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CIRCOLO ACLI DON PLINIO BERGAMASCHI MONTAGNANA (PADOVA). INFORMAZIONE, SENSIBILIZZAZIONE E SEGRETARIATO SOCIALE: IL CUORE DELL’IMPEGNO SULL’AMBIENTE E IL GIOCO D’AZZARDO

I festeggiamenti per i 75 anni del Circolo Acli Don Plinio Bergamaschi di Montagnana, nel padovano, si sono tenuti di recente, un’occasione per valorizzare la memoria e premiare uno storico volontario, impegnato da circa cinquantacinque anni in questa realtà, dedicando il suo tempo alle persone.

Marco Ortoman è il Presidente del Circolo ed insieme alle voci di due altri consiglieri, ricostruisce le tappe di questo lungo percorso e le sfide che hanno attraversato negli anni:

Il Circolo Acli si costituisce a Montagnana nel 1945, all’interno delle Acli padovane, presenti già da qualche anno; tuttavia, si rappresenta l’esigenza di un circolo nel nostro territorio. Nasce grazie alla forza di un parroco, Don Plinio Bergamaschi, il cui nome è stato riportato in quello del Circolo, durante un incontro per la revisione dello statuto. Nel 1947, era stata istituita la “casa del lavoratore”, che sarebbe diventata poi la sede delle Acli, ma di proprietà della parrocchia. Il nostro Circolo oggi rappresenta un punto di riferimento importante, distinguendosi sul territorio per l’attività di “Segretariato del Popolo”. I volontari, attenti ai bisogni dei cittadini, si pongono in una dimensione di ascolto, di accompagnamento e di intervento, anche in collaborazione con Enti e Associazioni locali.

Promuoviamo i servizi di natura fiscale e previdenziale, ma non abbiamo una sede di Caf e Patronato da circa dodici anni. Ad un certo punto, siamo rientrati in un processo di suddivisione, per il quale nelle vicinanze ci sono i servizi, ma il Circolo non li ospita più e noi non abbiamo ostacolato questo indirizzo. Nonostante ciò, il supporto dei nostri volontari, che si occupavano anche di questa parte, non è cessato, sostenendo la cittadinanza nella preparazione della pratica. Il nostro lavoro è prettamente di accoglienza e presa in carico della complessità delle esigenze che si esprimono nel contesto della lavorazione della pratica. Ascoltiamo le persone e ci mettiamo a disposizione anche per il dopo, offrendo l’opportunità di manifestare bisogni specifici, quindi non solo un sostegno finalizzato alla pratica in sé. Le persone e i soggetti fragili si affidano e scoprono un’attenzione e uno spazio che fanno fatica a trovare in altri ambienti diversi dal nostro Circolo, contingentati e impostati su obiettivi quantitativi. Noi siamo in grado di offrire questo stile ed è molto apprezzato.

Verso quali direzioni il Circolo è evoluto nel tempo? Su quali attività si sofferma?

Nell'ambito delle attività messe in campo dal Circolo, negli ultimi anni si è sviluppata la necessità di affiancare le persone nel proprio ruolo di beneficiari o utilizzatori finali di servizi e beni di consumo; laddove questi assumono il valore e la dignità di bene comune, il Circolo si impegna a promuovere azioni per tutelare quella che possiamo considerare una “proprietà condivisa”. Molte delle azioni si sono indirizzate verso la tutela e la salvaguardia del territorio. Ad esempio, è stata affrontata la questione dell’irrigazione e dell’inquinamento nel montagnanese sin dal 1972, con una comunicazione inviata agli organi competenti per segnalare le problematiche individuate. In tempi successivi, tuttavia, la situazione non è migliorata: con la scoperta dei FAS, microparticelle inquinanti, di cui il nostro territorio è ricco si è aperto per noi uno spazio di intervento ampio. Su questo c’è stata un’attenzione da parte nostra molto alta. Claudio che è qui, un nostro consigliere, si è occupato di raccogliere dati presso gli istituti certificati e testimonianze in merito all’emergenza ambientale, così da poter segnalare il problema in modo documentato. Con lui nasce una sorta di “sportello ambiente”.

In particolare, Claudio di cosa ti occupi nel Circolo?

Abbiamo contribuito ad orientare scelte amministrative da parte della Regione che, di conseguenza ha applicato dei filtri agli acquedotti delle nostre zone, incrementato i controlli, perché in questa questione dell’inquinamento, una fra le più gravi in Europa, sono coinvolti circa trecentocinquantamila persone, effetto anche delle politiche non efficaci delle diverse amministrazioni che si sono susseguite nel nostro territorio. Ci siamo cimentati in azioni concrete, analizzando tra i trecento e i trecentocinquanta campioni di acqua, tra privati e istituti scolastici pubblici, con un contributo alla diffusione della conoscenza del tema. L’acquedotto nostro di Montagnana superava di gran lunga limiti già fissati al rialzo. Ci siamo occupati essenzialmente di attività informative, organizzando incontri e convegni sul tema, coinvolgendo professionisti del settore (medici, politici, ecc..). La consapevolezza della comunità resta al centro del nostro impegno su questo fronte. Inoltre, in epoca recente, ad esempio, è fallita una banca locale, una banca cooperativa che aveva moltissimi soci anche tra i nostri iscritti, così le quote di partecipazione sono andate in fumo e alcune persone hanno subito molte perdite. Il nostro Circolo non ha direttamente messo in piedi azioni legali, ma ha accompagnato le persone, rispondendo alle domande e indicando le strade possibili da perseguire nell’ambito di una situazione simile, per poter ottenere un ristoro, attraverso il fondo di garanzia per i risparmiatori.

La vostra attività ha una forte centratura sulle campagne informative e di sensibilizzazione, su quali altri temi vi siete concentrati?

Altre campagne informative rilevanti, che stiamo conducendo, riguardano la fine del mercato tutelato, nell’ambito dell’energia: non rispettare il rinnovo di un contratto, ritrovarsi delle sanzioni pesanti, spesso crea un dissesto nell’economia familiare, su cui è necessario intervenire con l’informazione e la prevenzione. Interveniamo anche su questo, sostenendo le persone.

Dall’ultimo anno ci siamo impegnati anche sulla questione del gioco d’azzardo. La consistenza del fenomeno è sotto gli occhi di tutti: è visibile attraverso l’uso delle macchinette nei bar e, inoltre, ci è arrivata anche qualche segnalazione da parte di genitori, a causa delle conseguenze dei giochi online che prevedono la possibilità di programmare il pagamento ricorrente anche con carta di credito. Questo è un aspetto tra i più pericolosi, diffuso su tutta la rete. La nostra zona è in linea con il dato nazionale, quindi sono dati allarmanti. Stiamo cercando di monitorare anche tutte le possibili conseguenze del fenomeno sulla famiglia, sugli episodi di usura, ecc.

Per quanto riguarda il fronte della formazione, faccio una premessa: io vengo da una esperienza nei Giovani delle Acli a livello nazionale e successivamente, grazie a questa esperienza abbiamo portato i Giovani delle Acli qui a Montagnana. Per alcuni anni, sempre sotto il profilo formativo, abbiamo organizzato una sorta di “scuola socio-politica”: eravamo ragazzi dell’università e conoscevamo docenti e altre figure di spicco che potevano essere coinvolte nella scuola, offrendoci l’opportunità di una formazione di alto livello. I contenuti riguardavano il lavoro, l’integrazione, le relazioni interpersonali. Riguardo l’integrazione, a breve, riproporremo una iniziativa che, puntando sul fattore cibo, possa promuovere lo scambio ed il confronto fra popolazioni diverse, considerando che qui da noi l’emigrazione sta aumentando, in particolare quella proveniente da alcuni paesi.

Il target dei giovani è un vostro punto di riflessione vero?

I giovani come sappiamo sono una fascia d’età non sempre semplice da intercettare, ma in base a quelle che sono le nostre osservazioni, ci sembra utile tentare la strada finalizzata a soddisfare alcuni interessi specifici dei ragazzi. Da noi tali interessi rientrano nella sfera lavorativa: vengono per avere informazioni sul curriculum, su alcune forme di contratto e altro. Pensiamo attraverso questo canale di riuscire a coinvolgerne alcuni, per poi provare a farli gravitare un po' attorno al Circolo. Per questo ci è venuto in mente di realizzare incontri su questo versante, per poterli avvicinare. Recentemente abbiamo pensato ad un coinvolgimento nell’ambito della scuola diocesana di formazione politica di Padova, che è tenuta dalla diocesi e ha trent’anni di storia. Noi abbiamo costituito un bel gruppo territoriale delle Acli Montagnana che partecipa, ma la carenza dei giovani è evidente; così in modo discreto, abbiamo cercato di far trapelare anche l’eventualità di sostenere noi come Circolo i costi della scuola per i giovani, pensando che la poca adesione fosse legata a questioni economiche. Eppure, non siamo riusciti nell’intento, giungendo alla conclusione che, purtroppo, in parte scontiamo la difficoltà di non essere riusciti a trovare ancora la strada giusta. Forse le nostre proposte sembrano interessanti ai nostri occhi, ma non lo sono dal loro punto di vista. Ora proveremo con la leva del lavoro.

Qui da noi di recente abbiamo perso una ragazza di sedici anni morta suicida e ci siamo resi conto di quanto non sappiamo sulle loro fragilità, sui loro bisogni e questo ci rende deficitari, anche quando si tratta di carpire la loro attenzione, fungere da stimolo. Questa è’ una strada difficile, ma ci proviamo.

Quali realtà sono presenti nel territorio e con chi siete riusciti a fare rete?

Io sono stato nominato coordinatore locale dell’Associazione nazionale “Mettiamoci in gioco”, promuove l’educazione sul problema del gioco d’azzardo. Da soli non si fa niente e riusciamo a collaborare con alcuni circoli Acli, sebbene i km di distanza siano molti ed il territorio non aiuta. Un Circolo a Borgo San Marco è in una frazione di Montagnana rappresenta una comunità, molto radicato e fanno tante attività. Poi ce n’è un altro a Merlara. Quando si organizzano le iniziative ci si scambiano le locandine e se è utile qualcosa si chiede agli altri. Poi comunichiamo anche al Provinciale.