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CIRCOLO ACLI DI MIRANO (VENEZIA). LA “CULTURA A KM ZERO” E LA RETE DEI LUOGHI DEL TIEPOLO, IN ITALIA E IN EUROPA: PUNTARE SUL TURISMO CULTURALE SOSTENIBILE E LO SVILUPPO DEL TERRITORIO.

In una posizione strategica dell’entroterra veneziano si adagia Mirano, comune caratteristico della campagna veneta, che ha accolto la nascita del Circolo Acli. Il presidente Alberto Sbrogiò, ci racconta del sentiero percorso da questa piccola realtà, che molto ci dice delle potenzialità di un Circolo Acli di diventare risorsa per il territorio.  

Facciamo un passo indietro, della storia passata del Circolo cosa puoi raccontare Alberto?

Il Circolo nasce nel 1952, stando ad alcuni documenti che riportano questa data, e si contraddistingue per l’attenzione verso temi diversi, inoltre è molto impegnato dal punto di vista politico. Siamo attorno agli anni Settanta e, grazie al dinamismo delle Acli, sono state avanzate delle iniziative politiche che hanno contribuito all’attuazione del piano regolatore a Mirano, uno strumento prezioso destinato a trasformare la città, modellandone la forma assunta oggi, ovvero quella di città verde. Per merito dell’impegno delle Acli di allora, nel presente, possiamo godere delle conquiste ottenute a vantaggio della comunità, per il fiorire di spazi verdi che non sono certo un aspetto trascurabile nella qualità della vita cittadina. La elezione a sindaco di alcuni presidenti di Circolo, negli anni, è stato il frutto di questo impegno politico e del contributo che, il nostro Circolo di Mirano, ha portato alla vita politica, per la gestione del territorio. Rimanendo nel solco di tale apporto, poco dopo gli anni Settanta, se non ricordo male, siamo intervenuti per rispondere all’innalzamento del prezzo del pane: gli aclisti dell’epoca costituirono una cooperativa Acli la “San Gaetano”, attiva ancora oggi, per produrre il pane a prezzi calmierati, tra l’altro offrendo la possibilità di usufruire della consegna a domicilio, per quei contadini che vivevano lontani dal punto vendita. Questa è stata una iniziativa concreta in risposta ad una esigenza emergente e che, adesso, si è trasformata in una bottega del commercio equo e solidale: siamo passati dal problema del pane alla ridistribuzione della ricchezza in modo equo.

Nel 1992 vorrei ricordare anche un progetto importante che ci ha visto coinvolti. Durante la guerra nella ex-Jugoslavia abbiamo dato vita ad un'iniziativa di auto-tassazione tra i soci: una quota dello stipendio mensile veniva destinato agli aiuti per i territori dilaniati dal conflitto. Decine di viaggi sono stati realizzati per portare aiuto alla popolazione, in collaborazione con la Caritas.

Avvicinandoci di più ai giorni nostri, quali direzioni ha intrapreso il Circolo di Mirano?

Adesso siamo principalmente impegnati sull’aspetto culturale, grande parte della nostra attività rientra in questo ambito. Come Circolo ci siamo ripromessi di proporre iniziative con una prospettiva, ponendo le basi per una continuità. In questo senso, optiamo, nel limite del possibile, su proposte, oppure eventi, che propongano delle riflessioni di ampia portata, durature, rinunciando ad interventi spot.

Nel 2015, anno dell’attentato di Parigi, abbiamo lanciato la cena dell’Oca, in pratica si tratta di un’iniziativa centrata sul dialogo interreligioso, divenuta nel tempo semplicemente del dialogo. Il nome deriva dalla connessione che abbiamo operato con una tradizione qui di Mirano, tipica del giorno di San Martino, detta appunto la “Fiera dell’oca”. Questo momento celebra il ricordo dei contadini che, alla fine dell’anno agricolo, dopo aver prestato servizio, coltivando gli appezzamenti dei proprietari terrieri, secondo quanto stabilito dai contratti di mezzadria, coglievano l’occasione di omaggiare i proprietari donandogli un’oca. A quei tempi, il rito prevedeva l’uccisione del maiale, ma molti erano ebrei e non potevano mangiarlo, così si sostituì con l’oca. Questa tradizione locale “rivista” fu apprezzata anche dopo, dai musulmani, e per questo noi abbiamo pensato di riprenderla per promuovere il dialogo tra le religioni.

Nella prima edizione della “Festa dell’oca”, promossa da noi, invitammo l’Imam locale, il Rabbino capo di Venezia e un rappresentante della Chiesa cattolica: è stato un bello scambio, soprattutto dopo i fatti di Parigi. Queste figure insieme hanno immortalato il momento con un selfie, testimonianza di un incontro e dialogo possibile. L’atmosfera era tesa a livello mondiale, quindi si respirava ovunque, persino durante l’evento la polizia, qui da noi, è venuta a controllare se ci fossero ordigni esplosivi. Per dare un segnale di maggiore inclusività, dal dialogo interreligioso abbiamo orientato questa manifestazione, che riproponiamo ogni anno ormai, verso il dialogo in generale, e si è pensato anche di affrontare il tema del dialogo intergenerazionale.

In parallelo, abbiamo sviluppato un’altra iniziativa denominata “Cultura a km zero”, connotata in modo chiaro e sviluppata all’interno del Circolo di Mirano, con l’intento di valorizzare le diverse esperienze locali, di chi vive in prima persona il territorio. All’interno di questo contenitore culturale, sono nate diverse sotto iniziative e quella che io personalmente prediligo è “Freschi di laurea”. L’idea origina dal coinvolgimento dei neolaureati che si distinguono per aver lavorato su tesi interessanti, frutto di una grande attività di studio e ricerca. Ritenevamo fossero prodotti che rischiavano di restare nell’ombra, senza opportunità di sviluppo e diffusione. Il tema della tesi deve essere di interesse generale, affinché si possa proporre ai giovani di presentarle al pubblico. Quando entriamo a contatto con loro, ci rendiamo conto della carica e dell’energia che riescono a trasmettere, sul piano intellettuale e della riflessione, alimentando curiosità e conoscenza. Basti pensare, ad esempio, allo studio di una tesi sugli stemmi appesi all’Università di Padova: si è spinti a immaginare queste effigi come raffiguranti personalità nobili, ma in realtà ritraggono studenti, che hanno dato vita all’Università di Padova, mediante un’iniziativa dal basso. Infatti, veniva nominato rettore proprio uno studente, non necessariamente con meriti accreditati, e gli stemmi rappresentano la memoria di questo processo fondativo, sostenuto dal bisogno di affermare il diritto allo studio.  Villaggio liquido (villaggioliquido.wordpress.com) è il sito sulle nostre riflessioni, che teniamo direttamente come Circolo: è nato da una iniziativa di “Freschi di laurea”, insieme ad una ragazza che ha presentato una tesi sulle Acli. Se ne è occupata lei per un po' di tempo, alimentando il contenuto delle nostre pagine, poi come spesso accade ha intrapreso un nuovo percorso e ha lasciato il sito. Poi abbiamo anche culturakmzero.wordpress.com.

Altra attività che si colloca nel solco della “Cultura a km zero” è l’avvio delle conversazioni a partire dalla musica. Prendiamo personaggi locali che scelgono un tema e iniziano un racconto composto, in parte, da brani musicali e, in parte, da dialoghi legati ad esperienze territoriali. Qui, rientrano altre iniziative di carattere culturale che promuoviamo.

L’esperienza della pandemia non ha fermato il vostro Circolo, piuttosto vi ha spinti verso sentieri inesplorati?

Ebbene sì. Il Circolo si distingue per un progetto particolare a cui le Acli di Mirano si stanno dedicando da un po' di tempo ormai, cercando di valorizzare le figure dei Tiepolo, a partire dal pittore e incisore italiano Gianbattista, per arrivare ai suoi figli, tra i più grandi artisti del Settecento veneziano, conosciuti per aver ottenuto successo anche a livello europeo. La presenza nel territorio di questi concittadini illustri ci ha spinto a riattraversarne l’opera e il percorso. Tale impegno trova una spinta nella necessità di una diffusione della cultura, ma esprime anche l’intenzione di promuovere un turismo culturale sostenibile, finalizzato all’inserimento lavorativo dei giovani. Nel 2020, durante la pandemia, si celebrava l’anniversario della morte di Gianbattista Tiepolo, eppure molte iniziative si erano fermate a causa del covid. Così ci venne in mente un esperimento che funzionò: realizzammo un documentario che mettesse in evidenza l’enorme eredità lasciata dai Tiepolo, ma non solo a Mirano. Abbiamo cercato, riuscendoci, di coinvolgere molte altre realtà del territorio, anche all’estero. Il documentario in tre puntate s’intitola “In Viaggio con Tiepolo”.

Tutto questo è rocambolesco, proprio perché avvenuto in un momento storico difficile, in cui era impossibile anche spostarsi, gestendo tutto al telefono. Con un milanese che lavora a Madrid, siamo riusciti ad entrare al Palazzo reale di Madrid, affrescato dai Tiepolo, per fare delle riprese e intervistare il direttore del museo del Prado. Con poche risorse economiche e un contributo del Comune di Mirano, ci siamo imbarcati nell’avventura del documentario, costruendo una rete attorno. Un contributo che vale la pena vedere, per il quale siamo arrivati ad oltre diecimila visualizzazioni. Ci siamo affidati a youtube, anche perché non c’era modo, in quel momento, di realizzare delle visioni collettive, mettendo insieme le persone fisicamente. Non si tratta di un documentario di storia dell’arte, ma di un prodotto che ha il pregio di essere accessibile a chiunque abbia interesse; è divulgativo nella misura in cui siamo stati capaci di coinvolgere gli addetti alla conservazione, come i direttori dei musei, chi gestisce alcune ville, ecc. Abbiamo voluto sentire dalla loro voce, partendo dall’esperienza di chi affronta questo compito ogni giorno, per trasmettere cosa significa prendersi cura di un simile patrimonio culturale e artistico.

A partire dall’obiettivo del documentario, siamo arrivati a collezionare un buon numero di contatti tra direttori di museo e proprietari di ville, relazioni che non intendevamo certo disperdere. In tal senso, a febbraio, dopo la pubblicazione del documentario, abbiamo proposto di riflettere sull’opportunità di costituirsi come rete dei luoghi dei Tiepolo, mettendo insieme tutte le realtà che si occupano della promozione e della conservazione delle loro opere. Un progetto ambizioso che ci ha condotto a candidarci come itinerario culturale al Consiglio d’Europa: sono una quarantina e il primo è quello del percorso di Santiago de Compostela. Tali percorsi hanno lo scopo di valorizzare la cultura, avvicinando quella delle diverse realtà europee. Inoltre, il Tiepolo, conosciuto in tutta Europa si presta bene a questa iniziativa. Incredibilmente è un’impresa, la nostra, che sta andando avanti. Se pensiamo che tutto questo è partito da un Circolo piccolo come il nostro, che non ha una particolare forma giuridica, o una particolare competenza in materia, anche le cose più impensate appaiono possibili.

In che modo avete consolidato la rete e che ruolo continua ad avere il Circolo?

Abbiamo scritto un protocollo d’intesa, molto semplice, per ufficializzare alcuni rapporti. Rispetto alla rete abbiamo coinvolto tre livelli: i luoghi che conservano le opere come le chiese, i musei, le ville di privati, nel nostro territorio, in Germania (ha aderito chi amministra i musei della Baviera) e in Francia. Poi ci sono i comuni, con la prospettiva che le amministrazioni comunali possano fare da volano tra chi conserva le opere e i cittadini, quindi la comunità. Il terzo livello riguarda le associazioni, collaboriamo anche con Legambiente e Italia nostra tra le altre, perché vogliamo creare degli itinerari veri e propri in bicicletta, coniugando il tema della sostenibilità ambientale e, allo stesso tempo, sociale. Vorremmo proporre delle soluzioni di turismo non invasivo, partendo dall’esperienza di Venezia, che soffre dell’eccesso di visite turistiche, mentre l’entroterra veneziano ricco di tesori non viene preso in considerazione, anche perché poco conosciuto. Convogliare il turismo verso questi luoghi potrebbe accrescerne il potenziale e la ricchezza, alleggerendo un po' la città. Certo un simile progetto è molto di prospettiva, di certo non è realizzabile in tempi brevi.

Quello che continua a farmi sorridere però è che, adesso, abbiamo in essere una convenzione come Circolo con la Regione Veneto e con due dipartimenti dell’Università di Padova, quello dei beni culturali e quello di storia e geografia dell’antichità; questo perché era necessario stabilire accordi e noi ci siamo resi disponibili, tuttavia, nelle premesse del protocollo d’intesa abbiamo fatto inserire che è stata una iniziativa partita da noi e che l’impulso alla costituzione della rete è stato il nostro, per effetto della  produzione del  documentario. In tal modo, viene riconosciuto da tutti il merito del Circolo e il suo impegno; inoltre, io sono entrato a far parte del comitato di gestione, cioè della cabina di regia, insieme ad altri due rappresentanti.

Sulla scia di questa iniziativa ci hanno chiamato da un comune vicino con la richiesta di supportarli con la creazione di attività e iniziative di animazione culturale. Questo è solo un esempio del consenso che questo progetto sta avendo nel territorio, mettendo le premesse per gli obiettivi che ci eravamo posti in origine: trovare uno sbocco professionale per i giovani che da qui si spostano all’estero per cercare altre opportunità. Per avere un’idea degli aderenti al progetto e vedere il protocollo è possibile fare riferimento al sito https://tiepolo.eu, che gestisco io.

Quello di Tiepolo è un progetto ampio con numerose occasioni di sviluppo. Per il futuro avete messo in cantiere qualcosa di altro?

Vorremmo tornare a spenderci sul tema del lavoro e della salute, grazie al supporto anche della Fap. Con l’amministrazione comunale di recente abbiamo organizzato cinque incontri sul tema del lavoro e lo stress lavorativo, affrontando anche gli aspetti legati al successo degli imprenditori giovani delle nostre zone, fino allo sviluppo territoriale. Su quest’ultimo aspetto è stato scritto un ebook dall’ex presidente di Circolo.

Restando in tema di rete: come state dentro alle Acli, cosa significa per voi questo legame?

I rapporti sono stretti, in particolare, con le Acli provinciali e anche con il sistema dei servizi. La nostra pluralità, il fatto di essere Associazioni plurali, a volte destabilizza, ma è, in realtà, un aspetto che ti offre l’opportunità di esprimere il meglio, senza giudicare. Si lavora nel rispetto dei valori delle Acli, valorizzando le caratteristiche dell’umano; l’attenzione all’uomo nella sua interezza delle Acli è un grande pregio. In riferimento al terzo episodio di "In viaggio con Tiepolo" ci è stato inviato un commento da San Pietroburgo: “grazie per averci mostrato e raccontato il grande artista Giovanni Battista Tiepolo. Noi in Russia conosciamo, amiamo e ammiriamo l'opera di Tiepolo e dei suoi figli”. Questo mi ha convinto ancor di più su come l'arte e la cultura possano trasformarsi in veicoli fondamentali per costruire la pace.