soli. Per tali ragioni ci siamo affidati alla collaborazione con una realtà della nostra zona, che gestisce il parco, una cooperativa. Nonostante una gestione oculata, una capacità di iniziativa sul territorio importante, al punto da poterci definire un Circolo sano, il Covid, anche sotto il profilo motivazionale ci ha penalizzato fortemente.

In questa fase ero io il presidente e devo dire di aver attraversato un momento personale difficile, non mi sentivo nelle condizioni di proseguire con il mio incarico e ho lasciato. La gestione burocratica del circolo cominciava ad essere un po’ troppo complessa. Dopo qualche anno un po’ apatico, adesso abbiamo un presidente nuovo e siamo qui pronti a ripartire con una nuova energia. Ci siamo coinvolti in alcuni incontri costruttivi a cui hanno partecipato dei giovani e abbiamo anche cambiato il parroco già entrato in contatto con altre realtà Acli della nostra provincia. L’insieme di questi cambiamenti ci sta riportando sulla strada giusta.

In passato abbiamo organizzato dei corsi come quello di fotografia e di boogie, per coinvolgere le realtà del paese e dare un sostegno alle strutture della parrocchia, per animarle, renderle più vive e partecipate. Questo al momento riteniamo possa essere il nostro scopo più alto, anche a fronte delle vicissitudini che ci hanno interessato fino a qui. Non sono mancate le collaborazioni con il comune a favore dei migranti. Una cooperativa di accoglienza di Reggio Emilia aveva accolto dei migranti in alcuni appartamenti nel paese e noi ci eravamo occupati di mettere in piedi delle attività destinate a loro. Avevamo messo a disposizione dei tutor che seguivano i migranti per delle iniziative legate alle pulizie delle strade, persone motivate con tanta voglia di fare ed entusiasmo. Ciascuno voleva rendersi utile e il progetto ha avuto una durata di un anno, attorno al 2017, ma alcuni di loro hanno continuato a seguirci, a partecipare alle altre attività del Circolo. Poi abbiamo la fortuna di abitare in un paese, non molto grande, ma dove la risposta di partecipazione alle proposte che facciamo è sempre piuttosto alta. Per il tesseramento, siamo riusciti anche a fare qualche tessera nuova: insomma molto bello.

Al momento il volontariato sta subendo un momento di crisi. Abbiamo imbastito un progetto da mettere in pratica all’interno dell’oratorio per ricreare quello che era una volta il famoso bar, da gestire solo con il volontariato. Al momento della presentazione i parroci del tempo non lo avevano ritenuto attuabile, ma adesso vorremmo ripulirlo dalla polvere e riproporlo. Ci siamo detti disponibili a rimescolare le carte in tavola, rimodulandolo e vedremo se sarà possibile attuarlo. Eppure, si fa fatica a trovare le persone disponibili a prendersi un impegno duraturo, fosse anche un solo giorno per tutto l’anno però.

Unire le forze con un’altra realtà del paese, come è avvenuto per la festa Rock, dimostra apertura, non è facile misurarsi con le altre persone, significa doversi mettere in gioco. Di questo vado fiero, abbiamo dialogato, intrattenuto rapporti, relazioni, azioni che ci hanno condotto a risalire la china. Sarebbe stato un peccato perdere la festa e rischiare di rinunciare al Circolo. Era il nostro evento di punta. Durante un simile momento si respira un’atmosfera che non so spiegare, qualcosa di magico, forse siamo noi, forse le radici, non so. Sta di fatto che perderla sarebbe stato un grosso errore. Quindi abbiamo deciso non da soli: facendola con altri abbiamo potuto ampliarla, coinvolgere più persone, comunque ci sono state discussioni accese all’interno del Circolo, tra chi era a favore e chi non lo era. Alla fine, questi sono confronti che fanno crescere tutti.

I rapporti con le Acli, con i circoli limitrofi, con il provinciale come sono?

Il provinciale all’inizio è stato un po' come la nostra intelligenza artificiale, quel punto di riferimento al quale rivolgi ogni domanda possibile sulle attività che ti vengono in mente da realizzare, oppure sul tesseramento, sulle convenzioni ecc. Sono entrato nel consiglio provinciale in un momento un po’ delicato, occorreva cercare nuovi percorsi e mi chiesero questo impegno. Adesso sono in ottimi rapporti con la nuova presidente provinciale. Ci sono stati alcuni tentativi, anni fa, di condividere le iniziative, una bozza di progetto che prevedeva una stretta collaborazione, però ha fatto fatica a decollare. Noi siamo nella pianura. La maggioranza dei circoli Acli sono nella zona montana e sono particolarmente attivi durante l’estate.

CIRCOLO ACLI CASSANA – (BORGHETTO DI VARA - LA SPEZIA). UN PROGRAMMA DI ATTIVITA’ CULTURALI PER PROMUOVERE LA CONSERVAZIONE DELLE TRADIZIONI LOCALI E LA MEMORIA DEL PAESE.

Non lontano dalla riviera e dalle Cinque terre, in territorio ligure, a 350 m dal livello del mare, sorge il Circolo Acli, oltre vent’anni di attività e il sogno di conservare il cuore delle tradizioni locali, simbolo di una comunità in trasformazione nel frastagliato paese di Cassana. Degli amici si uniscono in nome di questo proposito e Paola Bellano, segretaria del Circolo Acli di Cassana, appartiene a questa storia che ci può raccontare:

“siamo un Circolo relativamente giovane, nato nel 2001, e sono ormai diversi anni che siamo all’opera nel territorio. Tutto nasce dall’idea spontanea di un gruppo di amici per riappropriarsi delle tradizioni e degli aspetti culturali rilevanti di questa comunità, valorizzandoli. Volevamo riportare alla luce quelle pratiche locali e con esse i significati che hanno accompagnato la storia di Cassana, tenendo unite le persone del nostro piccolo paese frammentato, fatto più che altro da un insieme di frazioni, senza la presenza di un centro identificativo forte.  Il territorio aveva perso un centro di aggregazione, quindi nelle intenzioni di questi amici, c’era la volontà di restituire un luogo riconosciuto, in cui la popolazione potesse ritrovare tracce delle proprie tradizioni e riviverle, conservando i segni del passato e non rischiare di vederli scomparire. Inoltre, avere uno spazio di incontro, poteva favorire anche lo scambio e l’aggregazione delle persone che, vivendo in frazioni sparse, a causa della configurazione del territorio, non avevano facilità nel ritrovarsi, nello stare insieme.

Come avviene l’incontro con le Acli?

Ci siamo avvicinati alle Acli in un secondo momento, per ottimizzare la nostra esperienza, per imprimere un segnale importante e legittimare il nostro ruolo nel territorio. Eravamo soltanto un gruppo informale di amici, non potevamo fare molto in quella situazione, mentre le Acli ci hanno supportato e aiutato a crescere ed insieme al Circolo si è sviluppato anche il progetto che promuovevamo. Con le Acli ci siamo dati una forma, che ci ha permesso di organizzare un programma di attività articolato, realizzando anche sagre nel rispetto della regolamentazione prevista. In particolare, con le Acli condividiamo degli obiettivi generali e partecipiamo alle progettualità che ci propongono. Ultimamente, con le Acli provinciali, abbiamo collaborato nella realizzazione di un progetto sulla valorizzazione del ruolo anziani nelle piccole comunità locali. L’iniziativa ha preso il via durante la fase critica del Covid, proseguendo con attività laboratoriali attraverso le quali, noi del Circolo, abbiamo coinvolto alcune figure rappresentative del nostro paese, persone anziane per insegnare a cucinare un piatto tipico delle nostre zone alle nuove generazioni, scambiando le ricette. Questo progetto è stato un veicolo importante per avvicinare i giovani alle tradizioni del territorio e, allo stesso tempo, per offrire un’opportunità agli anziani di valorizzare e di condividere saperi ed esperienze. Il progetto è stato finanziato dalle Acli provinciali e da questo vissuto ne è scaturito un bel libro dal titolo “Il cibo non si compra e ma si prepara”. Abbiamo lavorato inserendo tutte le ricette presentate, le foto dei laboratori e dei ragazzi che hanno partecipato. La cosa molto bella è stata proprio quella di collaborare insieme, con le Acli, per realizzare attività che per noi sono per lo più di carattere culturale.

Accennavi ad un programma di eventi ed iniziative? In cosa consiste, cosa vi siete proposti di fare?

Abbiamo un programma annuale, che è più o meno lo stesso di sempre, lo rinnoviamo giusto un po' ogni tanto. Il nostro obiettivo, e il programma ne è il prodotto, è quello proposto in origine, conservare le tradizioni e proporci nel territorio come Circolo capace di esprimere proposte culturali per la comunità. Realizziamo di solito cinque o sei eventi l’anno a partire da febbraio, con la festa della “Pentolaccia”, o della pignatta, perché da noi il carnevale si è sempre festeggiato la domenica dopo il Martedì Grasso. Poi in corrispondenza delle festività religiose delle frazioni del nostro paese, organizziamo delle sagre. Alcuni esempi tipici sono la sagra di Sant’Antonio, oppure i festeggiamenti per la Madonna del Carmine. A Ferragosto facciamo una cena sociale nella nostra sede e anche la partita di pallone. Poi a settembre ci occupiamo di organizzare la camminata in un luogo limitrofo al paese di Cassana, in concomitanza con la festa dell’Esaltazione della Croce, ma è anche un itinerario di trekking. Non manca la castagnata e alcune presentazioni di libri. Come Circolo, ci siamo adoperati anche per la valorizzazione di un sentiero che passa nel territorio di Cassana, in collaborazione con il Consorzio “Il Cigno”. Questo percorso chiamato “La via dei monti”, ha origine dal mare per giungere all’entroterra, a partire da Levanto fino a Pontremoli, addirittura nella provincia di Massa Carrara. Tra l’altro questo percorso è stato ultimamente inserito nei cammini religiosi. La gestione è in capo ad un’altra associazione ma, come Circolo, siamo parte attiva nella cura e nella valorizzazione dell’itinerario, dei tratti del sentiero che attraversano il nostro territorio. Questo per noi è un altro modo per dare voce alle tradizioni, alla cultura dei luoghi e allo sviluppo del territorio di cui siamo parte integrante.

Rispetto al filone delle proposte culturali, di cosa ancora vi occupate?

Ci tengo a sottolineare questo aspetto a cui teniamo molto, quello culturale appunto. A seguito di un’altra progettualità propostaci dalle Acli provinciali, abbiamo pubblicato un altro libro, intitolato “Favole al focolare” (anche se il titolo vero è in dialetto), nel quale sono stati raccolti i vecchi detti e proverbi degli anziani del paese e poi trascritti nella versione italiana e anche in quella dialettale. In questo libro rivivono poesie, racconti e modi di dire che consentono, attraverso la valorizzazione del linguaggio, di riappropriarsi del proprio passato, attualizzandolo.

Ci siamo cimentati anche nella cura del sito del paese: scopricassana.it anche se adesso siamo rimasti un poco indietro e non è molto aggiornato. Abbiamo scelto anche di svolgere attività di beneficenza a favore di alcuni centri per i disabili, piuttosto che per l’ospedale di La spezia, oppure abbiamo anche fatto delle donazioni alla Chiesa del paese per sostenere delle opere di ristrutturazione. Ogni tanto si presenta la necessità di supportare economicamente qualche lavoro da svolgere per il paese e noi ci siamo. Un altro ruolo importante lo abbiamo avuto durante la catastrofica alluvione del 2011, che ha colpito duramente il nostro territorio. In qualità di Associazione regolarmente costituita, potevamo raccogliere fondi da utilizzare, in collaborazione con altri. Il ricavato lo abbiamo devoluto in favore della costituzione di una Associazione che si occupasse del ripristino dell’acquedotto irrigo a scopi agricoli. Insomma, qualcosa l’abbiamo fatta, forse dimentico qualche altra iniziativa importante. Difficile è perseverare e trovare un ricambio per garantire la continuità delle proposte del Circolo di fronte agli anni che passano.

Com’è organizzata la vostra sede?

Ci troviamo in un edificio comunale, in comodato d’uso gratuito, poi ci siamo attivati per organizzare una cucina ed un angolo bar, un luogo di ritrovo: però apriamo periodicamente, solo in concomitanza con gli eventi da realizzare e le iniziative di programma. Avevamo pensato potesse essere un’ulteriore svolta dotarci di un bar funzionante, per aggregare più persone. Siamo stati sul punto di chiedere l’affiliazione per il bar, però il problema più grosso è stato il non riuscire a trovare nessuno per gestirlo con continuità.

Abbiamo una cinquantina di soci, ma circa quindici realmente attivi, a seconda degli eventi da realizzare. Alla costituzione del Circolo l’età media era di circa trent’anni, adesso direi che si aggira attorno ai cinquant’anni e passa. Sul piano della comunicazione realmente attiva abbiamo una pagina facebook e la gestiamo io e Sabrina una consigliera del direttivo. Anche il sito ma non lo stiamo portando molto avanti.

Il nostro territorio è essenzialmente di natura agricola. Siamo vicini alla città di “La Spezia”, una ventina di km, e alla riviera, eppure non risentiamo di alcun beneficio derivante da tale prossimità. Questo ci mette in una posizione di difficoltà e l’alluvione del 2011, che ci ha colpiti in modo importante, di sicuro non ha supportato una ripresa, anzi ha aggravato la situazione. Prima dell’alluvione rappresentavamo un certo interesse per alcuni investimenti stranieri, cercavano anche di comprare le case qui da noi, in seguito, la tragedia ha fermato tutto. Ora si muove qualcosa, ma poco e lentamente. Al momento il nostro progetto è di attenerci al nostro programma e realizzare quanto ci si aspetta da noi. Poi qualunque cosa ci propongono, noi ci entusiasmiamo e ci attiviamo, sempre compatibilmente con le energie e le disponibilità di ciascuno.

CIRCOLO OPERAIO ACLI COLLORO (VCO). UNA PRESENZA LUNGA UN SECOLO: CENTRO DI AGGREGAZIONE IMMERSO NELLA NATURA DEL PARCO DELLA VAL GRANDE.

Colloro, è una frazione posta su una terrazza da cui domina l’Ossola. Paese formato da nuclei abitati densi che formano un villaggio vivo e popolato, in cui tra le costruzioni tradizionali in pietra si conservano un torchio seicentesco, gli antichi forni e un lavatoio. Questa è la cornice naturale in cui, da più di un secolo, trova il suo spazio il Circolo Operaio di Colloro divenuto Acli. 

Fausto Dinetti è stato presidente dal 1996 fino al 1999 e poi, rinominato dal 2002, ha contribuito alla celebrazione del centenario del Circolo nel 2003. Difficile trovare un ricambio in queste piccole realtà dove tutto si muove lentamente e alcune certezze sono importanti. Per questo Fausto è ancora oggi presidente e ci racconta questo Circolo, nel tempo che fluisce e nelle sue battute di arresto.

Fausto inizia….il Circolo nasce nel 1903, promosso dalla popolazione collorese, con lo scopo di avere un punto di aggregazione per trascorrere del tempo dopo le quotidiane fatiche, come recita lo statuto. Per un secolo è andato avanti, cercando di riunire le persone del nostro paesino, che è davvero una piccola realtà. Si organizzavano serate di ballo all’epoca, piuttosto che spettacoli teatrali. Collocato inizialmente in alcuni locali in affitto, il Circolo riuscì successivamente ad avere una sede propria – quella attuale, sebbene nella seconda metà degli anni Trenta la vita del Circolo andò incontro ad un incidente di percorso, quando il regime, nell’intento di monopolizzare anche l’attività dei luoghi di ritrovo della popolazione e dei lavoratori, costrinse gli amministratori ad una donazione forzosa dello stabile a favore dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Solo in seguito, la popolazione tornò ad ottenere la proprietà dello stabile.

La mescita c’è sempre stata e nel 2010 è stata ristrutturata la cucina che può fungere da attività di ristorazione. In realtà, i lavori avevano interessato tutto l’edificio. Nel 2015 però, la struttura è stata coinvolta in un incendio e avvolta dalle fiamme è andata completamente distrutta. Avevamo pensato di mollare, di non ricostruire più, sopraffatti dalla fatica e dallo sconforto ma, nel 2010 il pensiero di ristrutturare di nuovo ha preso il sopravvento. Ci siamo adoperati, ricominciando da zero, consapevoli che rinunciando avremmo abbandonato il paese, perché nella situazione in cui ci troviamo non sarebbe rimasto nulla per le persone senza di noi, nessuna opportunità di incontro, di animare una comunità a rischio di isolamento. Di sicuro si è trattato di un investimento significativo. Siamo situati proprio in una delle porte principali di accesso al parco della Val Grande e proprio da qui parte la traversata classica che da Colloro arriva a Malesco. Un percorso culturale e naturalistico importante e per noi poteva rappresentare un’occasione una simile posizione. Il nostro è un paese di centosessanta anime e prettamente agricolo.

Noi soci siamo proprietari dello stabile perché alla nascita del Circolo, l’edificio fu costruito dai colloresi direttamente nel 1903. Abbiamo prodotto un libro sulla storia del Circolo che però è andato bruciato nell’incendio. Un vero peccato. Non potevamo non rimetterlo in piedi questo Circolo che è l’unico locale pubblico della frazione, assolvendo ad una funzione sociale come autentico punto di aggregazione non solo per tutta la comunità della frazione, ma pure per chi vi abita nei week end e nei mesi estivi, 

Quali sono le principali attività che svolgete?

Siamo un centro di aggregazione per le persone e riusciamo anche ad attrarre un certo numero di giovani. Vogliamo cercare di tenere unito il paese. Nel direttivo siamo in 9, poi possiamo contare sull’aiuto della famiglia dei figli e di un gruppo di ragazzi che ci sostengono sempre quando c’è necessità. Certo bisogna considerare che dopo la ristrutturazione abbiamo un mutuo a cui fare fronte e non è sempre facile sostenere le spese e organizzare le attività con il solo contributo volontario.

Organizziamo e supportiamo le feste patronali, come quella di San Gottardo, e inoltre diversi eventi per i quali collaboriamo con le Acli provinciali Vco. Abbiamo ottimi rapporti con loro. Abbiamo aderito al progetto Musica in Circolo finanziato dalla Fap Acli Vco, dove si è organizzata una giornata di musica con il grande Lando Landi. L’evento prevedeva di raccogliere delle offerte che poi abbiamo devoluto, insieme agli altri circoli che hanno partecipato, all’associazione Ossola Amica dell’UGI (un’associazione che offre sostegno ai genitori con figli malati di tumore). In questi anni abbiamo svolto attività di beneficenza a favore di organizzazioni che si occupano di persone in difficoltà.

Nella sala del piano superiore del Circolo, organizziamo spesso delle presentazioni di libri, annualmente ospitiamo il professor Giancarlo Fantini. I suoi libri spiegano la categoria dei vegetali commestibili, con lo scopo di aiutare le persone a riconoscere la più ampia varietà di piante commestibili. Ultimamente si è tenuta la presentazione del suo libro “In giardino” e ha avuto notevole partecipazione.

Abbiamo anche promosso un workshop, in collaborazione con il Parco nazionale della Val Grande per presentare il progetto nazionale sul monitoraggio delle farfalle e poi noi ci siamo occupati del pranzo.

CIRCOLO ACLI ARANCO DI BORGOSESIA (VERCELLI). IL CENTRO AGGREGATIVO PER I RAGAZZI, LA SALA LETTURA, IL CAMPO DI CALCIO: SPECCHIO CHE RIFLETTE L’IMPEGNO PER L’INTEGRAZIONE E LA CRESCITA DEI GIOVANI.

La struttura del Circolo di Aranco, a Borgosesia, provincia di Vercelli, ha oltre sessanta anni di storia e fonda le sue radici nell’intuizione dell’indimenticato parroco don Mario Lorenzini, che voleva dotare il quartiere borgosesiano di un centro aggregativo come punto di riferimento per i lavoratori, le loro famiglie e i giovani. Cristian Belotti, attivo già da anni con innumerevoli iniziative di aggregazione e attività sportive sul territorio valsesiano, è l’attuale presidente del Circolo. Volitivo e dotato di grande spirito di iniziativa, Cristian si sofferma sulle vicissitudini che, nel tempo, hanno portato questa esperienza a diventare come la conosciamo oggi.

Il primo incontro con il Circolo di Aranco, Cristian, come te lo ricordi?

Dobbiamo a Don Mario la spinta alla nascita di questa realtà nelle Acli, nella struttura della Curia che esisteva ancor prima di quella del Circolo. Nel 1991 fu capace di renderlo partecipativo e coinvolgente. Mio padre è stato presidente dell’Associazione bocciofila che risiedeva nel Circolo, vivendo un momento tra i più vitali, considerando che il gioco delle bocce, in quegli anni, era una straordinaria opportunità per incontrarsi, stare insieme e aggregare le persone. Successivamente, come è immaginabile, questo sport ha iniziato a perdere la sua attrattiva. Il Circolo è passato attraverso varie fasi, ma ha sempre conservato il suo legame con le Acli e con la chiesa locale, nel tentativo di offrire occasioni significative per la crescita sociale e culturale di questa comunità. Ad un certo punto, è andato attraversando un periodo che potremmo definire un poco oscuro e anonimo: si faceva fatica a gestire il Circolo e la frequentazione era scemata, aveva perso la su attrattiva.

Io arrivai alle Acli nel 2018, quasi per caso, da un paese limitrofo, volendo creare un centro sportivo con diversi ragazzi che erano di Borgosesia: a quel punto abbiamo trovato nel Circolo Acli di Aranco la collocazione ideale. Forte di una precedente esperienza associativa, ho proposto di ampliare l’offerta del Circolo, in collaborazione con la parrocchia, allestendo, con l’arrivo dell’estate, negli spazi interni ed esterni a disposizione, una sorta di centro estivo, per coinvolgere i ragazzi. Mi sembra fosse intorno al 2019 e realizzammo un’attività educativa fondata sul gioco, sullo sport e sulla condivisione, a cui volemmo dare il nome di “Parcobaleno”. Fu un grande successo e questa esperienza segnò una fase di rilancio e rinnovamento della nostra realtà. Il clima positivo ha rimesso in circolo un certo fermento e il lavoro svolto ha iniziato ad avvicinare energie nuove.

Con queste premesse, quali sviluppi ha conosciuto in seguito il vostro Circolo?

Sono una persona che è solita affrontare delle sfide importanti e non mi sottraggo. Avevo molti progetti nella testa, ma anche la consapevolezza che il loro sviluppo avrebbe richiesto un impegno per costruire collaborazione tra i diversi soggetti e le realtà presenti nel territorio. Non soltanto l’appoggio del Consiglio direttivo e dei gestori del Circolo, fondamentale per lavorare insieme, ma anche la parrocchia, le associazioni e i gruppi che fanno riferimento alla nostra struttura, senza i quali non sarebbe stato possibile dare vita ad un Circolo in cui i nostri soci potessero sentirsi a casa, in un ambiente accogliente e ricco di proposte culturali e aggregative. Il centro estivo era stato il segnale che si poteva riuscire e da lì siamo stati in grado di realizzare una sorta di oratorio con i ragazzi di sedici e diciassette anni. Voevamo accogliere tutti, creando un contesto multietnico per i giovani e le loro famiglie.

Non sempre tutto volge al meglio e qualche ostacolo lo abbiamo incontrato nel vicinato. C’è stata pressione affinché si tornasse a popolare il Circolo di soli anziani, dal momento che i bambini venivano considerati fonte di disturbo, al punto che seppi di una raccolta firme organizzata perché ci imputavano un eccesso di rumore con la presenza dei ragazzi. I genitori dei nostri giovani partecipanti ci hanno sostenuto nel progetto di un centro di aggregazione continuativo, che offrisse una stabilità alle iniziative intraprese fino a quel momento. Quando nel 2020 presi io la guida del Circolo, diventandone presidente, iniziai una raccolta fondi rivolta a privati, organizzando cene e altre attività. Grazie ad un consistente ricavato, potemmo investire sul sogno del centro aggregativo e il progetto si estese oltre le iniziali aspettative.

Qualche anno dopo abbiamo iniziato a lavorare in modo particolare sull’adattamento delle strutture esterne (il vecchio campo da bocce e il vicino campo di calcio), strumenti fondamentali per lo svolgimento delle attività rivolte ai ragazzi, in particolare la scuola calcio presso il Circolo. Il campo di bocce è stato riconvertito in campetto da calcio, rinnovato in erba sintetica: abbiamo attrezzato molto bene questo spazio, rendendo l’area gratuita ai soci, permettendoci di creare un ambiente di cambio tra etnie diverse. Questo investimento, compresi i costi di manutenzione, rappresenta una spesa consistente per il Circolo, che non è possibile far gravare su chi frequenta. In ragione di questo, è stata attivata nel 2021, una raccolta fondi chiamando all’appello persone stimate della città. Questa iniziativa ha trovato supporto e riconoscimento da parte di Alessandro Orsi, personalità stimata di Borgosesia e vicino al nostro Circolo, e grazie a questo legame abbiamo dato il via a diversi eventi di carattere culturale, tra cui un tributo a Fabrizio De Andrè. Inoltre, abbiamo avuto il supporto del ciclista Alessandro Marchini e il parroco Don Luigi Cerutti, nonché Paolo Urban, l’assessore alle associazioni di Borgosesia. I fondi raccolti e le donazioni spontanee ci hanno permesso di porre le basi per realizzare un vero e proprio campionato di calcio tra ragazzi.

Sono orgoglioso di quanto stiamo facendo, con il direttivo composto da sette persone, siamo diventati una squadra, che condivide valori ed obiettivi.

Con il tempo il Circolo è tornato ad essere un punto di riferimento per il paese. Avete coinvolto le famiglie con il centro di aggregazione per i ragazzi. Su quale altro fronte vi state muovendo?

Il Circolo è in autogestione. Abbiamo sia la mescita, che la ristorazione, quindi ci siamo attrezzati per organizzare dei pasti per i ragazzi delle scuole. I genitori mi chiamano, esprimendo le proprie necessità, e io mi attivo: in quindici giorni abbiamo dato vita ad un piedibus per accompagnare i ragazzi della frazione che vanno a scuola. Prendiamo i bambini da scuola per portarli da noi a consumare il pasto e, dopo aver giocato un po', tornano a scuola. Abbiamo richiesto un contributo minimo per questo servizio necessario, affinché tutti possano permettersi di far venire i figli da noi. Questo aspetto ha fatto la differenza, noi abbiamo cercato di dare risposta immediata ad un bisogno emergente. Una simile attenzione è rivolta anche ai ragazzi che frequentano il centro: ospitiamo ragazzi provenienti da case-famiglia e con diversi disagi. Teniamo conto di tariffe agevolate, se non addirittura la completa gratuità, valutando caso per caso. Molti fanno un percorso con noi e si cresce insieme, la nostra è una scelta molto chiara in questo senso, tutti devono poter partecipare.

Poi organizziamo laboratori, tornei di cacio balilla, di carte e di ping-pong, per tenere viva la partecipazione, ritrovarci e stare insieme. Le persone sanno che possono contare sulla nostra presenza, sanno che noi ci siamo. Di solito a Natale, qui da noi, in collaborazione con il Comune, mettiamo in piedi un grande momento insieme e, per merito del sostegno di un benefattore, riusciamo ad offrire da mangiare a numerose famiglie in condizioni di difficoltà, che vengono invitate. Un gesto significativo e un impegno da parte nostra per contrastare la solitudine di molte persone durante il giorno di Natale. Prepariamo anche dei regali per i più piccoli.

Con l’intento di aggregare e far socializzare le persone in un’ambiente accogliente, magari sorseggiando un buon caffè in compagnia e scambiando opinioni sulle questioni di attualità, è nata l’idea di costituire una “sala letteraria”, trasformando una stanza non utilizzata del Circolo per le attività con i ragazzi del doposcuola. L’abbiamo inaugurata nel 2021, potendo contare su più di duecento volumi donati dai cittadini: è stato un momento di festa e, per l’occasione, è stata organizzata una presentazione di libri. Questo progetto è nato durante il covid e rappresenta qualcosa di unico per il nostro paese, anche perché non è una biblioteca in senso stretto.

Cosa c’è nel cuore di questa esperienza, cosa vi spinge verso questo impegno?

Mi piacerebbe dire che, personalmente, sono spinto dal ricordo di quando ero piccolo. Alla fine degli anni ‘70 non c’era attenzione agli aspetti emotivi dei giovani, dei bambini, ai loro desideri, alle loro potenzialità di sviluppo, alla varietà dei modi con cui apprendono e vedono il mondo. Ci si concentrava sulle necessità fisiologiche e su quelle materiali. Io ero sensibile e avevo dei disagi con la scuola. Ho capito molte cose e oggi, con quello che facciamo qui al Circolo, io sogno di lasciare una traccia in ognuno di questi ragazzi. Ho coinvolto mio figlio in questo progetto, mi è venuto in aiuto e con lui, anche osservandolo, abbiamo adeguato le attività alle diverse necessità dei ragazzi.

In che modo le Acli sono significative per voi?

Con le Acli di Vercelli abbiamo buoni rapporti, lo stesso vale con US Acli di Vercelli, ci capita di organizzare anche delle attività comuni. Noi stiamo crescendo e comprendiamo che deve farlo anche il mondo delle Acli su molti aspetti. La nostra esperienza, la volontà e la determinazione della nostra provincia, ci aiutano a trovare ciò che c’è di buono in ciascuno di noi, reciprocamente. Possiamo crescere insieme, imparando gli uni dagli altri.

Attenzioniamo meno la dimensione del lavoro, cara alle Acli, proviamo a lavorare a valle con i ragazzi, riconoscendoci nei principi di uguaglianza e di integrazione. Per questo, qui da noi sono tutti accolti allo stesso modo e promuoviamo lo scambio multietnico (anche nel direttivo). Tali principi sono gli stessi a cui si ispirava Don Ezio. Lui è stato il mio sostegno e la mia presidenza alla fine è stata un passaggio naturale, per continuare la sua opera. Alle volte bisognerebbe non dichiararli questi valori, riempirsi la bocca con le parole, piuttosto è necessario testimoniarli e trasmetterli.

CIRCOLO ACLI DI MIRANO (VENEZIA). LA “CULTURA A KM ZERO” E LA RETE DEI LUOGHI DEL TIEPOLO, IN ITALIA E IN EUROPA: PUNTARE SUL TURISMO CULTURALE SOSTENIBILE E LO SVILUPPO DEL TERRITORIO.

In una posizione strategica dell’entroterra veneziano si adagia Mirano, comune caratteristico della campagna veneta, che ha accolto la nascita del Circolo Acli. Il presidente Alberto Sbrogiò, ci racconta del sentiero percorso da questa piccola realtà, che molto ci dice delle potenzialità di un Circolo Acli di diventare risorsa per il territorio.  

Facciamo un passo indietro, della storia passata del Circolo cosa puoi raccontare Alberto?

Il Circolo nasce nel 1952, stando ad alcuni documenti che riportano questa data, e si contraddistingue per l’attenzione verso temi diversi, inoltre è molto impegnato dal punto di vista politico. Siamo attorno agli anni Settanta e, grazie al dinamismo delle Acli, sono state avanzate delle iniziative politiche che hanno contribuito all’attuazione del piano regolatore a Mirano, uno strumento prezioso destinato a trasformare la città, modellandone la forma assunta oggi, ovvero quella di città verde. Per merito dell’impegno delle Acli di allora, nel presente, possiamo godere delle conquiste ottenute a vantaggio della comunità, per il fiorire di spazi verdi che non sono certo un aspetto trascurabile nella qualità della vita cittadina. La elezione a sindaco di alcuni presidenti di Circolo, negli anni, è stato il frutto di questo impegno politico e del contributo che, il nostro Circolo di Mirano, ha portato alla vita politica, per la gestione del territorio. Rimanendo nel solco di tale apporto, poco dopo gli anni Settanta, se non ricordo male, siamo intervenuti per rispondere all’innalzamento del prezzo del pane: gli aclisti dell’epoca costituirono una cooperativa Acli la “San Gaetano”, attiva ancora oggi, per produrre il pane a prezzi calmierati, tra l’altro offrendo la possibilità di usufruire della consegna a domicilio, per quei contadini che vivevano lontani dal punto vendita. Questa è stata una iniziativa concreta in risposta ad una esigenza emergente e che, adesso, si è trasformata in una bottega del commercio equo e solidale: siamo passati dal problema del pane alla ridistribuzione della ricchezza in modo equo.

Nel 1992 vorrei ricordare anche un progetto importante che ci ha visto coinvolti. Durante la guerra nella ex-Jugoslavia abbiamo dato vita ad un'iniziativa di auto-tassazione tra i soci: una quota dello stipendio mensile veniva destinato agli aiuti per i territori dilaniati dal conflitto. Decine di viaggi sono stati realizzati per portare aiuto alla popolazione, in collaborazione con la Caritas.

Avvicinandoci di più ai giorni nostri, quali direzioni ha intrapreso il Circolo di Mirano?

Adesso siamo principalmente impegnati sull’aspetto culturale, grande parte della nostra attività rientra in questo ambito. Come Circolo ci siamo ripromessi di proporre iniziative con una prospettiva, ponendo le basi per una continuità. In questo senso, optiamo, nel limite del possibile, su proposte, oppure eventi, che propongano delle riflessioni di ampia portata, durature, rinunciando ad interventi spot.

Nel 2015, anno dell’attentato di Parigi, abbiamo lanciato la cena dell’Oca, in pratica si tratta di un’iniziativa centrata sul dialogo interreligioso, divenuta nel tempo semplicemente del dialogo. Il nome deriva dalla connessione che abbiamo operato con una tradizione qui di Mirano, tipica del giorno di San Martino, detta appunto la “Fiera dell’oca”. Questo momento celebra il ricordo dei contadini che, alla fine dell’anno agricolo, dopo aver prestato servizio, coltivando gli appezzamenti dei proprietari terrieri, secondo quanto stabilito dai contratti di mezzadria, coglievano l’occasione di omaggiare i proprietari donandogli un’oca. A quei tempi, il rito prevedeva l’uccisione del maiale, ma molti erano ebrei e non potevano mangiarlo, così si sostituì con l’oca. Questa tradizione locale “rivista” fu apprezzata anche dopo, dai musulmani, e per questo noi abbiamo pensato di riprenderla per promuovere il dialogo tra le religioni.

Nella prima edizione della “Festa dell’oca”, promossa da noi, invitammo l’Imam locale, il Rabbino capo di Venezia e un rappresentante della Chiesa cattolica: è stato un bello scambio, soprattutto dopo i fatti di Parigi. Queste figure insieme hanno immortalato il momento con un selfie, testimonianza di un incontro e dialogo possibile. L’atmosfera era tesa a livello mondiale, quindi si respirava ovunque, persino durante l’evento la polizia, qui da noi, è venuta a controllare se ci fossero ordigni esplosivi. Per dare un segnale di maggiore inclusività, dal dialogo interreligioso abbiamo orientato questa manifestazione, che riproponiamo ogni anno ormai, verso il dialogo in generale, e si è pensato anche di affrontare il tema del dialogo intergenerazionale.

In parallelo, abbiamo sviluppato un’altra iniziativa denominata “Cultura a km zero”, connotata in modo chiaro e sviluppata all’interno del Circolo di Mirano, con l’intento di valorizzare le diverse esperienze locali, di chi vive in prima persona il territorio. All’interno di questo contenitore culturale, sono nate diverse sotto iniziative e quella che io personalmente prediligo è “Freschi di laurea”. L’idea origina dal coinvolgimento dei neolaureati che si distinguono per aver lavorato su tesi interessanti, frutto di una grande attività di studio e ricerca. Ritenevamo fossero prodotti che rischiavano di restare nell’ombra, senza opportunità di sviluppo e diffusione. Il tema della tesi deve essere di interesse generale, affinché si possa proporre ai giovani di presentarle al pubblico. Quando entriamo a contatto con loro, ci rendiamo conto della carica e dell’energia che riescono a trasmettere, sul piano intellettuale e della riflessione, alimentando curiosità e conoscenza. Basti pensare, ad esempio, allo studio di una tesi sugli stemmi appesi all’Università di Padova: si è spinti a immaginare queste effigi come raffiguranti personalità nobili, ma in realtà ritraggono studenti, che hanno dato vita all’Università di Padova, mediante un’iniziativa dal basso. Infatti, veniva nominato rettore proprio uno studente, non necessariamente con meriti accreditati, e gli stemmi rappresentano la memoria di questo processo fondativo, sostenuto dal bisogno di affermare il diritto allo studio.  Villaggio liquido (villaggioliquido.wordpress.com) è il sito sulle nostre riflessioni, che teniamo direttamente come Circolo: è nato da una iniziativa di “Freschi di laurea”, insieme ad una ragazza che ha presentato una tesi sulle Acli. Se ne è occupata lei per un po' di tempo, alimentando il contenuto delle nostre pagine, poi come spesso accade ha intrapreso un nuovo percorso e ha lasciato il sito. Poi abbiamo anche culturakmzero.wordpress.com.

Altra attività che si colloca nel solco della “Cultura a km zero” è l’avvio delle conversazioni a partire dalla musica. Prendiamo personaggi locali che scelgono un tema e iniziano un racconto composto, in parte, da brani musicali e, in parte, da dialoghi legati ad esperienze territoriali. Qui, rientrano altre iniziative di carattere culturale che promuoviamo.

L’esperienza della pandemia non ha fermato il vostro Circolo, piuttosto vi ha spinti verso sentieri inesplorati?

Ebbene sì. Il Circolo si distingue per un progetto particolare a cui le Acli di Mirano si stanno dedicando da un po' di tempo ormai, cercando di valorizzare le figure dei Tiepolo, a partire dal pittore e incisore italiano Gianbattista, per arrivare ai suoi figli, tra i più grandi artisti del Settecento veneziano, conosciuti per aver ottenuto successo anche a livello europeo. La presenza nel territorio di questi concittadini illustri ci ha spinto a riattraversarne l’opera e il percorso. Tale impegno trova una spinta nella necessità di una diffusione della cultura, ma esprime anche l’intenzione di promuovere un turismo culturale sostenibile, finalizzato all’inserimento lavorativo dei giovani. Nel 2020, durante la pandemia, si celebrava l’anniversario della morte di Gianbattista Tiepolo, eppure molte iniziative si erano fermate a causa del covid. Così ci venne in mente un esperimento che funzionò: realizzammo un documentario che mettesse in evidenza l’enorme eredità lasciata dai Tiepolo, ma non solo a Mirano. Abbiamo cercato, riuscendoci, di coinvolgere molte altre realtà del territorio, anche all’estero. Il documentario in tre puntate s’intitola “In Viaggio con Tiepolo”.

Tutto questo è rocambolesco, proprio perché avvenuto in un momento storico difficile, in cui era impossibile anche spostarsi, gestendo tutto al telefono. Con un milanese che lavora a Madrid, siamo riusciti ad entrare al Palazzo reale di Madrid, affrescato dai Tiepolo, per fare delle riprese e intervistare il direttore del museo del Prado. Con poche risorse economiche e un contributo del Comune di Mirano, ci siamo imbarcati nell’avventura del documentario, costruendo una rete attorno. Un contributo che vale la pena vedere, per il quale siamo arrivati ad oltre diecimila visualizzazioni. Ci siamo affidati a youtube, anche perché non c’era modo, in quel momento, di realizzare delle visioni collettive, mettendo insieme le persone fisicamente. Non si tratta di un documentario di storia dell’arte, ma di un prodotto che ha il pregio di essere accessibile a chiunque abbia interesse; è divulgativo nella misura in cui siamo stati capaci di coinvolgere gli addetti alla conservazione, come i direttori dei musei, chi gestisce alcune ville, ecc. Abbiamo voluto sentire dalla loro voce, partendo dall’esperienza di chi affronta questo compito ogni giorno, per trasmettere cosa significa prendersi cura di un simile patrimonio culturale e artistico.

A partire dall’obiettivo del documentario, siamo arrivati a collezionare un buon numero di contatti tra direttori di museo e proprietari di ville, relazioni che non intendevamo certo disperdere. In tal senso, a febbraio, dopo la pubblicazione del documentario, abbiamo proposto di riflettere sull’opportunità di costituirsi come rete dei luoghi dei Tiepolo, mettendo insieme tutte le realtà che si occupano della promozione e della conservazione delle loro opere. Un progetto ambizioso che ci ha condotto a candidarci come itinerario culturale al Consiglio d’Europa: sono una quarantina e il primo è quello del percorso di Santiago de Compostela. Tali percorsi hanno lo scopo di valorizzare la cultura, avvicinando quella delle diverse realtà europee. Inoltre, il Tiepolo, conosciuto in tutta Europa si presta bene a questa iniziativa. Incredibilmente è un’impresa, la nostra, che sta andando avanti. Se pensiamo che tutto questo è partito da un Circolo piccolo come il nostro, che non ha una particolare forma giuridica, o una particolare competenza in materia, anche le cose più impensate appaiono possibili.

In che modo avete consolidato la rete e che ruolo continua ad avere il Circolo?

Abbiamo scritto un protocollo d’intesa, molto semplice, per ufficializzare alcuni rapporti. Rispetto alla rete abbiamo coinvolto tre livelli: i luoghi che conservano le opere come le chiese, i musei, le ville di privati, nel nostro territorio, in Germania (ha aderito chi amministra i musei della Baviera) e in Francia. Poi ci sono i comuni, con la prospettiva che le amministrazioni comunali possano fare da volano tra chi conserva le opere e i cittadini, quindi la comunità. Il terzo livello riguarda le associazioni, collaboriamo anche con Legambiente e Italia nostra tra le altre, perché vogliamo creare degli itinerari veri e propri in bicicletta, coniugando il tema della sostenibilità ambientale e, allo stesso tempo, sociale. Vorremmo proporre delle soluzioni di turismo non invasivo, partendo dall’esperienza di Venezia, che soffre dell’eccesso di visite turistiche, mentre l’entroterra veneziano ricco di tesori non viene preso in considerazione, anche perché poco conosciuto. Convogliare il turismo verso questi luoghi potrebbe accrescerne il potenziale e la ricchezza, alleggerendo un po' la città. Certo un simile progetto è molto di prospettiva, di certo non è realizzabile in tempi brevi.

Quello che continua a farmi sorridere però è che, adesso, abbiamo in essere una convenzione come Circolo con la Regione Veneto e con due dipartimenti dell’Università di Padova, quello dei beni culturali e quello di storia e geografia dell’antichità; questo perché era necessario stabilire accordi e noi ci siamo resi disponibili, tuttavia, nelle premesse del protocollo d’intesa abbiamo fatto inserire che è stata una iniziativa partita da noi e che l’impulso alla costituzione della rete è stato il nostro, per effetto della  produzione del  documentario. In tal modo, viene riconosciuto da tutti il merito del Circolo e il suo impegno; inoltre, io sono entrato a far parte del comitato di gestione, cioè della cabina di regia, insieme ad altri due rappresentanti.

Sulla scia di questa iniziativa ci hanno chiamato da un comune vicino con la richiesta di supportarli con la creazione di attività e iniziative di animazione culturale. Questo è solo un esempio del consenso che questo progetto sta avendo nel territorio, mettendo le premesse per gli obiettivi che ci eravamo posti in origine: trovare uno sbocco professionale per i giovani che da qui si spostano all’estero per cercare altre opportunità. Per avere un’idea degli aderenti al progetto e vedere il protocollo è possibile fare riferimento al sito https://tiepolo.eu, che gestisco io.

Quello di Tiepolo è un progetto ampio con numerose occasioni di sviluppo. Per il futuro avete messo in cantiere qualcosa di altro?

Vorremmo tornare a spenderci sul tema del lavoro e della salute, grazie al supporto anche della Fap. Con l’amministrazione comunale di recente abbiamo organizzato cinque incontri sul tema del lavoro e lo stress lavorativo, affrontando anche gli aspetti legati al successo degli imprenditori giovani delle nostre zone, fino allo sviluppo territoriale. Su quest’ultimo aspetto è stato scritto un ebook dall’ex presidente di Circolo.

Restando in tema di rete: come state dentro alle Acli, cosa significa per voi questo legame?

I rapporti sono stretti, in particolare, con le Acli provinciali e anche con il sistema dei servizi. La nostra pluralità, il fatto di essere Associazioni plurali, a volte destabilizza, ma è, in realtà, un aspetto che ti offre l’opportunità di esprimere il meglio, senza giudicare. Si lavora nel rispetto dei valori delle Acli, valorizzando le caratteristiche dell’umano; l’attenzione all’uomo nella sua interezza delle Acli è un grande pregio. In riferimento al terzo episodio di "In viaggio con Tiepolo" ci è stato inviato un commento da San Pietroburgo: “grazie per averci mostrato e raccontato il grande artista Giovanni Battista Tiepolo. Noi in Russia conosciamo, amiamo e ammiriamo l'opera di Tiepolo e dei suoi figli”. Questo mi ha convinto ancor di più su come l'arte e la cultura possano trasformarsi in veicoli fondamentali per costruire la pace.

CIRCOLO ACLI SAN PIETRO VERNOTICO E CELLINO SAN MARCO (BRINDISI). DUE CIRCOLI PER UN’UNICA ENTITA’ AL SERVIZIO DELLE PERSONE: SENSIBILIZZARE SUI TEMI SOCIALI, SUPPORTARE LE FRAGILITA’.

San Pietro Vernotico occupa una posizione centrale nella penisola salentina, un paese che conta più di diecimila abitanti. In epoca recente, la comunità di San Pietro assiste alla rinascita del Circolo Acli, che porta lo stesso nome, di cui Pierfrancesco Elia diventa il presidente.

Pierfrancesco ci parla degli albori del Circolo e di alcune prospettive che lo legano, in seguito, al Circolo di Cellino San Marco, fino a fondersi, a formare una sola realtà associativa.

Come inizia la storia Pierfrancesco?

A giugno 2022 è partito il nostro Circolo di San Pietro Vernotico, con un gruppo di sei, sette amici che hanno deciso di incontrarsi per realizzare delle iniziative, rispondendo all’invito che da tempo ci aveva rivolto Gianluca Budano, con il quale io condivido una storica amicizia. Personalmente è stato Gianluca ad introdurmi al mondo delle Acli, che conoscevo da lontano, nonostante abbia vissuto esperienze di volontariato nell’ambito cattolico, ma più che altro in parrocchia. A novembre dello stesso anno, abbiamo organizzato un incontro di inaugurazione della sede e di presentazione del Circolo, coinvolgendo soprattutto le tre parrocchie della zona di San Pietro. In questa occasione ci è stato possibile proporre le nostre attività, presentandoci sul territorio con un gesto di generosità, mettendo il dono al centro del nostro impegno materializzandolo con degli oggetti tangibili: abbiamo donato un defibrillatore ad una delle tre parrocchie coinvolte e ad un centro polivalente per anziani; alle altre due parrocchie, che ne erano già in possesso, si è scelto di regalare delle attrezzature per i giovani dell’oratorio e, nello specifico, dei canestri da basket. Nel tempo, grazie al supporto di alcuni promotori sociali, stiamo portando avanti anche l’attività dei servizi, sebbene non sia semplice anche per effetto della consistente presenza dei sindacati nel nostro territorio, che in parte coprono il fabbisogno.

Per un discorso legato alla continuità territoriale e alla semplificazione di alcuni adempimenti connessi al Runts, ad un certo punto, abbiamo considerato seriamente con il Provinciale, di unire il Circolo di San Pietro Vernotico con quello di Cellino San Marco, distanti fra loro solo tre km. Quindi, i due circoli si sono uniti, pur mantenendo sedi distinte, ormai divenute un riferimento per le persone.

Nelle nostre attività, abbiamo sempre cercato di coinvolgere le altre realtà associative presenti nel territorio, ad esempio, quando è stata organizzata la presentazione del libro sulle “emigrazioni sanitarie”, abbiamo coinvolto la locale sezione del Circolo letterario di San Pietro Vernotico. Inoltre, la fortuna ha voluto che intrecciassimo la nostra strada con quella del fratello di Peppino impastato, Giovanni e, a gennaio scorso, abbiamo promosso una manifestazione, nella sala consiliare del Comune, in collaborazione con le scuole e con l’associazione antiracket, per la presentazione del libro di Giovanni Impastato. Questa esperienza, molto partecipata, per un momento ci ha fatto toccare con mano alcuni aspetti e conseguenze di quella che possiamo chiamare la “vita mafiosa”. Oltre a ciò, abbiamo intrapreso il cammino formativo proposto a Subiaco l’estate scorsa con le Acli Nazionali, poi anche quello per quadri dirigenti promosso tra Milano e Pisa.

Incontrate delle difficoltà?

Va riconosciuto che non è tutto rosa e fiori. In particolare, l’avvio di questo modello intercomunale, se vogliamo chiamarlo così, l’unificazione dei due circoli in sostanza, non è sempre agevole, soprattutto nella misura in cui è molto difficoltoso trovare persone che si coinvolgano e che volontariamente siano disposte a offrire tempo e impegno a favore dei più bisognosi. Non nascondiamo che ci sono stati diversi disagi nel mettere in piedi queste nostre attività. Ci siamo dedicati anche alla collaborazione per la Giornata nazionale dello sport, promossa da US Acli, e noi l’abbiamo organizzata qui a San Pietro, sfruttando l’opportunità di collaborare con l’oratorio parrocchiale, approfittando del fatto che stavano svolgendo delle iniziative sportive. “Il lavoro di squadra: risorse per la comunità”, la abbiamo intitolata così questa giornata e l’intesa con la parrocchia ci ha anche permesso di concludere questo momento di educazione allo sport con la presenza di Ferdinando De Giorgi, della Federazione Nazionale Pallavolo Maschile, che ha presentato il suo libro.

Dal punto di vista dei rapporti con altre realtà esiste una sorta di “forum”, di gruppo con altre associazioni territoriali, ma viene gestito dal Comune; probabilmente sarebbe più funzionale un’organizzazione delle associazioni con un approccio più indipendente, per potersi relazionale in modo autonomo rispetto al Comune. Questo consentirebbe una maggiore sinergia e spazi di sviluppo per nuove iniziative comuni.

Dal vostro punto di vista che cosa vi contraddistingue rispetto ad altre realtà?

Il legame che abbiamo costruito con le parrocchie è solido: rappresenta un forte valore aggiunto e ci sta offrendo l’opportunità di farci conoscere nel territorio. Negli ultimi vent’anni San Pietro è stata una realtà che si è dedicata interamente ai servizi, mancando però una presa in carico complessiva, ovvero il lavoro paziente di ascolto e accompagnamento della persona, che è necessario per comprenderne bisogni e peculiarità. Questo è quello che noi facciamo, andando anche porta a porta se serve, a spiegare alle persone, ad ascoltare le necessità che esprimono. Noi siamo relativamente giovani e dobbiamo ancora svilupparci come Circolo. Ad esempio, accogliamo numerose richieste da parte degli anziani che hanno bisogno di essere accompagnati, o necessitano di alcune commissioni o pratiche da svolgere. Insisto con il dire che il più grande ostacolo è trovare persone disposte ad impegnarsi, altrimenti le attività crescerebbero in quantità e qualità.

Faccio un esempio, per far comprendere quello che intendo. Ci siamo attivati nell’ambito di un bando per proporre delle attività formative, grazie ad un nostro collaboratore che lavora in questo contesto, da svolgere nell’edificio di una ex scuola materna, di proprietà del Comune. Adesso tramite una società di formazione di Fasano, vengono erogati percorsi formativi che noi abbiamo sostenuto in ogni modo e contribuito a far nascere. Vista la portata dell’azione, ci siamo messi in cerca di persone da coinvolgere anche dei ragazzi, ma la risposta all’impegno non è stata molto incoraggiante, anzi direi deludente. Non c’è una spinta reale a fare un investimento, anche quando questo investimento in termini di competenze può offrire delle opportunità future anche sul piano del lavoro. Ci troviamo in un contesto difficile da questo punto di vista.

Avete pensato a qualche progetto futuro?

Un’idea molto complicata da realizzare, in un futuro, sarebbe quella di fondare una cooperativa Acli. Potrebbe essere un’ulteriore opportunità per molti cittadini. Tuttavia, è un progetto piuttosto ambizioso e molto a lungo termine; d’altro canto, sarebbe importante adesso riuscire a sviluppare di più e meglio tutte le attività che riguardano la dimensione associativa.

Sottoscrivi questo feed RSS