ASTI: MAURO FERRO CONFERMATO PRESIDENTE PROVINCIALE DELLE ACLI
Il Consiglio provinciale eletto dopo il Congresso ha confermato Mauro Ferro Presidente delle Acli di Asti.
Nato nel 1956 ha lavorato per più di 40 anni nella formazione professionale (prima presso IAL CISL e poi presso un ente della galassia Cattolica del Piemonte). Oggi pensionato. Oltre che Presidente di Acli Asti, è Presidente del CDA di Acli Service; è stato Presidente regionale del CTA fino all’ultimo congresso, conservando il ruolo in questa fase di transizione verso il ritorno del CTA in ACLI. E’ membro della Presidenza Regionale uscente.
Lo abbiamo intervistato:
Mauro quale è lo spirito che hai ora nel rivestire questo ruolo rispetto a quando hai iniziato il primo mandato?
Lo spirito non è cambiato molto. Ho sempre “fatto” le ACLI da volontario lavorando a fianco di persone eccezionali che hanno, veramente, modellato la mia crescita dentro l’associazione. Certo, il contesto in cui oggi mi ritrovo ad iniziare questo secondo mandato è molto mutato e, devo dire, per me, in meglio. In questi quattro anni, complice la pensione e quindi con molto più tempo a disposizione, mi sono dedicato a conoscere il sistema in tutte le sue sfumature per poterlo guidare con cognizione di causa. Ma lo spirito è lo stesso. Fare le ACLI, ancor di più da Presidente provinciale significa essere continuamente in cammino, sulla strada, dove si incontrano i compagni di viaggio migliori, dove si fatica insieme, dove si scoprono grandi possibilità di fare rete. Le strade e le piazze, come in una vecchia grande canzone di Giorgio Gaber, il luogo dove impariamo a conoscerci meglio, forti di una appartenenza di cui vado fiero ma anche consapevole che a volte è meglio essere movimento liquido, in grado di riempire gli spazi, senza voler sempre e a tutti i costi imporre il proprio marchio di fabbrica.
Quale pensi siano o continuino ad essere le priorità di questo mandato? O credi che nel tempo alcune priorità magari ad Asti, siano diventate necessarie e alle quali bisogna porre maggiore attenzione?
La prima priorità è molto, per così dire, tecnica. Dobbiamo in questi quattro anni che iniziano, uscire definitivamente da una complessa situazione che riguarda la nostra service. Lo ricordo perché non è solo un fatto tecnico e contabile ma un dato politico. Per me e la Presidenza chiudere i conti con un passato piuttosto burrascoso significa stare completamente dentro gli impegni di mandato. Poi ci sono molte altre suggestioni da rendere reali. Nuovi circoli che siano al contempo, eredi della nostra storia associativa, luoghi di incontro ma anche nuovi luoghi dove fare cultura, in grado di trainare i territori, anche di piccoli paesi, verso nuove forme associative che, soprattutto per i giovani, rappresentino un riferimento. Luoghi per una aggregazione di qualità, nuova e antica allo stesso tempo. A livello di presenza sul territorio credo che l’impegno per il nuovo mandato sia quello di continuare a lavorare insieme ad altri attori del nostro territorio, (la Pastorale del lavoro e Migrantes, le organizzazioni sindacali dei lavoratori, in particolare la CGIL con la quale ci troviamo sempre più spesso in sintonia, le reti che si occupano di pace e di accoglienza all’interno delle quali abbiamo un ruolo di traino e d riferimento che vogliamo ancora di più giocare). Poi ci sono i nostri servizi. Nei prossimi quattro anni cambieranno molte cose a livello di dipendenti, soprattutto nel Patronato. Dobbiamo essere pronti a guidare i cambiamenti e a mantenere in piedi tutto il grande lavoro di questi anni, fatto dagli operatori.
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