CIRCOLO ACLI “VET FOR AFRICA” (BOLOGNA). QUANDO I VETERINARI NON SONO SOLO VETERINARI: L’IMPEGNO SOLIDALE TRA L’AFRICA E BOLOGNA, DI UNA RETE DI STUDENTI E PROFESSIONISTI
Orientato alla formazione e all'educazione dei destinatari delle sue attività, il Circolo Acli “Vet for Africa” con sede principale a Bologna, ha aggregato professionalità varie del mondo della veterinaria, trasformando le proprie risorse in progetti a sostegno delle comunità in difficoltà, soprattutto dell’Africa. Arcangelo Gentile, già esperto di medicina del bovino presso la Scuola di Agraria e Veterinaria dell’Università di Bologna, è il suo presidente, ormai un veterano di iniziative e progettualità che hanno portato il Circolo ad espandersi, intercettando realtà differenti.
Arcangelo cosa puoi raccontare dell’inizio di questa avventura?
Nel 2003 ci siamo costituiti come associazione che raccoglie studenti e docenti della facoltà veterinaria di Bologna, insieme ad altri colleghi di ambiti diversi e comunque provenienti da altre parte dell’Italia. In effetti, non mancano soci con competenze varie, come biologi, laboratoristi, e altri, professionalità che, comunque, riconoscono nella centralità della sanità animale e delle produzioni animali un livello privilegiato per azioni di solidarietà.
L’impulso ad associarsi nasce all’interno dell’università, con l’intenzione di svolgere attività di carattere solidaristico, rivolgendo poi il nostro interesse verso la cooperazione internazionale in Africa. I progetti hanno riguardato all’inizio Tanzania, Etiopia e Burundi, dove partecipano direttamente gli studenti. Mentre a Bologna il nostro impegno si è concentrato su due versanti: quello della sensibilizzazione ai problemi legati all'immigrazione, con il sostegno ad un programma di formazione rivolto a giovani richiedenti asilo, provenienti dall'Africa; e quello dell’organizzazione di eventi e attività divulgative (seminari, conferenze, incontri) volti a "muovere" gli studenti (ma non solo) verso tematiche sociali di più ampio respiro e problematicità, quali la cooperazione internazionale, la conservation medicine, le malattie dimenticate e non (lebbra, AIDS, TBC), i conflitti, gli autoritarismi e le democrazie in Africa, le mutilazioni genitali femminili, la situazione delle carceri.
Il primo progetto ci ha portato ad Hanga, un piccolo villaggio del sud della Tanzania, con l’iniziativa chiamata "Un bicchiere di latte per i bambini di Hanga", che col tempo ha dato origine ad altre attività connesse. Nasce dall’opportunità di siglare un accordo e insieme ottenere la disponibilità di studenti disposti a sperimentare un’attività sociale e di solidarietà. Ancora oggi il progetto è attivo, dovrebbero recarsi nei luoghi di azione quattro studentesse, con un collega in pensione, prevedendo una permanenza media attorno ai due mesi. Lavoriamo su strutture zootecniche, sulla stalla dei bovini, sull’azienda agricola, lavoriamo sui polli, i maiali, sui pesci. Siamo in una azienda di bovini da latte presso l’Abazia Benedettina per monaci locali e il nostro obiettivo, da subito, è stato quello di migliorare le produzioni di latte (e formaggio quando possibile) per i bambini dell’asilo Sant Laurent, per la comunità monastica e per la commercializzazione nel villaggio.
In seguito a questo progetto ci siamo allargati e grazie al finanziamento della CEI abbiamo costruito la biblioteca del villaggio; poi è stata la volta di un dormitorio con il contributo di una Fondazione di una casa farmaceutica di Bologna. Inoltre, manteniamo in attività una scuola con le offerte che provengono da alcuni benefattori o da aziende farmaceutiche che ci offrono delle sponsorizzazioni. Questo, possiamo consideralo il nostro progetto principale, in piedi da oltre vent’anni, il più accessibile per gli studenti sul piano della sicurezza del villaggio, per la presenza di una adeguata logistica, e per via di tutta l’organizzazione ormai collaudata, ideale per i giovani che affrontano la loro prima esperienza in Africa.
Da cinque, sei anni è stato avviato un progetto in Etiopia, centrato più sulle capacity building, sulla formazione a livello universitario, con la collaborazione di diverse facoltà di veterinaria; iniziative per lo più finanziate dalla Regione Emilia-Romagna. Queste sono attività più strutturate che si muovono nell’ambito della cooperazione internazionale decentrata. L’attività si svolge in stretto raccordo con colleghi disponibili a svolgere attività formative. L’incremento di competenze dei giovani studenti, così come si aspetta il progetto, può avere un impatto determinante sulla crescita delle produzioni e la riduzione delle malattie del bestiame, fondamentale per il comparto zootecnico di quelle zone.
Qualche altro progetto ancora lo seguiamo in Burundi, andando a supporto di qualche ONG.
Vi occupate anche di attività di sensibilizzazione e formazione qui in Italia: in che modo?
Con un finanziamento della diocesi di Bologna ci siamo attivati per formare due richiedenti asilo sulla produzione di piccoli ruminanti e poi abbiamo costruito un piccolo caprile, nella facoltà, dove abbiamo inserito lavorativamente uno di questi ragazzi che si occupa della mungitura e poi vendiamo il latte. Per l’altro abbiamo trovato un altro impiego.
Molte delle nostre azioni ruotano attorno agli studenti e all’intenzione di inserirli in questo mondo e fargli vivere un’esperienza sia in Africa, che qui da noi. Siamo quattro o cinque docenti di veterinaria, supportati da altrettanti colleghi liberi professionisti o in pensione; inoltre, ci appoggiamo ad esperti di cooperazione internazionale, oppure a chi ha esperienza della Crocerossa, oppure ci appoggiamo al gruppo Veterinari senza frontiere Italia: io sono nel consiglio direttivo. Abbiamo costruito una rete e attorno ruotano gli studenti. Quando si collabora con gli studenti si mette in conto la possibilità di un ricambio: sono in una fase della vita in cui si laureano, scelgono strade diverse, offrono un supporto per le missioni e poi non sono più disponibili. Qualcuno collabora ancora, ma è difficile che restino. Dei legami restano però ci si fa l’abitudine. Alcuni li devi lasciare andare, fa parte del gioco.
I vostri rapporti con le Acli? Cosa pensate di avere in comune con le Acli?
Nel 2014 ci siamo affiliati alle Acli. Ad un certo punto è stata evidente la necessità di una maggiore strutturazione e abbiamo cercato delle opzioni. Nelle Acli ci siamo ritrovati nell’approccio e nella filosofia di fondo. Erano le più vicine come sensibilità, condividendo una cultura nell’ambito cristiano, e ci siamo affidati: non avevamo grandi dubbi è stato come naturale. La nostra rete è cresciuta in termini di visibilità, abbiamo ampliato i rapporti con la Chiesa, poi ogni studente è diverso, comunque non abbiamo mai avuto problemi. Come Circolo Aps potevamo promuovere iniziative di promozione sociale, del resto non potevamo dire di essere una ONG, nel vero senso della parola. Le azioni che svolgiamo qui a Bologna, affrontiamo temi trasversali non direttamente legati alla veterinaria. Almeno cinque o sette seminari di sensibilizzazione li svolgiamo nel secondo semestre: costruiamo una cornice in questi eventi formativi e divulgativi in cui è possibile dibattere con relatori importanti, eventi aperti a tutti. Quest’anno abbiamo coinvolto il direttore generale della climatologia, un cardiologo, insomma temi davvero disparati. Insomma, cerchiamo di amplificare il nostro contributo in Italia e su temi di promozione sociale.
Ora ci siamo divisi i compiti: io seguo l’Etiopia e con un ruolo di coordinamento mi occupo degli aspetti di budget, con un’attenzione a tutto, un collega in pensione di Padova che segue soprattutto la Tanzania e un altro che si occupa del Burundi. A fine settembre, sull’Etiopia, organizziamo un workshop di altissimo livello ad Addis Abeba sulle zoonosi (malattie trasmesse all’uomo dagli animali), con la collaborazione di un istituto italiano di cultura locale e con il ministro dell’agricoltura etiope. Io rappresento l’Associazione mondiale delle malattie bovine e stiamo organizzando un altro evento sulla buiatria (assistenza veterinari agli allevatori di bovini) e stiamo investendo molto come Vet for Africa, nei fatti è un congresso internazionale e dovrebbe portare molta visibilità.
L’iniziativa carina con cui voglio concludere è quella del Calendario degli studenti, un’idea dei ragazzi di cui vado molto orgoglioso. Alla fine, siamo noi a seguirlo un po', dato il ricambio degli studenti e non è molto aggiornato il sito dove poterli vedere i calendari, ma è una forma di racconto originale, ogni volta con un tema diverso. Continueremo a valorizzare questa attività.
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