CIRCOLO ACLI SANTO STEFANO (RAVENNA). L’AGGREGAZIONE SU DUE RUOTE: IL GRUPPO CICLISTICO COME ANIMA DEL CIRCOLO E LEVA PER LE INIZIATIVE.
Attorno agli anni Settanta, a Santo Stefano, frazione del comune di Ravenna di circa 1.500 abitanti, non esiste un luogo ricreativo, nessun contesto di riferimento della comunità nell’ambito del mondo cattolico. Diversi sono i circoli ARCI ed ENDAS nel territorio, così che, per volere dell’allora parroco Don Serafino, alcuni cattolici, grazie alla concessione di uno spazio e di un terreno da parte della parrocchia, iniziano a gettare le fondamenta per il futuro delle Acli in questo piccolo paese.
Walter Raspa dinamico presidente del Circolo di Santo Stefano ci racconta alcune tappe della storia e del percorso di questa realtà:
I nostri volontari della parrocchia, insieme però ad alcuni comunisti, repubblicani, socialisti, all’epoca anticlericali, ma allo stesso tempo molto legati al parroco Don Serafino, iniziarono a costruire. Il parroco acquisto il materiale necessario e questa schiera di muratori, elettricisti e lavoratori di fatica unì le forze per realizzare un fabbricato, con annesso campo delle bocce al coperto, molto conosciuto in Romagna e apprezzato dagli anziani. Da subito si allestì lo spazio per il bar, gestito da alcuni volontari. L’attività del campo delle bocce si sviluppò rapidamente, la frequentazione diventò tale da rendere necessario l’affidamento della gestione ad una famiglia di volontari della parrocchia. Con il tempo, i soci del Circolo diventarono troppo anziani e non si riuscì a generare un ricambio. La nostra realtà però era piuttosto frequentata da comunisti e repubblicani che, sebbene fossero divisi politicamente, nel Circolo Acli trovavano una casa comune, mostrando grande solidarietà e partecipazione.
Quali sviluppi ha conosciuto successivamente il Circolo di Santo Stefano?
Ad un certo punto, si è deciso di costruire, all’interno della struttura, un caminetto piuttosto grande, attorno al quale la sera iniziarono a ritrovarsi le persone di una certa età, per incontrarsi e discutere. Divenne a tutti gli effetti un luogo di confronto, tra esponenti politici differenti, su temi variegati: dalle questioni dell’agricoltura, alla politica, ecc. A tale gruppo si affiancarono, man mano, alcuni ciclisti dilettanti: il ciclismo si stava affermando come sport di grande interesse. Tra questi, si manifestò la volontà di costituire un gruppo cicloturistico. Fu il punto in cui io arrivai al Circolo, nel ‘75 e con il mio fare vulcanico mi sperimentai nell’organizzazione delle prime iniziative del gruppo dei ciclisti. Era il Settantotto quando il gruppo si costituì effettivamente. La prima tappa, non a caso, prese le mosse da Santo Stefano per finire in Molise, nel paese dove io sono nato. Un percorso di circa quattrocento km con almeno tre stop, accompagnati da Don Serafino e dal “capo dei comunisti” e loro volevano dormire in camper. Si è trattato di un’esperienza bellissima e fu solo la prima. Negli anni successivi facemmo il giro della Toscana, dell’Umbria, arrivammo a San Giovanni Rotondo. Poi attorno al 2010, mi sembra di ricordare, abbiamo raccolto una sfida importante e non molti confidavano saremmo arrivati fino in fondo: un percorso di una settimana in biciletta verso Lourdes, con un pulmino di scorta nel quale avevamo conservato tutti i viveri per gli spostamenti. Ci fermavamo alle tappe prefissate e le persone ci salutavano, si informavano. Così abbiamo fatto anche in Francia e poi a Lourdes. Al ritorno siamo andati con il pulmino. Negli anni più importanti, abbiamo fatto il giro della Sicilia e della Sardegna e, prima del Covid, ci siamo spinti fino a Santiago De Compostela. Questo è per raccontare quello che maggiormente ha caratterizzato l’azione del nostro Circolo in questi ultimi anni.
A quali altre attività vi siete dedicati nel tempo?
Di sicuro abbiamo organizzato numerosi incontri e convegni sui temi della Chiesa e della politica, con esponenti politici di spicco. Con il Cardinal Tonini abbiamo avuto un rapporto un po' privilegiato, perché io lo conoscevo bene e lo portavo in giro in macchina. Tutte le volte cercavo di farlo venire qui a Santo Stefano. Al Circolo era di casa. Un’altra cosa è importante: abbiamo avuto da noi un presidente nazionale Acli, Domenico Rosati, in occasione della festa dell’Unità, che un tempo si organizzava qui nel nostro territorio e con lui c’era Claudio Sardo, però parliamo di più di trent’anni fa. Poi ne sono venuti altri qui da noi.
Gli ultimi trent’anni, le Acli S. Stefano si sono contraddistinte per i loro gesti di solidarietà, di pace, adoperandosi in iniziative specifiche: dai bambini della ex Jugoslavia, all’adozione a distanza, agli aiuti per il Burundi; per non parlare del crollo della scuola dei bambini a S. Giuliano di Puglia in Molise e dell’aiuto ai terremotati dell’Aquila e di Modena, oltre alle famiglie bisognose nel ravennate. Poi nel 2015, il Circolo Acli si è ulteriormente allargato con la nascita del Punto famiglia, per dare risposte a tutte le famiglie bisognose del territorio delle Ville unite (S. Stefano-Carraie-S. Pierino-Campiano-Osteria-S. Pietro in Vincoli) e offrire supporto concreto alle famiglie in difficoltà.
Il campo di bocce è rimasto alla fine, ma l’attività sportiva ha meno attrattiva di un tempo, non abbiamo più frequentatori anziani. Nei giovani non ha sortito interesse e, per queste ragioni, abbiamo provato a riconvertirne l’uso. Con un telo sistemato, usiamo lo spazio per delle tombolate d’inverno, una volta al mese, sempre con un target di soci anziani; però la tombola non prevede lo scambio di premi in denaro, ma in “natura”, cioè mettiamo a disposizione generi alimentari come le salsicce locali, distribuendo le quantità in base alla vincita; inoltre, a Natale offriamo i panettoni, così come le colombe a Pasqua. Lo scopo principale deve essere quello di divertirsi e trascorrere del tempo in compagnia. Tutte le nostre attività sono improntate sulle ricorrenze e riguardano l’organizzazione di cene con intenti ricreativi, per passare il tempo libero. In collaborazione con il Prefetto, che per la prima volta è entrato in una sede Acli, e l’arma dei carabinieri, abbiamo realizzato un incontro sulle truffe bancarie e telefoniche, che coinvolgono gli anziani.
Dipende dagli anni ma, come soci, ci aggiriamo intorno ai cento, centoventi (provenienti anche dai paesi vicini) e abbiamo un gruppo di una settantina di ciclisti, adesso è piuttosto grande. Il Circolo è gestito da tutti volontari, attualmente però, con il timore delle questioni burocratiche, non ci sono molti candidati alla successione della guida del Circolo. Anche il bar è sempre chiuso, riusciamo ad aprire la solo la sera con alcuni volontari che se ne occupano. Nonostante le difficoltà teniamo come Circolo, anche grazie al supporto e all’attività del gruppo ciclistico. Questo è in parte un sacrificio, ma è importante esserci in un contesto dove la comunità non avrebbe più nessun riferimento.
Con quali altre realtà territoriali collaborate?
Collaboriamo molto con l’ARCI, rappresentata qui nel nostro territorio. Con le altre associazioni presenti partecipiamo a delle attività, anche con il Comune. Diverse realtà territoriali hanno aperto la partita iva e sono diventate delle entità commerciali di fatto, quindi, non sempre si riescono a trovare iniziative comuni. Altri circoli Acli sono un po’ distanti.
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